Bookadvisor, consigli di lettura di luglio

BookAdvisor, consigli di lettura di luglio

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Il pri­mo caf­fè del­la gior­na­ta, Toshi­ka­zu Kawa­gu­chi (Gar­zan­ti) ‒ Recen­sio­ne di Lau­ra Cecchetto

Nel segui­to di Fin­ché il caf­fè è cal­doBasta un caf­fè per esse­re feli­ci, Kawa­gu­chi dipin­ge una caf­fet­te­ria giap­po­ne­se dai con­tor­ni magi­ci e miste­rio­si. Qui si respi­ra un’atmosfera stra­va­gan­te ma ras­si­cu­ran­te, dove una taz­za di caf­fè, assa­po­ra­ta len­ta­men­te, fa com­pa­gnia, evo­ca ricor­di lon­ta­ni e tran­quil­liz­za quel­li pre­sen­ti, riap­pa­ci­fi­ca con il pas­sa­to e pre­pa­ra al futu­ro. Ma, atten­zio­ne: affin­ché “fac­cia effet­to”, il caf­fè va bevu­to cal­do, non deve raf­fred­dar­si per nes­sun moti­vo. Il “viag­gio nel tem­po”, del­la dura­ta di qual­che sor­so, per­met­te ai per­so­nag­gi di inter­ro­gar­si su pas­sa­to, pre­sen­te e futu­ro, andan­do a risa­na­re que­stio­ni irri­sol­te. Il fon­do rima­sto attac­ca­to alla cera­mi­ca ali­men­ta una filo­so­fia del­le pic­co­le cose che nutre a fon­do l’anima e che, sen­za can­cel­la­re il pas­sa­to, invi­ta a vive­re una vita con ras­si­cu­ran­te otti­mi­smo, sem­pre con una buo­na taz­za di caf­fè in mano.


Il ses­so che ver­rà, Kathe­ri­ne Angel (Blac­kie) ‒ Recen­sio­ne di Chia­ra Del Corno 

Nel 1976 Fou­cault affer­ma­va: «Tomor­row sex will be good». Ora che sia­mo nel 2022 pos­sia­mo con­di­vi­de­re? Kathe­ri­ne Angel ana­liz­za con luci­di­tà il ses­so in con­nes­sio­ne con il ruo­lo del con­sen­so nel­la nostra socie­tà. Pub­bli­ca­to in Ita­lia nel 2022, que­sto sag­gio fem­mi­ni­sta muo­ve dal­la con­sta­ta­zio­ne per cui pre­sup­po­sto comu­ne­men­te asso­da­to di un good sex è che sia basa­to sul con­sen­so e sull’autoconsapevolezza. Angel pro­ble­ma­tiz­za que­sti due com­ples­sis­si­mi ambi­ti met­ten­do­ne in luce i limi­ti impo­sti espli­ci­ta­men­te o impli­ci­ta­men­te dal­la socie­tà spe­cial­men­te sul gene­re fem­mi­ni­le. In una con­fi­den­ce cul­tu­re in cui si esor­ta la don­na a esplo­ra­re la sua ses­sua­li­tà per sape­re e comu­ni­ca­re così chia­ra­men­te cosa ses­sual­men­te desi­de­ra, cosa rima­ne di quell’area gri­gia in cui una don­na pos­sa uma­na­men­te non sape­re sem­pre cosa vuo­le o non sap­pia espli­ci­tar­lo in manie­ra asser­ti­va ed espli­ci­ta? O anco­ra, un no è sem­pre un no, ma ogni sì è ugua­le agli altri? Sono tut­te doman­de a cui Angel pro­va a dare rispo­ste deco­struen­do ogni reto­ri­ca o pre­giu­di­zio e costruen­do que­sto fon­da­men­ta­le sag­gio che fini­sce per met­te­re in luce come un siste­ma di reces­so patriar­ca­le influen­zi anco­ra il ses­so e i suoi pre­sup­po­sti. Consigliato!


Il caso Ala­ska San­ders, Joël Dic­ker (La Nave di Teseo) ‒ Recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Nell’aprile 1999 il cor­po del­la gio­va­ne Ala­ska San­ders vie­ne ritro­va­to sul­le rive di un lago, nel­la cit­ta­di­na di Mount Plea­sant nel New Hamp­shi­re. Subi­to si apre un’inchiesta ma il col­pe­vo­le vie­ne rapi­da­men­te indi­vi­dua­to e la vicen­da archi­via­ta. Ma “un caso non è mai vera­men­te chiu­so”: undi­ci anni dopo il ser­gen­te Per­ry Gaha­lo­wood è costret­to a ria­pri­re le inda­gi­ni a cau­sa di alcu­ni mes­sag­gi ano­ni­mi e nuo­vi indi­zi venu­ti a gal­la che, gra­zie all’aiuto dell’amico e cele­bre scrit­to­re Mar­cus Gold­man, lo por­te­ran­no a sco­pri­re la veri­tà su quel­la not­te. Dopo anni di atte­sa è final­men­te tor­na­to un nuo­vo gial­lo, nato dal­la men­te genia­le e dal­la pen­na flui­da di Joël Dic­ker: scor­re­vo­le, avvin­cen­te, ric­co di col­pi di sce­na e intri­ghi com­ples­si. Il ter­zo volu­me del­la “tri­lo­gia” di roman­zi che ha come pro­ta­go­ni­sta Mar­cus Gold­man (pre­ce­du­to da La veri­tà sul caso Har­ry Que­bertIl libro dei Bal­ti­mo­re), alter ego di Dic­ker, non delu­de le aspet­ta­ti­ve. È il gial­lo esti­vo che tut­ti gli aman­ti del gene­re, e dell’autore, sta­va­no aspet­tan­do e, nono­stan­te le sue cor­po­se dimen­sio­ni, inter­rom­per­ne la let­tu­ra è qua­si impos­si­bi­le. Non resta che goder­se­lo e, una vol­ta fini­to, aspet­ta­re con pazien­za l’uscita del prossimo.


