Intervista a Bryan Ceotto. Tra esistere ed essere

Intervista a Bryan Ceotto. Tra esistere ed essere
a young caucasian person, seen from behind, holding a transgender pride flag over his or her head against the blue sky

Bryan Ceot­to è un ragaz­zo tran­ses­sua­le di 22 anni, stu­dia Let­te­re all’Università Sta­ta­le di Mila­no e quo­ti­dia­na­men­te, rac­con­ta sui social (la cui sti­ma è quel­la di 80 mila fol­lo­wers su Tik Tok e 10 mila su Insta­gram) il pro­prio per­cor­so di tran­si­zio­ne. Ogni gior­no debel­la dub­bi pro­ve­nien­ti da chiun­que si dimo­stri anche mini­ma­men­te curio­so nei con­fron­ti di tema­ti­che di gene­re o da chi è inte­res­sa­to diret­ta­men­te al per­cor­so per­ché inten­zio­na­to ad intraprenderlo.

Intervista a Bryan Ceotto. Tra esistere ed essere

L’intervista è sta­ta edi­ta­ta per moti­vi di bre­vi­tà e chiarezza. 


Ciao Bryan! Ben­ve­nu­to su Vul­ca­no. La pri­ma doman­da che ti voglio por­re è que­sta: sot­to­li­nei spes­so la dif­fe­ren­za che inter­cor­re tra esi­ste­re e esse­re. Quan­do tu in quan­to ragaz­zo trans, hai ini­zia­to ad esse­re e a pren­de­re con­sa­pe­vo­lez­za di chi sei?

Ho comin­cia­to ad esse­re quan­do ho ini­zia­to ad assu­me­re il testo­ste­ro­ne. Pri­ma, esi­ste­vo sicu­ra­men­te, però nono­stan­te aves­si già fat­to coming out come ragaz­zo trans e vives­si secon­do la mia iden­ti­tà sen­za nes­su­na dif­fi­col­tà in ambi­to socio-fami­glia­re, comun­que, non ero essen­za ma solo esistenza. 

Il testo­ste­ro­ne è la garan­zia sot­to ogni for­ma: il cor­po ini­zia a cam­bia­re e ti sen­ti te stes­so, per­ché ti guar­di allo spec­chio e hai coscien­za di chi sei. Con la pri­ma inie­zio­ne, nono­stan­te gli effet­ti si noti­no con il pro­gres­so dei mesi, rina­sci. E seb­be­ne io non abbia avu­to alcu­na par­ti­co­la­re dif­fi­col­tà nel­la mia vita, cre­do che l’ostacolo mag­gio­re che io abbia dovu­to affron­ta­re, sia sta­to pro­prio quel­lo di non poter­mi spec­chia­re rico­no­scen­do­mi per quel­lo che ero.

Qual è sta­to il moti­vo che ti ha spin­to a par­la­re di un per­cor­so così inti­mo sui social?

Par­tia­mo dal pre­sup­po­sto che l’inizio del mio per­cor­so è sta­to det­ta­to dal­la esa­spe­ra­zio­ne: nono­stan­te io abbia pro­va­to in tut­ti i modi a nascon­de­re me stes­so, facen­do mia una iden­ti­tà che non mi appar­te­ne­va e com­por­tan­do­mi ecces­si­va­men­te da ragaz­za, se in un pri­mo momen­to cre­de­vo fos­se solo neces­sa­rio che mi par­las­se­ro con il pro­no­me maschi­le, suc­ces­si­va­men­te ho capi­to che non mi bastava. 

E il voler­lo por­ta­re sui social è lega­to al fat­to che voles­si con­sa­pe­vo­liz­za­re infor­man­do: quan­do io ave­vo 14 anni, l’unico mez­zo uti­liz­za­bi­le era inter­net, dove però, anche tutt’ora, vige una disin­for­ma­zio­ne tale da esse­re anche piut­to­sto pericolosa.

Io ho sen­ti­to la man­can­za di un sup­por­to da par­te di qual­cu­no che vives­se il mio stes­so sta­to d’animo di quel momen­to. Quin­di, la mia volon­tà è quel­la di esse­re un pun­to di rife­ri­men­to per tut­ti colo­ro che han­no biso­gno di aiu­to o di infor­ma­zio­ni, cer­can­do di evi­ta­re di far­li cade­re nell’oblio del­la disin­for­ma­zio­ne e di ren­de­re noto a tan­te per­so­ne un argo­men­to, che pur­trop­po tutt’ora, vie­ne spes­so mal visto.

Pen­si che se il te quat­tor­di­cen­ne aves­se avu­to un pun­to di rife­ri­men­to sui social all’epoca, si sareb­be sen­ti­to più libe­ro di esprimersi?

Asso­lu­ta­men­te sì. Par­ti dal pre­sup­po­sto che io sco­pro di esse­re un ragaz­zo tran­ses­sua­le nel 2014, a 14 anni, e all’epoca la tran­ses­sua­li­tà, veni­va anco­ra con­si­de­ra­ta una malat­tia men­ta­le: è sta­ta infat­ti poi suc­ces­si­va­men­te debel­la­ta dal­la lista solo nel 2016. Ciò ha con­tri­bui­to ulte­rior­men­te alla volon­tà di voler­mi iso­la­re, non tro­van­do alcun pun­to di rife­ri­men­to, pro­prio per­ché pen­sa­vo di esse­re l’unico a pro­va­re que­ste cose.

Quan­to è dif­fi­ci­le, a livel­lo buro­cra­ti­co, acce­de­re all’iter lega­le (cam­bio ana­gra­fi­co e suc­ces­si­vo acces­so ai vari interventi)?

