Buongiorno, notte. Ossimoro tra realtà e immaginazione

Buongiorno, notte. Ossimoro tra realtà e immaginazione

«E non ho pau­ra di mori­re, in qual­sia­si momen­to capi­te­rà, non m’importa. Per­ché dovrei aver pau­ra di mori­re? Non ce n’è ragio­ne, pri­ma o poi te ne devi andare».

Ini­zia con que­ste paro­le The Great Gig In The Sky dei Pink Floyd pri­ma di lascia­re spa­zio alle urla cele­sti e ance­stra­li del­la mor­te, paro­le che risuo­na­no lim­pi­da con­sa­pe­vo­lez­za, luci­da e posi­ti­va ras­se­gna­zio­ne ver­so la con­di­zio­ne fina­le dell’essere uma­no e a cui nes­su­no può sfug­gi­re. Una can­zo­ne sul­la mor­te che risuo­na poten­te in una del­le sce­ne chia­ve di Buon­gior­no, not­te di Mar­co Bel­loc­chio quan­do Aldo Moro ini­zia a sen­ti­re il fia­to del­la mor­te sem­pre più vici­no e la bri­ga­ti­sta Chia­ra spa­lan­ca gli occhi incre­du­la e spa­ven­ta­ta dai suoi sogni dove la mor­te di Aldo Moro inve­ce sem­bra sva­ni­re e allontanarsi. 

Buon­gior­no, not­te, usci­to nel 2003 e dispo­ni­bi­le su Net­flix, Sky e Rai Play è un film sul rapi­men­to dell’allora pre­si­den­te del­la DC e dei cin­quan­ta­cin­que gior­ni in cui è sta­to pri­gio­nie­ro del­le bri­ga­te ros­se, ma è anche qual­co­sa di più, un film che uti­liz­za uno degli avve­ni­men­ti più tra­gi­ci e influen­ti del­la sto­ria poli­ti­ca ita­lia­na per entra­re in una dimen­sio­ne che tra­scen­de la real­tà per far emer­ge­re la dua­li­tà realtà/immaginazione e i com­ples­si con­cet­ti di bene, male, dog­ma e rivoluzione.

La sto­ria di quei sospe­si e ango­scian­ti gior­ni vie­ne segui­ta dal­la pro­spet­ti­va di Chia­ra, per­so­nag­gio di fin­zio­ne ispi­ra­to alle bri­ga­ti­ste Anna Lau­ra Bra­ghet­ti e Adria­na Faran­da, un’impiegata del mini­ste­ro che lavo­ra in una gran­de biblio­te­ca e che fa par­te di un grup­po del­le Bri­ga­te Ros­se che sta orga­niz­zan­do il rapi­men­to del­lo sta­ti­sta Aldo Moro per inne­sca­re una lot­ta arma­ta pro­le­ta­ria con­tro lo sta­to italiano. 

Chiara e i suoi compagni affittano una casa, si fingono altre persone e costruiscono un elaborato piano che mettono in scena il giorno in cui si sta insediando il quarto governo Andreotti. 

Ucci­do­no cin­que guar­die del­la scor­ta, por­ta­no den­tro una cas­sa il pre­si­den­te del­la Demo­cra­zia Cri­stia­na e lo chiu­do­no in una pic­co­la stan­za nasco­sta den­tro quel­la gran­de casa. 

La loro idea è far­gli un pro­ces­so popo­la­re, col­pi­re lui in quan­to sim­bo­lo di un’Italia cor­rot­ta e otte­ne­re rispo­ste con­cre­te per inne­sca­re una rivo­lu­zio­ne in gra­do di rove­scia­re una socie­tà non comu­ni­sta e divi­sa in clas­si. Nien­te però sem­bra suc­ce­de­re, le rispo­ste che cer­ca­va­no non sem­bra­no arri­va­re e più i gior­ni pas­sa­no più Chia­ra si ren­de con­to di ciò a cui ha pre­so par­te, del­la gra­vi­tà del gesto che ha com­piu­to. A diso­rien­ta­re una con­di­zio­ne già con­fu­sa si intro­met­to­no den­tro di lei sogni e allu­ci­na­zio­ni che le rac­con­ta­no una real­tà diver­sa da quel­la che sta avve­nen­do e una miste­rio­sa sce­neg­gia­tu­ra inti­to­la­ta Buon­gior­no, not­te che sem­bra rac­con­ta­re pro­prio la sto­ria e i dub­bi che lei sta vivendo. 

Buon­gior­no, not­te è un lun­go­me­trag­gio che viag­gia su due bina­ri: quel­lo del­la real­tà e quel­lo del­la fin­zio­ne. Quel­lo rea­le si muo­ve sul­la que­stio­ne Moro, sui pro­gram­mi tele­vi­si­vi dell’epoca, sul­le agi­ta­zio­ni e le pre­oc­cu­pa­zio­ni di un’Italia debo­le e feri­ta, quel­lo imma­gi­na­rio si muo­ve den­tro il per­so­nag­gio di Chia­ra, che sogna e qua­si spe­ra di cam­bia­re un esi­to già scritto. 

Due binari che però Bellocchio fa incontrare in un film che trascende la materia cinematografica, facendo così deragliare il treno della verità. 

Al regi­sta pia­cen­ti­no non inte­res­sa esse­re fede­le alla real­tà, ma far emer­ge­re l’inco­mu­ni­ca­bi­li­tà ideo­lo­gi­ca e mora­le tra Moro e i suoi rapi­to­ri e sovrap­por­re l’immaginazione alla real­tà, due mon­di oppo­sti ma che non sono su due pia­ni diversi. 

Buon­gior­no, not­te è un film pic­co­lo, inti­mo, dove tut­to avvie­ne tra mura dome­sti­che e sot­to­vo­ce, dove emer­ge la cru­del­tà dell’essere uma­no, i dan­ni di un’ideo­lo­gia dog­ma­ti­ca e insen­sa­ta, il ruo­lo fon­da­men­ta­le che han­no l’arte e l’immaginazione all’interno di un mon­do estre­ma­men­te cru­do e rea­le, dove spes­so solo ciò che non è vero rie­sce ad esse­re sal­vi­fi­co. Buon­gior­no, not­te però è solo il pri­mo tas­sel­lo di qual­co­sa di più gran­de per­ché Bel­loc­chio dopo qua­si vent’anni è tor­na­to sul caso Moro con un pro­get­to com­ple­men­ta­re, che inve­ce di inda­ga­re il den­tro appro­fon­di­sce il fuo­ri del­la vicenda. 

Ester­no not­te è il con­tro­cam­po del film del 2003, un lun­go e com­ples­so pro­get­to di qua­si sei ore che sarà in sala divi­so in due par­ti dal 18 mag­gio 2022. Un lun­go­me­trag­gio imper­di­bi­le, che però neces­si­ta del suo pre­de­ces­so­re per capi­re a pie­no le inten­zio­ni di Bel­loc­chio, la scel­ta di tor­na­re a rac­con­ta­re una sto­ria così sfac­cet­ta­ta e com­ples­sa dopo Il tra­di­to­re e il docu­men­ta­rio Marx può aspet­ta­re, sem­pli­ce­men­te per rega­lar­si un’espe­rien­za cine­ma­to­gra­fi­ca com­ple­ta fir­ma­ta da uno dei regi­sti più impor­tan­ti del­la sto­ria del cine­ma ita­lia­no

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Federico Metri
Assi­duo let­to­re, appas­sio­na­to di cine­ma e osser­va­to­re del mon­do. Comu­ni­co attra­ver­so una scrit­tu­ra per­so­na­le e sen­za filtri.

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