Pillole di economia. La recessione e il rischio per l’Italia

Pillole di economia. La recessione e il rischio per l'Italia

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate.


A cau­sa di infla­zio­ne, caro ben­zi­na e man­can­za di fidu­cia dei con­su­ma­to­ri negli ulti­mi tem­pi si mol­to è sen­ti­to par­la­re di reces­sio­ne: non solo per l’I­ta­lia, ma anche per altri mem­bri dell’Unione Euro­pea. Il con­cet­to di reces­sio­ne, tut­ta­via, non è imme­dia­to, e lo sono ancor di meno le cau­se e le con­se­guen­ze che la riguar­da­no. Ecco quin­di spie­ga­to cosa si inten­de per recessione.

Cosa si intende per recessione?

Soli­ta­men­te si par­la di reces­sio­ne quan­do l’e­co­no­mia di un inte­ro Pae­se sta peg­gio­ran­do rispet­to ai risul­ta­ti otte­nu­ti nei mesi pre­ce­den­ti. In real­tà, il ter­mi­ne reces­sio­ne non ha un signi­fi­ca­to ben pre­ci­so in eco­no­mia: si usa per descri­ve­re la par­te nega­ti­va del ciclo dell’Economia di uno Sta­to. Nono­stan­te ciò, è un con­cet­to che non andreb­be uti­liz­za­to in qual­sia­si con­di­zio­ne, ma in pre­ci­se situa­zio­ni economiche.

Per esem­pio, con reces­sio­ne si inten­de il momen­to in cui uno Sta­to, pur in gra­do di gene­ra­re una cer­ta capa­ci­tà pro­dut­ti­va, non rie­sce a sfrut­tar­la inte­ra­men­te. È il caso che si pre­sen­ta come oppo­sto alla cre­sci­ta eco­no­mi­ca: lo svi­lup­po del Pae­se si arre­sta, e ne deri­va una dimi­nu­zio­ne del­la ric­chez­za gene­ra­le, dei con­su­ma­to­ri e del­le quan­ti­tà con­su­ma­te. Di con­se­guen­za, anche la pro­du­zio­ne di beni e di ser­vi­zi si ridu­ce sensibilmente.

I fattori che portano alla recessione: tre correnti di pensiero differenti

Le cau­se di una reces­sio­ne pos­so­no esse­re tan­te e diver­se: pro­prio per que­sto moti­vo, mol­to spes­so gli eco­no­mi­sti fan­no fati­ca ad asso­cia­re la reces­sio­ne a fat­to­ri pre­ci­si. Gene­ral­men­te, le teo­rie ela­bo­ra­te a riguar­do si divi­do­no in tre cor­ren­ti di pensiero.

Secon­do la pri­ma scuo­la, i cam­bia­men­ti che coin­vol­go­no real­tà fon­da­men­ta­li per l’e­co­no­mia di una nazio­ne ven­go­no rece­pi­ti come shock eco­no­mi­ci da con­su­ma­to­ri e da pro­dut­to­ri. Si con­si­de­ri la situa­zio­ne attua­le, in cui l’approv­vi­gio­na­men­to di ener­gia, gas, ben­zi­na e petro­lio è sta­to improv­vi­sa­men­te razio­na­to: la quan­ti­tà dispo­ni­bi­le di mate­ria pri­ma è dimi­nui­ta con l’av­ve­ni­re del­la guer­ra, impre­ve­di­bil­men­te, ed ha cau­sa­to gra­vi man­can­ze in un’am­pia gam­ma di atti­vi­tà. In par­ti­co­la­re, in que­sto caso, si può par­la­re di uno shock eco­no­mi­co in un set­to­re vita­le, che ha cau­sa­to ingen­ti pro­ble­mi non sol­tan­to a spe­ci­fi­ci pro­dut­to­ri, ma a tut­ta la popo­la­zio­ne. Sono sta­ti infat­ti coin­vol­ti gli impren­di­to­ri e i lavo­ra­to­ri, ma anche i cit­ta­di­ni in gene­ra­le: gli spo­sta­men­ti in vet­tu­ra, il riscal­da­men­to del­le abi­ta­zio­ni, e per­si­no la cor­ren­te elet­tri­ca han­no subi­to un note­vo­le aumen­to di costi, che non ha rispar­mia­to nes­su­no. Sono pro­prio que­sti shock eco­no­mi­ci, secon­do gli eco­no­mi­sti di que­sta cor­ren­te di pen­sie­ro, a cau­sa­re la recessione.

