Perché gli ocelot dovrebbero interessarci?

Perchè gli ocelot dovrebbero interessarci?

Pri­ma di rispon­de­re a que­sta doman­da è neces­sa­rio capi­re cosa sia­no gli oce­lot: clas­si­fi­ca­ti come Leo­par­dus par­da­lis, si trat­ta di pic­co­li feli­ni, non mol­to più gran­di di un gat­to dome­sti­co, con un carat­te­ri­sti­co man­to aran­cia­to rico­per­to da oblun­ghe mac­chie nere. Vivo­no nel­le Ame­ri­che e copro­no un vastis­si­mo area­le — este­so dal­le regio­ni amaz­zo­ni­che al Texas meri­dio­na­le — che tra qual­che anno potreb­be cospi­cua­men­te ridursi. 

Secon­do alcu­ni ricer­ca­to­ri del Cae­sar Kle­berg Wild­li­fe Research Insti­tu­te, il Sud del Texas è una del­le aree a mag­gior cre­sci­ta urba­na di tut­ti gli Sta­ti Uni­ti: nel 1987 le cit­tà copri­va­no il 4.1% del ter­ri­to­rio, in meno di 30 anni la per­cen­tua­le è lie­vi­ta­ta fino a rag­giun­ge­re il 18.4% ed entro il 2050 si pre­pa­ra a sfio­ra­re cifre com­pre­se fra il 33.4% ed il 39.2%.

Tale impennata nella crescita delle aree urbane ha condotto ad un enorme infittimento della rete stradale e alla conversione di molti territori in appezzamenti agricoli, in altri termini, alla frammentazione e alla riduzione dell’habitat degli ocelot. 

Abi­tua­ti a copri­re gran­di distan­ze per spo­star­si da una regio­ne boschi­va all’altra, que­sti feli­di si tro­va­no sem­pre più spes­so a dover ten­ta­re di attra­ver­sa­re trat­ti di stra­da mol­to traf­fi­ca­ti, e ciò si rive­la spes­so fata­le: le col­li­sio­ni con vei­co­li sono la mag­gio­re cau­sa di mor­te per gli oce­lot texa­ni, il 40% dei deces­si che coin­vol­go­no la spe­cie è ricon­du­ci­bi­le a que­sta cau­sa. Per far fron­te a que­sto pro­ble­ma, il Mini­ste­ro dei tra­spor­ti del Texas ha rea­liz­za­to una serie di pas­sag­gi sicu­ri che con­sen­ta­no agli ani­ma­li di rag­giun­ge­re il Lagu­na Ata­sco­sa Natio­nal Wild­li­fe Refu­ge, un’area pro­tet­ta alla foce del Rio Grande. 

L’iniziativa è mol­to inte­res­san­te, e deno­ta un posi­ti­vo inte­res­se nei con­fron­ti del­la con­ser­va­zio­ne del­la bio­di­ver­si­tà (alme­no in que­sto caso), ma pur­trop­po la super­fi­cie del­la riser­va sta pro­gres­si­va­men­te ridu­cen­do­si a cau­sa dell’avanzamento dei con­fi­ni urba­ni e, come sug­ge­ri­sco­no i ricer­ca­to­ri dell’Istituto Cae­sar Kle­berg, i cor­ri­doi eco­lo­gi­ci che la con­net­to­no ad altre zone si tra­sfor­me­ran­no pro­ba­bil­men­te in iso­le rac­chiu­se in una matri­ce di strade. 

Il Lagu­na Ata­sco­sa Natio­nal Wild­li­fe Refu­ge

Se situati accanto ad aree urbane, potrebbero persino incrementare l’esposizione degli ocelot (e di altra fauna selvatica) ai rodenticidi e alle infezioni trasmesse dagli animali domestici. 

Gli oce­lot sono dun­que costret­ti all’interno di regio­ni sem­pre più minu­te dal­le qua­li pos­so­no dif­fi­cil­men­te eva­de­re, e ciò impe­di­sce agli indi­vi­dui che abi­ta­no in un area­le di incon­tra­re e incro­ciar­si con esem­pla­ri di diver­sa pro­ve­nien­za. Si ridu­ce così la pro­ba­bi­li­tà di rime­sco­la­men­to dei patri­mo­ni gene­ti­ci e con essa la diver­si­tà gene­ti­ca, ren­den­do le popo­la­zio­ni più vul­ne­ra­bi­li ai cam­bia­men­ti ambien­ta­li e più sog­get­te all’insorgenza di pato­lo­gie. La situa­zio­ne è ulte­rior­men­te peg­gio­ra­ta dal muro eret­to sul con­fi­ne tra Mes­si­co e USA, che iso­la com­ple­ta­men­te gli oce­lot texa­ni da quel­li messicani. 

La som­ma di tut­ti que­sti fat­to­ri dà come risul­ta­to una popo­la­zio­ne di oce­lot che nel­lo sta­to del­la stel­la soli­ta­ria con­ta sol­tan­to da 50 a 80 indi­vi­dui, e che pro­ba­bil­men­te andrà ridu­cen­do­si, se le poli­ti­che di svi­lup­po uma­no ver­ran­no man­te­nu­te pari a quel­le degli ulti­mi trent’anni. Dun­que, gli oce­lot dovreb­be­ro inte­res­sar­ci per­ché sono l’ennesimo esem­pio di come le pia­ni­fi­ca­zio­ni, per ora distrat­te e scon­si­de­ra­te, del­la più intel­li­gen­te fra le scim­mie inci­da­no sul­la bio­di­ver­si­tà e deter­mi­ni­no la soprav­vi­ven­za o la scom­par­sa di una spe­cie meravigliosa. 

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Daniele Di Bella
Sono Danie­le, da gran­de voglio fare il bio­fi­si­co, esplo­ra­re l’Ar­ti­de e lavo­ra­re in Antar­ti­de. Al momen­to stu­dio Quan­ti­ta­ti­ve Bio­lo­gy, leg­go, mi inte­res­so di ambien­te e scri­vo per Vulcano.

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