Il diritto allo studio, l’università in carcere

Il diritto allo studio, l'università in carcere

Il dirit­to allo stu­dio, che è da diver­si anni al cen­tro dei pro­gram­mi elet­to­ra­li del­le liste stu­den­te­sche e gene­ral­men­te con­si­de­ra­to una garan­zia, rima­ne anco­ra oggi una stra­da imper­via per alcu­ne per­so­ne, tra cui quel­le che popo­la­no le diver­se strut­tu­re peni­ten­zia­rie in Italia. 

Il car­ce­re è noto­ria­men­te una real­tà com­ples­sa, in cui mol­te­pli­ci fat­to­ri di disa­gio socia­le ed eco­no­mi­co si intrec­cia­no a una serie di inef­fi­cien­ze del siste­ma peni­ten­zia­rio, come ad esem­pio le fati­scen­ti strut­tu­re e la scar­sa tute­la dei carcerati.

In un simile contesto, in cui spesso e volentieri viene sensibilmente ridotta la dignità umana dei reclusi, è logico che vengano meno quelle che dovrebbero essere le finalità del carcere, ovvero la rieducazione e il reinserimento sociale. 

Secon­do il rap­por­to sul­le con­di­zio­ni del­le car­ce­ri ita­lia­ne, pub­bli­ca­to il 28 apri­le dall’associazione Anti­go­ne, in Ita­lia il tas­so di reci­di­va car­ce­ra­ria è pari al 62%, una per­cen­tua­le che indi­ca chia­ra­men­te il fal­li­men­to del­la fun­zio­ne for­ma­ti­va del nostro siste­ma peni­ten­zia­rio. Un altro dato rile­van­te del rap­por­to indi­ca che cir­ca il 45% del­la popo­la­zio­ne car­ce­ra­ria è al di sot­to del­la soglia dei 40 anni di età, una fascia entro la qua­le rien­tra­no mol­tis­si­mi gio­va­ni, che potreb­be­ro sen­za dub­bio bene­fi­cia­re del­la pos­si­bi­li­tà di intra­pren­de­re un per­cor­so uni­ver­si­ta­rio. È dun­que logi­co chie­der­si se effet­ti­va­men­te sia garan­ti­ta a tut­ti que­sta oppor­tu­ni­tà, sen­za discri­mi­nan­ti o differenze.

Giu­ri­di­ca­men­te par­lan­do, l’insieme di nor­me che rego­la­no nel det­ta­glio la vita nel car­ce­re sono con­te­nu­te nel d.P.R (decre­to del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca) n.431/1976, che a sua vol­ta è l’approvazione del rego­la­men­to di ese­cu­zio­ne del­la leg­ge 354/1975. Nel rego­la­men­to ori­gi­na­le del ‘75, i cen­ni allo stu­dio sono pre­sen­ti nell’art. 19, il qua­le affer­ma­va ini­zial­men­te che «è age­vo­la­to il com­pi­men­to degli stu­di dei cor­si uni­ver­si­ta­ri ed equi­pa­ra­ti», un’affermazione sicu­ra­men­te signi­fi­ca­ti­va ma insuf­fi­cien­te, poi­ché vaga ed ecces­si­va­men­te discre­zio­na­le. Il decre­to del ‘76 riaf­fer­ma sostan­zial­men­te que­sta age­vo­la­zio­ne, aggiun­gen­do a ciò l’esenzione dal lavo­ro per gli stu­den­ti, oltre che il rim­bor­so del­le spe­se soste­nu­te per tas­se e mate­ria­li didat­ti­ci; infi­ne, ven­go­no men­zio­na­ti dei “pre­mi di ren­di­men­to” per gli stu­den­ti in con­di­zio­ni eco­no­mi­che meno age­vo­li (art. 45, com­ma 4). 

Il testo è sta­to però ripre­so e modi­fi­ca­to nel 2000, con il d.P.R n. 320/2000, un decre­to teso a modi­fi­ca­re le pre­ce­den­ti nor­me in mate­ria peni­ten­zia­ria; in que­sto docu­men­to, le modi­fi­che alle dispo­si­zio­ni sugli stu­di uni­ver­si­ta­ri han­no dispo­sto l’accesso degli stu­den­ti ai mate­ria­li didat­ti­ci e l’accesso a spa­zi appo­si­ti per lo stu­dio, assie­me alla pos­si­bi­li­tà di tene­re nel­la pro­pria came­ra i manua­li ed i libri di testo neces­sa­ri allo stu­dio (art. 44). 

