Intervista a Format Zine, fanzine di fotografia analogica

Intervista a Format Zine

Vul­ca­no Sta­ta­le ha inter­vi­sta­to Filip­po Bugno­li, ori­gi­na­rio di Busto Arsi­zio (pro­vin­cia di Vare­se), la gio­va­ne men­te che sta die­tro a For­mat Zine e coor­di­na il pro­get­to, un archi­vio col­let­ti­vo che si con­cre­tiz­za in una fan­zi­ne di foto­gra­fia ana­lo­gi­ca. L’intervista è nata dal­la con­di­vi­sio­ne di vedu­te e inte­res­si, a par­ti­re dall’importanza di far cono­sce­re e soste­ne­re pro­get­ti gio­va­ni e indi­pen­den­ti come For­mat zine e Vul­ca­no stesso.


Ciao Filip­po, come pre­sen­te­re­sti For­mat zine a Vulcano? 

For­mat zine è un pro­get­to nato l’anno scor­so, duran­te la pie­na pan­de­mia (tra feb­bra­io e mar­zo 2021). Fin da subi­to si è rivol­to alla foto­gra­fia ana­lo­gi­ca per pro­va­re a dare una pos­si­bi­li­tà alle per­so­ne che si inter­fac­cia­no in modo ama­to­ria­le alla foto­gra­fia e per cer­ca­re di for­ni­re uno spa­zio più sicu­ro per la foto­gra­fia rispet­to ai social, dove spes­so i tem­pi di frui­zio­ne sono mol­to rapi­di e i modi poco attenti. 

Fin dall’inizio si è cer­ca­to di rea­liz­za­re e pro­por­re una pagi­na diver­sa da quel­le soli­te di con­tent crea­tor di foto­gra­fia ana­lo­gi­ca, che non è ciò che ci inte­res­sa. Il tipo di per­so­ne che par­te­ci­pa a For­mat zine è mol­to vario: dai neo­di­ciot­ten­ni che han­no appe­na ini­zia­to a scat­ta­re, fino a per­so­ne di quarant’anni che con­ti­nua­no a scat­ta­re sia in modo pro­fes­sio­na­le, sia amatoriale.

Come mai la scel­ta del­la foto­gra­fia analogica? 

Sem­pli­ce­men­te per­ché la foto­gra­fia ana­lo­gi­ca è un pro­ces­so più len­to, per cui è inte­res­san­te anche anda­re fuo­ri dagli sche­mi. Esi­sto­no tan­te pagi­ne, maga­zi­ne e pub­bli­ca­zio­ni riguar­do alla foto­gra­fia digi­ta­le, men­tre la foto­gra­fia ana­lo­gi­ca è sta­ta spes­so pre­sa sot­to­gam­ba per varie ragioni.

Il pro­get­to di base è crea­re una fan­zi­ne di foto­gra­fia ana­lo­gi­ca stam­pa­ta, che non resti solo sui social (su cui, comun­que, sia­mo atti­vi per pub­bli­ciz­za­re i pro­get­to e far­ci cono­sce­re). Tan­te vol­te le foto e le nostre crea­zio­ni resta­no tan­to e trop­po onli­ne, non ven­go­no apprez­za­te dav­ve­ro. L’obiettivo è por­ta­re tut­to fuo­ri e col­la­bo­ra­re prin­ci­pal­men­te con foto­gra­fi ama­to­ria­li, ma non solo: anche foto­gra­fi pro­fes­sio­ni­sti ci han­no man­da­to più vol­te le loro foto. La fan­zi­ne fun­ge da pre­sen­ta­zio­ne per fare vede­re ciò che i foto­gra­fi – ama­to­ria­li o pro­fes­sio­ni­sti che sia­no – fan­no e han­no inten­zio­ne di fare.

Da quest’anno, la pub­bli­ca­zio­ne del­la fan­zi­ne ricor­re ogni tre/quattro mesi, con una distin­zio­ne tra volu­mi “nor­ma­li” e tema­ti­ci, a cui par­te­ci­pa­no per­so­ne scel­te da For­mat zine sul­la base di un tema pro­po­sto fin da subi­to, e volu­mi crea­ti in segui­to a un’open call: l’unico requi­si­to per que­sto tipo di pub­bli­ca­zio­ne è ave­re foto ana­lo­gi­che, sen­za segui­re una linea specifica.

