Etica e futuro. Il legame tra libertà e struttura del tempo

Etica e futuro. Il legame tra libertà e struttura del tempo

Ocea­ni di inchio­stro sono sta­ti ver­sa­ti par­lan­do del tem­po; innu­me­re­vo­li ope­re di fin­zio­ne e fan­ta­scien­za han­no esplo­ra­to que­sto con­cet­to di cui può sem­bra­re di sape­re intui­ti­va­men­te così tan­to e che, nono­stan­te que­sto, non si sapreb­be defi­ni­re al meglio quan­do ci si pensa.

Il tempo ci accompagna costantemente, che lo vogliamo o meno. Siamo immersi in esso e attraverso esso percepiamo e organizziamo la realtà. 

È sem­pre sta­to pen­sa­to come asso­lu­to, fuo­ri da noi e con­ti­nua­men­te pro­te­so in avan­ti; con Ein­stein il tem­po è diven­ta­to, inve­ce, una dimen­sio­ne come lo sono quel­le spa­zia­li e l’universo è sta­to divi­so in quat­tro: pro­fon­di­tà, altez­za, lar­ghez­za e tem­po. Le moder­ne teo­rie, per quan­to genia­li ed estre­ma­men­te affa­sci­nan­ti, sono trop­po com­pli­ca­te per poter­ne par­la­re come si vor­reb­be in que­sta sede, ma basti dire che alcu­ne vedo­no il tem­po come poco impor­tan­te, for­se qua­si irri­le­van­te nell’organizzazione del­la real­tà (e que­sto basti per sti­mo­la­re la curio­si­tà di chi legge).

Tan­te e varie sono le doman­de che orbi­ta­no attor­no a que­sto con­cet­to così intri­ca­to, ma qui, pur­trop­po, non pos­so­no esse­re esplo­ra­te tut­te e anche quel­le che saran­no affron­ta­te non saran­no ana­liz­za­te in pro­fon­di­tà, ma pro­prio que­sto potreb­be spin­ge­re ad appro­fon­di­re que­sto tema abissale.

Quan­do pren­dia­mo una deci­sio­ne, orga­niz­zia­mo una vacan­za con i nostri ami­ci o anche solo pen­sia­mo a cosa man­ge­re­mo a cena ci inter­ro­ghia­mo su qual­co­sa che anco­ra non è acca­du­to, ma che, con ogni pro­ba­bi­li­tà, pen­sia­mo acca­drà. Tut­to quel­lo che non è anco­ra suc­ces­so, tut­to quel­lo che anco­ra non si è veri­fi­ca­to, fa par­te del futu­ro, che è for­se la “par­te” più con­tro­ver­sa del tem­po, quel­la che anco­ra non è sta­ta e che, maga­ri, non sarà mai; eppu­re, abbia­mo la for­tu­na (o la sfor­tu­na come vedre­mo poi) di poter, in par­te, deter­mi­na­re cosa suc­ce­de­rà.

Il fat­to di pote­re, e dove­re, pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne il futu­ro nel momen­to di una scel­ta ci sug­ge­ri­sce che abbia­mo respon­sa­bi­li­tà mora­le e sia­mo com­men­da­bi­li o bia­si­ma­bi­li per le nostre azio­ni in quan­to quel­lo che fac­cia­mo può cam­bia­re la real­tà. Ciò signi­fi­ca che pos­sia­mo defi­ni­re qual­sia­si prin­ci­pio eti­co in base al modo in cui pos­sia­mo modi­fi­ca­re la real­tà, ovve­ro in base al modo in cui pos­sia­mo modi­fi­ca­re il cor­so futu­ro degli avvenimenti.

Adesso, però, sorge un problema: come dobbiamo intendere il tempo? E in particolare il futuro? Aperto, nel senso di indeterminato e ancora modificabile, o chiuso, nel senso di determinato e senza possibilità di agire diversamente?