Dif­fi­ci­lis­si­mo. Tra l’altro va a infie­ri­re in manie­ra cospi­cua sul­la man­can­za del benes­se­re psi­co-fisi­co del­le stes­se per­so­ne trans. L’iter lega­le può ave­re addi­rit­tu­ra una dura­ta di 4 anni. Sen­za quest’ultimo, non poten­do cam­bia­re nome e gene­re sul docu­men­to e di con­se­guen­za nem­me­no fare gli inter­ven­ti, sono costret­to con­ti­nua­men­te a fare coming out, spie­gan­do chi sono. E tra l’altro, se non doves­si esse­re cre­du­to, le stes­se isti­tu­zio­ni, qua­li cara­bi­nie­ri o poli­ziot­ti, pos­so­no accer­ta­re la mia tran­ses­sua­li­tà chia­man­do il mio avvo­ca­to, che deve esse­re neces­sa­ria­men­te dispo­ni­bi­le 24 ore su 24. Ci deve esse­re quin­di qual­cu­no che atte­sti la mia identità. 

Il giu­di­ce ha poi la pos­si­bi­li­tà con la pro­pria sen­ten­za, di negar­ti il dirit­to di esse­re chi sei: a que­sto pun­to, si inter­cor­re al CTU, il con­su­len­te tec­ni­co d’ufficio, e pos­so­no pas­sa­re mesi, se non anni, pri­ma che ti dia­no il con­sen­so. Que­sta loro rilut­tan­za è però una for­ma di pro­te­zio­ne nei pro­pri con­fron­ti: sono loro, infat­ti, a pren­der­si la respon­sa­bi­li­tà del­la tua iden­ti­tà. Se io per un moti­vo, mi pen­to del­la mia tran­ses­sua­li­tà e voglio detran­si­zio­na­re, pos­so denun­cia­re il giu­di­ce, che deve quin­di infi­ne esse­re total­men­te assi­cu­ra­to che la per­so­na sia con­sa­pe­vo­le del per­cor­so che sta compiendo.

Stu­di Let­te­re alla Sta­ta­le di Mila­no: pen­si che il nostro ambien­te uni­ver­si­ta­rio sia effet­ti­va­men­te inclu­si­vo nei con­fron­ti del­le per­so­ne trans?

La nostra uni­ver­si­tà è da con­si­de­ra­re inclu­si­va, per­ché a dif­fe­ren­ze di altre, per­met­te la car­rie­ra alias: tut­te le per­so­ne trans che voglio­no intra­pren­de­re un per­cor­so e che non han­no anco­ra cam­bia­to i docu­men­ti pos­so­no fare uso di un libret­to alter­na­ti­vo uti­le ai docen­ti al fine di cono­scer­ti per quel­lo che sei e per evi­ta­re che cono­sca­no la tua rea­le iden­ti­tà ana­gra­fi­ca, in modo tale che non ci sia­no pre­giu­di­zi di nes­sun tipo. L’unico pro­ble­ma rile­van­te è che per la ste­su­ra e la pub­bli­ca­zio­ne del­la tesi, essen­do un docu­men­to uffi­cia­le, sarà neces­sa­rio pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne esclu­si­va­men­te i dati anagrafici.

Oltre alla car­rie­ra alias, cosa pen­si si potreb­be fare, per ren­de­re l’università anco­ra più inclusiva?

Infor­ma­re i docen­ti. Potreb­be esse­re uti­le l’idea di fare una cam­pa­gna di sen­si­bi­liz­za­zio­ne per far capi­re cosa pro­va­no e devo­no affron­ta­re le per­so­ne trans, spie­gan­do­ne i moti­vi. Ciò potreb­be anche age­vo­la­re le per­so­ne trans stes­se richie­den­ti la car­rie­ra alias che han­no ini­zia­to il per­cor­so da poco, in segui­to all’ottenimento del­la cer­ti­fi­ca­zio­ne del­la disfo­ria e che in un anno, ad esem­pio, potreb­be­ro cam­bia­re la voce o l’aspetto, per­met­ten­do di con­se­guen­za ai docen­ti di com­pren­de­re cosa stia effet­ti­va­men­te succedendo.

Per quan­to riguar­da la car­rie­ra lavo­ra­ti­va, so che hai inten­zio­ne di diven­ta­re un gior­na­li­sta. Cre­di potre­sti incon­tra­re del­le dif­fi­col­tà nel tuo per­cor­so in quan­to ragaz­zo trans?

Par­tia­mo dal pre­sup­po­sto che il mio caso è par­ti­co­la­re, ho infat­ti inten­zio­ne di diven­ta­re un gior­na­li­sta sto­ri­co del­la matri­ce ebrai­ca. E se c’è una gros­sa distin­zio­ne che pos­so fare tra il cri­stia­ne­si­mo e l’ebraismo è che gli ebrei non han­no alcu­na dif­fi­col­tà a com­pren­de­re l’omosessualità e la tran­ses­sua­li­tà, in quan­to rap­pre­sen­tan­ti loro stes­si di una mino­ran­za che è sta­ta qua­si sem­pre discri­mi­na­ta. Quin­di il mio per­cor­so è tal­men­te spe­ci­fi­co che non cre­do io pos­sa incon­tra­re alcu­na dif­fi­col­tà. Cono­sco già per­so­ne dedi­te a que­sto lavo­ro e sono sta­to infor­ma­to abba­stan­za da capi­re che la liber­tà è un valo­re vigen­te in que­sto deter­mi­na­to con­te­sto lavorativo.

Con­di­vi­di:
Maria Pia Loiacono
Stu­den­tes­sa di beni cul­tu­ra­li, scri­vo con lo sco­po di impa­ra­re più cose del mon­do che mi cir­con­da, cer­can­do di far­mi e far­vi incuriosire.

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