The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.


Pea­ky Blin­ders, Sta­gio­ne 6, BBC One, Net­flix (Ste­ven Knight) – recen­sio­ne di Bea­tri­ce Ghi­rin­ghel­li Cavallo

I Pea­ky Blin­ders tor­na­no, final­men­te, per l’ultima atte­sis­si­ma sta­gio­ne, e lo fan­no col bot­to. Il capi­to­lo fina­le vede un Tom­my Shel­by stan­co, sem­pre più incu­pi­to e tor­men­ta­to, alle pre­se con vec­chi e nuo­vi nemi­ci. L’assenza del­la leg­gen­da­ria zia Pol­ly dovu­ta al tra­gi­co deces­so dell’attrice Helen McCro­ry si fa sen­ti­re, ma in Ada, sem­pre più impor­tan­te per la com­pa­gnia Shel­by, vedia­mo l’affermarsi di un altro per­so­nag­gio fem­mi­ni­le for­te. Cil­lian Mur­phy si ricon­fer­ma di rara bra­vu­ra: un atto­re capa­ce di dare vita e spes­so­re a un per­so­nag­gio pro­fon­da­men­te com­ples­so, in manie­ra così vera da tro­va­re dif­fi­ci­le non pen­sa­re Tom­my Shel­by rea­le. Con un fina­le sod­di­sfa­cen­te Pea­ky Blin­ders si con­clu­de: assi­stia­mo così al tra­mon­to di una del­le serie TV più riu­sci­te di sem­pre e che, nel cor­so del­le sue sei sta­gio­ni, ha man­te­nu­to e intro­dot­to nel mon­do del­la tele­vi­sio­ne una qua­li­tà altis­si­ma a livel­lo di inter­pre­ti, nar­ra­zio­ne e scenografia.


Con­ver­sa­tions With Friends, Mini­se­rie, Hulu, BBC Stu­dios, RTÉ One (Len­ny Abra­ham­son, Lean­ne Welham) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Una don­na ric­ca e insod­di­sfat­ta entra in un bar, due ragaz­ze stan­no inter­pre­tan­do sul pal­co una poe­sia fem­mi­ni­sta: non è l’inizio di una bar­zel­let­ta, ma l’inizio di quel­la che sarà una del­le più par­ti­co­la­ri ami­ci­zie cui si pos­sa pen­sa­re. Se poi al trio si uni­sce anche un mari­to bel­lo, taci­tur­no e insod­di­sfat­to al pari degli altri per­so­nag­gi, non può che venir fuo­ri una sto­ria che tie­ne incol­la­ti pri­ma al libro, poi allo scher­mo. Par­lar­ne tra ami­ci è il secon­do gran­de suc­ces­so di Sal­ly Roo­ney (di cui abbia­mo tes­su­to le lodi qui) si ripro­po­ne di fare ride­re, ma anche e soprat­tut­to pen­sa­re, come Per­so­ne Nor­ma­li ave­va fat­to nel 2020. L’incomunicabilità è sem­pre il sog­get­to sot­tin­te­so, quin­ta pro­ta­go­ni­sta e sicu­ra­men­te la più ric­ca d’azione. La sto­ria si svol­ge in una Dubli­no più calo­ro­sa rispet­to a quel­la dell’altra serie, ma con gli stes­si intrec­ci e gli stes­si dram­mi di chi vive in un posto che è casa solo a metà. Per mol­ti ver­rà sem­pre secon­da tra i capo­la­vo­ri del Sal­ly Roo­ney Cine­ma­tic Uni­ver­se, ma noi l’abbiamo par­ti­co­lar­men­te ama­ta. Vede­re i per­so­nag­gi pren­de­re vita diven­ta un’esperienza magni­fi­ca quan­do il talen­to degli atto­ri è così evi­den­te. Spic­ca­no Nick (Joe Alw­yn) e Fran­ces (Ali­son Oli­ver); for­se Melis­sa (Jemi­ma Kir­ke) par­te svan­tag­gia­ta per­ché la pre­si­de di Sex Edu­ca­tion è un per­so­nag­gio dif­fi­ci­le da dimen­ti­ca­re. La qua­li­tà è sem­pre otti­ma e l’aesthetic è impec­ca­bi­le. La colon­na sono­ra gen­til­men­te offer­ta da Phoe­be Brid­gers è la cilie­gi­na sul­la tor­ta: un pro­dot­to per­fet­to per chi ama piangere.


