Bookadvisor, consigli di lettura di maggio

Bookadvisor, consigli di lettura di maggio

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Meta­mor­fo­si, Ema­nue­le Coc­cia (Einau­di)

“Sia­mo un’unica, sola vita”. Illu­mi­nan­te sag­gio di un noto filo­so­fo del­la nostra con­tem­po­ra­nei­tà, que­sto libro per­met­te alle nostre men­ti sem­pre di cor­sa ed affa­ti­ca­te di con­ce­der­si un momen­to di tran­quil­li­tà per riflet­te­re sull’idea di cam­bia­men­to, di meta­mor­fo­si, di tran­si­zio­ne. Ema­nue­le Coc­cia pro­po­ne una visio­ne di estre­ma inter­con­nes­sio­ne tra l’uomo e ciò che lo cir­con­da, tra l’essere uma­no di ora e l’essere uma­no di un tem­po, tra spe­cie e spe­cie, tra ato­mo e ato­mo. L’autore invi­ta a riflet­te­re ad esem­pio sul­la bana­le tra­sfor­ma­zio­ne di un bru­co in far­fal­la: nono­stan­te le dif­fe­ren­ze cosmo­lo­gi­che, ana­to­mi­che, eco­lo­gi­che, alla fine si ha uno stes­so sé, uno stes­so esse­re; in fon­do, una vita non è mai ricon­du­ci­bi­le a un’identità. Le pagi­ne scor­re­vo­li e bril­lan­ti del filo­so­fo ita­lia­no ci tra­spor­ta­no insom­ma, in un uni­ver­so di pen­sie­ro in cui com­pren­dia­mo come do fat­to, nel cor­so del­la sto­ria, sia sta­ta mol­to più impor­tan­te la coo­pe­ra­zio­ne tra diver­si­tà a far pro­gre­di­re il pia­ne­ta piut­to­sto che non lo scon­tro e la lotta.


Cry­ing in H‑Mart, Michel­le Zau­ner (Diver­si­fied Publi­shing) — Recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Davan­ti alla mor­te di una madre per quel mor­bo impro­nun­cia­bi­le non esi­sto­no le paro­le giu­ste: Zau­ner non ha l’am­bi­zio­ne di tro­va­re quel­le per­fet­te per tut­ti, ma la sen­sa­zio­ne è che abbia tro­va­to le miglio­ri per sé. In que­sto memoir com­mo­ven­te, l’au­tri­ce comin­cia col rac­con­ta­re di come ha sco­per­to del­la malat­tia del­la madre per poi riper­cor­re­re le fasi più impor­tan­ti del­la loro vita insie­me. Il rap­por­to madre-figlia è com­ples­so: sono uni­te dal­la comu­ne appar­te­nen­za alla colo­ra­ta e pro­fu­ma­ta Corea, ma essa stes­sa le divi­de con bar­rie­re lin­gui­sti­che ed aspet­ta­ti­ve che le due don­ne non rie­sco­no a sod­di­sfa­re. La ricer­ca del­la per­fe­zio­ne che la madre incar­na in ogni momen­to vie­ne fie­ra­men­te rifiu­ta­ta dal­la figlia e que­sto le por­ta a divi­der­si; sarà nel momen­to del biso­gno che si ritro­ve­ran­no e met­te­ran­no da par­te ogni discus­sio­ne. Que­sto libro lascia con la sere­na con­sa­pe­vo­lez­za che la mor­te, soprat­tut­to quel­la di una per­so­na tan­to impor­tan­te, non sia un pun­to di fine, ben­sì il pun­to in cui si smet­te di con­di­vi­de­re uno spa­zio e si comin­cia a con­di­vi­de­re l’es­se­re. I luo­ghi e i sapo­ri sono descrit­ti con così tan­ta atten­zio­ne da lasciar intra­ve­de­re i colo­ri e far sen­ti­re l’o­do­re. Per chi ha ama­to Ele­na Fer­ran­te e Joan Didion que­sto è sicu­ra­men­te un volu­me meno impe­gna­ti­vo, ma che lascia al let­to­re la stes­sa disor­di­na­ta com­mo­zio­ne, sco­mo­da serenità.


