A testa in giù. Esiste un verso giusto delle cose?

Se ti ritrovi a testa in giù

Alcu­ne vol­te il ver­so non con­ta. Le fra­si e le paro­le palin­dro­me resta­no le stes­se se let­te da destra ver­so sini­stra o vice­ver­sa. I topi non ave­va­no nipo­ti. Una sfe­ra non cam­bia mai con­fi­gu­ra­zio­ne, in qua­lun­que ver­so la si ruo­ti. Gli 8 e gli 0 man­ten­go­no il loro valo­re se li si capo­vol­ge. Ruo­tan­do la cles­si­dra, la sab­bia ini­zia a cade­re in modo iden­ti­co, che si trat­ti di un lato oppu­re di quell’altro. 

Ma non tut­te le stra­de del mon­do sono a dop­pio sen­so. Non tut­te le rea­zio­ni chi­mi­che sono rever­si­bi­li. Non tut­te le giac­che sono dou­ble-face. In mol­ti casi si cer­ca di tro­va­re un ver­so in cui anda­re, il ver­so “giu­sto”. 

La magliet­ta con le cuci­tu­re visi­bi­li è al con­tra­rio, un imbu­to con la boc­ca lar­ga sot­to è da ruo­ta­re, una masche­ri­na con il fer­ret­to sul men­to non è indos­sa­ta cor­ret­ta­men­te. Un vol­to dispo­sto sot­to­so­pra ci con­fon­de, tan­to da dare vita al cosid­det­to “effet­to That­cher”

Non è nulla che riguardi strettamente né Adele, né l’ex-presidente statunitense, né tantomeno la Lady di Ferro inglese. Si tratta piuttosto di un fenomeno che avviene nel cervello umano, legato al modo in cui le informazioni sui volti vengono elaborate. 

Se nel caso di un sog­get­to figu­ra­ti­vo come un ritrat­to è dif­fi­ci­le sba­gliar­si, in altre situa­zio­ni capi­re qua­le sia il ver­so giu­sto è più com­pli­ca­to. Un dipin­to astrat­to come può esse­re un qua­dro di Klee o di Pol­lock in qua­le dire­zio­ne va appe­so? Ci sono situa­zio­ni ambi­gue anche per for­me distin­te, come quel­la di un albe­ro: un dipin­to di Geor­gia O’Keeffe raf­fi­gu­ran­te un pino gial­lo è sta­to appe­so a testa in giù al Wad­sworth Athe­neum di Hart­ford per die­ci anni pri­ma che qual­cu­no si accor­ges­se dell’errore. In fon­do, il sopra e il sot­to sono fac­cen­de con­ven­zio­na­li.

Il pro­ble­ma del “ver­so” in cui appen­de­re un’opera, guar­da­re una foto­gra­fia o dispor­re un’immagine nasce in epo­ca moder­na, da quan­do le illu­stra­zio­ni diven­ta­no mobi­li. Un affre­sco di Giot­to è fis­so al muro e a nes­su­no sareb­be mai venu­to in men­te di ruo­ta­re la testa per ammi­rar­lo. Oggi però, sul­lo scher­mo di un cel­lu­la­re, di un com­pu­ter o di un tablet, tut­to si può gira­re e tut­to diven­ta inter­pre­ta­bi­le. Con buo­na pace degli arti­sti, al frui­to­re è lascia­ta la pos­si­bi­li­tà di osser­va­re l’opera dal pun­to che pre­fe­ri­sce. Per­fi­no un epi­so­dio del­la Vita di Cri­sto del­la Cap­pel­la Scro­ve­gni di Padova. 

Cosa succede se si cambia punto di vista? Se si guarda il mondo a testa in giù?

Tut­te le metro­po­li­ta­ne diven­ta­no evvi­va, se si vuo­le esul­ta­re, o tung­ste­no, se si vuo­le costrui­re una lam­pa­di­na a incan­de­scen­za. Tut­ti i voti appe­na suf­fi­cien­ti diven­ta­no qua­si il mas­si­mo. I lam­pa­da­ri si aggan­cia­no al par­quet e sui sof­fit­ti si sten­do­no i tappeti.

I rami del­l’al­be­ro si tra­sfor­ma­no nel­le sue radi­ci. Pic­co­le e uggio­se goc­cio­li­ne di piog­gia diven­ta­no un gio­io­so grup­po di pal­lon­ci­ni colo­ra­ti. Una pista da sci diven­ta una mon­ta­gna da sca­la­re. Olaf si scio­glie, diven­ta un falò. La ban­die­ra del­la pace diven­ta sim­bo­lo del movi­men­to LGBTQ+

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Cam­bia­re pun­to di vista può far bene, por­ta­re una ven­ta­ta di aria nuo­va e sti­mo­la­re la fan­ta­sia. Tra­sfor­ma­re qual­co­sa di comu­ne e bana­le in qual­co­sa di buf­fo. Ad esem­pio, in que­sto car­tel­lo di avvi­so riguar­do gli accor­gi­men­ti anti-covid…sembra pro­prio esser­ci un uomo con la mascherina. 

E se inve­ce fos­se un sor­ri­den­te fun­go un po’ appuntito? 

A vol­te può non esse­re una cat­ti­va idea guar­da­re le cose con una pro­spet­ti­va diver­sa, inver­ti­re il sen­so di mar­cia. Ma non pro­va­te­ci in autostrada. 

P.S. Sì, è la stes­sa imma­gi­ne di poche righe sopra, sol­tan­to ruo­ta­ta di pi greco…

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Giulia Maineri
Instan­ca­bi­le curio­so­na, ho sem­pre una doman­da sul­la pun­ta del­la lin­gua. Leg­go di tut­to e di tut­ti per capi­re chi sono. Col­ti­vo la pas­sio­ne per la sto­ria del­l’ar­te per capi­re chi sia­mo. Stu­dio fisi­ca per rispon­de­re ai come. Esplo­ro il mon­do in un’esasperata, ma entu­sia­sman­te, ricer­ca dei perché.

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