The Umbrel­la Aca­de­my, Sta­gio­ne 3, Net­flix (Ste­ve Black­man) – recen­sio­ne di Ali­ce Cutsodontis

Per la ter­za vol­ta i fra­tel­li Har­gree­ves tor­na­no sul­lo scher­mo, affron­tan­do una nuo­va dimen­sio­ne. La sta­gio­ne comin­cia da dove si era inter­rot­ta la pre­ce­den­te ovve­ro con i pro­ta­go­ni­sti che si ritro­va­no a con­fron­tar­si con i mem­bri del­la Spar­row Aca­de­my, per­so­ne come loro nate il 1° otto­bre 1989 in cir­co­stan­ze sin­go­la­ri e con pote­ri sopran­na­tu­ra­li. Si trat­ta di una real­tà alter­na­ti­va ambien­ta­ta ai gior­ni nostri in cui i pro­ta­go­ni­sti devo­no fron­teg­gia­re le con­se­guen­ze del­le azio­ni che han­no intra­pre­so nei loro viag­gi tem­po­ra­li duran­te le altre sta­gio­ni, sco­pren­do ben pre­sto quan­to l’effetto far­fal­la, prin­ci­pio secon­do cui un’alterazione mini­ma del pas­sa­to può ave­re riper­cus­sio­ni enor­mi sul futu­ro, pos­sa risul­ta­re cata­stro­fi­co. Nono­stan­te alcu­ni sche­mi già intra­pre­si si ripre­sen­ti­no nuo­va­men­te rischian­do di anno­ia­re lo spet­ta­to­re (uno fra tut­ti i costan­ti liti­gi e l’incapacità di col­la­bo­ra­zio­ne dei mem­bri dell’Umbrella Aca­de­my), alcu­ni per­so­nag­gi vedo­no un’evoluzione impor­tan­te, mostran­do quan­to mal­lea­bi­le pos­sa esse­re la natu­ra uma­na e quan­to una per­so­na pos­sa cam­bia­re a secon­da degli even­ti cui è sog­get­ta. Impos­si­bi­le poi non par­la­re di quel­lo che è sta­to l’elefante nel­la stan­za duran­te le pri­me pun­ta­te ovve­ro il cam­bia­men­to di ses­so a cui Elliot Page, atto­re tran­sgen­der che inter­pre­ta­va Vanya Har­gree­ves pri­ma di effet­tua­re la tran­si­zio­ne, si è sot­to­po­sto: il per­so­nag­gio è sta­to cam­bia­to, adat­tan­do­lo al suo inter­pre­te, infat­ti, ades­so nume­ro 7 è anch’esso un uomo tran­sgen­der, Vik­tor, sce­glien­do però un approc­cio un po’ fret­to­lo­so in quan­to già all’inizio del secon­do epi­so­dio il per­so­nag­gio ha comin­cia­to “improv­vi­sa­men­te” il suo per­cor­so per affer­mar­si come maschio. Alcu­ni nodi e miste­ri ven­go­no final­men­te distri­ca­ti, sve­lan­do il rea­le moti­vo del­la crea­zio­ne dell’Umbrella Aca­de­my e mostran­do come l’amore pos­sa far muo­ve­re un per­so­nag­gio altri­men­ti fred­do ed insen­si­bi­le come Sir Regi­nald Har­gree­ves. Serie carat­te­riz­za­ta già di per sé da una cer­ta eccen­tri­ci­tà, in que­sta sta­gio­ne gli auto­ri toc­ca­no nuo­vi pic­chi, crean­do un qual­co­sa fra il grot­te­sco e lo stra­va­gan­te, con un toc­co di Gran Buda­pe­st Hotel, nel suo com­ples­so sicu­ra­men­te godi­bi­le per gli aman­ti del gene­re. Una men­zio­ne d’onore poi va fat­ta alla colon­na sono­ra avvin­cen­te con una sele­zio­ne di pez­zi qua­li The Pas­sen­ger, Bit­ter Taste, It’s a Cry’n Sha­me, Hou­se of the Rising Sun e mol­ti altri.


