Oltre 100 giorni di protesta: in Sri Lanka non c’è pace

Oltre 100 giorni di protesta: in Sri Lanka non c’è pace
Sri Lankan protesters, some holding national flags, after storming the Prime Minister Ranil Wickremesinghe's office, demanding he resign after president Gotabaya Rajapaksa fled the country amid economic crisis in Colombo, Sri Lanka, Wednesday, July 13, 2022. Rajapaksa fled on a military jet on Wednesday after angry protesters seized his home and office, and appointed Prime Minister Ranil Wickremesinghe as acting president while he is overseas. Wickremesinghe quickly declared a nationwide state of emergency to counter swelling protests over the country's economic and political collapse. (AP Photo/Eranga Jayawardena)

La pro­te­sta infu­ria ormai da oltre cen­to gior­ni: dal­la capi­ta­le Colom­bo emer­ge la rab­bia di una popo­la­zio­ne sfi­ni­ta dal­la cri­si eco­no­mi­ca, dal­la fame. Lo Sri Lan­ka sta affron­tan­do una tra le più buie pagi­ne del­la sua storia. 

La data dell’ini­zio del­la cri­si eco­no­mi­ca è il 2019: il taglio del­le tas­se, l’elevato debi­to pub­bli­co, l’applicazione del­la “diplo­ma­zia del debi­to” che han­no mes­so il pae­se sot­to scac­co del­la Cina per un debi­to che non rie­sce a ripa­ga­re, la pan­de­mia da Coro­na­vi­rus e la cri­si agri­co­la – que­sti sono solo alcu­ni ele­men­ti che han­no posto la popo­la­zio­ne alle strette. 

Con l’aggiunta del­la guer­ra tra Rus­sia e Ucrai­na, le con­se­guen­ze sono sta­te deva­stan­ti sul popo­lo del­lo Sri Lan­ka: la caren­za di car­bu­ran­te ha cau­sa­to un’impennata dei prez­zi di petro­lio e ben­zi­na, por­tan­do i ser­vi­zi di tra­spor­to ad esse­re total­men­te insuf­fi­cien­ti. Ogni gior­no nel­le cit­tà si sono veri­fi­ca­ti tagli all’energia, la fame diven­ne sem­pre più dila­gan­te, così come la caren­za di medicine.

Uno stato di povertà che ha portato lo Sri Lanka, per la prima volta nella storia, a non pagare gli interessi del proprio debito pubblico. 

A fron­te del­le vio­len­te e con­ti­nue pro­te­ste, il pre­si­den­te Raja­pak­sa ha pre­sen­ta­to le pro­prie dimis­sio­ni al por­ta­vo­ce del Par­la­men­to, Mahin­da Yapa Abey­war­de­na, ponen­do fine al ven­ten­na­le eser­ci­zio del pote­re del­la sua dina­stia. All’annuncio del­le dimis­sio­ni del pre­si­den­te, rite­nu­to respon­sa­bi­le di aver ven­du­to il pae­se alla Cina, i pro­te­stan­ti han­no ini­zia­to veri e pro­pri festeg­gia­men­ti ma l’attimo di gio­ia è dura­to ben poco: costi­tu­zio­nal­men­te, a segui­to del­le dimis­sio­ni del Pre­si­den­te, spet­ta al pri­mo mini­stro a pren­de­re le redi­ni. Il nome di Ranil Wic­kre­me­sin­ghe, però, è mal sop­por­ta­to dai pro­te­stan­ti, in quan­to egli non è altri che il brac­cio destro del Pre­si­den­te uscen­te. Già Pri­mo Mini­stro per sei vol­te, Wic­kre­me­sin­ghe era un vol­to ben noto ai pro­te­stan­ti, che, inve­ce, chie­de­va­no vol­ti nuo­vi e gio­va­ni, che potes­se­ro ripor­ta­re in vita il pae­se. Egli rap­pre­sen­ta­va lo stes­so regi­me cor­rot­to di cui Raja­pak­sa era vol­to, tan­to che il 9 luglio scor­so, i pro­te­stan­ti han­no dato fuo­co alla sua resi­den­za pri­va­ta. Nuo­ve pro­te­ste han­no scon­vol­to il pae­se: il 13 luglio l’ufficio del pre­si­den­te è sta­to assa­li­to, pre­ten­den­do­ne le dimis­sio­ni immediate.

Continuano le forti proteste in Sri Lanka, nonostante i cambiamenti nella scena politica che non sembrano trovare il favore dei manifestanti
Assal­to alla vil­la del pre­si­den­te Rajapaksa 

Tut­ta­via, seguen­do pro­ce­di­men­to isti­tu­zio­na­le, Ranil Wic­kre­me­sin­ghe ha pre­sta­to giu­ra­men­to come pre­si­den­te ad inte­rim. Nel suo discor­so, ha richie­sto al Par­la­men­to un’allean­za di tut­ti i par­ti­ti, così da poter fron­teg­gia­re la cri­si eco­no­mi­ca e socia­le. Nel men­tre, l’agenda del Par­la­men­to s’infittiva: saba­to 16 luglio le came­re si sareb­be­ro riu­ni­te per ini­zia­re il pro­ce­di­men­to per l’ele­zio­ne di un nuo­vo pre­si­den­te ad ope­ra del­lo stes­so Par­la­men­to, mar­te­dì 19 luglio sareb­be­ro sta­te ascol­ta­te le can­di­da­tu­re, men­tre mer­co­le­dì 20 il nuo­vo pre­si­den­te del­lo Sri Lan­ka sareb­be sta­to uffi­cial­men­te rie­let­to .

