La grandiosa storia del circo e la questione animalista

La meravigliosa storia del circo fino alla contemporaneità

Ognu­no di noi, alme­no una vol­ta nel­la vita, da adul­to o maga­ri da bam­bi­no, ha avu­to la straor­di­na­ria oppor­tu­ni­tà di anda­re al cir­co; di vive­re la magi­ca espe­rien­za del­lo stu­po­re, di vede­re gli acro­ba­ti vola­re, di ride­re gio­co­sa­men­te per il pagliac­cio nasco­sto tra il pubblico

Tuttavia, pochi di noi conoscono l’origine di questa meravigliosa arte che ancora oggi riesce a lasciarci a bocca aperta. 

La sto­ria del cir­co tro­va le sue radi­ci nel­l’anti­co Egit­to, in par­ti­co­la­re nei festeg­gia­men­ti orga­niz­za­ti in ono­re di Osi­ri­de. In tale occa­sio­ne, si intrat­te­ne­va il popo­lo con sfar­zo­se dan­ze acro­ba­ti­che e can­ti, che noi oggi pos­sia­mo ricor­da­re gra­zie ai dipin­ti rima­sti a Tebe e a Menfi. 

Furo­no suc­ces­si­va­men­te i Cre­te­si a intro­dur­re, per allie­ta­re il pub­bli­co, le gare spor­ti­ve, nel qua­le i gio­va­ni acro­ba­ti si esi­bi­va­no sal­tan­do sui tori. Gli ani­ma­li era­no già, infat­ti, par­te inte­gran­te degli spet­ta­co­li e que­sto è anco­ra oggi un tema pre­sen­te e discus­so negli spet­ta­co­li cir­cen­si. Un appor­to impor­tan­te per le esi­bi­zio­ni attua­li vie­ne rico­no­sciu­to agli Ate­nie­si, i qua­li intro­dus­se­ro i famo­si “gio­chi di equi­li­brio”, che al tem­po si svol­ge­va­no al ter­mi­ne del­la ven­dem­mia su otri di vino unti di olio. 

Il circo, come si può notare, ha subito diversi sviluppi culturali e ha assunto diverse connotazioni a seconda del tempo. 

Un chia­ro esem­pio lo pos­sia­mo osser­va­re con i Roma­ni, dove il cir­co ha adot­ta­to una sfu­ma­tu­ra più lega­ta alla vio­len­za, rin­ve­ni­bi­le nel­le lot­te dei gla­dia­to­ri nel Colos­seo o nel Cir­co Mas­si­mo. Con l’av­ven­to del Cri­stia­ne­si­mo i cir­cen­si non vis­se­ro tem­pi feli­ci e la stra­gran­de mag­gio­ran­za fu con­dan­na­ta al rogo dagli inqui­si­to­ri, poi­ché con­si­de­ra­ti lesi­vi per lo spi­ri­to. Tut­ta­via, gio­co­lie­ri e musi­ci­sti con­ti­nua­ro­no a esi­bir­si nel­le case pri­va­te e, para­dos­sal­men­te, nei monasteri. 

A par­ti­re dal­la fine del XVIII seco­lo, il cir­co ini­ziò a svi­lup­par­si in Euro­pa nell’accezione moder­na. Un pro­gres­so reso pos­si­bi­le gra­zie alla scuo­la di caval­le­ria ingle­se; si trat­ta di uffi­cia­li e cava­lie­ri che, rima­sti sen­za occu­pa­zio­ne, cer­ca­va­no un modo per soprav­vi­ve­re e lo tro­va­ro­no nel­la crea­zio­ne di eser­ci­zi acro­ba­ti­ci e gio­chi a cavallo.

I nuo­vi cir­cen­si non si esi­bi­va­no più in luo­ghi fis­si, ma si spo­sta­va­no di fie­ra in fie­ra, appren­den­do gli uni dagli altri nuo­ve arti, come quel­la di cam­mi­na­re lun­go un filo sospe­so ad altez­ze ele­va­te; e ini­zia­ro­no a com­pa­ri­re figu­re a noi oggi fami­lia­ri, come i clo­wn e i ventriloqui. 