Dei volu­mi che hai pro­dot­to qua­le ti ha sod­di­sfat­to di più? Qual­che anti­ci­pa­zio­ne su ciò che andrai a fare nei mesi successivi? 

Sono mol­to lega­to al pri­mo nume­ro, un po’ per­ché è sta­to il pri­mo e un po’ per­ché per la pri­ma vol­ta in asso­lu­to mi sono tro­va­to a impa­gi­na­re un volu­me. È sta­to vera­men­te inte­res­san­te capi­re come far usci­re le foto dal­lo scher­mo e por­tar­le su un for­ma­to car­ta­ceo. Il volu­me che, però, è al momen­to più com­ple­to è il Volu­me 3, per il qua­le ho com­pre­so alcu­ni erro­ri di scel­ta o di impa­gi­na­zio­ne com­mes­si in pre­ce­den­za. Dal Volu­me 2 han­no ini­zia­to anche a esser­ci alcu­ne inter­vi­ste, tra cui una a Miche­la Gras­so di Spa­ghet­ti­po­li­tics e una alla sim­pa­ti­cis­si­ma Tea Hacic (que­sta nel Volu­me 3). Con que­ste inter­vi­ste e altri tipi di pro­du­zio­ni si vor­reb­be anda­re, quin­di, un po’ oltre la sola fan­zi­ne foto­gra­fi­ca: le foto con­ti­nue­ran­no sicu­ra­men­te ad ave­re un peso pre­pon­de­ran­te, ma vor­rem­mo dare spa­zio anche a inter­vi­ste, nuo­vi pro­get­ti ter­ri­to­ria­li ed extra-ter­ri­to­ria­li e musica.

Che riscon­tro ha avu­to il pro­get­to fino ad ora? 

Il riscon­tro è sta­to ina­spet­ta­to, per­ché nes­su­no ave­va gran­di aspet­ta­ti­ve o gran­di obiet­ti­vi, se non por­ta­re alme­no il pri­mo volu­me a stam­pa. Mol­ti sono sta­ti con­ten­ti che qual­co­sa venis­se pub­bli­ca­to e venis­se fat­to in manie­ra del tut­to indi­pen­den­te. Ci sono tan­ti altri maga­zi­ne e tan­te fan­zi­ne che, però, richie­do­no un sup­por­to eco­no­mi­co ester­no per esse­re rea­liz­za­ti, men­tre per For­mat zine sono sta­ti inve­sti­ti i nostri sol­di, che poi sono tor­na­ti sot­to for­ma di fan­zi­ne. Esse­re indi­pen­den­ti è la cosa più impor­tan­te: le per­so­ne lo capi­sco­no, san­no che il pro­get­to par­te dal bas­so e che qui le per­so­ne si spen­do­no anche sen­za esse­re pro­fes­sio­ni­sti, ma con impe­gno. Alla base del pro­get­to c’è una gran­de pas­sio­ne, stia­mo tut­ti impa­ran­do molto.

Qual è il valo­re aggiun­to dell’essere indipendenti? 

Il valo­re aggiun­to può esse­re il fat­to di ave­re tan­ta liber­tà di sce­glie­re e di fare, ma soprat­tut­to di sce­glie­re cosa non fare. Tan­te vol­te, altri­men­ti, ci si ritro­va a dover segui­re deter­mi­na­te dina­mi­che obbli­ga­te, rischian­do di per­de­re la pro­pria spon­ta­nei­tà. L’idea è quel­la di por­ta­re foto e arti­sti oltre i cano­ni, non rico­no­sciu­ti sui social a livel­lo di fol­lo­wer o mi pia­ce. Nel­la mia otti­ca, que­sti pro­fi­li sono più inte­res­san­ti di altri già mol­to noti. 

Il pro­get­to è nato nel­la fred­da pro­vin­cia di Vare­se: cosa signi­fi­ca per te lavo­ra­re in pro­vin­cia? Oltre a que­sto, comun­que, ti apri mol­to a col­la­bo­ra­zio­ni inter­na­zio­na­li: come leghi ter­ri­to­rio e mondo? 

