Radici. Sigonella, storia di un incidente diplomatico

La notte di Sigonella, storia di un dirottamento

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994. A questo link è possibile trovare gli articoli precedenti della rubrica.


Per com­pren­de­re cosa accad­de quel­la not­te tra il 10 e l’11 otto­bre 1985 a Sigo­nel­la, è neces­sa­rio risa­li­re ad una vicen­da che l’allora Mini­stro degli Este­ri, Giu­lio Andreot­ti, descris­se effi­ca­ce­men­te con un cer­to sdegno: 

Com’è pos­si­bi­le poi che un equi­pag­gio com­po­sto non da ‘figli di Maria’, ma da marit­ti­mi di Tor­re del Gre­co si lasciò tene­re per alcu­ni gior­ni sot­to scac­co da quat­tro per­so­ne? E che il Capi­ta­no poi, par­lan­do con Cra­xi al tele­fo­no dices­se che non era suc­ces­so nien­te, men­tre inve­ce era sta­ta ucci­sa una persona?

Quan­do quat­tro ter­ro­ri­sti pale­sti­ne­si pre­se­ro il con­trol­lo dell’Achil­le Lau­ro, la nave ita­lia­na sta­va com­pien­do una cro­cie­ra nel medi­ter­ra­neo: a bor­do, tra equi­pag­gio e pas­seg­ge­ri, c’erano più di 500 per­so­ne. Si trat­ta­va di quat­tro gio­va­ni appar­te­nen­te al Fron­te di Libe­ra­zio­ne Pale­sti­ne­se, una cor­ren­te radi­ca­le e mino­ri­ta­ria dell’OLP (Orga­niz­za­zio­ne di Libe­ra­zio­ne Palestinese). 

Gio­va­ni – uno di loro per­si­no mino­ren­ne – e disor­ga­niz­za­ti: i quat­tro era­no sali­ti a bor­do del­la nave a Geno­va, con pas­sa­por­ti fal­si, ma pre­sto furo­no sco­per­ti dall’equipaggio di bor­do, che, però, il 7 otto­bre alle 1985 si tro­vò inti­mi­di­to dai kala­sh­ni­kov e sot­to al con­trol­lo dei terroristi. 

Il mayday raggiunse Roma appena in tempo: rapidamente Giulio Andreotti attivò un’unità di crisi per stabilire un dialogo con i terroristi. 

Essi in sera­ta dichia­ra­ro­no di esse­re par­te dell’Olp e di pre­ten­de­re la libe­ra­zio­ne di 50 dete­nu­ti pale­sti­ne­si in Israe­le in cam­bio del­la fine del dirot­ta­men­to. Nel men­tre la nave, che ori­gi­na­ria­men­te avreb­be dovu­to attrac­ca­re in Egit­to, ave­va intra­pre­so il viag­gio ver­so la Siria.

I nego­zia­ti rice­vet­te­ro subi­to il veto degli Sta­ti Uni­ti che, al gri­do: «Con i ter­ro­ri­sti non si scen­de a pat­ti», rice­vet­te­ro in rispo­sta con­ti­nue minac­ce di ucci­de­re un pas­seg­ge­ro ogni tre minu­ti. Il gover­no Cra­xi, però, igno­rò le pre­te­se degli Usa, ricor­dan­do che, a bor­do del­la nave, non era­no pre­sen­ti solo pas­seg­ge­ri ame­ri­ca­ni, ma anche por­to­ghe­si, austria­ci, sviz­ze­ri, tede­schi e italiani. 

Nel frat­tem­po, Andreot­ti sta­bi­lì un con­tat­to con un ami­co, Yas­ser Ara­fat, capo dell’Olp, che negò qua­lun­que coin­vol­gi­men­to dell’organizzazione e sot­to­li­neò il pie­no sup­por­to al gover­no ita­lia­no nel­la trat­ta­ti­va; anzi, Ara­fat, scam­pa­to ad un ten­ta­ti­vo di eli­mi­na­zio­ne da par­te israe­lia­na solo alcu­ni gior­ni pri­ma, con­dan­nò imme­dia­ta­men­te l’iniziativa defi­nen­do­la un ten­ta­ti­vo di sabo­tag­gio degli sfor­zi di pace fati­co­sa­men­te per­se­gui­ti anche dal gover­no ita­lia­no. Due emis­sa­ri di Ara­fat si uni­ro­no alle nego­zia­zio­ni: il suo brac­cio destro, Hani el Has­san, e Abu Abbas, lea­der del­la FLP, di cui i ter­ro­ri­sti face­va­no par­te e – come si sco­prì in segui­to – man­dan­te del dirottamento. 

Il 9 ottobre, proprio grazie all’intervento del mediatore Abu Abbas, i dirottatori ripresero il viaggio verso Port Said, in Egitto.

