La Costituzione per un nuovo Cile

Lo scor­so 4 luglio, men­tre gli Sta­ti Uni­ti festeg­gia­va­no in memo­ria del gior­no dell’indipendenza, un altro pae­se del con­ti­nen­te ame­ri­ca­no com­pi­va un pas­so ver­so la libe­ra­zio­ne e la rot­tu­ra defi­ni­ti­va con un regi­me oppres­si­vo e dit­ta­to­ria­le: in que­sto gior­no, infat­ti, l’assemblea costi­tuen­te cile­na ha con­se­gna­to al neo-pre­si­den­te Gabriel Boric la boz­za del­la nuo­va Costi­tu­zio­ne, frut­to di oltre un anno di lavo­ro e del biso­gno di sosti­tui­re l’attuale testo appro­va­to nel 1980 da Augu­sto Pino­chet e vol­to di un Cile neo­li­be­ri­sta, accla­ma­to all’estero come ‘mira­co­lo eco­no­mi­co’ ma lace­ra­to da disu­gua­glian­ze, le stes­se che han­no pro­vo­ca­to la serie di pro­te­ste avve­nu­te nel 2019. 

Un nuovo, più inclusivo, patto sociale: questo l’obiettivo dell’insurrezione popolare. 

Così, dopo la mar­cia più gran­de mai orga­niz­za­ta in Cile – si sti­ma che in tut­to il pae­se i mani­fe­stan­ti furo­no cir­ca tre milioni‑, il gover­no, allo­ra gui­da­to da Seba­stien Piñe­ra, orga­niz­zò un ple­bi­sci­to che potrem­mo defi­ni­re a tut­ti gli effet­ti spar­tiac­que per la sto­ria del Pae­se suda­me­ri­ca­no, sia per­ché si trat­ta­va del pri­mo refe­ren­dum dal­la cadu­ta del regi­me di Pino­chet, sia per­ché il popo­lo, chia­ma­to a deci­de­re sul­le sor­ti del­la car­ta costi­tu­zio­na­le in vigo­re, votò a favo­re del­la ste­su­ra di un nuo­vo testo, dan­do per­tan­to ini­zio ad un pro­ces­so rivo­lu­zio­na­rio. A redi­ge­re la nuo­va Costi­tu­zio­ne, e anche que­sto aspet­to fu ogget­to di un voto popo­la­re, sareb­be sta­ta un’assemblea com­po­sta da 155 cit­ta­di­ni appo­si­ta­men­te eletti. 

Le ele­zio­ni si sono tenu­te a mag­gio 2021 e han­no segna­to nume­ro­si cam­bia­men­ti: innan­zi­tut­to la scon­fit­ta dei par­ti­ti poli­ti­ci tra­di­zio­na­li, spe­cie quel­li facen­ti capo alla destra, che «non sono più in sin­to­nia con i desi­de­ri e le richie­ste del­la cit­ta­di­nan­za»paro­le di Piñe­ra. A trion­fa­re sono sta­ti i can­di­da­ti del­le liste indi­pen­den­ti, i qua­li han­no otte­nu­to 65 seg­gi su 155, men­tre 17 sono sta­ti riser­va­ti alle comu­ni­tà indi­ge­ne, che l’attuale Costi­tu­zio­ne non men­zio­na pur rap­pre­sen­tan­do il 13% del­la popo­la­zio­ne cilena.

Inoltre, a riconoscimento del ruolo che i movimenti femministi hanno avuto durante l’Estallido social del 2019, la Convenzione costituente sarebbe stata la prima al mondo a essere composta da un pari numero di donne e uomini – assegnati rispettivamente a 77 e 78 seggi. 

Non solo, intro­dur­re una pro­spet­ti­va di gene­re nel dibat­ti­to costi­tu­zio­na­le era fon­da­men­ta­le per assi­cu­rar­si che l’impianto obso­le­to e patriar­ca­le del­la vec­chia costi­tu­zio­ne venis­se smantellato. 

Pre­sie­du­ta dall’attivista e acca­de­mi­ca Eli­sa Lon­còn, espo­nen­te del grup­po indi­ge­no Mapu­che, la Con­ven­zio­ne ha ini­zia­to i lavo­ri per la ste­su­ra del­la nuo­va Costi­tu­zio­ne il 4 luglio 2021 e un anno dopo la boz­za fina­le è sta­ta con­se­gna­ta al pre­si­den­te Boric duran­te la ceri­mo­nia di chiu­su­ra del­la Con­ven­zio­ne costi­tuen­te e sarà ogget­to di vota­zio­ne popo­la­re il pros­si­mo 4 set­tem­bre, quan­do i cit­ta­di­ni cile­ni deci­de­ran­no se appro­var­la o rifiu­tar­la. Secon­do gli ulti­mi son­dag­gi regi­stra­ti dall’istituto Can­dem, la vit­to­ria del Recha­zo (Rifiu­to) è una pos­si­bi­li­tà con­cre­ta, rap­pre­sen­tan­do il 55% del­le pre­fe­ren­ze con­tro il 42% dei favo­re­vo­li, un dato che riflet­te anche il calo di fidu­cia nei con­fron­ti dell’operato dell’assemblea e nei con­fron­ti del­lo stes­so Boric. Nell’eventualità di un esi­to nega­ti­vo, il pre­si­den­te ha dichia­ra­to che il pro­ces­so costi­tu­zio­na­le ver­rà pro­lun­ga­to, per­ché la mag­gio­ran­za dei cit­ta­di­ni, nel ple­bi­sci­to del 2020, ha espres­so la neces­si­tà di un nuo­vo con­trat­to sociale.

