Da rileggere per la prima volta. Notti al circo

Da rileggere per la prima volta. Notti al circo

L’ef­fer­ve­scen­za del­la fine del XIX seco­lo, il mon­do del cir­co, Mar­ga­ret That­cher e Fou­cault sono solo alcu­ni degli ele­men­ti che ren­do­no esplo­si­vo e uni­co nel suo gene­re Not­ti al cir­co, capo­la­vo­ro post­mo­der­no di Ange­la Car­ter, pub­bli­ca­to nel 1984. Il libro è diven­ta­to un clas­si­co e anco­ra oggi, leg­gen­do­lo, por­ta a rifles­sio­ni e inter­pre­ta­zio­ni attua­li, che tra­va­li­ca­no gli anni di pub­bli­ca­zio­ne del roman­zo per giun­ge­re a noi in tut­ta la loro potenza. 

Car­ter è un’au­tri­ce ingle­se, vis­su­ta tra il 1940 e il 1992, la cui gran­de com­pe­ten­za e novi­tà nel­l’am­bi­to del­la scrit­tu­ra è sta­ta rico­no­sciu­ta fin dal 1968 con il Somer­set Mau­gham Award, pre­mio let­te­ra­rio per scrit­to­ri emer­gen­ti. Con il dena­ro vin­to, si tra­sfe­ri­sce in Giap­po­ne, dove fa espe­rien­za di alcu­ne dina­mi­che di gene­re che la avvi­ci­na­no sem­pre più al fem­mi­ni­smo e le fan­no svi­lup­pa­re una sen­si­bi­li­tà per tema­ti­che di attua­li­tà. La scrit­tu­ra di Ange­la Car­ter pre­sen­ta una rile­van­te com­po­nen­te poli­ti­ca: die­tro a sto­rie fin­zio­na­li il rife­ri­men­to è a situa­zio­ni rea­li, spes­so pro­ble­ma­ti­che e quan­to mai urgen­ti anche nel­la contemporaneità. 

In particolare, si concentra sul genere, il rapporto tra i sessi e la costruzione del corpo. 

Not­ti al cir­co è strut­tu­ra­to su tre par­ti prin­ci­pa­li, che pren­do­no il tito­lo dai luo­ghi in cui ogni par­te è ambien­ta­ta: Lon­dra, San Pie­tro­bur­go, Sibe­ria. Il roman­zo segue il tour del cir­co del Colon­nel­lo Kear­ney e, lun­go que­sto iti­ne­ra­rio, si intrec­cia­no le vicen­de dei nume­ro­si per­so­nag­gi che affol­la­no le pagi­ne del libro: Fev­vers, Wal­ser, Liz­zie, Ma Nel­son sono solo alcu­ni dei nomi che si incon­tra­no. Que­sto viag­gio è inter­pre­ta­bi­le anche in sen­so meta­fo­ri­co e sim­bo­li­co: ogni per­so­nag­gio, quin­di, com­pie un viag­gio sia fisi­co sia for­ma­ti­vo. Il roman­zo si muo­ve con­ti­nua­men­te tra pas­sa­to e pre­sen­te, rico­struen­do le sto­rie pre­gres­se e le vicen­de nel loro svolgimento. 

Pro­prio dal con­cet­to di cor­po men­zio­na­to pri­ma può par­ti­re l’a­na­li­si di Not­ti al cir­co e dei suoi per­so­nag­gi. La pro­ta­go­ni­sta, Fev­vers, vie­ne pre­sen­ta­ta e descrit­ta fin da subi­to in rela­zio­ne alla pro­pria fisi­ci­tà, a un cor­po con­trad­dit­to­rio e ossi­mo­ri­co, che è ano­ma­lo, ma che vie­ne sfrut­ta­to come stru­men­to di risi­gni­fi­ca­zio­ne e riap­pro­pria­zio­ne di sé. Fev­vers ha le ali, ma il suo cor­po non è bio­lo­gi­ca­men­te adat­to al volo; il suo cor­po è spet­ta­co­la­riz­za­tocapi­ta­liz­za­to (pri­ma Fev­vers lavo­ra in un bor­del­lo, poi in un freak show e, infi­ne, in un cir­co), di per sé non è bel­lo, ma costrui­sce la sua bel­lez­za attra­ver­so la per­for­man­ce ed enfa­tiz­zan­do il suo sta­tu­to ambi­guo. Fev­vers è una diva on sta­ge, ma è vista come uno scher­zo del­la natu­ra off sta­ge.

