Smart contract, nuovo profilo del formalismo contrattuale

Smart contract, nuovo profilo del formalismo contrattuale

Le fon­da­men­ta del nostro siste­ma codi­ci­sti­co in mate­ria di con­trat­ti sono frut­to di un lun­go pro­ces­so di modi­fi­che for­te­men­te dipe­so dal­le costan­ti tra­sfor­ma­zio­ni del tes­su­to eco­no­mi­co e dal­la copio­sa dif­fu­sio­ne del­le moder­ne impre­se indu­stria­li e di ser­vi­zi. Ad oggi, il con­trat­to è inte­so come l’accor­do di due o più par­ti per costi­tui­re, rego­la­re o estin­gue­re tra loro un rap­por­to giu­ri­di­co patri­mo­nia­le (art.1321 c.c.). Le par­ti pos­so­no libe­ra­men­te deter­mi­na­re il con­te­nu­to del con­trat­to – nei limi­ti del­la leg­ge – o con­clu­der­ne di nuo­vi, sep­pur non pre­sen­ti nel nove­ro di tipi pre­vi­sto dal codi­ce civi­le, pur­ché meri­te­vo­li di tute­la giu­ri­di­ca (art. 1322 c.c.). Que­sta for­ma di auto­no­mia con­trat­tua­le si mani­fe­sta in mol­te­pli­ci modi, il dina­mi­smo è cer­ta­men­te la sua carat­te­ri­sti­ca più pecu­lia­re: uno dei suoi vari vol­ti è dive­nu­to ogget­to di stu­dio di un’innovativa bran­ca del dirit­to chia­ma­ta “Law­Tech”, che impron­ta la pro­pria ricer­ca sul pro­gres­si­vo uti­liz­zo del­le nuo­ve meto­do­lo­gie di Intel­li­gen­za Arti­fi­cia­le nell’ambito del­le atti­vi­tà giuridiche.

In a world whe­re cars dri­ve them­sel­ves it is qui­te mad to pay a human five hun­dred an hour to copy and paste words upon a page.

legalese.com

Una provocazione quella di legalese.com, start-up statunitense intesa a rivoluzionare il settore della contrattualistica aziendale (valutato più di 80 miliardi di euro), sostenendo che la maggior parte degli intermediari legali soccomberà dinnanzi alla precisione e alla velocità dei nuovi software. 

Stia­mo par­lan­do di “con­trat­ti intel­li­gen­ti” – teo­riz­za­ti per la pri­ma vol­ta da Nick Sza­bo nel 1994 – dei pro­gram­mi archi­via­ti su bloc­k­chain che ven­go­no attua­ti al sod­di­sfa­ci­men­to di con­di­zio­ni pre­de­ter­mi­na­te, auto­ma­tiz­zan­do l’e­se­cu­zio­ne di un accor­do in tem­po imme­dia­to e sen­za il coin­vol­gi­men­to di ter­ze par­ti. Da qual­che anno il feno­me­no media­ti­co dei con­trat­ti su bloc­k­chain sta spo­po­lan­do anche in Ita­lia, crean­do non pochi dub­bi cir­ca la legit­ti­mi­tà del­le sue mol­te­pli­ci appli­ca­zio­ni. Il legi­sla­to­re, mos­so dal­le nume­ro­se sol­le­ci­ta­zio­ni e dal timo­re di lascia­re zone fran­che fuo­ri dal suo con­trol­lo, ha dato un pri­mo vero rico­no­sci­men­to lega­le ai nuo­vi smart con­tract con la con­ver­sio­ne in leg­ge del “Decre­to sem­pli­fi­ca­zio­ni” (11 feb­bra­io del 2019). Pri­ma di ana­liz­za­re que­sta figu­ra è neces­sa­rio, in via pre­li­mi­na­re, fare alcu­ne precisazioni. 

La finanza decentralizzata o DeFi è l’organizzazione di servizi – simili a quelli bancari – su infrastrutture che presuppongono l’assenza di gerarchie, come la blockchain. 

