Bookadvisor, consigli di lettura di giugno

Bookadvisor, consigli di lettura di giugno

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Caro Pier Pao­lo, Dacia Marai­ni (Neri Poz­za) – Recen­sio­ne di Lau­ra Cecchetto

In occa­sio­ne del cen­te­na­rio dal­la sua nasci­ta, Dacia Marai­ni rac­con­ta Paso­li­ni e la sua vita fuo­ri dagli sche­mi, vivo più che mai nei suoi film e nei suoi roman­zi, anti­con­for­mi­sti e pro­vo­ca­to­ri, sco­mo­di e pesan­te­men­te cri­ti­ca­ti, tan­to discus­si quan­to ama­ti. Le let­te­re indi­riz­za­te all’amico Pier Pao­lo rin­cor­ro­no il loro pas­sa­to più inti­mo e attua­liz­za­no i ricor­di con­di­vi­si con il poe­ta sot­ti­le, che nar­ra­no la tene­ra e affet­tuo­sa ami­ci­zia tra due, entram­bi lega­ti ad Alber­to Mora­via. Tra­mi­te i sogni del­la stes­sa Marai­ni, vie­ne dipin­to un Paso­li­ni che vive le sue idee con il cor­po, con una crea­ti­vi­tà a trat­ti con­tro­cor­ren­te, a trat­ti pro­fe­ti­ca. Gra­zie a que­sto moder­no epi­sto­la­rio, si trat­teg­gia un ritrat­to pre­ci­so, den­so di det­ta­gli e con­trad­di­zio­ni, dell’autore friu­la­no in un dia­lo­go che non si è inter­rot­to nem­me­no con la tra­gi­ca scom­par­sa di lui, al qua­le la Marai­ni si rivol­ge non tan­to con tono d’addio, ben­sì di deli­ca­ta nostalgia.


Memo­ria del­le mie put­ta­ne alle­gre, Car­lot­ta Vagno­li (Mar­si­lio) – Recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Il vero segre­to di Macon­do era custo­di­to dal­le don­ne: testar­de, all’occorrenza stron­ze, ira­sci­bi­li o assen­ti, ma sem­pre trop­po poco ascol­ta­te e lascia­te nell’ombra. Così Car­lot­ta Vagno­li comin­cia un per­cor­so a trat­ti “archeo­lo­gi­co” per por­ta­re sul­la sce­na prin­ci­pa­le que­ste per­so­na­li­tà e le rac­con­ta a par­ti­re da ciò che cono­sce: la sua fami­glia, le sue com­pa­gne di vacan­ze, il pae­se del­la sua infan­zia. Cent’anni di soli­tu­di­ne è il prin­ci­pa­le pun­to di rife­ri­men­to, ma lun­go il cor­so del­la nar­ra­zio­ne ven­go­no trat­ta­ti anche per­so­nag­gi di Dell’amore e di altri demo­ni e di Memo­ria del­le mie put­ta­ne tri­sti. Tut­ti i per­so­nag­gi sono ripre­si per un ampio discor­so che ver­te sul­la figu­ra del­la don­na e il suo esse­re anco­ra­ta anco­ra, sia nel­la nar­ra­ti­va che nel­la vita, all’appartenenza alla dia­de puttana/santa. Vagno­li si con­cen­tra sul­le figu­re più impor­tan­ti per lei e impo­ne un nuo­vo modo di vede­re le don­ne, che esu­li da cate­go­rie mono­li­ti­che e arcai­che e per­met­ta il calei­do­sco­pio del­la loro com­ples­si­tà. Trat­ta­re di Mar­quez richie­de anche di saper maneg­gia­re il rea­li­smo magi­co, per­ché non è con la mera mate­ria ter­re­na che i suoi per­so­nag­gi sono fat­ti, eppu­re tra esor­ci­smi, mor­ti che non tro­va­no sepol­tu­ra e sacro e pro­fa­no prêt-à-por­ter, Vagno­li sa rac­con­ta­re per­fet­ta­men­te con lo sguar­do di “Gabo”. Mari­na di Casta­gne­to Car­duc­ci diven­ta Macon­do, pro­tet­ta dal­la natu­ra ma al tem­po stes­so da essa richia­ma­to sem­pre. For­se se avrà un desti­no diver­so dal­la fit­ti­zia cit­ta­di­na di Mar­quez sarà anche gra­zie al fat­to che qui c’è alme­no una don­na che non rie­sce a esse­re un per­so­nag­gio secon­da­rio e che al silen­zio o all’autoisolamento pre­fe­ri­sce il fare casino.


