AjaRiot. Sentirsi animali, l’istinto che si fa corpo

AjaRiot. Sentirsi animali, l'istinto che si fa corpo

Lo scor­so 8 mag­gio pres­so lo spa­zio PimOff, è pro­se­gui­ta la ras­se­gna del­l’as­so­cia­zio­ne cul­tu­ra­le con Digi­tal Sab­bath, un pro­get­to arti­co­la­to in quat­tro qua­dri in cui il col­let­ti­vo Aja­Riot inda­ga le inter­se­zio­ni tra cor­pi: quel­lo uma­no, quel­lo digi­ta­le e quel­lo animale. 

Nato nel 2014, AjaRiot ‒ performing arts collective è un collettivo misto per provenienza, età, esperienze e pratiche, la cui ricerca si nutre di pratiche corporee, somatiche, visive, documentarie e politiche. 

Lo spa­zio situa­to nel­la peri­fe­ria di Mila­no, si pre­sen­ta come una casa per gli arti­sti, un luo­go pro­tet­to dove crea­re e spe­ri­men­ta­re le pro­prie idee. L’aggiunta di ‘Off’ deli­nea chia­ra­men­te l’identità di uno spa­zio alter­na­ti­vo, con una pro­gram­ma­zio­ne sem­pre atten­ta ai testi ori­gi­na­li, agli auto­ri con­tem­po­ra­nei e aper­ta alla con­ta­mi­na­zio­ne con lin­guag­gi non teatrali.

E pro­prio que­sta con­ta­mi­na­zio­ne ha per­mes­so all’anteprima di dome­ni­ca 8 mag­gio di apri­re allo spet­ta­to­re una via cono­sci­ti­va in cui la coo­pe­ra­zio­ne tra lin­guag­gi tan­to diver­si da appa­ri­re a vol­te oppo­sti è riu­sci­ta a rag­giun­ge­re livel­li formidabili. 

L’inizio del­la per­for­man­ce è incer­to. Già l’entrata degli spet­ta­to­ri in sala invi­ta­ti dal­le dan­za­tri­ci stes­se a pren­de­re posto su cusci­ni appog­gia­ti a ter­ra – si fa essa stes­sa avvio del pro­ce­di­men­to per­for­ma­ti­vo. In mez­zo alla buia sala altri cusci­ni avvol­go­no del­la stru­men­ta­zio­ne tec­ni­ca da un lato, dall’altro lato un cir­co­lo di luce atti­ra lo sguar­do su alcu­ni ogget­ti col­lo­ca­ti sul peri­me­tro di que­sto cer­chio, qua­si a ricor­da­re un’antica ritua­li­tà: un lumi­no, una cio­to­la con dell’acqua, una pie­tra e una piuma. 

Le ele­gan­ti e miste­rio­se gestua­li­tà con cui le due dan­za­tri­ci han­no accom­pa­gna­to gli spet­ta­to­ri a seder­si riman­go­no il filo con­dut­to­re degli ina­spet­ta­ti svi­lup­pi che vedo­no col­la­bo­ra­re la dan­za del­le due don­ne, le ani­ma­zio­ni video che ritrag­go­no la vita del mon­do ani­ma­le, non­ché le tra­vol­gen­ti musi­che coor­di­na­te da Mar­co Bosetti. 

È que­sta una col­la­bo­ra­zio­ne che via via met­te in dub­bio la scin­di­bi­li­tà tra i mon­di (uma­no-ani­ma­le) e tra i lin­guag­gi (per­for­ma­ti­vo-digi­ta­le); la dan­za del­le don­ne sem­bra pre­sto tra­spor­ta­re i loro cor­pi in una dimen­sio­ne più ani­ma­le che uma­na. E in que­sto pas­sag­gio tra mon­di la coor­di­na­zio­ne stret­ta tra ciò che suc­ce­de sul­la sce­na e ciò che vie­ne pro­iet­ta­to cul­mi­na in un fina­le in cui ad appa­ri­re sui teli sono i cor­pi stes­si del­le don­ne che si situa­no davan­ti al proiettore. 

Per lo svi­lup­po del pro­get­to e la per­for­man­ce fina­le Digi­tal Sab­bath, Aja­Riot ha cer­ca­to set­te per­so­ne e set­te ani­ma­li (di dif­fe­ren­ti spe­cie) che han­no pre­so par­te ad alcu­ne gior­na­te di ripre­se video. A inter­rom­pe­re il flus­so musi­ca­le sono infat­ti le voci di que­ste set­te per­so­ne che con moda­li­tà espres­si­ve estre­ma­men­te libe­re e natu­ra­li rac­con­ta­no bre­ve­men­te ciò che tan­to li avvi­ci­na al loro cane, alla loro capra, al loro pap­pa­gal­lo, alla loro pecora. 

Insom­ma, quel che può appa­ri­re uno scon­ta­to rap­por­to di con­vi­ven­za pas­si­va con un esse­re tan­to distan­te rispet­to alle nostre con­sue­te atti­tu­di­ni, si rive­la, al con­tra­rio, una rela­zio­ne visce­ra­le con colo­ro che meglio rap­pre­sen­ta­no, e rie­sco­no a pre­ser­va­re, quel lato di sin­ce­ra spon­ta­nei­tà e sen­si­bi­li­tà pro­fon­dis­si­ma che un tem­po appar­te­ne­va anche all’uomo.

«Non serve parlarsi per capirsi, a volte non serve nemmeno guardarsi. Ci si capisce e basta». 

D’altra par­te, già più di due­mi­la e cin­que­cen­to anni fa, Eso­po par­la­va dell’uomo sen­za nomi­nar­lo, costrin­gen­do ai suoi vizi quei suoi tan­to simi­li com­pa­gni di mon­do, che chia­mia­mo animali. 

Aja­Riot ci edu­ca allo­ra a spo­gliar­ci dei tan­ti costrut­ti che ci sia­mo mes­si sul­le spal­le in miglia­ia di anni di sto­ria, ci con­si­glia di dar cre­di­to a que­ste crea­tu­re che par­te­ci­pa­no al mon­do seguen­do­ne i rit­mi e non impo­nen­do­gli il loro. 

Con­di­vi­di:
Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.