Pillole di economia. Salario minimo, pro e contro

Pillole di economia. Salario minimo, pro e contro.

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate.


Il 7 giu­gno 2022 l’Unio­ne Euro­pea ha rag­giun­to l’accordo sul­le diret­ti­ve in rela­zio­ne al sala­rio mini­mo ade­gua­to per tut­ti gli Sta­ti mem­bri. Lo ha annun­cia­to in pri­mis la com­mis­sio­ne per l’occupazione e gli affa­ri socia­li del Par­la­men­to, in segui­to Ursu­la von der Leyen su Twit­ter. Sul­la nota del Con­si­glio Euro­peo emes­sa, si leg­ge così: «La pre­si­den­za del Con­si­glio e i nego­zia­to­ri del Par­la­men­to euro­peo han­no rag­giun­to un accor­do poli­ti­co prov­vi­so­rio sul pro­get­to di diret­ti­va sui sala­ri mini­mi ade­gua­ti nell’UE. La nuo­va leg­ge, una vol­ta adot­ta­ta defi­ni­ti­va­men­te, pro­muo­ve­rà l’a­de­gua­tez­za dei sala­ri mini­mi lega­li e con­tri­bui­rà così a rag­giun­ge­re con­di­zio­ni di lavo­ro e di vita digni­to­se per i dipen­den­ti europei». 

Ad un let­to­re meno esper­to, la pro­mo­zio­ne di un sala­rio mini­mo sem­bre­reb­be un vero e pro­prio tra­guar­do, un risul­ta­to neces­sa­rio e qua­si ana­cro­ni­sti­co per la socie­tà euro­pea odier­na. A dir­la tut­ta, potreb­be addi­rit­tu­ra appa­ri­re assur­do che alcu­ni Sta­ti non abbia­no effet­tua­to auto­no­ma­men­te inter­ven­ti in tal sen­so. Quan­do si pen­sa al pro­ble­ma del­la pover­tà è imme­dia­to imma­gi­na­re che, isti­tuen­do una soglia mini­ma di sti­pen­dio, la por­zio­ne di popo­la­zio­ne in dif­fi­col­tà eco­no­mi­ca ne trar­reb­be un enor­me van­tag­gio. In real­tà, però, biso­gna ricor­da­re che gli equi­li­bri che costan­te­men­te si svi­lup­pa­no nel­le eco­no­mie mon­dia­li non sono così sem­pli­ci da analizzare. 

È necessario perciò comprendere i pro e i contro del salario minimo, e capire qual è la ragione per cui alcuni Stati hanno scelto di imporlo e altri no.

Pri­ma di ini­zia­re, biso­gna defi­ni­re con più pre­ci­sio­ne il con­cet­to di sala­rio mini­mo. Si trat­ta di una soglia fis­sa­ta dal­lo Sta­to, sot­to alla qua­le nes­sun dato­re di lavo­ro può spin­ger­si per il paga­men­to dei pro­pri dipen­den­ti. Il sala­rio mini­mo non è quin­di dero­ga­bi­le, né attra­ver­so accor­di col­let­ti­vi né con con­trat­ti privati.

Attual­men­te sono 21 su 27 gli Sta­ti Euro­pei che pre­ve­do­no un sala­rio mini­mo. Ita­lia, Dani­mar­ca, Fin­lan­dia, Austria, Sve­zia e Cipro, inve­ce, non lo han­no anco­ra intro­dot­to. Pro­prio come i prez­zi del­la mer­ce al super­mer­ca­to o il gela­to al bar, ogni soglia sala­ria­le si adat­ta alle con­di­zio­ni eco­no­mi­che del Pae­se in cui vige. Ci si basa su indi­ca­to­ri come il PIL, la pro­dut­ti­vi­tà, l’Indi­ce di Con­su­mo e l’anda­men­to gene­ra­le dell’economia. Perio­di­ca­men­te, poi, il sala­rio mini­mo vie­ne ade­gua­to ai cam­bia­men­ti e alle neces­si­tà eco­no­mi­che del Pae­se. Ad esem­pio, ad oggi in Bul­ga­ria si par­la di un mini­mo sala­ria­le di 332 euro al mese, in Slo­ve­nia di 1.074 euro, men­tre in Fran­cia di 1.603 euro. Il Pae­se con la soglia più ele­va­ta d’Eu­ro­pa è il Lus­sem­bur­go, dove lo sti­pen­dio mini­mo è di 2.000 euro al mese.

La situa­zio­ne in Ita­lia inve­ce è diver­sa. Come anti­ci­pa­to, non vige alcu­na leg­ge che impon­ga ai dato­ri di lavo­ro del nostro Pae­se un paga­men­to mini­mo per i pro­pri dipen­den­ti. Ciò deri­va dal fat­to che, nel cor­so del­la sto­ria ita­lia­na, la discus­sio­ne sul­le nor­me lavo­ra­ti­ve è sem­pre sta­ta par­ti­co­lar­men­te com­ples­sa ed acce­sa, e i pro­ces­si deci­sio­na­li len­ti e poco efficaci.

Secondo Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to Work Italia, introdurre un salario minimo metterebbe a dura prova l’equilibrio raggiunto dai contratti collettivi nazionali, particolarmente in uso nella realtà lavorativa italiana.