Pertanto, si potrebbe dire che il diritto allo studio nel contesto carcerario sia adeguatamente coperto e garantito, ma sfortunatamente la realtà dei fatti è diversa, specialmente per la difficile e problematica applicazione delle disposizioni in materia. 

Biso­gna infat­ti con­si­de­ra­re diver­si fat­to­ri in gio­co, a par­ti­re dal fat­to che le pre­ce­den­ti dispo­si­zio­ni si appli­chi­no nei con­te­sti in cui ciò sia pos­si­bi­le, secon­do la discre­zio­ne dei sin­go­li isti­tu­ti peni­ten­zia­ri; per fare un esem­pio, negli isti­tu­ti peni­ten­zia­ri in cui c’è un pro­ble­ma signi­fi­ca­ti­vo di sovraf­fol­la­men­to (nel 2020 la media ita­lia­na di sovraf­fol­la­men­to era del 107%, con isti­tu­ti che supe­ra­va­no il 150%), è dif­fi­ci­le imma­gi­na­re che si rie­sca­no a garan­ti­re degli spa­zi appo­si­ti per lo stu­dio, spe­cie nel­le strut­tu­re meno moder­ne. Inol­tre, l’accesso alla car­rie­ra uni­ver­si­ta­ria dipen­de soprat­tut­to dai rap­por­ti con­ven­zio­na­li che gli isti­tu­ti sin­go­li strin­go­no con le varie uni­ver­si­tà, da cui ven­go­no isti­tui­ti i poli uni­ver­si­ta­ri penitenziari. 

Attualmente, i poli universitari sono attivi solamente in 75 carceri su un totale di 190, il che implica che circa il 60% degli istituti carcerari italiani non garantisce l’accesso allo studio universitario. 

Un altro aspet­to non irri­le­van­te è quel­lo riguar­dan­te gli aiu­ti eco­no­mi­ci e i pre­mi di ren­di­men­to, spes­so non asse­gna­tinon per­ce­pi­ti dagli stu­den­ti meritevoli.

In un simi­le con­te­sto, in cui lo Sta­to non è sem­pre pre­sen­te, risul­ta fon­da­men­ta­le la col­la­bo­ra­zio­ne tra le uni­ver­si­tà e gli isti­tu­ti car­ce­ra­ri, da cui nasco­no le ini­zia­ti­ve di sup­por­to e tuto­rag­gio. L’istituzione dei diver­si poli uni­ver­si­ta­ri è frut­to di mol­te­pli­ci col­la­bo­ra­zio­ni, che nasco­no spes­so per una con­ver­gen­za di inte­res­si tra strut­tu­re deten­ti­ve e sin­go­li ate­nei. Si trat­ta dun­que di real­tà solo par­zial­men­te coor­di­na­te dal CNUPP (Con­fe­ren­za Nazio­na­le dei Dele­ga­ti dei Ret­to­ri per i Poli Uni­ver­si­ta­ri Peni­ten­zia­ri), nel­le qua­li non è pre­sen­te un pro­to­col­lo uni­for­me a livel­lo nazio­na­le. Tut­ta­via, pur essen­do del­le isti­tu­zio­ni piut­to­sto diver­si­fi­ca­te, spes­so pro­du­co­no dei pro­get­ti estre­ma­men­te pro­li­fi­ci, spes­so fon­da­men­ta­li per la buo­na riu­sci­ta degli stu­den­ti nel loro per­cor­so accademico. 