Si par­la di sta­tu­to ambi­guo di Fev­vers per­ché il roman­zo ruo­ta intor­no ad una que­stio­ne cru­cia­le, un dub­bio che atta­na­glia il copro­ta­go­ni­sta, Wal­ser, un gio­va­ne gior­na­li­sta cali­for­nia­no che segue Fev­vers nel suo tour a par­ti­re da un’intervista che deci­de di far­le a Lon­dra: Wal­ser cre­de che il cor­po di Fev­vers, metà don­na metà uccel­lo, non sia rea­le e sia, inve­ce, un mar­chin­ge­gno e una fro­de. A fron­te di que­sto, il gior­na­li­sta (che duran­te il roman­zo vesti­rà anche i pan­ni di un clo­wn nel cir­co) vive un peren­ne sen­so di spiaz­za­men­to.

L’impossibilità di col­lo­ca­re Fev­vers in una cor­ni­ce pre­ci­sa vie­ne vista come una risor­sa. Se Fev­vers ali­men­ta il carat­te­re sim­bo­li­co, miste­rio­so e mol­te­pli­ce del­la sua natu­ra allo­ra può costruir­si come esse­re com­ples­so e può diven­ta­re pro­dut­tri­ce di signi­fi­ca­to; se, inve­ce, il cor­po vie­ne facil­men­te inca­sel­la­to in defi­ni­zio­ni rigi­de e uni­vo­che, lei risul­ta solo uno scher­zo del­la natura.

L’intenzione di Carter è ingenerare una sensazione straniante, volta a mettere in discussione le nostre aspettative e il modo normale con cui guardiamo la realtà. 

Si fa leva sull’esitazione e sul sen­so di spae­sa­men­to. Il per­so­nag­gio di Fev­vers è sem­pre in muta­men­to, la sua iden­ti­tà non è mai defi­ni­ta e oscil­la sem­pre tra pola­ri­tà oppo­ste; que­sto impe­di­sce di sta­bi­li­re un pun­to fis­so come rife­ri­men­to o model­lo. I cor­pi e gli atteg­gia­men­ti non con­for­mi a uno stan­dard pre­sta­bi­li­to ten­den­zial­men­te ven­go­no mar­gi­na­liz­za­ti; que­sta con­di­zio­ne limi­na­le ha come con­se­guen­za una dina­mi­ci­tà note­vo­le, che con­sen­te di rea­gi­re in modi diver­si alla discri­mi­na­zio­ne, auto­de­fi­nen­do­si e facen­do­si por­ta­to­ri di nuo­vi signi­fi­ca­ti per tro­va­re un pro­prio posto nel mondo.

Mol­ti dei per­so­nag­gi pre­sen­ta­ti all’in­ter­no di Not­ti al cir­co occu­pa­no i mar­gi­ni del­la socie­tà di fine Otto­cen­to e ini­zio Nove­cen­to: pro­sti­tu­te, per­so­nag­gi del cir­co, ex car­ce­ra­te. Le loro vicen­de ven­go­no intes­su­te con la sto­ria prin­ci­pa­le e rac­con­ta­te con un gra­do di ana­li­si che resti­tui­sce loro gran­de digni­tà. In que­sto ric­co mosai­co di sto­rie e per­so­nag­gi tro­va­no espres­sio­ne i con­cet­ti, ela­bo­ra­ti dal filo­so­fo Jean-Fra­nçois Lyo­tard, di Grand Histo­riePeti­ts réci­ts: il pri­mo è il rac­con­to di Fev­vers e Wal­ser rela­ti­vo all’esperienza del­la fine del seco­lo da un pun­to di vista alter­na­ti­vo; il secon­do sono le pic­co­le nar­ra­zio­ni secon­da­rie che pren­do­no, per un momen­to, il pos­ses­so del­la storia.