Il pri­mo ad intro­dur­re negli spet­ta­co­li i caval­li ammae­stra­ti fu il mili­ta­re Phi­lips Astley. Le esi­bi­zio­ni avve­ni­va­mo in anfi­tea­tri “tra­spor­ta­bi­li” e il pub­bli­co era com­po­sto sia da ari­sto­cra­ti­ci, sia da pro­le­ta­ri. Astley, con­si­de­ra­to il padre del cir­co, si rein­ven­tò con la pri­ma scuo­la di equi­ta­zio­ne e solo nel 1779 deci­se di aggiun­ge­re una coper­tu­ra alla strut­tu­ra e ribat­tez­zar­la “Astley’s Royal Amphi­thea­tre of Arts“. A par­ti­re dal 1780, Astley por­tò la sua com­pa­gnia in Fran­cia, dove costruì a Pari­gi l’”Amphitheatre Anglais du Fau­bourg du Tem­ple”, con­si­de­ra­to il pri­mo cir­co eque­stre sta­bi­le del continente. 

Nel mede­si­mo perio­do, il cir­co pre­se pie­de negli Sta­ti Uni­ti, pri­ma a Phi­la­del­phia e a New York, poi rapi­da­men­te lun­go tut­to il ter­ri­to­rio ame­ri­ca­no. Nel 1832 ven­ne fon­da­to il pri­mo cir­co In Ita­lia, gra­zie all’acrobata Ales­san­dro Guer­ra. Il cir­co Orfei, a noi mol­to noto, vedrà la luce solo a metà Ottocento. 

L’introduzione alla tenda e ai mezzi locomotori portò il circo ad abbandonare la staticità e gli artisti circensi iniziarono a essere identificati come girovaghi.

Nel 1842, aprì il “Barnum’s Ame­ri­can Museum”, una gran­de mostra dedi­ca­ta ai cosid­det­ti “feno­me­ni da barac­co­ne”, ovve­ro esse­ri uma­ni o ani­ma­li con par­ti­co­la­ri defor­mi­tà, come i gigan­ti o le don­ne bar­bu­te. Da que­sta espo­si­zio­ne discen­de­rà il “freak show”, ovve­ro un’esibizione a paga­men­to di per­so­ne uni­che per carat­te­ri­sti­che: uomi­ni e don­ne mol­to alti o mol­to bas­si, per­so­ne affet­te da malat­tie rare o indi­vi­dui con abi­li­tà stra­bi­lian­ti, come i man­gia­to­ri di spa­de. L’esibizione del­la defor­mi­tà, seb­be­ne viva lucran­do sui cosid­det­ti “feno­me­ni”, ai tem­pi ha offer­to una pos­si­bi­li­tà per chi pro­ba­bil­men­te sareb­be sta­to emar­gi­na­to o esclu­so dal­la società.

Nel Nove­cen­to la comu­ni­tà cir­cen­se ini­ziò a esse­re sem­pre più apprez­za­ta, com­pre­sa e valo­riz­za­ta. Più pre­ci­sa­men­te, in Ita­lia nel 1948 ven­ne fon­da­to l’Ente Nazio­na­le Cir­chi, ovve­ro un’as­so­cia­zio­ne di cate­go­ria vol­ta a rico­no­sce­re il valo­re del cir­co, il qua­le ini­ziò a esse­re visto non solo come un luo­go di diver­ti­men­to e sva­go, ma come for­ma di espres­sio­ne arti­sti­ca. Nel 1968, inol­tre, ven­ne legit­ti­ma­ta la fun­zio­ne socia­le del cir­co tra­mi­te la leg­ge n. 337 del 18 mar­zo 1968. La leg­ge vede le “Dispo­si­zio­ni sui cir­chi eque­stri e sul­lo spet­ta­co­lo viag­gian­te” attra­ver­so finan­zia­men­ti statali.

Sebbene il circo nella sua interezza, e dunque con la presenza degli animali, sia oggi riconosciuto come un’arte, è iniziata una grande battaglia di sensibilizzazione sulla questione animalista. 

Una lot­ta che vede la par­te­ci­pa­zio­ne dal­la Lega Anti Vivi­se­zio­ne (LAV) e dall’Ente Nazio­na­le Pro­te­zio­ne Ani­ma­li (ENPA). Nel 2022 ci si chie­de se sia dav­ve­ro eti­co e giu­sto sra­di­ca­re dal loro habi­tat natu­ra­le gli ani­ma­li, al fine di ammae­strar­li e far­li esi­bi­re per il pia­ce­re degli esse­ri umani.

