EliSIR. India, proteste contro la riforma militare di Modi

ELISIR. India, proteste contro la riforma militare di Modi

EliSIR è la rubrica di geopolitica e relazioni internazionali curata su Vulcano da SIR – Students for International Relations, associazione studentesca della Statale.


Sono pochi e con­fu­si i dati sul­le pro­te­ste che nell’ultima set­ti­ma­na han­no pre­so pie­de in India.

Un pri­mo bilan­cio par­la di “alme­no un mor­to e doz­zi­ne di feri­ti” e fa rife­ri­men­to a un epi­so­dio del­lo scor­so vener­dì avve­nu­to a Telen­ga­na: i mani­fe­stan­ti han­no pre­so d’assalto la sta­zio­ne fer­ro­via­ria di Secun­de­ra­bad, dan­do fuo­co ai vago­ni di un tre­no sta­zio­na­to sui bina­ri, e la poli­zia ha aper­to il fuo­co sul­la folla.

Con il passare dei giorni, non è ancora chiaro se la vittima sia stata uccisa dagli spari. 

Il dato cer­to è il peso che le pro­te­ste con­tro la rifor­ma mili­ta­re stan­no aven­do nel Pae­se, un pro­ble­ma per il pre­si­den­te Modi che deve tene­re con­to del malu­mo­re cre­scen­te tra le reclu­te dell’esercito nazio­na­le, suo baci­no elet­to­ra­le di rife­ri­men­to, e far fron­te alle con­se­guen­ze del­la repres­sio­ne in atto che, per l’ennesima vol­ta, met­to­no in luce la pre­ca­rie­tà del siste­ma demo­cra­ti­co indiano.

La rifor­ma

Agni­path (“La Via del Fuo­co”) è il nome del­la rifor­ma al cen­tro del­le ulti­me controversie. 

Nei fatti si tratta di assumere le nuove reclute dell’esercito con contratti a breve termine.

La dura­ta indi­ca­ta è di quat­tro anni, sosti­tuen­do così il con­sue­to con­trat­to a tem­po inde­ter­mi­na­to. Una mano­vra del gene­re ha ovvie rica­du­te su sti­pen­di e pen­sio­ni del per­so­na­le mili­ta­re del Pae­se e su quest’ultimo pun­to è con­cen­tra­to il ful­cro dell’azione del gover­no dal momen­to che i sus­si­di per i sol­da­ti impe­gna­no più del­la metà dei fon­di stan­zia­ti per la Difesa.

Per gli uomi­ni di Modi, la rifor­ma ser­ve a snel­li­re e poten­zia­re l’esercito, limi­tan­do l’impegno eco­no­mi­co del gover­no e garan­ten­do una mag­gio­re pro­fes­sio­na­liz­za­zio­ne del­le for­ze arma­te. «Un Pae­se gio­va­ne non può per­met­ter­si un eser­ci­to vec­chio», sostie­ne Ajit Doyal, con­si­glie­re del­la Sicu­rez­za Nazio­na­le indiana. 

Sul­la base di que­sto assun­to reg­ge il pro­gram­ma dell’Agni­path: le reclu­te ven­go­no sele­zio­na­te tra i ragaz­zi di dicias­set­te e ven­tu­no anni – “i guer­rie­ri del Fuo­co” – e solo un quar­to di loro acce­de a un con­trat­to a tem­po inde­ter­mi­na­to dopo i quat­tro anni di ser­vi­zio pre­vi­sto; i restan­ti ven­go­no con­ge­da­ti sen­za pensione. 

A que­sto si affian­ca l’obiettivo di rag­giun­ge­re la quo­ta pre­fis­sa­ta di cin­quan­ta­mi­la effet­ti­vi nei pros­si­mi anni (il nume­ro attua­le ruo­ta attor­no ai qua­ran­ta­mi­la) dopo il lun­go stop ai reclu­ta­men­ti a cau­sa dell’emergenza COVID.

