Il telescopio internazionale Webb rivoluziona l’astronomia

Il telescopio internazionale Webb rivoluziona l’astronomia

«Guar­dia­mo le stel­le per­ché sia­mo uma­ni, o sia­mo uma­ni per­ché guar­dia­mo le stel­le?», un filo­so­fo una vol­ta si chie­se. Qua­lun­que sia la rispo­sta, d’ora innan­zi gli astri li potre­mo osser­va­re meglio. Non ad occhio nudo né dal­la super­fi­cie di que­sto pia­ne­ta, ma diret­ta­men­te dal Pun­to 2 Ter­ra-Sole di Lagran­ge, posto sull’orbita sola­re a 1,5 milio­ni di chi­lo­me­tri dal­la Ter­ra, e gra­zie al nuo­vo osser­va­to­rio spa­zia­le inti­to­la­to a James Webb.

Con un pro­ces­so di costru­zio­ne inco­min­cia­to già 2005, que­sto nuo­vo tele­sco­pio spa­zia­le nasce dagli sfor­zi con­giun­ti di NASA, ESA, CSA, di oltre 300 uni­ver­si­tà, socie­tà aero­spa­zia­li ed enti spar­si tra Euro­pa e Nor­da­me­ri­ca. In Ita­lia, han­no ad esem­pio con­tri­bui­to al pro­get­to le azien­de Tha­les Ale­nia Spa­ce e Leo­nar­do S.p.A., oltre che gli osser­va­to­ri astro­no­mi­ci di Cata­nia, Caglia­ri, Capo­di­mon­te e Padova. 

Dopo 16 anni di lavoro, il telescopio Webb è stato lanciato con successo il giorno di Natale del 2021 dallo spazioporto di Kourou, in Guiana Francese, su un vettore Ariane 5 dell’ESA.

Ter­mi­na­to il viag­gio alla vol­ta dell’orbita sola­re, con l’apertura del­la strut­tu­ra tele­sco­pi­ca spa­zia­le più gran­de mai rea­liz­za­ta e la cali­bra­zio­ne degli stru­men­ti di bor­do (tra cui mac­chi­ne foto­gra­fi­che ad alta riso­lu­zio­ne, spet­tro­gra­fi per scom­por­re ed ana­liz­za­re la luce e coro­na­gra­fi uti­li a bloc­ca­re la luce stel­la­re coì da poter distin­gue­re i pia­ne­ti intor­no ad essa orbi­tan­ti), Webb ha tra­smes­so le sue pri­me imma­gi­ni a ini­zio luglio 2022. 

Equi­pag­gia­to per inve­sti­ga­re la radia­zio­ne elet­tro­ma­gne­ti­ca fin qua­si nel cam­po dell’infrarosso distan­te, Webb potrà otte­ne­re infor­ma­zio­ni sul­le pri­me galas­sie dell’universo e sugli even­ti che por­ta­no alla nasci­ta di stel­le e pia­ne­ti, obiet­ti­vi pre­clu­si al suo più anzia­no col­le­ga in orbi­ta ter­re­stre dal 1990, il tele­sco­pio spa­zia­le Hub­ble, il qua­le si fer­ma­va come spet­tro d’indagine al vici­no infra­ros­so. Inol­tre, la por­zio­ne di cosmo son­da­bi­le da que­sto nuo­vo tele­sco­pio è il dop­pio del­la super­fi­cie rispet­to a quel­la di Hubble. 

Già le pri­me foto­gra­fie tra­smes­se indi­ca­no una qua­li­tà impa­reg­gia­bi­le, come nel caso di que­sta imma­gi­ne del­la Nebu­lo­sa dell’Anello Meri­dio­na­le, cat­tu­ra­ta dal tele­sco­pio Webb nel­lo spet­tro del vici­no infra­ros­so. La nana bian­ca al cen­tro è una stel­la moren­te distan­te 2000 anni luce dal­la Ter­ra, cir­con­da­ta da una nube di gas in espan­sio­ne da cui potreb­be­ro nasce­re nuo­ve stel­le e pianeti.

Nebu­lo­sa del­l’A­nel­lo Meridionale

Nasci­ta e mor­te sono infat­ti spes­so inter­con­nes­si nel­la vita degli astri, vita che la nuo­va stru­men­ta­zio­ne a bor­do di Webb per­met­te­rà di appro­fon­di­re con ine­di­ta pre­ci­sio­ne. Di straor­di­na­rio inte­res­se sono anche le imma­gi­ni cat­tu­ra­te del Quin­tet­to di Ste­phan, un grup­po di galas­sie situa­to nel­la Costel­la­zio­ne del Pegaso. 

Quin­tet­to di Stephan

Il telescopio Webb ha infatti catturato e catturerà immagini di nitidezza eccellente tramite cui gli scienziati cercheranno di comprendere come le interazioni tra galassie e la presenza di gas influenzino la nascita di nuove stelle. 

Inol­tre, imma­gi­ni come que­ste indi­ca­no che per la pri­ma vol­ta lo stru­men­to è riu­sci­to a pene­tra­re la col­tre di pol­ve­re cosmi­ca che cir­con­da il cen­tro di una galas­sia, per­met­ten­do di stu­dia­re velo­ci­tà e com­po­si­zio­ne del gas intor­no al pro­prio buco nero supermassiccio. 

Ora che Webb è entra­to pie­na­men­te in fun­zio­ne, con­ti­nue­rà a esplo­ra­re il cosmo dall’orbita sola­re per tut­ta la dura­ta del­la sua mis­sio­ne, 5 anni aumen­ta­bi­li fino a 10. Si sa già, ideal­men­te, chi gli suc­ce­de­rà: il tele­sco­pio spa­zia­le Roman, in costru­zio­ne e con lan­cio pre­vi­sto entro il 2027, che si posi­zio­ne­rà sul­la stes­sa orbi­ta di Webb e che potrà inda­ga­re una por­zio­ne di cosmo 216 vol­te più vasta di quel­la di Hubble. 

Ma se Roman come tele­sco­pio è anco­ra di là da veni­re, Webb è inve­ce oggi una real­tà final­men­te com­ple­ta, resa tale dal­lo sfor­zo di uomi­ni e don­ne che in que­sti anni si sono spe­si per­ché potes­si­mo ave­re uno sguar­do miglio­re sull’universo che ci circonda. 

E nono­stan­te si trat­ti solo di un pri­mo scat­to che di cer­to non rispec­chia appie­no tut­te le poten­zia­li­tà di Webb, l’immagine più bel­la fino­ra scat­ta­te da que­sto nuo­vo tele­sco­pio resta sem­pre la pri­ma, quel­la del grup­po di galas­sie SMAC 0723 pre­sen­ta­ta dal pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti Joe Biden l’11 luglio. L’immagine di un occhio pie­no di mera­vi­glia e pun­ta­to ver­so l’immensità del cosmo, là dove nes­sun uomo è mai giun­to pri­ma.

Imma­gi­ne di coper­ti­na: Il grup­po di galas­sie SMAC 0723.

Con­di­vi­di:
Simone Santini
Nato nel 1999 e stu­den­te di Bio­tec­no­lo­gia, scri­vo rac­con­ti per entu­sia­sma­re e arti­co­li quan­do la scien­za è il rac­con­to più entusiasmante.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.