Esse­re lega­ti al ter­ri­to­rio è tan­to bel­lo quan­to brut­to, tan­to sti­mo­lan­te quan­to strin­gen­te. Spes­so si pen­sa che non ci sia­no alter­na­ti­ve in pro­vin­cia, ma non è così: una vol­ta capi­to come muo­ver­si, si pos­so­no tro­va­re allea­ti e col­la­bo­ra­to­ri, mol­te atti­vi­tà ed espe­rien­ze atti­ve in pro­vin­cia, ad esem­pio nel mon­do del second hand o di pro­du­zio­ni edi­to­ria­li. In pro­vin­cia a vol­te è più sem­pli­ce fare rete, men­tre in gran­di cen­tri urba­ni può esse­re più dif­fi­ci­le, a cau­sa dell’enorme mole di offer­te vali­de e del peso del­la concorrenza. 

Le nostre open call sono sta­te due, mol­to diver­se. La pri­ma riguar­da­va foto ana­lo­gi­che pro­ve­nien­ti esclu­si­va­men­te dall’Italia; il nume­ro, usci­to poco pri­ma di Nata­le, ha avu­to un otti­mo riscon­tro ed è anda­to sold out in meno di un mese. Dopo Nata­le è sta­ta indet­ta la secon­da open call, dal tito­lo No bor­ders, que­sta vol­ta di stam­po inter­na­zio­na­le, per chia­ri­re ciò che fac­cia­mo: la foto­gra­fia dev’essere poli­ti­ca e deve espri­me­re con­cet­ti poli­ti­ci. Pro­prio per il fat­to che sia­mo indi­pen­den­ti, met­te­re quel qual­co­sa in più di poli­ti­co può fare la dif­fe­ren­za rispet­to ad altri pro­get­ti. È impor­tan­te esse­re mol­to soli­da­li, così come le foto che viag­gia­no per il mon­do sen­za confini.

A pro­po­si­to di con­fi­ni – e di con­flit­ti – come vi sie­te atti­va­ti per la que­stio­ne ucraina? 

Al Volu­me 3 ave­va par­te­ci­pa­to una ragaz­za pro­ve­nien­te da Kiev. Già da qual­che mese in Ucrai­na si sen­ti­va che, pro­ba­bil­men­te, da lì a poco sareb­be scop­pia­ta la guer­ra; io e que­sta ragaz­za abbia­mo ripre­so i con­tat­ti e ci sia­mo mes­si in con­tat­to con altri ucrai­ni, lei mi ha spie­ga­to come fos­se la situa­zio­ne lì e ciò mi ha por­ta­to ad ela­bo­ra­re l’idea di un volu­me total­men­te dedi­ca­to all’Ucraina, per rac­con­tar­la pri­ma, duran­te e dopo il con­flit­to. Il Volu­me è anco­ra in cor­so, per­ché sto anco­ra sce­glien­do quan­te col­la­bo­ra­zio­ni por­ta­re a ter­mi­ne, per­ché tut­te le sto­rie che arri­va­no sono vera­men­te vali­de. Tan­ti stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri han­no ini­zia­to a scri­ver­ci le loro sto­rie: è mol­to inte­res­san­te, ma anche mol­to emo­ti­va­men­te pesan­te, per il tipo di foto – tal­vol­ta espli­ci­te e mol­to for­ti – che riceviamo. 

Un labo­ra­to­rio di foto­gra­fia ana­lo­gi­ca situa­to a Kiev, Foto­vra­m­ke, con un segui­to note­vo­le, ha ini­zia­to a repo­sta­re quan­to pub­bli­ca­to da For­mat zine sui social. Visto che tut­ti i labo­ra­to­ri di svi­lup­po in Ucrai­na al momen­to sono chiu­si, ci sia­mo resi dispo­ni­bi­li a svi­lup­pa­re a nostre spe­se i rul­li­ni spe­di­ti da per­so­ne ucrai­ne, per poi rispe­di­re le foto non appe­na sarà possibile. 

Inol­tre, abbia­mo rea­liz­za­to dei poster assie­me a Stian Ram­pol­di, un ragaz­zo che si occu­pa di illu­stra­zio­ne: i poster ripor­ta­no cita­zio­ni di Bob Dylan e John Len­non ed esal­ta­no il valo­re del­la pace, in net­to con­tra­sto con la bru­ta­li­tà del­la guer­ra. Il rica­va­to andrà a favo­re di UNHCR per la rac­col­ta fon­di che si sta facen­do per l’Ucraina.

Con­di­vi­di:
Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.
About Costanza Mazzucchelli 33 Articoli
Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

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