Le pro­te­ste

La rea­zio­ne popo­la­re è sta­ta qua­si imme­dia­ta. A poche ore dall’annuncio, diver­si rag­grup­pa­men­ti spon­ta­nei sono anda­ti a for­mar­si nel­le zone del Pae­se: Uttar Pra­desh, Bihar, Raja­sthan, Harya­na, Uttar­khand, Jhar­khand e altri Sta­ti india­ni sono sta­ti al cen­tro degli scon­tri più vio­len­ti avve­nu­ti que­sta set­ti­ma­na tra mani­fe­stan­ti e for­ze dell’ordine.

Le pro­te­ste van­no inqua­dra­te nel con­te­sto più ampio del­la cri­si del­le assun­zio­ni che afflig­ge da anni l’India, ed è dif­fi­ci­le par­la­re di un vero e pro­prio movi­men­to orga­niz­za­to die­tro le rivol­te, ma si può iden­ti­fi­ca­re nel­le reclu­te ven­ten­ni il noc­cio­lo duro dei mani­fe­stan­ti che vedo­no nel­la car­rie­ra mili­ta­re la solu­zio­ne al pro­ble­ma del­la pover­tà diffusa. 

«Ritirate l’Agnipath. Non vogliamo lavoro a breve termine, vogliamo lavoro stabile.»

È il gri­do che ha accom­pa­gna­to il cor­teo di ban­die­re india­ne che han­no sfi­la­to per i distret­ti india­ni. A loro si aggiun­go­no civi­li, don­ne e movi­men­ti stu­den­te­schi di sini­stra che si oppon­go­no all’ennesima mano­vra impo­po­la­re del pre­si­den­te Modi che rischia di aggra­va­re una situa­zio­ne ormai ai limi­ti del­la precarietà.

“L’impresa hin­du-fasci­sta”, il com­men­to di Arun­d­ha­ti Roy

Nel dibat­ti­to tra soste­ni­to­ri del­la rifor­ma e mani­fe­stan­ti, Arun­d­ha­ti Roy, scrit­tri­ce e atti­vi­sta anti-Modi dal­la sua ele­zio­ne nel 2013, sostie­ne che gli scon­tri di piaz­za non avran­no serie con­se­guen­ze sul siste­ma india­no, ma ne cer­ti­fi­ca­no l’impronta auto­ri­ta­ria che ha assun­to negli ulti­mi anni. 

In una let­te­ra ad Al-Jazee­ra, Arun­d­ha­ti Roy bol­la la fac­cen­da come «uno scon­tro inter­no del­la clas­se ege­mo­ne in India» che ha con­tri­bui­to a tace­re la repres­sio­ne in atto ver­so la mino­ran­za mus­sul­ma­na del Paese.

La scrit­tri­ce fa rife­ri­men­to ai recen­ti sgom­be­ri avve­nu­ti nel­le zone a mag­gior den­si­tà isla­mi­ca, inte­ri com­ples­si abi­ta­ti­vi demo­li­ti con i bull­do­zer per­ché abi­ta­ti da «sospet­ti par­te­ci­pan­ti alle mani­fe­sta­zio­ni anti-gover­na­ti­ve». Secon­do que­sto pare­re, l’effetto sor­ti­to dal­le pro­te­ste potreb­be ave­re l’effetto para­dos­sa­le di rin­for­za­re il pre­si­den­te in cari­ca e acce­le­ra­re la tran­si­zio­ne dell’India in quel­la che Roy defi­ni­sce «l’impresa hindu-fascista».

Arti­co­lo di Anto­nio Pel­le­gri­no.

Con­di­vi­di:
SIR on FacebookSIR on Instagram
SIR
SIR, Stu­den­ts for Inter­na­tio­nal Rela­tions, è un’as­so­cia­zio­ne stu­den­te­sca atti­va in Uni­mi. Ope­ra nel cam­po del­la geo­po­li­ti­ca e del­le rela­zio­ni internazionali.
About SIR 8 Articoli
SIR, Students for International Relations, è un'associazione studentesca attiva in Unimi. Opera nel campo della geopolitica e delle relazioni internazionali.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.