Un recen­te avve­ni­men­to ci por­ta a riflet­te­re ulte­rior­men­te sul tema. A feb­bra­io 2022, il comu­ne di Fiu­mi­ci­no ha vie­ta­to al cir­co di Ste­fa­no Orfei, ospi­te del cir­co Rony Rol­ler, di uti­liz­za­re gli ani­ma­li nel­lo spet­ta­co­lo. Il pro­gram­ma del cir­co in que­stio­ne è, infat­ti, soli­ta­men­te orga­niz­za­to su due ore di esi­bi­zio­ne, con la pre­sen­za di clo­wn, acro­ba­ti, con­tor­sio­ni­sti e, appun­to, di ani­ma­li. Tra que­sti ulti­mi ritro­via­mo cam­mel­li, dro­me­da­ri, caval­li, lama, ele­fan­ti, tigli e leo­ni africani.

Il comu­ne di Fiu­mi­ci­no ha deci­so di vie­ta­re l’esibizione degli ani­ma­li, in quan­to si repu­ta che essi sia­no sta­ti strap­pa­ti dal­la loro ter­ra d’origine per esse­re “stru­men­ta­liz­za­ti” per intrat­te­ne­re il pub­bli­co. L’assessora ai dirit­ti degli ani­ma­li Ales­san­dra Colon­na ha invi­ta­to il cir­co Orfei non solo a non esi­bir­si, ma anche a non pre­sen­tar­si con gli ani­ma­li, in quan­to que­sti, anche sen­za la loro pre­sen­za nel­lo spet­ta­co­lo, sareb­be­ro sta­ti costret­ti a rima­ne­re in gabbia.

Inol­tre, la con­fe­ren­za dei ser­vi­zi a Fiu­mi­ci­no ritie­ne che la pre­sen­za degli ani­ma­li sia una for­ma di sfrut­ta­men­to, al qua­le la stes­sa ammi­ni­stra­zio­ne si oppo­ne e si ritie­ne con­tra­ria; il comu­ne di Fiu­mi­ci­no, poi, con­si­de­ra lo spet­ta­co­lo dise­du­ca­ti­vo nei con­fron­ti del pub­bli­co, soprat­tut­to ver­so la sen­si­bi­li­tà dei più piccoli. 

Al con­tra­rio del­la deci­sio­ne pre­sa dal comu­ne, tut­ta­via, il 22 feb­bra­io 2022 il Tar del Lazio ha con­ces­so al Cir­co Rony Rol­ler di esi­bi­re i pro­pri ani­ma­li nel­lo spet­ta­co­lo a Fiu­mi­ci­no. Se per alcu­ni que­sto è sta­to inter­pre­ta­to come un rico­no­sci­men­to alla fami­glia sto­ri­ca dei Vas­sal­lo, i qua­li con il Cir­co Rony Rol­ler han­no por­ta­to il cir­co ita­lia­no in giro per il mon­do, dal­la Fran­cia, agli Sta­ti Uni­ti e  pas­san­do per­fi­no per la Rus­sia; per altri la deci­sio­ne del Tar non è affat­to una vittoria. 

Non è però una novi­tà che i ricor­si mos­si dai cir­chi al Tar arri­vi­no sem­pre alla stes­sa con­clu­sio­ne; ovve­ro che gli ani­ma­li sia­no ammes­si allo spet­ta­co­lo. Que­sta rispo­sta pur­trop­po qua­si “scon­ta­ta” da par­te del­la giu­sti­zia ammi­ni­stra­ti­va è det­ta­ta dal qua­dro nor­ma­ti­vo pre­sen­te nel nostro ordinamento. 

È proprio la nostra giurisprudenza consolidata in materia di spettacoli con animali sotto a un tendone che stabilisce cosa sia giusto e cosa no.

I cir­chi eque­stri sono, infat­ti, così defi­ni­ti: «attrez­za­tu­re mobi­li costi­tui­te prin­ci­pal­men­te da un ten­do­ne di misu­re diver­se, soste­nu­to da pali cen­tra­li, sot­to il qua­le è col­lo­ca­ta una pista su cui si esi­bi­sco­no arti­sti, clo­wn, gin­na­sti, acro­ba­ti, ani­ma­li» e «l’esercizio dell’attività cir­cen­se non può esse­re sog­get­to a divie­ti lad­do­ve ricor­ra la pre­sen­za degli ani­ma­li nel­le pro­prie atti­vi­tà spettacolari».