Attor­no a que­sto pun­to il dibat­ti­to è acce­so. Il caso inde­ter­mi­ni­sti­co sem­bra l’unico com­pa­ti­bi­le con la nozio­ne di liber­tà e, quin­di, di respon­sa­bi­li­tà mora­le, dato che quel­lo deter­mi­ni­sti­co non sem­bra lascia­re spa­zio alla liber­tà dell’individuo; se, infat­ti, l’universo fos­se deter­mi­ni­sti­co allo­ra tut­to quel­lo che è acca­du­to, acca­de e acca­drà è, alme­no in via teo­ri­ca, determinabile.

Da qui nasco­no due diver­se posi­zio­ni: da una par­te i cosid­det­ti incom­pa­ti­bi­li­sti sosten­go­no che in un uni­ver­so deter­mi­ni­sti­co la respon­sa­bi­li­tà mora­le non pos­sa esi­ste­re; dall’altra i com­pa­ti­bi­li­sti che affer­ma­no, inve­ce, la per­si­sten­za del­la respon­sa­bi­li­tà indi­vi­dua­le per le nostre azio­ni anche in uni­ver­so deter­mi­ni­sti­co. Il com­pa­ti­bi­li­sta sostie­ne che la liber­tà non richie­da di per sé la pos­si­bi­li­tà di “poter fare altri­men­ti” (ossia l’avere la pos­si­bi­li­tà di sce­glie­re se but­ta­re la car­tac­cia per ter­ra oppu­re se cam­mi­na­re fino al cesti­no più vici­no per but­tar­la), quan­to piut­to­sto l’autonomia dell’agente mora­le, ovve­ro il fat­to che sia lei o lui a por­ta­re a ter­mi­ne la decisione/azione.

Per capi­re meglio pos­sia­mo fare un espe­ri­men­to men­ta­le. A deve vota­re per due can­di­da­ti poli­ti­ci B e C. La not­te pri­ma del­le vota­zio­ni D inse­ri­sce nel cra­nio di A un dispo­si­ti­vo che lo fareb­be vota­re per C nel caso deci­des­se di vota­re per B. La mat­ti­na A vota per B e il dispo­si­ti­vo non si atti­va. In que­sto con­te­sto non si può dire che la scel­ta di A non fos­se libe­ra; in fon­do il dispo­si­ti­vo non si è atti­va­to e la sua pre­sen­za non ha influi­to sul­la scel­ta di A.

In ogni caso non importa quale concezione abbiamo di libertà, ma occorre capire se la libertà richieda o meno, in quanto condizione della responsabilità morale, forme di indeterminatezza del futuro.

In model­li linea­ri (ovve­ro model­li in cui il tem­po sem­bra segui­re una linea ret­ta) sem­bra nor­ma­le appli­ca­re il deter­mi­ni­smo e, di con­se­guen­za, per fare sì che l’individuo con­ser­vi la respon­sa­bi­li­tà mora­le del­le pro­prie azio­ni si ten­de ad adot­ta­re una visio­ne com­pa­ti­bi­li­sta; altri­men­ti non avrem­mo qual­si­vo­glia respon­sa­bi­li­tà sul­le nostre azio­ni e non avreb­be dav­ve­ro sen­so par­la­re di eti­ca. In model­li rami­fi­ca­ti (ovve­ro in cui il futu­ro ha infi­ni­ti “rami” che potreb­be­ro avve­rar­si) è natu­ra­le adot­ta­re una visio­ne inde­ter­mi­ni­sti­ca e quin­di incompatibilista.

Qual­sia­si sia la posi­zio­ne che si scel­ga di adot­ta­re, rima­ne in ogni caso fon­da­men­ta­le il rap­por­to che l’etica ha con il futu­ro. Sen­za il con­cet­to di tem­po, sen­za futu­ro, sen­za con­se­guen­ze non potrem­mo par­la­re di eti­ca e non avreb­be nean­che sen­so di par­la­re di liber­tà. Rima­ne “solo” da capi­re cosa sia il tem­po ed il futu­ro in rela­zio­ne ad esso

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Tommaso Pisani
Stu­den­te di filo­so­fia del 2000. Leg­go, guar­do film, video­gio­co e sem­pli­ce­men­te mi guar­do attor­no lascian­do cor­re­re i pen­sie­ri e accom­pa­gnan­do la pen­na sul foglio.

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