La questione dell’aborto negli USA

La questione dell'aborto negli USA

Il docu­men­to su cui si basa que­sto arti­co­lo è sta­to auten­ti­ca­to e veri­fi­ca­to da Poli­ti­co, quo­ti­dia­no sta­tu­ni­ten­se, ma non da altri. Al momen­to non ci sono con­fer­me da par­te del­la Cor­te Supre­ma riguar­do la sua autenticità


Era il gen­na­io 1973 quan­do la Cor­te Supre­ma degli Sta­ti Uni­ti d’America pro­mul­ga­va la Roe v. Wade, la leg­ge fede­ra­le che ave­va per­mes­so a Jane Roe (nome alias) di inter­rom­pe­re la gra­vi­dan­za e che ave­va este­so que­sto dirit­to anche a don­ne che non aves­se­ro subi­to vio­len­ze ed il cui feto non aves­se mal­for­ma­zio­ni. Una vit­to­ria per l’indipendenza fem­mi­ni­le, che final­men­te ave­va otte­nu­to un dirit­to impor­tan­te, ma a quan­to pare non a tem­po inde­ter­mi­na­to. Arri­via­mo ai nostri tem­pi. In que­sti gior­ni il quo­ti­dia­no ame­ri­ca­no Poli­ti­co ha pub­bli­ca­to una serie di boz­ze di una discus­sio­ne alla Cor­te Supre­ma, che lascia­no inten­de­re una deci­sio­ne par­ti­co­la­re nei con­fron­ti del­le leg­gi sull’aborto.

Se il testo venisse approvato così come lo leggiamo, infatti, la decisione in merito non sarebbe più un dovere del governo federale, ma dei singoli Stati. 

Ad ogni modo nul­la è deci­so: biso­gne­rà atten­de­re la sen­ten­za del­la Cor­te Supre­ma, che non giun­ge­rà pri­ma del­la fine di Giu­gno. In que­sta boz­za, spin­ta in real­tà da ben ven­ti­sei Sta­ti, si par­la innan­zi­tut­to del­la sen­ten­za sto­ri­ca di Roe, mostran­do le con­se­guen­ze ed i malu­mo­ri che que­sta ave­va crea­to. Ad esem­pio, si cita il fat­to che non tut­ti fos­se­ro d’accordo con la lega­liz­za­zio­ne dell’aborto, anzi, a quan­to pare vi era­no tren­ta Sta­ti che cer­ca­va­no di legi­fe­ra­re in dire­zio­ne con­tra­ria, ma poi la leg­ge Roe si impo­se e le cose anda­ro­no diver­sa­men­te. A que­sto pun­to si par­la del­la leg­ge come di un ‘regi­me restrit­ti­vo’ che impo­sto sul Pae­se, facen­do un sot­ti­le rife­ri­men­to all’importanza del­la liber­tà d’espressione. Secon­do que­sto pare­re, se ogni Sta­to potes­se deci­de­re, quin­di, la deci­sio­ne andreb­be a favo­re degli elet­to­ri (che trar­reb­be­ro un bene­fi­cio, visto che il pote­re pas­se­reb­be alle mani dei loro diret­ti rappresentanti). 

Questo passaggio di potere è una retrocessione.

Pro­prio pri­ma del 1973 ogni Sta­to deci­de­va se man­te­ne­re l’aborto ille­ga­le o meno, in che cir­co­stan­ze, e così via. Nel­la mag­gior par­te dei casi rima­ne­va ille­ga­le e, quin­di, veni­va con­si­de­ra­to un cri­mi­ne. La con­se­guen­za imme­dia­ta fu che aumen­ta­ro­no gli abor­ti clan­de­sti­ni, in con­di­zio­ni igie­ni­che pre­ca­rie e con scar­sa pre­pa­ra­zio­ne, e che aumen­ta­ro­no anche le mor­ti duran­te i par­ti, visto che le gra­vi­dan­ze era­no por­ta­te avan­ti ad ogni costo. 

