Nationality and Borders Bill per un’Europa sempre più xenofoba

Nationality and Borders Bill per un’Europa sempre più xenofoba

«Voglia­mo ripren­der­ci il con­trol­lo dei nostri con­fi­ni» è sta­to uno degli slo­gan più inci­si­vi del­la cam­pa­gna refe­ren­da­ria pro-Bre­xit, e con­ti­nua a esser­lo anco­ra oggi, a due anni dal­la rati­fi­ca del divor­zio tra Regno Uni­to ed Unio­ne Euro­pea. Dopo l’introduzione, a 
par­ti­re dal 1° gen­na­io 2021, di un siste­ma “a pun­ti” per rego­la­re i flus­si migra­to­ri, mira­to a pri­vi­le­gia­re il talen­to e le com­pe­ten­ze al posto del pae­se di pro­ve­nien­za, il 26 apri­le scor­so il Par­la­men­to ha appro­va­to il Natio­na­li­ty and Bor­ders Bill, e con esso una serie di rifor­me in mate­ria di asi­lo e immigrazione. 

Ma cosa prevede nel dettaglio questa legge e perché viene considerata crudele e disumana nei confronti dei rifugiati?

Dal­le paro­le del Pri­mo mini­stro Boris John­son e del Segre­ta­rio di Sta­to per gli affa­ri inter­ni Pri­ti Patel, l’intento del­la leg­ge sareb­be quel­lo di sco­rag­gia­re l’immigrazione per vie ille­ga­li e pro­teg­ge­re colo­ro che si tro­va­no in una situa­zio­ne di ‘rea­le neces­si­tà’ attra­ver­so un siste­ma a due livel­li vol­to a distin­gue­re i richie­den­ti asi­lo in “Grup­po 1” e “Grup­po 2” in base alla moda­li­tà del loro arri­vo. Que­sta distin­zio­ne giu­sti­fi­che­reb­be un trat­ta­men­to discri­mi­na­to­rio da par­te del­le auto­ri­tà ver­so i rifu­gia­ti del secon­do grup­po: una pale­se vio­la­zio­ne dell’articolo 31 del­la Con­ven­zio­ne sui rifu­gia­ti, il qua­le esen­ta i richie­den­ti asi­lo dal­la pena­liz­za­zio­ne in caso di ingres­so irre­go­la­re, rico­no­scen­do che in mol­ti casi non c’è altra scelta. 

Tra le altre dispo­si­zio­ni, ver­rà aumen­ta­ta la pena mas­si­ma da sei mesi a quat­tro anni di deten­zio­ne per chi entre­rà nel pae­se ille­gal­men­te e intro­dot­to il rim­pa­trio per i richie­den­ti asi­lo arri­va­ti nel Regno Uni­to dopo aver attra­ver­sa­to un “pae­se sicu­ro”. Inol­tre, agli agen­ti di fron­tie­ra ver­ran­no con­fe­ri­ti mag­gio­ri pote­ri, tra cui quel­lo di inter­cet­ta­re e bloc­ca­re le imbar­ca­zio­ni su cui viag­gia­no i migran­ti e respin­ger­le ver­so il por­to di partenza. 

La leg­ge si pro­po­ne di agi­re anche retroat­ti­va­men­te ed è quan­to dispo­sto nel­la clau­so­la 9, il cui con­te­nu­to è sta­to dibat­tu­to per ben nove minu­ti alla Came­ra dei Comu­ni: con­fe­ri­sce al segre­ta­rio di Sta­to il pote­re di pri­va­re un indi­vi­duo del­la cit­ta­di­nan­za bri­tan­ni­ca sen­za pre­av­vi­so, per ragio­ni di pub­bli­co inte­res­se o sicu­rez­za nazio­na­le – moti­va­zio­ni tal­men­te vaghe da ren­de­re vir­tual­men­te a rischio di per­de­re la pro­pria cit­ta­di­nan­za (e i dirit­ti e il sen­so di iden­ti­tà e appar­te­nen­za ad essa con­nes­si) cir­ca sei milio­ni di per­so­ne, mol­te del­le qua­li sono nate sul suo­lo del Regno Uni­to e non sono mai sta­te altro­ve. Secon­do un’analisi di New Sta­te­sman, la dispo­si­zio­ne col­pi­reb­be 2 per­so­ne su 5 appar­te­nen­ti a mino­ran­ze etni­che non bianche.

Ma la novità più importante riguarda l’introduzione di centri di detenzione offshore sulla scia del modello australiano, recentemente adottato nel continente europeo anche dalla Danimarca.

Il 14 apri­le scor­so il gover­no bri­tan­ni­co ha sigla­to un accor­do di coo­pe­ra­zio­ne con il Ruan­da, in base al qua­le i richie­den­ti asi­lo giun­ti a par­ti­re dal pri­mo gen­na­io 2021 in ter­ri­to­rio ingle­se con mez­zi rite­nu­ti ille­ga­li ver­ran­no tra­sfe­ri­ti – il ter­mi­ne uti­liz­za­to è relo­ca­ted – nel pae­se dell’Africa Orien­ta­le; qui atten­de­ran­no l’esito del­la loro richie­sta di asi­lo: se otter­ran­no lo sta­tus di rifu­gia­to, sarà loro per­mes­so di vive­re in Ruan­da, ma nes­sun bigliet­to di ritor­no per il Regno Uni­to. Un accor­do che coste­rà al gover­no ingle­se alme­no 120 milio­ni di ster­li­ne, ma neces­sa­rio, secon­do John­son, poi­ché l’attuale siste­ma di asi­lo crea una pres­sio­ne inso­ste­ni­bi­le per i con­tri­buen­ti e per colo­ro che arri­va­no in Inghil­ter­ra con mez­zi lega­li. Eppu­re, secon­do la segre­ta­ria ombra Yvet­te Coo­per, con­fron­tan­do le spe­se affron­ta­te dal siste­ma austra­lia­no, l’esternalizzazione del­le doman­de di asi­lo risul­te­reb­be cen­to vol­te più costo­sa rispet­to alla sti­ma attua­le di 12 mila sterline.