Secon­do altri stu­dio­si, inve­ce, le cau­se sono lega­te a fat­to­ri pret­ta­men­te finan­zia­ri. Uno degli esem­pi più comu­ni è quel­lo del­la cri­si 2007–2009, dove l’ec­ces­si­va espan­sio­ne del cre­di­to e del debi­to su pre­sti­ti e mutui ad alto rischio ha por­ta­to ad uno spro­por­zio­na­to nume­ro di inve­sti­men­ti finan­zia­ri peri­co­lo­si. In que­sto modo si sono gene­ra­te le bol­le finan­zia­rie, scop­pia­te poco dopo, cau­san­do un’ingente cri­si eco­no­mi­ca. Gli eco­no­mi­sti sosten­go­no, dun­que, che sia­no pro­prio le bol­le finan­zia­rie a crea­re for­ti squi­li­bri, desti­na­ti a tra­mu­tar­si in recessione.

L’ul­ti­ma scuo­la di pen­sie­ro riguar­da le cau­se psi­co­lo­gi­che del­la reces­sio­ne: mol­ti stu­dio­si infat­ti sosten­go­no che l’ecces­si­va eufo­ria data da un perio­do di boom eco­no­mi­co, por­ti ine­vi­ta­bil­men­te ad un pro­fon­do pes­si­mi­smo del mer­ca­to e alla con­se­guen­te reces­sio­ne. In que­sto caso, sono gli stes­si indi­vi­dui a crea­re un ambien­te reces­si­vo, ossia una sor­ta di con­di­zio­ne in cui si ritie­ne che il peg­gio­ra­re del mer­ca­to sia pros­si­mo e assicurato.

Quando si può iniziare a parlare di recessione?

Com­pren­de­re quan­do una nazio­ne entra in un perio­do di reces­sio­ne non è sem­pli­ce. Non esi­ste un meto­do mate­ma­ti­co per sta­bi­li­re l’i­ni­zio di una fase di decre­sci­ta economica. 

Il siste­ma che mag­gior­men­te vie­ne adot­ta­to dagli stu­dio­si in tal sen­so è quel­lo pro­po­sto da Julius Shi­skin nel 1975 in un arti­co­lo del New York Times. L’e­co­no­mi­sta sug­ge­rì di valu­ta­re l’anda­men­to del pro­dot­to inter­no lor­do, ossia il valo­re di tut­ti beni e ser­vi­zi finan­zia­ri pro­dot­ti da un Pae­se, in due tri­me­stri con­se­cu­ti­vi: qua­lo­ra i perio­di con­si­de­ra­ti risul­tas­se­ro entram­bi nega­ti­vi, allo­ra si potreb­be par­la­re di recessione. 

Quan­do si entra in un perio­do di reces­sio­ne, la dura­ta che esso avrà e le con­di­zio­ni in cui l’e­co­no­mia del Pae­se ver­te­rà non sono pre­ve­di­bi­li. Gli eco­no­mi­sti ten­ta­no soli­ta­men­te di ela­bo­ra­re varie ana­li­si con le qua­li deter­mi­na­re tem­po, moda­li­tà e sfor­zi neces­sa­ri per supe­ra­re la fase di decre­sci­ta eco­no­mi­ca; tut­ta­via, esse resta­no sola­men­te ipotesi.

Che cosa comporta la recessione?