Par­te rile­van­te di que­sto tipo di pro­get­ti sono gli auto­ma­ti­smi che per­met­to­no di ese­gui­re le tran­sa­zio­ni sen­za inter­ven­ti ester­ni (è impos­si­bi­le per agen­ti ester­ni modi­fi­ca­re i pro­to­col­li su bloc­k­chain una vol­ta avvia­ti, garan­ten­do un livel­lo di sicu­rez­za con­tro fal­si­fi­ca­zio­ni o mano­mis­sio­ni di ter­zi mai spe­ri­men­ta­to fino­ra), spes­so basan­do­si sull’enorme for­za degli smart con­tract. Come cita IlSole24ore si trat­ta di fun­zio­ni “if/then” incor­po­ra­te in soft­ware o pro­to­col­li infor­ma­ti­ci, del tipo: se c’è una sca­den­za allo­ra par­te il paga­men­to. Un esem­pio attua­le sono le poliz­ze assi­cu­ra­ti­ve sui viag­gi aerei di tipo para­me­tri­co (spe­ri­men­ta­te da Axa Assi­cu­ra­zio­ni), cioè basa­te sul veri­fi­car­si di deter­mi­na­te con­di­zio­ni: lo smart con­tract inter­ro­ga del­le Api – inter­fac­ce per la pro­gram­ma­zio­ne di appli­ca­zio­ni che per­met­to­no ai pro­pri pro­dot­ti o ser­vi­zi di comu­ni­ca­re con altri pro­dot­ti o ser­vi­zi – per ave­re infor­ma­zio­ni sugli ora­ri di par­ten­za e, in caso di ritar­do del volo garan­ti­to dal­la poliz­za, fa scat­ta­re auto­ma­ti­ca­men­te il rim­bor­so. Un’ulteriore appli­ca­zio­ne è nel­la logi­sti­ca, dove il colos­so Maer­sk ha avvia­to una piat­ta­for­ma che sfrut­ta la bloc­k­chain per cer­ti­fi­ca­re i movi­men­ti del­le mer­ci tra i vari por­ti. Infi­ne pos­sia­mo men­zio­na­re lo stu­dio Nor­ton Rose Ful­bright, che sta ora svi­lup­pan­do dei pro­to­ti­pi di smart con­tract per la liqui­da­zio­ne degli inden­niz­zi nel­le ope­ra­zio­ni M&A (Fusio­ni e Acqui­si­zio­ni socie­ta­rie), accor­cian­do i tem­pi e auto­ma­tiz­zan­do le operazioni. 

Esem­pio di appli­ca­zio­ne in cam­po assicurativo

Come possiamo vedere, i campi di applicazione sono molteplici, ma la loro effettiva applicazione, alla luce di valutazioni di legalità e merito, rileva non poche criticità.

Per que­sto moti­vo, un’approfondita ana­li­si dei pro­fi­li giu­ri­di­ci di que­sta figu­ra deve esten­der­si ad osser­va­zio­ni di cara­tu­ra più gene­ra­le cir­ca le for­me e le fun­zio­ni del con­trat­to stes­so nel nostro ordi­na­men­to giuridico. 

Nell’ideologia eco­no­mi­co-giu­ri­di­ca il con­trat­to è visto come un impor­tan­te mez­zo di liber­tà attra­ver­so il qua­le cia­scun indi­vi­duo può giun­ge­re alla rea­liz­za­zio­ne del­le pro­prie atti­vi­tà pri­va­te e pro­dut­ti­ve: ognu­no divie­ne legi­sla­to­re di sé stes­so, pren­den­do mate­rial­men­te par­te allo svi­lup­po dell’economia. L’ordinamento ita­lia­no pre­ve­de una serie di figu­re con­trat­tua­li “tipi­che” espres­sa­men­te disci­pli­na­te dal nostro Codi­ce Civi­le, tut­ta­via a par­ti­re dal­la secon­da metà degli anni novan­ta si è assi­sti­to ad una pro­gres­si­va con­ta­mi­na­zio­ne di con­trat­ti “ati­pi­ci” (non pre­vi­sti dal nostro Codi­ce ma meri­te­vo­li di tute­la giu­ri­di­ca) di matri­ce pre­va­len­te­men­te sta­tu­ni­ten­se, vol­ti a dare voce alle nuo­ve ope­ra­zio­ni indu­stria­li e finan­zia­rie: così sono nati il lea­sing, il fran­chi­sing o il fac­to­ring, mani­fe­sta­zio­ni di un’innegabile sim­bio­si tra leg­ge e pro­ces­so tec­no­lo­gi­co. Alla luce di que­sti esem­pi, pos­sia­mo ben capi­re come il nuo­vo model­lo di con­trat­tua­li­sti­ca “smart”, caval­can­do l’onda del­la Bloc­k­chain revo­lu­tion, si sia dise­gna­to uno spa­zio di rilie­vo nel nostro ordinamento. 