Alla luce di que­sti fat­ti nel docu­men­to si leg­ge testual­men­te come il dirit­to all’aborto non sia inci­so nel­la sto­ria del­la nazio­ne ame­ri­ca­na; al con­tra­rio, che sia sem­pre sta­to puni­to come un cri­mi­ne. Sicu­ra­men­te la sto­ria può con­fer­ma­re que­sta ver­sio­ne, ma sap­pia­mo con cer­tez­za che i cam­bia­men­ti esi­sto­no, a vol­te sono anche velo­cis­si­mi, eppu­re non ci si appel­la ai tem­pi pas­sa­ti in cui non si ave­va­no dirit­ti fon­da­men­ta­li, giu­sto per tira­re il col­let­to del­la cami­cia alla situazione. 

Facen­do un paral­le­li­smo mol­to con­cre­to, si potreb­be pen­sa­re al dirit­to alla liber­tà di paro­la. Ad oggi sia­mo tut­ti indi­gna­ti quan­do qual­cu­no vie­ne cen­su­ra­to, quan­do sem­bra ci sia una remo­ta pos­si­bi­li­tà che la sua espres­sio­ne non ven­ga mostra­ta a pie­no per vole­re di qual­cun altro più poten­te. Ora, se qual­cu­no si appel­las­se ad un perio­do dit­ta­to­ria­le, in cui non esi­ste­va liber­tà di paro­la, per dire che la liber­tà di paro­la non è un vero dirit­to (visto che la sto­ria dimo­stra il con­tra­rio e che la dit­ta­tu­ra è sta­ta par­te fon­dan­te del­la nazio­ne) come ci sentiremmo?

È dal 2019 che alcuni Stati introducono leggi per limitare e rendere un reato l’aborto.

Da quel momen­to tut­ti i detrat­to­ri si sono fat­ti sen­ti­re e han­no otte­nu­to le loro vit­to­rie. In Ala­ba­ma, ad esem­pio, nel mag­gio 2019 si è deci­so per l’aborto ille­ga­le e pene sino all’ergastolo per i medi­ci che lo pra­ti­ca­no. In Geor­gia, Ohio, Ken­tuc­ky, Mis­sis­sip­pi e Loui­sia­na l’aborto è vie­ta­to dopo le sei set­ti­ma­ne di gra­vi­dan­za: un perio­do bre­vis­si­mo. Anche l’Oklahoma ha vie­ta­to la pra­ti­ca, ma per ora la leg­ge com­pren­de le ecce­zio­ni per stu­pro, ince­sto ed emer­gen­ze medi­che: le pene sono 100mila dol­la­ri e die­ci anni di car­ce­re. In Texas, inve­ce, vi è la Heart­beat law, che non per­met­te di abor­ti­re dal momen­to in cui esi­ste il bat­ti­to car­dia­co del feto. 

Si nota con chia­rez­za, quin­di, come i sin­go­li Sta­ti si stia­no già muo­ven­do da tem­po per aggi­ra­re la leg­ge fede­ra­le, infat­ti ad oggi que­sto dirit­to non vie­ne garan­ti­to da tut­ti. La ter­ra del sogno ame­ri­ca­no, però, ha il tas­so più alto di mor­ta­li­tà mater­na tra i Pae­si più svi­lup­pa­ti e Amne­sty Inter­na­tio­nal infor­ma già da tem­po su come proi­bi­re l’aborto non abbia con­se­guen­ze eti­che, ma pra­ti­che. Innan­zi­tut­to, si ren­de la pra­ti­ca meno sicu­ra, per­ché se non si ha una strut­tu­ra medi­ca in cui recar­si, ci si rife­ri­sce a per­so­ne poco esper­te, ren­den­do il tut­to mol­to più peri­co­lo­so. Inol­tre, non per­met­ten­do un acces­so sicu­ro a que­sta pra­ti­ca, si sta esclu­den­do una gran­de fet­ta del­la popo­la­zio­ne che non ha con­di­zio­ni eco­no­mi­che così ele­va­te da poter viag­gia­re sino ad un altro Sta­to per tro­va­re la cli­ni­ca abor­ti­va che la supporti. 

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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