Un esem­pio di que­sto tipo di per­cor­si lo offre anche la Sta­ta­le di Mila­no, con le diver­se atti­vi­tà for­ma­ti­ve pro­po­ste nel “Pro­get­to Car­ce­re”, com­po­sto da una serie di labo­ra­to­ri didat­ti­ci orga­niz­za­ti assie­me ai peni­ten­zia­ri di Bol­la­te, Ope­ra e San Vit­to­re, fina­liz­za­ti a valo­riz­za­re l’interazione tra gli stu­den­ti in car­ce­re e quel­li pro­ve­nien­ti dall’esterno. Il risul­ta­to è una serie di espe­rien­ze estre­ma­men­te costrut­ti­ve, tan­to per i dete­nu­ti, che strin­go­no un lega­me con per­so­ne nuo­ve, tan­to per gli stu­den­ti che ven­go­no da fuo­ri, che per la pri­ma vol­ta entra­no in con­tat­to con un con­te­sto che in pochi cono­sco­no realmente. 

In sin­te­si, il per­cor­so acca­de­mi­co del­le per­so­ne in pri­gio­ne è una stra­da in sali­ta, in cui, tra le pagi­ne dei libri, ognu­no cer­ca di dare un sen­so e un ordi­ne a un’esperienza tan­to com­ples­sa e impe­gna­ti­va, con una pro­spet­ti­va su ciò che ver­rà dopo il carcere. 

Si tratta di un percorso puramente individuale in cui l’impegno e la dedizione sono cruciali, ma che può essere arricchito dalle esperienze che gli atenei studiano per questi contesti.

Un dato sor­pren­den­te, che lascia ben spe­ra­re per il futu­ro, è il nume­ro attua­le di dete­nu­ti iscrit­ti ad un cor­so uni­ver­si­ta­rio, 1246 nell’anno acca­de­mi­co 2021/2022. Attual­men­te, gli stu­den­ti car­ce­ra­ri rap­pre­sen­ta­no cir­ca il 2.3% del­la popo­la­zio­ne car­ce­ra­ria tota­le (54.609 nel mar­zo del 2022), una per­cen­tua­le di poco infe­rio­re alla per­cen­tua­le tota­le di uni­ver­si­ta­ri rispet­to alla popo­la­zio­ne tota­le, che nel 2021 si atte­sta­va al 3%. 

Tut­ta­via, ciò che real­men­te sor­pren­de, spe­cial­men­te se pen­sia­mo alle sta­ti­sti­che gene­ra­li sul­lo sta­to di salu­te del siste­ma sco­la­sti­co in Ita­lia, è che il nume­ro di car­ce­ra­ti che intra­pren­do­no una car­rie­ra uni­ver­si­ta­ria è in aumen­to: basti pen­sa­re che nel­lo scor­so anno acca­de­mi­co se ne regi­stra­va­no 1034, e che nel 2018 era­no 796. Par­lia­mo dun­que di un aumen­to del 64% negli ulti­mi 3 anni acca­de­mi­ci, una cre­sci­ta che dimo­stra l’efficacia dell’impegno degli ate­nei in car­ce­re. Le que­stio­ni su cui lavo­ra­re per ren­de­re il dirit­to allo stu­dio in car­ce­re effet­ti­vo per tut­ti sono anco­ra mol­te­pli­ci, in par­ti­co­la­re l’istituzione effet­ti­va dei poli uni­ver­si­ta­ri in tut­te le car­ce­ri ita­lia­ne e gli aiu­ti eco­no­mi­ci per chi ne ha bisogno. 

Ma, come già det­to, i risul­ta­ti stan­no dan­do ragio­ne alle uni­ver­si­tà, in gra­do di far­si cono­sce­re e di attrar­re nuo­vi stu­den­ti in per­cor­si in gra­do di svol­ta­re la loro vita, sia den­tro che fuo­ri dal car­ce­re. In sin­te­si, par­lia­mo di una real­tà che, pur essen­do for­se acer­ba, get­ta del­le otti­me basi, che lascia­no ben spe­ra­re per il futuro.

Con­di­vi­di:
Michele Baboni
Stu­den­te di scien­ze poli­ti­che, sono appas­sio­na­to di filo­so­fia, poli­ti­ca e cal­cio. I temi che ho più a cuo­re sono i dirit­ti civi­li e il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, anche se l’at­tua­li­tà è sem­pre un pun­to di par­ten­za sti­mo­lan­te per nuo­ve rifles­sio­ni. La scrit­tu­ra è il mez­zo per allar­ga­re i miei oriz­zon­ti, la curio­si­tà il ven­to che mi spin­ge alla ricer­ca inces­san­te di nuo­ve risposte.

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