L’acqua del lago non è mai dol­ce, Giu­lia Cami­ni­to (Bom­pia­ni) Recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Anto­nia è una don­na che non chie­de “per favo­re”, pren­de quel­lo che vuo­le e non lascia indie­tro nien­te. La scon­fit­ta non è con­tem­pla­ta, la resa nem­me­no con­si­de­ra­ta. Una madre così è sco­mo­da per Maria­no, che non può reg­ge­re il con­fron­to per natu­ra, ma soprat­tut­to per Gaia, anti­e­roi­na pro­ta­go­ni­sta. I capel­li ros­si e la fero­ce ambi­zio­ne del­la madre sono in Gaia uni­ti alla fra­gi­li­tà e ai silen­zi del padre; la ragaz­za diven­ta un com­pen­dio peri­co­lo­so dei due e nel cor­so del libro sarà alle vol­te vit­ti­ma, alle vol­te car­ne­fi­ce, ma mai per­den­te, mai pas­si­va. Lo sfon­do di tut­te le vicen­de è il lago di Brac­cia­no, con le sue leg­gen­de, le sue acque tran­quil­le ma minac­cio­se e i suoi pae­sag­gi. Odo­ri, suo­ni e colo­ri sono il lin­guag­gio uti­liz­za­to dall’autrice non solo per ricrea­re l’esatta espe­rien­za del­la pro­ta­go­ni­sta, ma per rac­con­ta­re attra­ver­so essi le sue emo­zio­ni e i suoi cam­bia­men­ti: Gaia è inse­ri­ta nell’ambiente for­za­ta­men­te, ma nel cor­so del rac­con­to diven­ta par­te inte­gran­te del micro­co­smo del pae­se, un fio­re all’interno di un pra­to che nes­su­no si sogne­reb­be mai di coglie­re, strap­pa­re, sepa­ra­re. È un roman­zo di for­ma­zio­ne, è un roman­zo fami­glia­re, è per mol­ti ver­si anche un’autobiografia: que­sto libro con­tie­ne mol­ti­tu­di­ni esat­ta­men­te come la sua protagonista. 

Nono­stan­te la sen­ti­ta, e for­se trop­pa, influen­za del­la Fer­ran­te ‒ intui­bi­le in una Gaia che riman­da a una sbia­di­ta e aggres­si­va Ele­na Gre­co e soprat­tut­to nel rap­por­to con la madre e con gli stu­di ‒ è nel com­ples­so un otti­mo esem­pio di let­te­ra­tu­ra ita­lia­na con­tem­po­ra­nea. Un “must read” dal gior­no uno: can­di­da­to al Pre­mio Stre­ga 2021, è arri­va­to tra i 5 fina­li­sti e ha vin­to il pre­mio Campiello. 


Il consiglio delle libraie di Colibrì

Le per­fe­zio­ni, Vin­cen­zo Latro­ni­co (Bom­pia­ni) ‒ Recen­sio­ne di Arian­na Montanari

Anna e Tom han­no una casa che in foto vie­ne benis­si­mo. Sono expat poco meno che tren­ten­ni, vivo­no a Ber­li­no, lavo­ra­no come crea­ti­vi free­lan­ce e il loro feed di Insta­gram è asso­lu­ta­men­te per­fet­to. A guar­dar bene, però, c’è sem­pre un po’ di pove­re che si anni­da negli ango­li. Il disor­di­ne in came­ra è ormai ingo­ver­na­bi­le e le foglie di quel­la pian­ta così bel­la davan­ti al bovin­do stan­no comin­cian­do a ingial­li­re. Se si sca­va un po’ sot­to la super­fi­cie, la loro vita è mol­to meno per­fet­ta di quel­lo che sem­bra. Anna e Tom cer­ca­no un’autenticità che pare un mirag­gio, che è sem­pre in un altro­ve di là da veni­re: nel pros­si­mo post saga­ce su Insta­gram o nel­la pros­si­ma vacan­za che tan­to li delu­de­rà per­ché tut­ti i posti sono ugua­li. Nel 1965 Geor­ges Perec, in un roman­zo mol­to bel­lo che si chia­ma Le cose, ave­va rac­con­ta­to la sto­ria di una cop­pia di gio­va­ni vit­ti­ma del con­su­mi­smo, devo­ta al cul­to degli ogget­ti che sono anche sim­bo­li socia­li. Nel 2022 Vin­cen­zo Latro­ni­co descri­ve, in un roman­zo altret­tan­to bel­lo, il diso­rien­ta­men­to in un mon­do dove le imma­gi­ni che scrol­lia­mo in bache­ca sono mone­ta sonan­te per la nostra repu­ta­zio­ne, per il nostro valo­re e, in ulti­ma istan­za, per la nostra felicità. 

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Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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