L’arte di lega­re le per­so­ne, Pao­lo Milo­ne (Einau­di) - Recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Sce­glie­re di diven­ta­re medi­co è un atto di corag­gio e di gran­de altrui­smo. Signi­fi­ca met­ter­si costan­te­men­te a ser­vi­zio del­le per­so­ne, per curar­le e aiu­tar­le con tut­te le pro­prie for­ze ogni vol­ta che ce ne sia il biso­gno. Ma sce­glie­re di diven­ta­re psi­chia­tra richie­de anche qual­co­sa in più: ave­re il giu­sto tat­to per entra­re in empa­tia con i pazien­ti, sca­va­re a fon­do nel­la loro men­te cadu­ta nel buio, per indi­riz­zar­li nuo­va­men­te ver­so la luce. In quest’autobiografia, a metà tra il dia­rio e il sag­gio, lo psi­chia­tra Pao­lo Milo­ne, ci rac­con­ta la sua espe­rien­za lavo­ra­ti­va tra le cor­sie e le stan­ze del Repar­to 77, dove ven­go­no cura­ti i pazien­ti affet­ti da malat­tie psi­chi­che. Attra­ver­so un anda­men­to qua­si poe­ti­co e con­fi­den­zia­le, l’autore ci accom­pa­gna in pun­ta di pie­di in un mon­do dif­fi­ci­le e all’apparenza impe­ne­tra­bi­le, invi­tan­do­ci a matu­ra­re una mag­gio­re aper­tu­ra e una deli­ca­ta sen­si­bi­li­tà ver­so chi abbia­mo di fron­te, dimo­stran­do­ci dispo­ni­bi­li a cono­scer­lo anche quan­do è immer­so nell’oscurità.


L’enigma del­la came­ra 622, Joël Dic­ker (La Nave di Teseo) — Recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Al pre­sti­gio­so Pala­ce de Ver­bier di Gine­vra tut­to è pron­to per il Grand Wee­kend annua­le per nomi­na­re il nuo­vo pre­si­den­te del­la ban­ca Ebez­ner. Ma, a scon­vol­ge­re tut­ti i pre­sen­ti, un omi­ci­dio acca­de duran­te la sera­ta nel­la stan­za 622. Il delit­to irri­sol­to rimar­rà a lun­go taciu­to e, sol­tan­to quin­di­ci anni dopo, un gio­va­ne scrit­to­re se ne lasce­rà incu­rio­si­re ini­zian­do a inda­ga­re sul miste­ro. Sot­ti­li segre­ti e iden­ti­tà nasco­ste lo por­te­ran­no alla riso­lu­zio­ne dell’enigma e a for­mu­la­re una con­si­de­ra­zio­ne che si rive­le­rà deci­si­va. Con una scrit­tu­ra scor­re­vo­le e mol­to accat­ti­van­te, l’autore ci pro­po­ne, capi­to­lo per capi­to­lo, un gial­lo dav­ve­ro mol­to pro­fon­do e intro­spet­ti­vo, che ci por­ta a capi­re come la vita sia uno spet­ta­co­lo tea­tra­le oppu­re, sareb­be meglio dire in que­sto caso, un roman­zo. Ognu­no di noi incon­sa­pe­vol­men­te inter­pre­ta gior­no dopo gior­no un per­so­nag­gio, nascon­den­do la sua vera essen­za die­tro una masche­ra, desti­na­ta pri­ma o poi a cade­re. Allo­ra, for­se, sareb­be meglio mostrar­si come si è real­men­te per­ché “La cosa più impor­tan­te, in fon­do, non è come va a fini­re, ma in che modo ne riem­pia­mo le pagi­ne. Per­ché la vita, come un roman­zo deve esse­re un’avventura. E le avven­tu­re sono le vacan­ze del­la vita”.


Nien­te di vero, Vero­ni­ca Rai­mo (Einau­di) – Recen­sio­ne di Costan­za Mazzucchelli

Can­di­da­to allo Stre­ga 2022, Nien­te di vero è l’ultimo roman­zo di Vero­ni­ca Rai­mo, un’opera di auto­fic­tion bre­ve, ma inten­sa, che si leg­ge tut­to d’un fia­to. Nien­te di vero pre­sen­ta tan­ti tas­sel­li di vita dal sapo­re dol­cea­ma­ro, alcu­ni comi­ci e altri malin­co­ni­ci; pic­co­li rac­con­ti che per­met­to­no di imme­de­si­mar­si nel­la quo­ti­dia­ni­tà di ciò che vie­ne rac­con­ta­to: geni­to­ri com­ples­si e fami­glie dif­fi­ci­li, pri­mi amo­ri e ami­ci­zie più o meno dura­tu­re, cre­sci­te inci­den­ta­te e incer­te, sogni e vel­lei­tà assen­ti o in con­ti­nua tra­sfor­ma­zio­ne… Sono illu­mi­na­ti alcu­ni epi­so­di sen­za un ordi­ne pre­ci­so, logi­co e mai appro­fon­dir­ti total­men­te. Ma in fon­do è così che fun­zio­na la memo­ria: un accu­mu­lar­si di sto­rie, even­ti, sen­ti­men­ti e per­so­nag­gi, sem­pre varia­to e rime­sco­la­to. Per quan­to il libro non ci resti­tui­sca nien­te di vero (e nien­te di Vero) è inti­mo, auten­ti­co e genuino. 

Con­di­vi­di:
Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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