Rispet­to all’era Pino­chet, mol­ti sono i cam­bia­men­ti intro­dot­tidal nuo­vo testo, come si intui­sce dal pri­mo arti­co­lo, che reci­ta: “il Cile è uno sta­to di dirit­to socia­le e demo­cra­ti­co. È mul­ti­na­zio­na­le, inter­cul­tu­ra­le, regio­na­le ed eco­lo­gi­co”. Da Sta­to uni­ta­rio e repub­bli­ca demo­cra­ti­ca a demo­cra­zia soli­da­le e pari­ta­ria, carat­te­ri­sti­ca d’altronde rifles­sa dall’inclusione del­le voci del­le don­ne e popo­la­zio­ni indi­ge­ne nel pro­ces­so costituzionale. 

Di conseguenza il nuovo testo contempla i diritti sessuali e riproduttivi e garantisce ai popoli indigeni il diritto all’autodeterminazione, e dunque il diritto al pieno controllo sulle proprie terre e risorse. 

Un altro pun­to car­di­ne è l’ambien­te, come sta­bi­li­to dall’articolo 8: “Gli indi­vi­dui e i popo­li sono inter­di­pen­den­ti con la natu­ra e for­ma­no con essa un tut­to inse­pa­ra­bi­le”, e anco­ra all’articolo 127, “la natu­ra ha dei dirit­ti. Lo Sta­to ha il dove­re di pro­teg­ger­li e rispet­tar­li” e a tal pro­po­si­to isti­tui­sce la figu­ra del Defen­so­ria de la natu­ra­le­za (difen­so­re civi­co del­la natu­ra). La nuo­va Costi­tu­zio­ne pren­de coscien­za dell’emergenza cli­ma­ti­ca come nessun’altra, ren­den­do­la in que­sto sen­so all’avanguardia: “è dove­re del­lo Sta­to adot­ta­re azio­ni di pre­ven­zio­ne, adat­ta­men­to e miti­ga­zio­ne dei rischi, del­le vul­ne­ra­bi­li­tà e degli effet­ti cau­sa­ti dal­la cri­si cli­ma­ti­ca ed eco­lo­gi­ca”. Tra gli arti­co­li dedi­ca­ti alla pro­te­zio­ne dell’ecosistema, atten­zio­ne par­ti­co­la­re è rivol­ta all’atti­vi­tà mine­ra­ria con l’introduzione del divie­to di estra­zio­ne nel­le zone pro­tet­te – arti­co­lo 146- , tra cui i ghiac­ciai, noto­ria­men­te le minie­re più impor­tan­ti del Cile, pro­po­sta da subi­to con­te­sta­ta dal set­to­re dell’estrazione mine­ra­ria, pila­stro dell’economia nazio­na­le. Inol­tre, l’acqua vie­ne san­ci­ta come bene comu­ne e inap­pro­pria­bi­le, men­tre l’attuale testo è l’unico al mon­do a rico­no­sce­re l’acqua come pro­prie­tà privata.

La Costituzione per un nuovo Cile

Con­tro il pro­ces­so di pri­va­tiz­za­zio­ne di ogni aspet­to del­la vita socia­le ed eco­no­mi­ca incar­na­to dal­la Costi­tu­zio­ne del 1980, la boz­za pro­po­ne di isti­tui­re un Siste­ma di pre­vi­den­za socia­le pub­bli­co e un Siste­ma Sani­ta­rio nazio­na­le. Inol­tre – ed è una del­le rifor­me più impor­tan­ti- vie­ne dise­gna­to un nuo­vo siste­ma poli­ti­co, ogget­to di nume­ro­se discus­sio­ni: via il Sena­to, sosti­tui­to da due came­re con pote­ri asim­me­tri­ci, il Con­gres­so dei Depu­ta­ti e la Came­ra del­le Regio­ni, una rifor­ma inten­ta ad argi­na­re l’iper-presidenzialismo e il cen­tra­li­smo che han­no carat­te­riz­za­to il gover­no cileno. 

La cam­pa­gna per il refe­ren­dum di set­tem­bre è par­ti­ta, l’ultimo step di un pro­ces­so costi­tu­zio­na­le par­ti­to dal­le pro­te­ste del 2019. Il rifiu­to del­la boz­za – auspi­ca­to dal­le for­ze di destra esclu­se dal pro­ces­so reda­zio­na­le — rap­pre­sen­te­reb­be una scon­fit­ta per le for­ze pro­gres­si­ste ed apri­reb­be ad una nuo­va fase di discus­sio­ne sul­le moda­li­tà di reda­zio­ne del nuo­vo testo costi­tu­zio­na­le. E il tem­po di rifor­me e giu­sti­zia socia­le, per i Cile­ni, potreb­be esse­re più lon­ta­no del previsto.

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Giulia Tribunale
Fem­mi­ni­sta per neces­si­tà, pole­mi­ca per natu­ra. Scri­vo di poli­ti­ca e temi socia­li e ho un debo­le per le map­pe geo­gra­fi­che e le let­tu­re in riva al mare. Il mio peg­gior nemi­co? Le fake news. Sogno un mon­do che ono­ri la diver­si­tà e abban­do­ni l’individualismo.

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