La nave sareb­be sta­ta ricon­se­gna­ta in cam­bio di un sal­va­con­dot­to da par­te dell’Italia, che avreb­be per­mes­so la fuga dei ter­ro­ri­sti in un Pae­se ara­bo. L’unica con­di­zio­ne posta dal­lo stes­so Cra­xi: tut­ti i pas­seg­ge­ri avreb­be­ro dovu­to esse­re incolumi. 

Sull’incolumità dei pas­seg­ge­ri e dell’equipaggio garan­tì Gerar­do De Rosa, coman­dan­te dell’Achille Lau­ro. Sem­bra­va una sto­ria a lie­to fine quan­do, alle 15.30 del 10 otto­bre, l’Achille Lau­ro fu libe­ra­ta. Fu que­stio­ne di tem­po pri­ma che si spar­ges­se la voce dell’omicidio di Leon Klin­ghof­fer, ebreo ame­ri­ca­no di 69 anni che, a cau­sa di un ictus, si tro­va­va sul­la car­roz­zi­na a rotelle. 

«Se aves­si­mo sapu­to dell’omicidio – dichia­rò in segui­to Giu­lio Andreot­ti – non sarem­mo mai sce­si a pat­ti: sareb­be sta­to un vero e pro­prio favo­reg­gia­men­to a delinquere».

Venu­te a man­ca­re le con­di­zio­ni, fu imme­dia­ta la richie­sta di estra­di­zio­ne da par­te del­lo stes­so Cra­xi: i dirot­ta­to­ri dove­va­no esse­re pro­ces­sa­ti. La rea­zio­ne degli Sta­ti Uni­ti alla noti­zia del con­na­zio­na­le ucci­so fu imme­dia­ta: richie­sta l’estradizione negli Usa, il Pre­si­den­te Rea­gan ini­ziò ad eser­ci­ta­re pres­sio­ni sul Pre­si­den­te del Con­si­glio, che rima­se irremovibile. 

Il caso di Sigonella ebbe luogo nella notte tra il 10 e il 11 ottobre. 

L’aereo con a bor­do i ter­ro­ri­sti e i due media­to­ri di Ara­fat fu inter­cet­ta­to da quat­tro Boeing F‑14 all’altezza del­lo spa­zio aereo mal­te­se, dirot­tan­do la tra­iet­to­ria ver­so la Sici­lia, nell’aeroporto mili­ta­re di Sigo­nel­la, che com­pren­de­va una Naval Air Sta­tion di com­pe­ten­za Nato. 

Solo allo­ra ini­zia­ro­no i ten­ta­ti­vi di con­tat­to ame­ri­ca­ni con Bet­ti­no Cra­xi: in un pri­mo momen­to irrag­giun­gi­bi­le, rispo­se alla sola chia­ma­ta di Michael Lan­deen, cono­scen­te di Cra­xi dal perio­do del per­fe­zio­na­men­to uni­ver­si­ta­rio e a cui, però, lo stes­so Cra­xi si rifiu­ta­va di rico­no­sce­re il ruo­lo di por­ta­vo­ce di Reagan. 

Tut­ta­via, l’aereo atter­rò alle 00.15 sul suo­lo di com­pe­ten­za ita­lia­na. Su richie­sta di Bet­ti­no Cra­xi, l’aereo ven­ne imme­dia­ta­men­te cir­con­da­to dai  Vigi­lan­ti Areo­na­ti­ca Mili­ta­re di leva, a cui poi si aggiun­se la Del­ta e i cara­bi­nie­ri, giun­ti da Sira­cu­sa nel­la mezz’ora suc­ces­si­va, in tre cer­chi con­cen­tri­ci. Le insi­sten­ze ame­ri­ca­ne era­no di otte­ne­re non solo i quat­tro ter­ro­ri­sti, ma anche i due media­to­ri ver­so cui nutri­va­no sospet­ti che, però, non pote­va­no esse­re con­fer­ma­ti. Alle 3 del mat­ti­no, una chia­ma­ta tra il Pre­si­den­te Rea­ganCra­xi vide nuo­va­men­te Lan­deen come interprete. 

«Il gover­no non può sot­trar­re con pro­prie deci­sio­ni – avreb­be insi­si­to Cra­xi — alla com­pe­ten­za dei nostri tri­bu­na­li, i respon­sa­bi­li del dirot­ta­men­to dell’Achille Lau­ro.» Poi la pro­mes­sa: «Farò accer­ta­men­ti sugli accom­pa­gna­to­ri»

Si presume che il gap linguistico fu la causa dell’incidente diplomatico a seguire.

Gli ame­ri­ca­ni infat­ti riten­go­no che le paro­le pro­nun­cia­te da Cra­xi, docu­men­ta­te dal­la regi­stra­zio­ne del­la tele­fo­na­ta, sia­no sta­te «con­se­gne­rò gli accompagnatori».

Gli ita­lia­ni arre­sta­ro­no i quat­tro ter­ro­ri­sti, ma i due accom­pa­gna­to­ri era­no ospi­ti del Cai­ro: l’aereo pre­sta­to dall’Egitto era in mis­sio­ne gover­na­ti­va e gode­va del regi­me di extra­ter­ri­to­ria­li­tà. I mili­ta­ri ame­ri­ca­ni si riti­ra­ro­no alcu­ne ore dopo, sot­to coman­do del­lo stes­so Pre­si­den­te, ma la situa­zio­ne non fu risolta. 