La rifor­ma ha gene­ra­to un’ondata di dis­sen­so, sia all’interno del gover­no stes­so, da par­te dell’opposizione labu­ri­sta che ha accu­sa­to il Pri­mo Mini­stro di voler devia­re l’attenzione dal par­ty­ga­te che lo vede pro­ta­go­ni­sta, sia a livel­lo inter­na­zio­na­le, da ONG e atti­vi­sti per i dirit­ti uma­ni. La leg­ge, infat­ti, vio­la il prin­ci­pio di non-refou­le­ment dispo­sto dal­la Con­ven­zio­ne di Gine­vra sul­lo sta­tus dei rifu­gia­ti, secon­do il qua­le nes­sun rifu­gia­to può esse­re respin­to ver­so un Pae­se in cui la pro­pria vita o liber­tà potreb­be­ro esse­re seria­men­te minac­cia­te a moti­vo del­la sua raz­za, del­la sua reli­gio­ne, del­la sua cit­ta­di­nan­za, del­la sua appar­te­nen­za a un grup­po socia­le o del­le sue opi­nio­ni politiche. 

Seb­be­ne il Pri­mo Mini­stro si sia più vol­te espres­so in meri­to alla sicu­rez­za del Ruan­da, «rico­no­sciu­to a livel­lo mon­dia­le per il suo pri­ma­to nel­l’ac­co­glien­za e inte­gra­zio­ne dei migran­ti», non poche orga­niz­za­zio­ni han­no mes­so in luce l’effettiva situa­zio­ne dei dirit­ti uma­ni in Ruan­dasol­le­va­to pre­oc­cu­pa­zio­ni sul trat­ta­men­to dei rifu­gia­ti. Human Rights Watch scri­ve che tra feb­bra­io e mar­zo 2018 le auto­ri­tà ruan­de­si han­no ucci­so 12 rifu­gia­ti con­go­le­si duran­te una pro­te­sta con­tro il razio­na­men­to e arre­sta­to mol­ti altri con varie accu­se, tra cui la dif­fu­sio­ne di fal­se infor­ma­zio­ni con l’intento di crea­re un ambien­te ostile. 

Lo stes­so Mini­ste­ro degli Inter­ni ingle­se ha sol­le­va­to pre­oc­cu­pa­zio­ni sul trat­ta­men­to del­le per­so­ne LGBTQI+, dichia­ran­do di moni­to­ra­re la situa­zio­ne per otte­ne­re mag­gio­ri evi­den­ze: a nul­la sono ser­vi­te le testi­mo­nian­ze rac­col­te da HRW di ruan­de­si appar­te­nen­ti alla comu­ni­tà per com­pro­met­te­re il par­te­na­ria­to. Amne­sty Inter­na­tio­nal ha evi­den­zia­to vio­la­zio­ni del dirit­to a un pro­ces­so equo e alla liber­tà di espres­sio­ne; le stes­se pre­oc­cu­pa­zio­ni sol­le­va­te dal gover­no bri­tan­ni­co, in una dichia­ra­zio­ne pub­bli­ca­ta il 25 gen­na­io 2021.

Non solo, dunque, il Regno Unito rifiuta gli obblighi internazionali di accoglienza e protezione, gestendo i richiedenti asilo non come vite umane ma come merci di scambio del libero mercato, ma, ancora una volta, i paesi ricchi ‘scaricano’ le loro responsabilità ai paesi in via di sviluppo: questi ultimi, in particolar modo l’Africa, ospitano l’85% dei rifugiati nel mondo. 

Il 14 giu­gno sareb­be dovu­to par­ti­re il pri­mo aereo ver­so il Ruan­da con a bor­do set­te pas­seg­ge­ri, nume­ro ridot­to rispet­to a quan­do ne era sta­ta data noti­zia a mag­gio. All’ultimo minu­to la Cor­te Euro­pea dei dirit­ti dell’uomo, di cui il Regno Uni­to fa anco­ra par­te, ha emes­so una misu­ra prov­vi­so­ria urgen­te e giu­ri­di­ca­men­te vin­co­lan­te con­tro l’espulsione del pas­seg­ge­ro K.N., arri­va­to dall’Iraq ad apri­le, che ave­va fat­to doman­da di asi­lo il 27 mag­gio. Secon­do la Cor­te, per K.N. esi­ste­reb­be un rea­le rischio di dan­ni irre­ver­si­bi­li, e nes­su­na rimo­zio­ne potrà esse­re auto­riz­za­ta pri­ma di tre set­ti­ma­ne dal­la sen­ten­za fina­le del pro­ces­so di ricorso. 

La deci­sio­ne del­la Cor­te ha inne­sca­to ulte­rio­ri appel­li che han­no bloc­ca­to l’intero aereo. Tut­ta­via, il pia­no di depor­ta­zio­ne esi­ste anco­ra e Pri­ti Patel ha annun­cia­to che il pros­si­mo volo è già in programma. 

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Giulia Tribunale
Fem­mi­ni­sta per neces­si­tà, pole­mi­ca per natu­ra. Scri­vo di poli­ti­ca e temi socia­li e ho un debo­le per le map­pe geo­gra­fi­che e le let­tu­re in riva al mare. Il mio peg­gior nemi­co? Le fake news. Sogno un mon­do che ono­ri la diver­si­tà e abban­do­ni l’individualismo.

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