Giradischi, gli album consigliati di luglio

Giradischi, gli album consigliati di luglio

Il 15 di ogni mese, 5 album per tutti i gusti: Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti.


Spi­rit Exit, Cate­ri­na Bar­bie­ri (light-years) – recen­sio­ne di Gabrie­le Benizio

Un ascol­to mol­to gra­de­vo­le quel­lo del­la nuo­va usci­ta di Cri­sti­na Bar­bie­ri, un’elettronica che striz­za l’occhio agli anni Set­tan­ta e in par­ti­co­la­re alla scuo­la ber­li­ne­se con l’aggiunta di qual­che momen­to tran­ce.
Dal­la ipno­ti­ca e cal­ma At your gamut si pas­sa all’ascesa epi­ca di Bro­ken melo­dy, due pez­zi che foto­gra­fa­no al meglio le atmo­sfe­re allu­ci­na­te di que­sto lavo­ro che pun­ta ad estra­nia­re l’ascoltatore cata­pul­tan­do­lo in un’altra dimen­sio­ne e a diso­rien­tar­lo con una volu­ta ripe­ti­ti­vi­tà.
Ne risul­ta un com­po­sto ben amal­ga­ma­to, che rie­sce per­fet­ta­men­te nel suo inten­to di tra­sci­na­re dove vuo­le lo sta­to psi­co­fi­si­co dell’ascoltatore. Un altro album azzec­ca­to da que­sta otti­ma arti­sta, che si ricon­fer­ma anche que­sta volta.


Ugly Sea­son, Per­fu­me Genius – recen­sio­ne di Lau­ra Colombi

Per­fu­me Genius ci ha pia­ce­vol­men­te stu­pi­to con un disco art pop con ele­men­ti di musi­ca psi­che­de­li­ca, ambien­ta­le e clas­si­ca.
Un cam­bia­men­to ina­spet­ta­to per un arti­sta noto fino­ra nell’indie pop, ma che a ben vede­re lascia­va intra­ve­de­re nell’ultimo lavo­ro del 2020 Set my Heart on Fire Imme­dia­te­ly una più appro­fon­di­ta ricer­ca musi­ca­le. È que­sta a distin­gue­re Ugly Sea­son dai lavo­ri pre­ce­den­ti, e ciò si tra­du­ce anche in una varie­tà di gene­ri – dal­la title-track e dai rit­mi rag­gae alla trac­cia al pia­no­for­te Scher­zo – ma anche di influen­ze, su tut­ti il Bowie di Low (con cui sem­bra con­di­vi­de­re dun­que anche un desti­no arti­sti­co).
La stes­sa ricer­ca si coglie nel lavo­ro sui testi, che in que­sta nuo­va sta­gio­ne diven­go­no crip­ti­ci e dal gusto clas­si­cheg­gian­te (nume­ro­se le paro­le del­la tra­di­zio­ne gre­ca clas­si­ca): anco­ra una vol­ta nien­te a che vede­re con il Per­fu­me Genius cui era­va­mo abi­tua­ti, eccet­to per il focus sul­le for­me del queer e sul­le riven­di­ca­zio­ni annes­se, che riman­go­no care all’artista. Un lavo­ro ardi­to ed ela­bo­ra­to nel sen­so più pie­no del­la paro­la, che meri­ta alme­no un ascolto.


Spe­cial, Liz­zo (Atlan­tic Records) – recen­sio­ne di Rache­le Latina

Per il Gira­di­schi di que­sto mese fare­mo un’eccezione: infat­ti la recen­sio­ne di oggi pre­sen­ta in ante­pri­ma Spe­cial, il nuo­vo disco di Liz­zo, in usci­ta pro­prio oggi. L’album è sta­to lan­cia­to dal sin­go­lo About damn time, da mesi in cima alle clas­si­che, sound­track di milio­ni di video su Tik Tok e reels su Insta­gram.
Anche in que­sto caso Liz­zo si carat­te­riz­za per il suo sound fre­sco e rico­no­sci­bi­le: slap al bas­so, chi­tar­re fun­ky e cori gospel. Liz­zo è diven­ta­ta negli ulti­mi anni un’icona tra­mi­te il suo per­so­nag­gio sim­bo­lo di self-con­fi­den­ce e genui­ni­tà. La can­tan­te tra­mi­te i pro­pri bra­ni vuo­le man­da­re mes­sag­gi di inclu­si­vi­tà: par­lan­do con sicu­rez­za del pro­prio cor­po, e spin­gen­do le don­ne, in par­ti­co­la­re, a sen­tir­si poten­ti e fie­re di sé. Liz­zo, don­na nera e dal fisi­co fuo­ri dai cano­ni clas­si­ci, diven­ta per­tan­to l’eroina del­le mino­ran­ze, sen­si­bi­liz­zan­do su temi par­ti­co­lar­men­te cal­di nel perio­do attua­le.
Dopo l’ascolto del suo nuo­vo sin­go­lo pos­sia­mo sicu­ra­men­te affer­ma­re che oltre ad esse­re un model­lo da un pun­to di vista socia­le e cul­tu­ra­le, la gio­va­ne can­tan­te rap­pre­sen­ta di sicu­ro un’icona musi­ca­le, pro­van­do anco­ra una vol­ta un talen­to indi­scus­so. Dopo un sin­go­lo così pro­met­ten­te, non pos­sia­mo far altro che cor­re­re ad ascol­ta­re Spe­cial.