Il veli­vo­lo lasciò l’aeroporto di Sigo­nel­la, diret­to per Ciam­pi­no, dove sareb­be­ro sta­ti effet­tua­ti altri accer­ta­men­ti; dal­la pista sici­lia­na si alzò in volo anche un aereo Usa non auto­riz­za­to, che si mise in scia al Boeing egi­zia­no. Il pilo­ta non rispon­de­va alle doman­de di iden­ti­fi­ca­zio­ne e chie­de­va ai nostri cac­cia di allon­ta­nar­si. All’atterraggio a Roma, il vei­co­lo ame­ri­ca­no era a poche deci­ne di metri di distan­za: l’ambasciatore Max­well M. Rabb dichia­rò lo sta­to di arre­sto prov­vi­so­rio per Abu Abbas, ai fini di estra­di­zio­ne, con l’accusa di pira­te­ria, cat­tu­ra di ostag­gi e asso­cia­zio­ne a delin­que­re. La rispo­sta ita­lia­na fu nega­ti­va e Abbas lasciò l’Italia.

Ricor­da l’ammiraglio Ful­vio Martini: 

Quan­do Abu Abbas lascia l’Italia, il gover­no ita­lia­no non ave­va alcu­na pro­va che il pale­sti­ne­se fos­se il capo dei ter­ro­ri­sti e per­so­nal­men­te respon­sa­bi­le del dirot­ta­men­to dell’Achille Lau­ro: lo soste­ne­va­no gli ame­ri­ca­ni, ma le auto­ri­tà ita­lia­ne non era­no riu­sci­te ad ave­re le pro­ve dei lega­mi tra quel diri­gen­te del Fron­te per la Libe­ra­zio­ne del­la Pale­sti­na e i quat­tro dirot­ta­to­ri. Per que­sto l’Italia, ligia alla paro­la data a Muba­rak e ad Ara­fat, e anche secon­do alcu­ni prin­ci­pi di dirit­to, non pote­va trattenerlo.

E con­ti­nua:

Sol­tan­to alcu­ni gior­ni dopo ci fu con­se­gna­ta la docu­men­ta­zio­ne com­ple­ta dal Mos­sad e quin­di chia­ri­fi­ca­tri­ce dei col­lo­qui tra Abbas e i quat­tro ter­ro­ri­sti del­la Achil­le Lau­ro: le loro comu­ni­ca­zio­ni era­no sta­te inter­cet­ta­te dai mez­zi elet­tro­ni­ci di vari Ser­vi­zi ame­ri­ca­ni; for­se, se ce l’avessero date un po’ pri­ma, le cose sareb­be­ro anda­te diversamente.

Con quella documentazione, la Magistratura condannò nel 1986 Abbas all’ergastolo in contumacia. 

Il 17 otto­bre, Cra­xi rife­rì la vicen­da in Par­la­men­to, segui­ta dal­le pro­prie dimis­sio­ni: l’immagine dell’Italia, ad ope­ra del­la stam­pa ame­ri­ca­na e dal­le dichia­ra­zio­ni del­lo stes­so amba­scia­to­re Rabb che accu­sò l’Italia di favo­reg­gia­men­to al ter­ro­ri­smo, era for­te­men­te com­pro­mes­sa. Il gior­no pri­ma, inol­tre, i mini­stri filoa­me­ri­ca­ni ave­va­no lascia­to il governo.

Cra­xi annul­lò il viag­gio a Washing­ton, in cui avreb­be dovu­to incon­tra­re Rea­gan per con­fer­ma­re lo sta­to di allean­za tra l’Italia e gli Sta­ti Uni­ti. «Mi giun­se una let­te­ra per­so­na­le dal Pre­si­den­te Usa – rac­con­ta il Pre­si­den­te Cra­xi alcu­ni anni dopo – in cui mi chia­ma­va per nome: il mes­sag­gio era “caro Bet­ti­no, non fare così: sia­mo amici”».

Il 24 otto­bre Cra­xi incon­trò Rea­gan a Washing­ton. “Ami­ci come pri­ma”, affer­mò il lea­der socia­li­sta, cui Rea­gan rispo­se:  «L’ami­ci­zia tra Sta­ti Uni­ti e Ita­lia è sal­da e nul­la potrà turbarla». 

Una set­ti­ma­na dopo, il Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Cos­si­ga avviò la pro­ce­du­ra di riso­lu­zio­ne del­la cri­si con il rin­vio del Gover­no alle Came­re: il 6 novem­bre 1985, la Came­ra appro­vò le comu­ni­ca­zio­ni del gover­no sul­la poli­ti­ca este­ra del 17 otto­bre con 347 voti favo­re­vo­li e 238 contrari. 

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Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.

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