Il catastrofico State of Global Climate 2021

Il catastrofico State of Global Climate 2021

I risul­ta­ti dell’ultimo stu­dio del­la WMO (World Meteo­ro­lo­gi­cal Orga­ni­za­tion) sono allar­man­ti: il nostro pia­ne­ta sta mutan­do, dra­sti­ca­men­te e in peg­gio, sot­to i nostri occhi; gli eco­si­ste­mi e le comu­ni­tà glo­ba­li sono sem­pre più deva­sta­te e in peri­co­lo. Biso­gna agi­re al più pre­sto, o non ci sarà via di ritor­no né per il futu­ro dell’umanità né per il pia­ne­ta stesso. 

L’analisi dello State of the Global Climate 2021 pone l’accento sulle problematiche legate ai seguenti fattori. 

Nel 2020, la con­cen­tra­zio­ne di gas ser­ra ha rag­giun­to nuo­vi pre­oc­cu­pan­ti pic­chi, che sono ulte­rior­men­te aumen­ta­ti nel 2021. Il buco nell’ozono al di sopra dell’Antartide ha rag­giun­to la lar­ghez­za di 24.8 milio­ni di km2.

Nel 2021 la tem­pe­ra­tu­ra media glo­ba­le è aumen­ta­ta di cir­ca 1,11°C rispet­to ai livel­li pre-indu­stria­li (1850–1900). Gli anni dal 2015 al 2021 sono rite­nu­ti i più cal­di di sem­pre, con pic­chi di 54.4°C nel­la Death Val­ley (Cali­for­nia, USA) e 48.8°C a Sira­cu­sa (Sici­lia, Italia). 

Il livel­lo medio degli ocea­ni ha rag­giun­to un nuo­vo record (in nega­ti­vo), aumen­tan­do di 4,5 mm all’anno nel perio­do tra il 2013 e il 2021, con con­si­sten­ti dan­ni agli eco­si­ste­mi costie­ri. Esso è con­se­guen­za prin­ci­pal­men­te del­lo scio­gli­men­to dei ghiac­ciai e del­le calot­te pola­ri, ma anche dell’espansione ter­mi­ca dell’acqua dovu­ta al suo riscal­da­men­to. Infat­ti, cir­ca il 90% del calo­re accu­mu­la­to sul­la Ter­ra vie­ne imma­gaz­zi­na­to dagli ocea­ni. Negli ulti­mi due decen­ni l’esponenziale innal­za­men­to del­la tem­pe­ra­tu­ra dei mari è sta­to pre­oc­cu­pan­te, soprat­tut­to ai livel­li più pro­fon­di. Inol­tre, i nostri mari assor­bo­no cir­ca il 23% del­le emis­sio­ni di CO2 pro­ve­nien­te dall’atmosfera, cau­san­do l’acidificazione degli ocea­ni. Se il pH degli ocea­ni dimi­nui­sce, dimi­nui­sce di con­se­guen­za anche la loro capa­ci­tà di assor­bi­re ani­dri­de carbonica. 

Inol­tre, è sta­ta regi­stra­ta un’acce­le­ra­zio­ne nel­lo scio­gli­men­to dei ghiac­ciai, soprat­tut­to a cau­sa del­le onda­te di calo­re. La Groen­lan­dia ha visto un’eccezionale disge­lo duran­te il perio­do di ago­sto e pre­ci­pi­ta­zio­ni mai regi­stra­te pri­ma alla Sum­mit Sta­tion, pun­to più alto del­la calot­ta glaciale. 

Gli even­ti cli­ma­ti­ci estre­mi sono diven­ta­ti, pur­trop­po, all’ordine del gior­no. Si regi­stra­no sem­pre più fre­quen­ti pre­ci­pi­ta­zio­ni estre­ma­men­te abbon­dan­ti con nubi­fra­gi e inon­da­zio­ni, fra­ne e smot­ta­men­ti, tem­pe­ste di sab­bia e sic­ci­tà, incen­di, onda­te di cal­do e di fred­do, ciclo­ni e tem­pe­ste. Da un lato, l’uomo si sen­te impo­ten­te davan­ti alla for­za del­la natu­ra, dimen­ti­can­do che è egli stes­so cau­sa dei pro­pri mali in ambi­to ambientale.

Questi eventi ad alto impatto non hanno solo conseguenze disastrose, nel breve e lungo periodo, sull’ambiente.

Si par­la anche di riper­cus­sio­ni a livel­lo socia­le ed eco­no­mi­co, cau­san­do dan­ni eco­no­mi­ci per vari miliar­di di dol­la­ri, insi­cu­rez­za ali­men­ta­re, disa­gi a livel­lo uma­ni­ta­rio e sfol­la­men­to del­la popo­la­zio­ne, mal­nu­tri­zio­ne e denu­tri­zio­ne, a cui si aggiun­go­no la distru­zio­ne e la degra­da­zio­ne degli eco­si­ste­mi, che va ad infi­cia­re il benes­se­re e la sta­bi­li­tà del­la vita uma­na. La pro­spet­ti­va non è del­le miglio­ri, ma c’è anco­ra (poco) tem­po per agi­re di con­se­guen­za, sal­va­guar­dan­do il nostro pia­ne­ta e i suoi abi­tan­ti, uomo com­pre­so. Il COP26 sarà l’evento car­di­ne per deter­mi­na­re una vol­ta per tut­te del­le stra­te­gie effi­ca­ci per arri­va­re ad uno sti­le di vita soste­ni­bi­le a livel­lo in pri­mis ambien­ta­le, in secun­dis socia­le ed ener­ge­ti­co, pun­tan­do soprat­tut­to su inve­sti­men­ti nel­le ener­gie ver­di rin­no­va­bi­li, abban­do­nan­do il vico­lo cie­co dei com­bu­sti­bi­li fossili. 

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Laura Cecchetto
Sco­pro il mon­do e me stes­sa con il naso den­tro a un libro, riflet­to su ciò che mi cir­con­da e pren­do appun­ti. Nar­ro ciò che leg­go, e di con­se­guen­za ciò che pro­vo, per rela­zio­nar­mi con ciò che mi sta attor­no, pos­si­bil­men­te con una taz­za di tè sul­la scrivania.

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