Baby, Petrol Girls (Has­sle Records) – recen­sio­ne di Gabrie­le Benizio

For­se le Petrol Girls non avran­no mol­to di nuo­vo da dire, ma quel­lo che han­no da dire lo dico­no sen­za peli sul­la lin­gua. Mezz’ora di post-har­d­co­re irri­ve­ren­te, ribel­le ed estre­ma­men­te diver­ten­te.
Le Petrol Girls (che in real­tà non sono tut­te don­ne) tire­ran­no tut­to fuo­ri sen­za cen­su­re, sen­za fre­ni e que­sto mec­ca­ni­smo rag­giun­ge il cul­mi­ne nel­la dis­sa­cran­te Baby, I had an abor­tion. Come si accen­na­va, a livel­lo musi­ca­le non abbia­mo tra le mani un capo­la­vo­ro di inno­va­zio­ne e di ricer­ca musi­ca­le, ma non ser­ve nem­me­no. Ogni tan­to tra spe­ri­men­ta­zio­ni e astrat­ti­smi ci vuo­le quel lavo­ro che ti ripor­ta sul­la ter­ra, che ti sbat­te in fac­cia tut­ta la sua rab­bia a suon di chi­tar­ro­ni e urla sen­za alcu­na deli­ca­tez­za.
Un lavo­ro in sostan­za che fun­zio­na, che si rifà a tut­to ciò che il post-har­d­co­re ci ha inse­gna­to nel­la sua lun­ga vita, con qual­che striz­za­ta d’occhio al sas­sco­re e tan­ta. tan­ta pas­sio­ne, che ben si abbi­na a que­sta esta­te torrida.


Les autres c’est nous, Big­flo & Oli (Poly­dor) – recen­sio­ne di Fran­ce­sco Pio Calabretta

Les autres c’est nous è il nuo­vo album del duo fran­ce­se Big­flo & Oli. Per i meno infor­ma­ti sul­la musi­ca fran­ce­se potrà sem­bra­re un nome poco sen­ti­to, ma in patria è tutt’altro che così. I due arti­sti lo affer­ma­no in una del­le trac­ce, citan­do espli­ci­ta­men­te i mostri sacri del­la musi­ca fran­ce­se e sfi­dan­do­li a “ruba­re i loro fans”. E i nume­ri gli dan­no ragio­ne, dai 40.000 di Pari­gi nel 2019 alle qua­si 30.000 copie ven­du­te nel­la pri­ma set­ti­ma­na.
Il pro­get­to, rea­liz­za­to dopo 4 anni di silen­zio non solo musi­ca­le ma comu­ni­ca­ti­vo a cau­sa di pro­ble­mi per­so­na­li del­la cop­pia, nasce dopo un perio­do in cui i due affer­ma­no di non esser­si mai fer­ma­ti, e lo dimo­stra­no le 22 trac­ce che com­pon­go­no l’album. Les autres c’est nous, gli altri sia­mo noi, è inter­cul­tu­ra­le, è ric­co di sti­li e ispi­ra­zio­ni diver­se, pro­prio come la Fran­cia a cui dichia­ra­no amo­re in Sacré Bor­del. Nati da padre argen­ti­no e madre fran­co-alge­ri­na, Big­flo e Oli non fan­no man­ca­re i rife­ri­men­ti alle pro­prie ori­gi­ni: dal­la sto­ria dei pro­pri non­ni in José et Amar alle pro­du­zio­ni rilas­sa­te del­le atmo­sfe­re lati­ne che occu­pa­no un posto spe­cia­le. La cop­pia sce­glie di par­la­re di inter­cul­tu­ra­li­smo, di sé stes­si e del­le pro­prie sof­fe­ren­ze, in un album libe­ro da ogni limi­te, in cui i due, tra sto­rie emo­zio­nan­ti e tec­ni­ci­smi pura­men­te rap, dimo­stra­no che con le paro­le ci san­no fare. E lo dimo­stra­no anche gli ospi­ti del pro­get­to: da Vald, voce pura­men­te rap, a Mc Solaar, Julien Doré o anco­ra una gran­de ico­na come Fran­cis Cabrel.
Les autres c’est nous è un album clas­si­co, non osa ma dimo­stra con fer­mez­za ciò che vuo­le dimo­stra­re, e i due arti­sti dopo anni di sof­fe­ren­za sono tor­na­ti con pre­po­ten­za sul­la sce­na. Sicu­ra­men­te da ascol­ta­re, sia per chi è abi­tua­to alla musi­ca tran­sal­pi­na, sia per chi ci si affac­cia per la pri­ma volta. 

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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