Nel­la gior­na­ta di lune­dì 18 luglio, Wic­kre­me­sin­ghe ha dichia­ra­to lo sta­to d’emergenza, che con­ce­de la pos­si­bi­li­tà di legi­fe­ra­re per la pre­ser­va­zio­ne dell’ordine pub­bli­co e il sof­fo­ca­men­to del­le rivol­te. Con que­sta mos­sa, il Pre­si­den­te ad inte­rim si è inte­sta­to il pote­re di con­sen­ti­re man­da­ti d’arresto nei con­fron­ti di chiun­que par­te­ci­pas­se alle pro­te­ste, anche paci­fi­che, ma anche di sospen­de­re e cam­bia­re ogni leg­ge in vigore. 

“Que­sta – ha sot­to­li­nea­to Jaya­map­thy Wic­kre­me­rat­ne, costi­tu­zio­na­li­sta del­lo Sri Lan­ka – è un’azione arbi­tra­ria da par­te del pre­si­den­te ad inte­rim. Il popo­lo ha il dirit­to di pro­te­sta­re paci­fi­ca­men­te e rife­ri­re le pro­prie richie­ste alla clas­se politica. 

Questo è il tentativo di Wickremesinghe di impedire alla folla di occupare le strade.”

Meno pre­oc­cu­pa­to è, inve­ce, Bha­va­ni Fon­se­ka, ricer­ca­to­re del Cen­tre for Poli­cy Alter­na­ti­ves, che ha rife­ri­to: “Que­ste misu­re sono già risul­ta­te inef­fi­ca­ci nel passato”. 

Nel­la gior­na­ta di mar­te­dì 19 luglio sono emer­si, come da pro­gram­ma, i nomi dei can­di­da­ti: Wic­kre­me­sin­ghe è sta­to can­di­da­to del par­ti­to di mag­gio­ran­za Par­ti­to Nazio­na­le Uni­to, il cui lea­der Dinesh Guna­war­de­na, sareb­be diven­ta­to vero­si­mil­men­te Pri­mo Mini­stro in caso di vit­to­ria del pre­si­den­te ad interim. 

L’opposizione è rap­pre­sen­ta­ta dal can­di­da­to Dul­las Ala­hap­pe­ru­ma affian­ca­to dal lea­der del par­ti­to Anu­ra Kuma­ra Dis­sa­na­ya­ke. Ala­hap­pe­ru­ma è sta­to par­la­men­ta­re dis­si­den­te del par­ti­to Sri Lan­ka Podu­ja­na Pera­mu­na, che in pas­sa­to è sta­to con­trol­la­to dal poten­te, ma impo­po­la­re clan Raja­pak­sa, da cui pro­vie­ne il pre­si­den­te dimissionario.. 

Il ter­zo can­di­da­to, del Par­ti­to Mar­xi­sta, S.B. Dis­sa­na­ya­ke ave­va l’appoggio di soli tre par­la­men­ta­ri, lascian­do agli altri due avver­sa­ri la partita. 

Il gior­no seguen­te, le ele­zio­ni si ten­ne­ro nel voto segre­to. Alcu­ni lea­der dei pari­ti, però, han­no chie­sto ai par­la­men­ta­ri di foto­gra­fa­re la sche­da di voto ren­den­do sem­pre ancor più tesa l’atmosfera di voto. In quei gior­ni, le pro­te­ste si sono fer­ma­te per per­met­te­re l’iter costi­tu­zio­na­le e la riso­lu­zio­ne del­la cri­si, ma il Par­la­men­to ha pre­so la deci­sio­ne di pro­teg­ge­re ogni ingres­so con l’aiuto del­le for­ze dell’ordine.

È arri­va­to nel­la gior­na­ta di mer­co­le­dì l’annuncio del­la vit­to­ria di Ranil Wic­kre­me­sin­ghe, che, con 134 voti con­tro 82, si è assi­cu­ra­to la Pre­si­den­za, I voti deci­si­vi sono deri­va­ti dal Sri Lan­ka Podu­ja­na Pera­mu­na par­ty: sono sta­te imme­dia­te, a que­sto pun­to, le accu­se dei pro­te­stan­ti, che riten­go­no che il neoe­let­to pre­si­den­te si sia ven­du­to alle fami­glie poten­ti che già ave­va­no gover­na­to lo Sri Lan­ka per vent’anni.

“Non è ciò che chie­dia­mo – ha affer­ma­to Mela­ni Guna­thi­la­ke, lea­der del­le pro­te­ste – ora discu­te­re­mo la nostra stra­te­gia. Con­ti­nue­re­mo a pro­te­sta­re fino ad otte­ne­re le sue dimis­sio­ni. Sap­pia­mo mol­to bene che Wic­kre­me­sin­ghe non è come il suo pre­de­ces­so­re: è più astu­to. Recen­te­men­te ha cer­ca­to di fer­mar­ci impo­nen­do lo sta­to d’emergenza.”

I giu­ra­men­ti si sono tenu­ti nel­la gior­na­ta di gio­ve­dì 21 luglio e vedo­no Dinesh Guna­war­de­na come nuo­vo Pri­mo Mini­stro del Pae­se. Fuo­ri dal­le sedi isti­tu­zio­na­li, intan­to, le pro­te­ste con­ti­nua­no ad infu­ria­re al gri­do di “Non è il mio Pre­si­den­te”.

Con­di­vi­di:
Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.