Le con­se­guen­ze, pro­prio come le cau­se, pos­so­no esse­re del­le più nume­ro­se e dispa­ra­te. Tra que­ste pos­so­no pre­sen­tar­si un aumen­to del­la disoc­cu­pa­zio­ne dato dal­la dimi­nu­zio­ne di pro­du­zio­ne, la man­can­za di inve­sti­men­ti finan­zia­ri dovu­ta alla cre­scen­te sfi­du­cia dei con­su­ma­to­ri, e il gene­ra­le aumen­to del costo del­la vita.

La depressione economica

Qua­lo­ra uno Sta­to non rie­sca a supe­ra­re la fase di reces­sione, si può allo­ra par­la­re di depres­sio­ne eco­no­mi­ca. La depres­sio­ne è un cosid­det­to sta­to cro­ni­co di reces­sio­ne. Pro­prio come per que­st’ul­ti­ma, è dif­fi­ci­le sta­bi­li­re quan­do e se un Pae­se entri effet­ti­va­men­te in depres­sio­ne. Secon­do alcu­ne teo­rie eco­no­mi­che, si par­la di depres­sio­ne quan­do la varia­zio­ne del Pil è mag­gio­re del ‑10%, secon­do altre quan­do lo sta­to di reces­sio­ne per­du­ra per tre o quat­tro anni.

L’Italia è a rischio recessione? 

I pare­ri sul­la situa­zio­ne del­l’I­ta­lia sono con­tra­stan­ti. Secon­do il gover­na­to­re del­la Ban­ca d’I­ta­lia Igna­zio Visco, però, per il nostro Pae­se la reces­sio­ne è uno sce­na­rio anco­ra mol­to lon­ta­no. Nono­stan­te ciò, il rischio potreb­be con­cre­tiz­zar­si sem­pre di più se la Rus­sia deci­des­se di taglia­re l’ap­prov­vi­gio­na­men­to di gas ed ener­gia all’U­nio­ne Euro­pea. Come ha spie­ga­to Visco stes­so all’As­sem­blea annua­le del­l’as­so­cia­zio­ne ban­ca­ria ita­lia­na (Abi), se effet­ti­va­men­te avve­nis­se un taglio tota­le del­le for­ni­tu­re di gas dal­la Rus­sia, il Pil subi­reb­be con buo­ne pro­ba­bi­li­tà una con­tra­zio­ne tra il 2022 e il 2023, ma tor­ne­reb­be a cre­sce­re nel 2024. Se inve­ce la situa­zio­ne rima­nes­se come quel­la attua­le, o addi­rit­tu­ra si tor­nas­se alla for­ni­tu­ra pre-guer­ra, il Pil ita­lia­no dovreb­be con­ti­nua­re a cre­sce­re come quel­lo degli altri Sta­ti del­l’U­nio­ne Euro­pea. Il Gover­na­to­re ha inol­tre espres­so la pro­pria opi­nio­ne sull’inflazione e sul­le retri­bu­zio­ni, basa­ta su con­for­tan­ti aspet­ta­ti­ve per il medio-lun­go periodo. 

In con­clu­sio­ne, secon­do quan­to spie­ga­to da Visco, il rischio di reces­sio­ne per l’I­ta­lia non sem­bre­reb­be immi­nen­te, sal­vo fat­to­ri ester­ni non con­trol­la­bi­li dal­l’e­le­va­ta peri­co­lo­si­tà: un esem­pio, anco­ra una vol­ta, è il taglio dell’approvvigionamento di ener­gia e gas dal­la Russia.

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Giorgia Fontana
Ciao! Sono Gior­gia, ho 19 anni e fre­quen­to il cor­so di Eco­no­mia e Mana­ge­ment all’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di di Mila­no. Nel­la vita, mi pia­ce esse­re green e far sape­re agli altri che la soste­ni­bi­li­tà non deve esse­re per for­za noio­sa! Qui su Vul­ca­no, mi tro­ve­re­te come refe­ren­te del­la rubri­ca di Economia :)

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