Hearts­top­per, Sta­gio­ne 1, Net­flix (Euros Lyn) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Rispet­to ai soli­ti Teen Dra­ma a cui sia­mo sta­ti abi­tua­ti, fit­ti di intri­ghi amo­ro­si com­ples­si o ami­ci­zie mes­se a dura pro­va, risul­ta a dir poco toc­can­te la sem­pli­ci­tà e la natu­ra­lez­za con cui ci vie­ne rac­con­ta­ta l’adolescenza in Hearts­top­per. Trat­ta dal­le gra­phic novels di Ali­ce Ose­man, la serie rac­con­ta la sto­ria di Char­lie (Joe Loc­ke), un ragaz­zo alle pre­se con la sfi­da più dif­fi­ci­le del­la sua gio­va­ne età: la cre­sci­ta. Un gior­no, a scuo­la, si inna­mo­ra del suo com­pa­gno di ban­co Nick (Kit Con­nor) e, insie­me, pas­so dopo pas­so, affron­te­ran­no un per­cor­so genui­no di sco­per­ta, di sé stes­si e dei loro sen­ti­men­ti. Nel­la costru­zio­ne di que­sto rap­por­to, Char­lie potrà sem­pre con­ta­re sull’aiuto dei suoi ami­ci più cari Tao (Wil­liam Gao), Isaac (Tobie Dono­van) ed Elle (Yasmin Fin­ney), che lo difen­de­ran­no anche più vol­te da ripe­tu­ti atti di bul­li­smo. Sen­za alcun intrec­cio fin trop­po inve­ro­si­mi­le, il tut­to vie­ne rap­pre­sen­ta­to con estre­ma sen­si­bi­li­tà, in tut­te le sue sfac­cet­ta­tu­re, cer­can­do di sem­bra­re il più veri­tie­ro pos­si­bi­le. Que­sta serie TV ci inse­gna che l’amore e l’amicizia non cono­sco­no pre­giu­di­zi e non si fan­no trop­pe doman­de per­ché se sono pro­fon­di, i sen­ti­men­ti fio­ri­ran­no comun­que e se ci si vuo­le bene, non ci si abban­do­ne­rà mai. Men­tre atten­dia­mo l’uscita del­le pros­si­me due sta­gio­ni, godia­mo­ci que­sti pri­mi epi­so­di: Hearts­top­per è l’inno all’inclusività di cui ave­va­mo tan­to bisogno.


L’assistente di volo – The Flight Atten­dant, Sta­gio­ni 1–2, HBO Max, Sky, NOW TV (Ste­ve Yoc­key) – recen­sio­ne di Bea­tri­ce Ghi­rin­ghel­li Cavallo

Cas­sie Bow­den, assi­sten­te di volo, si sve­glia nel­la stan­za di un hotel di lus­so a Ban­g­kok con un uomo mor­to nel let­to e sen­za ricor­di del­la sera pri­ma. La pre­mes­sa è già intri­gan­te per gli aman­ti del thril­ler come del­la com­me­dia Una notte da Leo­ni. Kaley Cuo­co, cono­sciu­ta sul pic­co­lo scher­mo come Pen­ny di The Big Bang Theo­ry, lascia bril­lan­te­men­te il mon­do del­le sit­com per lan­ciar­si in una serie TV strut­tu­ra­ta, incal­zan­te e diver­ten­te. Negli otto epi­so­di del­la pri­ma sta­gio­ne la ricer­ca del­la veri­tà si intrec­cia alla pro­ble­ma­ti­ca vita di Cas­sie e al suo rap­por­to con il pas­sa­to, in un mix di black come­dy e thril­ler mol­to riu­sci­to. Cuo­co è per­fet­ta per il ruo­lo offren­do la miglio­re per­for­man­ce del­la sua car­rie­ra, e anche i per­so­nag­gi secon­da­ri, spes­so volu­ta­men­te cari­ca­tu­ra­li, sono cre­di­bi­li e ben deli­nea­ti. For­se meno esplo­si­va e scin­til­lan­te del­la pre­ce­den­te, anche la secon­da sta­gio­ne si con­fer­ma un elet­triz­zan­te e fre­sco pro­dot­to d’intrattenimento. La serie è pro­dot­ta da HBO e dispo­ni­bi­le in Ita­lia su Sky e NOW.

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Giulia Scolari
Scien­zia­ta del­le meren­di­ne, chi ha det­to che la mate­ma­ti­ca non è un’opinione non mi ha mai cono­sciu­ta. Scri­vo di quel­lo che mi pia­ce per­ché resti così e di quel­lo che odio spe­ran­do che cambi.
Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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