Il comu­ne di Fiu­mi­ci­no, a cono­scen­za del­la vigen­te nor­ma­ti­va, ha cer­ca­to di fare appel­lo all’A­SL quan­to­me­no riguar­do la deten­zio­ne degli ani­ma­li nel­le gab­bie, ma la sen­ten­za dei Tar han­no riba­di­to nuo­va­men­te che i Comu­ni non pos­so­no vie­ta­re ciò che lo Sta­to con­sen­te. In ogni caso la rispo­sta da par­te dell’ASL è risul­ta­ta posi­ti­va, con­fer­man­do l’esito del Tar.

L’unica vit­to­ria che si pos­sa effet­ti­va­men­te riscon­tra­re da que­sto ricor­so, nono­stan­te l’esito nega­ti­vo, al Tar è l’appello alla sen­si­bi­li­tà del­le per­so­ne che è sta­to mos­so dal­la per­se­ve­ran­za del comu­ne di Fiu­mi­ci­no. Il comu­ne ha chia­ra­men­te evi­den­zia­to un difet­to sem­pre più rile­van­te del­la nostra socie­tà, ovve­ro l’es­se­re basa­ta spes­so su del­le nor­ma­ti­ve che non rispet­ta­no più i nostri tem­pi, le nostre idee e la nostra eti­ca. Gli ani­ma­li sono esse­ri viven­ti e dovreb­be­ro esse­re con­si­de­ra­ti degni e meri­te­vo­li di poter con­dur­re una vita in liber­tà e secon­do le rego­le di madre natu­ra, non obbli­ga­ti a esse­re rin­chiu­si in gab­bie e addo­me­sti­ca­ti per diver­ti­re il pubblico.

Il circo e la sua arte rimangono sacri per l’espressione delle straordinarie doti e abilità degli esseri umani, ma dovrebbero aprire le porte al cambiamento e iniziare ad ascoltare il grido delle battaglie animaliste sempre più presenti nella nostra società.

La comu­ni­tà cir­cen­se, con la sola pre­sen­za dei suoi acro­ba­ti e pro­fes­sio­ni­sti, con­ti­nua a esse­re una mera­vi­glio­sa arte da vive­re e assa­po­ra­re, rico­no­sciu­ta ed ammi­ra­ta a tal pun­to che l’Università Sta­ta­le di Mila­no dedi­ca un cor­so vol­to a cono­sce­re i segre­ti e le capa­ci­tà di que­sto mon­do tut­to da sco­pri­re. Attra­ver­so il labo­ra­to­rio “Gior­na­te di Stu­dio sul­l’Ar­te Cir­cen­se”, pres­so il dipar­ti­men­to di Beni cul­tu­ra­li e ambien­ta­li di via Noto, i gio­va­ni pos­so­no affac­ciar­si all’arte Cir­cen­se e cono­sce­re arti­sti, com­pa­gnie e pro­fes­sio­ni­sti del­lo spet­ta­co­lo dal vivo pro­ve­nien­ti da tut­to il mon­do. Un cor­so che rap­pre­sen­ta un’occasione uni­ca per sco­pri­re e immer­ger­si nel­la magia del cir­co e, natu­ral­men­te, una splen­di­da oppor­tu­ni­tà per inter­fac­ciar­si di per­so­na con il pen­sie­ro degli arti­sti in meri­to alla que­stio­ne del­la pre­sen­za degli ani­ma­li nel­lo spettacolo. 

Con­di­vi­di:
Eleonora Giulia Lucia Pagano
Stu­den­tes­sa di Giu­ri­spru­den­za, con la pas­sio­ne per la scrit­tu­ra. Cre­do fer­ma­men­te nel cam­bia­men­to e nel­le dif­fe­ren­ze che ci carat­te­riz­za­no. Sono fat­ta di dipin­ti, di pro­fu­mi, di libri let­ti e di viag­gi intrapresi.

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  1. Da rileggere per la prima volta. Notti al circo - Vulcano Statale

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