Musiracconti. Musica per quando si va a correre

Musiracconti. Musica per quando si corre

Il 10 di ogni mese, la prima rubrica di racconti che suggerisce musica per ogni situazione. Oggi tre consigli per quando si va a correre. 


Dag nasty, Can i say

Gene­re: Emocore/Melodic Hardcore

È il momen­to di usci­re per far­si una cor­set­ta, è il caso di met­te­re su qual­che cosa di ener­gi­co che ten­ga il tuo pas­so men­tre bru­ci l’asfalto, ed ecco che que­sta sim­pa­ti­ca band punk ti dà esat­ta­men­te quel che cer­chi. Sot­to il sole roven­te di giu­gno le ener­gie è faci­le che man­chi­no, ma come fai col rit­mo che pom­pa nel­le orec­chie a fer­mar­ti? Que­ste voci, que­ste chi­tar­re sospin­go­no le tue gam­be che ini­zia­no a cede­re a metà tra­git­to, e sei anco­ra qui che cor­ri tra­spor­ta­to dall’energia for­mi­da­bi­le che costi­tui­sce ogni sin­go­la nota di quest’album. E quan­do stai per cede­re nei tito­li di coda di un pez­zo, ecco che ne ripar­te un altro e la tua cor­sa con­ti­nua. Ti sen­ti for­te, invin­ci­bi­le, la tua ener­gia non si esau­ri­sce mai, il fia­to tor­na magi­ca­men­te di con­ti­nuo. Vero che gli stes­si Dag Nasty dico­no Never go back, ma ti ren­di con­ti che è tar­di e stai tor­nan­do, ti man­ca il fia­to, anco­ra un ulti­mo sfor­zo, il disco sta per fini­re, acce­le­ra, anco­ra uno sfor­zo… un pic­co­lo sfor­zo… l’ultima bot­ta di ener­gia e… ce l’hai fat­ta! Bra­vo, ora è meglio pre­oc­cu­par­si di bere: va bene la musi­ca, ma non dimen­ti­ca­re di idra­tar­ti. Con­si­glia­to a chi vuo­le musi­ca che tie­ne il suo pas­so quan­do va a correre. 


Husker du, Zen Arcade

Gene­ri: har­d­co­re pun­k/­po­st-har­d­co­re

È dif­fi­ci­le non sce­glie­re un disco har­d­co­re per anda­re a cor­re­re. Ma la cor­sa può esse­re mol­to più arti­co­la­ta di un uni­co gran­de sprint, pos­so­no esser­ci dei ral­len­ta­men­ti, del­le pau­se per ripren­de­re il fia­to o per fare stret­ching. Zen Arca­de par­te duro sul­le note di Some­thing I lear­ned today, stai cor­ren­do a mil­le, ma ecco che si ral­len­ta, pren­di­ti il tuo tem­po, non spin­ge­re trop­po, la cor­sa si ammor­bi­di­sce, per poco però: ecco che ripar­ti all’impazzata. Inde­ci­sion time par­te alla velo­ci­tà del­la luce, e tu vuoi sta­re al suo pas­so per scon­giu­ra­re il rischio di esse­re lascia­to indie­tro e per­de­re quel­la bel­lis­si­ma melo­dia dal­le tue cuf­fiet­te. Ed ecco che tut­ta la tua cor­sa segue que­sto anda­men­to discon­ti­nuo, alta­le­nan­te, la tua cor­sa appa­re un caos infor­me sen­za solu­zio­ne di con­ti­nui­tà, ral­len­ti e acce­le­ri sen­za un signi­fi­ca­to appa­ren­te. Ma la tua scam­pa­gna­ta sta duran­do trop­po, eppu­re ti sem­bra che nul­la cam­bi da un po’, ti sem­bra tut­to ugua­le il tra­git­to, con­ti­nui a cor­re­re ma non ti avvi­ci­ni a nul­la, Reoc­cur­ring dream sem­bra la descri­zio­ne di quel­lo che vivi, cor­ri ma non vai da nes­su­na par­te, sei bloc­ca­to su te stes­so in un loop infi­ni­to, solo che le chi­tar­re fer­ma­no il loro cor­so e tac… ecco che sei davan­ti a casa, e sì, la cor­sa può riser­va­re dav­ve­ro tan­te sor­pre­se. Con­si­glia­to a chi non ha con­ti­nui­tà nel­la corsa.


Moa Pillar, Hymns

Gene­re: Ambient trance/Industrial Techno

E se la cor­sa per voi doves­se esse­re astra­zio­ne da que­sto mon­do? Come fare, sen­za per­de­re il rit­mo? Come man­te­ne­re la testa sospe­sa per aria e i pie­di anco­ra­ti a ter­ra? Moa Pil­lar for­se può venir­ci in soc­cor­so. Ecco che fin da Sun stood still la vostra men­te ini­zia a viag­gia­re tra visio­ni spi­ri­tua­li ed ete­ree, men­tre il vostro cor­po si muo­ve in manie­ra qua­si auto­no­ma, sfug­gen­do al vostro con­trol­lo. La caval­ca­ta sognan­te di Dare vi farà viag­gia­re in due dimen­sio­ni con­trap­po­ste, non vi accor­ge­te nem­me­no di star cor­ren­do ma lo fate con gusto, sie­te per­si nei vostri pen­sie­ri in mean­dri sco­no­sciu­ti, non vi impor­ta del­la cor­sa ma cor­re­te comun­que, e pure in manie­ra ordi­na­ta e pre­ci­sa, con un rit­mo costan­te, la vostra ani­ma è in sub­bu­glio. Cor­ret­te cor­re­te e non sen­ti­te la stan­chez­za, non sape­te dove sie­te, men­tre l’ultima caval­ca­ta con Cups risuo­na, la tua par­te di ani­ma più cor­po­rea e bas­sa si uni­sca a quel­la più alta e spi­ri­tua­le, sei arri­va­to a casa e non ti sei nem­me­no accor­to di aver cor­so. Con­si­glia­to a chi si dis­so­cia duran­te la corsa. 

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Gabriele Benizio Scotti
Stu­den­te di filo­so­fia, appas­sio­na­to di musi­ca, cine­ma, video­gio­chi e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce scri­ve­re di que­ste tema­ti­che e appro­fon­dir­le il più possibile.

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