Insolite ignote. La paleontologa Mary Anning

Insolite ignote. La paleontologa Mary Anning

Mary Anning è sta­ta una paleon­to­lo­ga bri­tan­ni­ca e que­sto la por­tò ad affer­mar­si e a diven­ta­re una cele­bri­tà del suo tem­po, ma nono­stan­te le sue gran­di sco­per­te al gior­no d’oggi non è cono­sciu­ta al gran­de pubblico.

Nac­que nell’Inghil­ter­ra otto­cen­te­sca in una fami­glia sfor­tu­na­ta: era­no infat­ti pove­ri e solo lei e suo fra­tel­lo mag­gio­re Jose­ph, tra gli undi­ci fra­tel­li, riu­sci­ro­no ad arri­va­re all’età adul­ta. Anche Mary Anning rischiò di mori­re da infan­te, quan­do ave­va un anno fu infat­ti col­pi­ta da un ful­mi­ne men­tre si era rifu­gia­ta sot­to a un albe­ro con altre per­so­ne, fu l’unica a soprav­vi­ve­re all’incidente.

Non ebbe un’infanzia facile, imparò a malapena a leggere e a scrivere per poi essere subito istruita dal padre per la ricerca e l’estrazione dei fossili dalle scogliere della zona in cui vivevano, Lyme Regis. 

Suo padre era infat­ti un fale­gna­me, ma anda­va alla ricer­ca di fos­si­li in modo da poter ven­de­re ciò che tro­va­va ai turi­sti del­la zona. Nel 1811 l’uomo morì e con que­sto lut­to la fami­glia diven­ne anco­ra più pove­ra e pie­na di debi­ti, quin­di sia Mary sia Jose­ph dovet­te­ro far diven­ta­re la ricer­ca dei reper­ti archeo­lo­gi­ci un vero e pro­prio lavoro.

La ricer­ca non era asso­lu­ta­men­te faci­le, avve­ni­va soprat­tut­to in inver­no, tra le fra­gi­li e peri­co­lo­se sco­glie­re del Dor­set. Oltre a ciò era un lavo­ro poco remu­ne­ra­ti­vo. Duran­te la sua car­rie­ra Mary Anning rischiò di mori­re a cau­sa di una fra­na fra le sco­glie­re, lei si sal­vò, ma ciò non fu lo stes­so per il suo cane Tray, a cui era mol­to legata.

La col­la­bo­ra­zio­ne lavo­ra­ti­va tra fra­tel­lo e sorel­la fun­zio­nò, infat­ti nel 1811 Jose­ph Anning tro­vò un teschio di ittio­sau­ro lun­go più di un metro e poco tem­po dopo la sorel­la rin­ven­ne il resto del­lo sche­le­tro. All’inizio il fos­si­le ven­ne attri­bui­to a un coc­co­dril­lo, ma quan­do giun­se nel­le mani di Char­les Konig, un natu­ra­li­sta del Bri­tish Museum, egli capì la sua vera ori­gi­ne e lo col­lo­cò all’interno del museo.

Nel 1820 Mary Anning fece un’altra scoperta, trovando il primo scheletro incompleto di plesiosauro, ma il vero successo fu due anni dopo, quando ne scoprì uno completo. 

Fu accu­sa­ta di fal­si­fi­ca­zio­ne da par­te di un noto scien­zia­to, ma Mary Anning riu­scì a con­qui­sta­re gran­de fama e cre­di­bi­li­tà, oltre all’appoggio del­la pre­sti­gio­sa Geo­lo­gi­cal Socie­ty

Le sue capa­ci­tà ven­ne­ro rico­no­sciu­te da mol­ti e la sua atti­vi­tà riu­scì a cre­sce­re con suc­ces­so, ren­den­do la sua situa­zio­ne più sta­bi­le anche se pur sem­pre a rischio, per­ché i com­pen­si più ele­va­ti si basa­va­no solo sui ritro­va­men­ti più prestigiosi.

Si for­mò nel suo lavo­ro da auto­di­dat­ta, ma fu comun­que mol­to rigo­ro­sa nel trat­ta­re le sue sco­per­te, fu quin­di una vera pro­fes­sio­ni­sta.                                Gra­zie a ciò ven­ne a con­tat­to con per­so­nag­gi di gran­de rilie­vo nel cam­po scien­ti­fi­co dell’epoca, come Richard Owen, che spes­so la con­tat­ta­ro­no per pare­ri su que­stio­ni riguar­dan­ti i fos­si­li, o per acqui­sta­re pez­zi pre­gia­ti dal suo negozio. 

Qua­si mai però ven­ne cita­ta nel­le loro rela­zio­ni scien­ti­fi­che, tran­ne in rare ecce­zio­ni, e solo Agas­siz le inti­to­lò due spe­cie di pesci fos­si­li come rin­gra­zia­men­to per il suo aiu­to. Mary Anning fu svan­tag­gia­ta nel suo lavo­ro di paleon­to­lo­ga, aven­do così pochi rico­no­sci­men­ti in vita, solo per il fat­to di esse­re di ses­so fem­mi­ni­le e di umi­li orgini.

Alle donne nell’ottocento non era infatti concessa l’ammissione ad alcun circolo o associazione scientifica, e la ricerca scientifica all’epoca era di interesse esclusivo delle classi più abbienti.

Negli ulti­mi anni del­la sua vita ebbe la sua rivin­ci­ta, come per esem­pio quan­do Wil­liam Buc­kland ven­ne a cono­scen­za del­la sua dif­fi­ci­le situa­zio­ne eco­no­mi­ca e si atti­vò pres­so il gover­no bri­tan­ni­co e l’Asso­cia­zio­ne bri­tan­ni­ca per l’a­van­za­men­to del­la scien­za per­ché le venis­se con­ces­sa una pen­sio­ne, che infi­ne otten­ne, per­met­ten­do­le una mag­gio­re sicu­rez­za economica.

Un’altro esem­pio avven­ne quan­do si amma­lò di tumo­re: la Geo­lo­gi­cal Socie­ty of Lon­don indis­se nel 1846 una rac­col­ta di fon­di per lei pres­so i suoi mem­bri, ed il museo del­la con­tea del Dor­set la inclu­se tra i mem­bri onorari.

Dopo una vita dedi­ca­ta al lavo­ro morì quand’era anco­ra piut­to­sto gio­va­ne, a 47 anni a cau­sa di un tumo­re al seno il 9 mar­zo 1847. Nel 2010 è sta­ta inse­ri­ta dal­la Royal Socie­ty nel­la lista del­le 10 don­ne che han­no con­tri­bui­to in par­ti­co­lar modo alla sto­ria del­la scien­za.

Con­di­vi­di:
Viola Vismara
Clas­se 2000. Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moderne.

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