La Grand Historie, la storia principale, è ambientata alla fine del XIX secolo. 

Si trat­ta di un perio­do di gran­de fer­men­to e inno­va­zio­ne, ma che por­te­rà anche a un momen­to di incer­tez­za e dolo­re con la pri­ma guer­ra mon­dia­le. In Not­ti al cir­co si sen­te l’e­co del­la fase del­le gran­di spe­ran­ze per il seco­lo a veni­re. In que­sto con­te­sto, Fev­vers è l’immagine del­lo splen­do­re di una nuo­va epo­ca in arri­vo; inol­tre, rap­pre­sen­ta il model­lo di new woman, defi­ni­zio­ne uti­liz­za­ta per don­ne col­te, intel­let­tual­men­te atti­ve, che pro­pon­go­no una visio­ne del­la don­na diver­sa da quel­la impo­sta dal­la mora­le vittoriana.

Il rife­ri­men­to cro­no­lo­gi­co, però, debor­da dal XIX seco­lo e giun­ge addi­rit­tu­ra agli anni Ottan­ta del Nove­cen­to, ossia il perio­do in cui Car­ter redi­ge il roman­zo. I per­so­nag­gi sono ani­ma­ti da uno spi­ri­to affi­ne a quel­lo degli anni Set­tan­ta in Euro­pa e Nord Ame­ri­ca e l’essere un per­so­nag­gio dal­la con­sa­pe­vo­lez­za sto­ri­ca suc­ces­si­va, sem­pre con un pie­de nel seco­lo suc­ces­si­vo, è già rac­chiu­so nell’essenza di Fev­vers: il suo cor­po ibri­do non appar­tie­ne com­ple­ta­men­te né al mon­do ani­ma­le né al mon­do umano. 

In Notti al circo non sfugge il riferimento a una donna che ha dato il nome a un’epoca e proprio come Fevvers causa una fevvers mania: Margaret Thatcher. 

Entram­be si ser­vo­no, per costrui­re il pro­prio per­so­nag­gio, di imma­gi­ni, sim­bo­li, valo­ri for­ti; la dif­fe­ren­za risie­de nel fat­to che That­cher uti­liz­za model­li maschi­li per impor­si – sen­za cam­bia­re lo sta­to di cose – su una sce­na domi­na­ta da uomi­ni, men­tre per Fev­vers la fem­mi­ni­li­tà, l’au­to­de­ter­mi­na­zio­ne e la soli­da­rie­tà fem­mi­ni­le sono que­stio­ni rile­van­ti. Inol­tre, Fev­vers e That­cher sono acco­mu­na­te dal mate­ria­li­smo e dal­l’at­tac­ca­men­to al pro­fit­to eco­no­mi­co: Fev­vers, però, usa il suo dena­ro anche in manie­ra filan­tro­pi­ca e generosa.

Not­ti al cir­co, pro­prio come la sua pro­ta­go­ni­sta, è un testo mul­ti­for­me, ibri­do e dal­le dif­fi­ci­li defi­ni­zio­ni. A secon­da di come lo si ana­liz­zi, lascia emer­ge­re que­stio­ni sem­pre diver­se, oscil­lan­do tra il rea­li­smo magi­co e l’histo­rio­gra­phic meta­fic­tion. Inol­tre, è espres­sio­ne del­le for­ze sto­ri­che, socia­li e poli­ti­che del tem­po di Car­ter, che rie­sce qui a com­bi­na­re magi­stral­men­te una serie di rife­ri­men­ti, dal panop­ti­con di Fou­cault al femminismo.

Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.
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Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

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