Ver­so il para­di­so, Hanya Yana­gi­ha­ra (Fel­tri­nel­li) – Recen­sio­ne di Simo­ne Muciaccia

Capo­la­vo­ro asso­lu­to del­la let­te­ra­tu­ra con­tem­po­ra­nea. Ha la mole di un roman­zo otto­cen­te­sco ma con un occhio atten­to e con­cen­tra­to su tut­te le dina­mi­che con­tem­po­ra­nee, svi­sce­ran­do­le e ana­liz­zan­do­le con uno sti­le ormai carat­te­ri­sti­co. Per­so­nag­gi, sto­rie, luo­ghi si intrec­cia­no sem­pre in manie­ra spiaz­zan­te spae­san­do il let­to­re e met­ten­do­lo di fron­te alle cru­dez­ze mec­ca­ni­ci­sti­che del­la nostra esi­sten­za. Ambien­ta­to a New York, il libro è divi­so in tre par­ti, ognu­na rela­ti­va a un perio­do sto­ri­co dif­fe­ren­te. Usci­to il 13 gen­na­io 2022, que­sto roman­zo entra nel cuo­re sia dei let­to­ri, sia dei personaggi.


Poe­sie da spiag­gia, Nico­la Cro­cet­ti e Jova­not­ti (Cro­cet­ti Edi­to­re) – Recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Leg­ge­re una poe­sia ti per­met­te di entra­re nel­la men­te e nell’anima del com­po­si­to­re, cer­can­do di capir­ne le sen­sa­zio­ni, i tur­ba­men­ti o le emo­zio­ni. Ma leg­ge­re un libro di poe­sie, tut­te di auto­ri e autri­ci diver­si, è un vero e pro­prio viag­gio intro­spet­ti­vo che por­ta oltre i con­fi­ni, tal­vol­ta autoim­po­sti del­la nostra vita: ci fa toc­ca­re luo­ghi e perio­di lon­ta­ni, ci dà la pos­si­bi­li­tà di tro­var­ci pri­ma in mez­zo al mare, poi su una spiag­gia, poi nel­la not­te o anco­ra in mez­zo a un pra­to. E quan­do ci si per­de tra le righe di una poe­sia si è immer­si in un mon­do altro, dal qua­le non si rie­sce più a usci­re. Ci si sen­te sospe­si nel vuo­to, ma estre­ma­men­te appa­ga­ti e capi­ti. La poe­sia è in gra­do di par­la­re a tut­ti i let­to­ri, di qua­lun­que epo­ca o par­te del mon­do, per­ché la sua for­za è eter­na e non la può scal­fi­re nem­me­no lo scor­re­re del tem­po. Poe­sie da spiag­gia è un’occasione per risco­pri­re e rileg­ge­re poe­sie, sem­pre attua­li e mai trop­po vec­chie, ovun­que voglia­mo, nel momen­to che più pre­fe­ria­mo, per­ché tan­to sarà quel­lo giusto.


Sex Work is Work, Giu­lia Zol­li­no (Eris Edi­zio­ni) – recen­sio­ne di Costan­za Mazzucchelli

«Ma sei obbli­ga­ta a fare que­sto lavo­ro? Ma poi, è un lavo­ro vero, un lavo­ro come un altro?». Que­ste alcu­ne del­le doman­de che, spes­so e volen­tie­ri, si sen­to­no pro­fe­ri­re con leg­ge­rez­za quan­do si discu­te di pro­sti­tu­zio­ne; si pen­sa che chi si pro­sti­tui­sce ven­ga costret­to (ma soprat­tut­to, costret­ta) a far­lo e che non si pos­sa par­la­re di libe­ra scel­ta e auto­de­ter­mi­na­zio­ne. Giu­lia Zol­li­no fa capi­re subi­to che non è così, ci pren­de per mano e ci accom­pa­gna in que­sta sel­va di luo­ghi comu­ni, tra tut­ti gli aspet­ti di un lavo­ro – per­ché sì, di lavo­ro si trat­ta – che è com­ples­so soprat­tut­to per­ché negli anni, attor­no ad esso, si sono stra­ti­fi­ca­ti fal­si miti e pre­giu­di­zi, qua­si sem­pre lega­ti a dop­pio filo con l’i­dea di dover con­trol­la­re il cor­po fem­mi­ni­le, idea frut­to del­la socie­tà patriar­ca­le in cui vivia­mo. Zol­li­no ci par­la di lot­ta allo stig­ma, dirit­ti, tute­le e ter­mi­no­lo­gie pre­ci­se in poco più di ses­san­ta pagi­ne ric­che di con­cet­ti: Sex Work is Work è un sag­gio bre­ve uti­le per ini­zia­re a inter­ro­gar­si e met­ter­si in discus­sio­ne. Rispet­to a un tema su cui tut­ti ci sen­tia­mo in gra­do di dare giu­di­zi mol­to for­ti, sapen­do però ben poco, que­sto libro ci dota di stru­men­ti per giu­di­ca­re di meno (soprat­tut­to le scel­te altrui), sapen­do di più. La col­la­na Boo­k­Block di Eris Edi­zio­ni, in que­sto sen­so, svol­ge un lavo­ro neces­sa­rio, for­nen­do «pic­co­li stru­men­ti di auto­di­fe­sa cul­tu­ra­le che ser­vi­ran­no a intro­dur­re argo­men­ti e temi chia­ve del mon­do in cui viviamo». 

Con­di­vi­di:
Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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