Terre Selvagge. Il Cammino Inca verso la Città perduta

Terre Selvagge. Il Cammino Inca, la strada verso la Città perduta

Viaggi, esplorazioni, vagabondaggi. In questa rubrica, un’indagine intorno al movimento e al desiderio di spostarsi e cercare altri luoghi. 


«Nel­la varie­tà dei suoi incan­ti e il pote­re del­la sua sedu­zio­ne, non cono­sco un altro luo­go al mon­do che gli si pos­sa com­pa­ra­re» que­ste furo­no le paro­le di Hiram Bin­gham, l’esploratore sta­tu­ni­ten­se che sco­prì nel 1911 i resti del­la cit­tà inca di Machu Picchu. 

Que­sto sito archeo­lo­gi­co, con­si­de­ra­to uno del­le set­te mera­vi­glie del mon­do moder­no, è sta­to dichia­ra­to Patri­mo­nio Cul­tu­ra­le e Natu­ra­le dell’Umanità nel 1938.

Machu Pic­chu vie­ne chia­ma­ta anche La cit­tà per­du­ta per­chè è rima­sta nasco­sta alla stra­gran­de mag­gio­ran­ze dell’umanità per più di quat­tro­cen­to anni, pri­ma che venis­se sco­per­ta a ini­zio nove­cen­to. La cit­tà sor­ge in Perù, nel cuo­re del­le Ande, una del­le cate­ne mon­tuo­se più lun­ghe e sug­ge­sti­ve al mon­do. Tra val­li lus­su­reg­gian­ti, l’agglomerato di tem­pli, palaz­zi ter­raz­zi e monu­men­ti sor­ge a un’altitudine di 2430 metri.

Probabilmente costruita nel 1450, Machu Picchu è il principale simbolo dell’architettura Inca. 

La sua stra­te­gi­ca ubi­ca­zio­ne ha por­ta­to a pen­sa­re che fos­se un impor­tan­te cen­tro ammi­ni­stra­ti­vo e agri­co­lo, o un fon­da­men­ta­le nes­so tra le Ande e l’Amazzonia peru­via­na. Altre teo­rie han­no fat­to pen­sa­re che fos­se anche un luo­go cele­bra­ti­vo dei gran­di impe­ra­to­ri inca. A pre­scin­de­re dal suo ruo­lo, Machu Pic­chu è la testi­mo­nian­za dell’avan­za­ta mae­stria costrut­ti­va dell’impero inca: il com­ples­so siste­ma di cana­li, ad esem­pio, è costrui­to con bloc­chi di pie­tra sen­za nes­su­na amal­ga­ma. L’area di Machu Pic­chu è di 30.000 etta­ri: un area vastis­si­ma che com­pren­de, oltre alle attra­zio­ni archeo­lo­gi­che, una vasta flo­ra e fau­na, pic­chi inne­va­ti e pen­dii boscosi. 

Ma, oltre alle attra­zio­ni all’interno del sito archeo­lo­gi­co, fon­da­men­ta­le è per­cor­re­re il Cam­mi­no Inca, l’antica stra­da che con­du­ce a Machu Pic­chu, una del­le escur­sio­ni più ico­ni­che al mon­do.

L’impero Inca è sta­to il più vasto impe­ro pre­co­lom­bia­no del con­ti­nen­te Ame­ri­ca­no, sor­to nel XII seco­lo e cadu­to con la con­qui­sta spa­gno­la tra il 1532 e il 1572. Il Perù è sta­ta la cul­la di que­sta civil­tà che con­qui­stò la mag­gior par­te dei ter­ri­to­ri occi­den­ta­li dell’America del sud, tra Perù, Ecua­dor, Boli­via, Argen­ti­na, Cile e Colom­bia. Pro­prio per col­le­ga­re que­sti vasti e distan­ti ter­ri­to­ri, gli Inca han­no costrui­to miglia­ia di chi­lo­me­tri di sen­tie­ri tra le quat­tro regio­ni di Anti­suyo, Con­ti­suyo, Chin­chay­suyo e Col­la­suyo. Anco­ra oggi mol­ti trat­ti di que­sti sen­tie­ri sono per­cor­ri­bi­li, ma ovvia­men­te il più famo­so è il Per­cor­so Clas­si­co, che con­du­ce pro­prio a Machu Pic­chu. Sol­ca­re la stra­da che por­ta a uno dei cen­tri nevral­gi­ci di que­sto impe­ro per­met­te­re di riper­cor­re­re anni di sto­ria, cir­con­da­ti dall’incredibile natu­ra del­le Ande men­tre ci si avvi­ci­na al sito archeo­lo­gi­co che, ogni anno, rice­ve un milio­ne e mez­zo di visi­te.

Que­sto per­cor­so, lun­go 42 chi­lo­me­tri, ini­zia un paio di ore fuo­ri Cuz­co, capi­ta­le dell’impero inca, e ter­mi­na alla Cit­tà per­du­ta quat­tro gior­ni dopo. Il sen­tie­ro può risul­ta­re dif­fi­col­to­so a cau­sa dei con­ti­nui cam­bi di alti­tu­di­ne, par­ten­do da 2600 metri, salen­do al pic­co più alto a 4200 metri pri­ma di ridi­scen­de­re ver­so Machu Picchu.

Seb­be­ne le varie teo­rie sul ruo­lo di Machu Pic­chu sia­no discor­dan­ti, tut­ti gli sto­ri­ci con­cor­da­no sul fat­to che fos­se un luo­go di gran­de impor­tan­za e pro­ba­bil­men­te di pellegrinaggio.

Percorrere le strade lastricate passando accanto a monumenti centenari nella natura incontaminata è quindi sicuramente un’esperienza suggestiva e a tratti spirituale. 

Ogni trat­to del Cam­mi­no inca nascon­de bel­lez­ze impre­ve­di­bi­li: si può cosi pas­sa­re dal vil­lag­gio inac­ces­si­bi­le di Sayac­mar­ca, alle rovi­ne di Run­ku­ra­cay, alle ter­raz­ze di Lla­cra­pa­ta all’altissimo pas­so del Woman’s pass.

Alla fine del Cam­mi­no Inca si giun­ge infi­ne alla famo­sa Por­ta del Sole, il sug­ge­sti­vo ingres­so del­la Cit­tà per­du­ta. Da qua non resta che goder­si il sito archeo­lo­gi­co di Machu Pic­chu, per­den­do­si nei mean­dri di una civil­tà affa­sci­nan­te che ha lascia­to la sua trac­cia nel­la storia.

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Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

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