«Un altro tema sostan­zia­le – aggiun­ge Bedu­sa – è anche l’impat­to che il sala­rio mini­mo potreb­be ave­re sul tas­so di occu­pa­zio­ne. Quan­to potreb­be, effet­ti­va­men­te, esse­re ammor­tiz­za­to dal­le pic­co­le e medie impre­se ita­lia­ne che rap­pre­sen­ta­no gran par­te del tes­su­to pro­dut­ti­vo del nostro Pae­se, l’aumento sul costo del lavo­ro? Cosa potreb­be fare il Gover­no per ovvia­re a tali aumenti?» 

Quel­lo che effet­ti­va­men­te met­te in evi­den­za Bedu­sa, e che non è scon­ta­to che il sala­rio mini­mo influi­sca posi­ti­va­men­te sul benes­se­re dei dipen­den­ti e sul­le orga­niz­za­zio­ni azien­da­li. Al con­tra­rio di quel­lo che si potreb­be pen­sa­re in un pri­mo momen­to, una soglia mini­ma potreb­be ave­re anche effet­ti nega­ti­vi, soprat­tut­to in un mon­do lavo­ra­ti­vo come quel­lo italiano. 

Dal­le ana­li­si svol­te in più azien­de, infat­ti, è risul­ta­to che lo sti­pen­dio, seb­be­ne rap­pre­sen­ti una sod­di­sfa­zio­ne per il dipen­den­te, non è ciò che gui­da la moti­va­zio­ne sul posto di lavo­ro. A dif­fe­ren­za dei mana­ger, il più del­le vol­te i col­la­bo­ra­to­ri dan­no mag­gio­re impor­tan­za agli aspet­ti lega­ti all’inte­ra­zio­ne socia­le. In par­ti­co­la­re, un’importante leva per la sod­di­sfa­zio­ne è data dal­l’ap­prez­za­men­to da par­te del dato­re di lavo­ro, dal­la pos­si­bi­li­tà di fare car­rie­ra, dal­la cura rivol­ta al per­so­na­le e dal­la fles­si­bi­li­tà azien­da­le sugli inca­ri­chi e sul­le gior­na­te in ufficio. 

Un altro aspet­to nega­ti­vo che potreb­be sca­tu­ri­re dal­lo sti­pen­dio mini­mo è rap­pre­sen­ta­to dal­la sua gestio­ne. Qua­lo­ra esso ven­ga effet­ti­va­men­te inse­ri­to, è fon­da­men­ta­le limi­ta­re i “con­trat­ti alter­na­ti­vi” e intro­dur­re i con­trol­li di appli­ca­zio­ne ade­gua­ti. Una mano­vra poli­ti­ca non pon­de­ra­ta potreb­be spin­ge­re il mer­ca­to lavo­ra­ti­vo ad irri­gi­dir­si, por­tan­do le azien­de ad effet­tua­re outsour­cing, ossia ricer­ca­re for­za lavo­ro all’estero, o, peg­gio, ad ali­men­ta­re il lavo­ro a nero.

L’in­tro­du­zio­ne del sala­rio mini­mo potreb­be quin­di com­por­ta­re alcu­ne pro­ble­ma­ti­che non tra­scu­ra­bi­li, ma, d’altro can­to, gene­re­reb­be il neces­sa­rio raf­for­za­men­to del rap­por­to col­la­bo­ra­to­re-dato­re di lavo­ro.

Inoltre, spingerebbe alla tutela di quelle categorie lavorative che ad oggi sono ancora vittime di “contratti abusanti”. 

Basti pen­sa­re alle mol­te­pli­ci pro­te­ste por­ta­te avan­ti dai dipen­den­ti-rider, che accu­sa­no i loro dato­ri di lavo­ro di sfrut­ta­men­to e di sti­pen­di indecenti. 

Secon­do Danie­la Ron­di­nel­li, euro­par­la­men­ta­re del Movi­men­to 5 Stel­le, i bene­fi­ci sono tan­ti e van­no con­si­de­ra­ti; com­men­ta infat­ti così: «Quel­lo rag­giun­to nel­la not­te a Stra­sbur­go è un accor­do sto­ri­co. Per la pri­ma vol­ta l’U­nio­ne euro­pea fis­sa dei cri­te­ri per sala­ri mini­mi ade­gua­ti ed equi e per con­tra­sta­re la con­cor­ren­za slea­le e il dum­ping sociale». 

L’o­biet­ti­vo del­l’U­nio­ne Euro­pea rima­ne per­ciò quel­lo di imple­men­ta­re la crea­zio­ne di posti di lavo­ro e l’oc­cu­pa­zio­ne nei vari set­to­ri e mer­ca­ti lavo­ra­ti­vi euro­pei. La diret­ti­va pun­ta a isti­tui­re un qua­dro di sala­ri mini­mi ade­gua­ti ed equi, per per­met­te­re ad ogni cit­ta­di­no euro­peo di rag­giun­ge­re un teno­re di vita digni­to­so. Que­sta diret­ti­va potreb­be esse­re defi­ni­ti­va­men­te appro­va­ta entro la fine di giu­gno. Se così fos­se, ogni nazio­ne avreb­be due anni per rece­pi­re e legi­fe­ra­re quan­to richie­sto dal­l’U­nio­ne Europea. 

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Giorgia Fontana
Ciao! Sono Gior­gia, ho 19 anni e fre­quen­to il cor­so di Eco­no­mia e Mana­ge­ment all’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di di Mila­no. Nel­la vita, mi pia­ce esse­re green e far sape­re agli altri che la soste­ni­bi­li­tà non deve esse­re per for­za noio­sa! Qui su Vul­ca­no, mi tro­ve­re­te come refe­ren­te del­la rubri­ca di Economia :)

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