Quan­to al Decre­to Sem­pli­fi­ca­zio­ni 2019 (che costi­tui­sce di fat­to la nor­ma­ti­va ita­lia­na, non attua­ta, in tema di smart con­tract) il com­ma 2 dell’art. 8‑ter sta­bi­li­sce: «Si defi­ni­sce “smart con­tract” un pro­gram­ma per ela­bo­ra­to­re che ope­ra su tec­no­lo­gie basa­te su regi­stri distri­bui­ti e la cui ese­cu­zio­ne vin­co­la auto­ma­ti­ca­men­te due o più par­ti sul­la base di effet­ti pre­de­fi­ni­ti dal­le stes­se». La dot­tri­na più atten­ta rile­va come la defi­ni­zio­ne “pro­gram­ma per ela­bo­ra­to­re” (si inten­de un com­ples­so di infor­ma­zio­ni atte a far ese­gui­re ad una mac­chi­na – che tali infor­ma­zio­ni ela­bo­ra – del­le ope­ra­zio­ni deter­mi­na­te) nel­la pra­ti­ca sia di dif­fi­ci­le (ma non impos­si­bi­le) appli­ca­zio­ne, giac­ché appa­re arduo imma­gi­na­re che essa fun­zio­ni auto­no­ma­men­te sen­za l’ausilio di un soft­ware ester­no – com­ples­si­tà che la più moder­na infor­ma­ti­ca inten­de risol­ve­re con l’uti­liz­zo di input ester­ni (c.d. ora­cles) che met­ta­no in comu­ni­ca­zio­ne lo smart con­tract con il mon­do rea­le: ad esem­pio del­le appli­ca­zio­ni che noti­fi­chi­no al con­trat­to intel­li­gen­te l’avvenuta tran­sa­zio­ne, o il ritar­do di un volo aereo e così via. 

La seconda parte dell’art.8‑ter comma 2 apre ad una questione più problematica, affermando che gli smart contract soddisfano il requisito della forma scritta previa identificazione informatica delle parti interessate, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’Agenzia per l’Italia digitale.

Seb­be­ne nell’ambito dei con­trat­ti viga il prin­ci­pio del­la liber­tà del­la for­ma, a nor­ma dell’art.1325 c.c. essa è requi­si­to di vali­di­tà (ad sub­stan­tiam) qua­lo­ra sia richie­sta espres­sa­men­te dal­la leg­ge – si pen­si agli atti che devo­no far­si neces­sa­ria­men­te per iscrit­to indi­ca­ti dall’art. 1350 c.c. (come i con­trat­ti che tra­sfe­ri­sco­no la pro­prie­tà di beni immo­bi­li oppu­re le loca­zio­ni di immo­bi­li per una dura­ta supe­rio­re ai nove anni) – sot­to pena di nul­li­tà dell’atto stes­so. Le fina­li­tà di una simi­le rego­la sono prin­ci­pal­men­te da rin­ve­ni­re nel­la neces­si­tà di ren­de­re chia­ro e insin­da­ca­bi­le l’atto e il con­se­guen­te effet­to giu­ri­di­co, sia a tute­la del­le par­ti con­traen­ti che a tute­la dei ter­zi, sicu­rez­za che un lin­guag­gio infor­ma­ti­co potreb­be dif­fi­cil­men­te dare. 

Inol­tre, in quan­to soft­ware, a dif­fe­ren­za dagli accor­di tra­di­zio­na­li, lo smart con­tract è scrit­to in “lin­guag­gio mac­chi­na”. Per­ciò un lin­guag­gio come quel­lo infor­ma­ti­co non è strut­tu­ra­to per poter espri­me­re con­cet­ti scrit­ti volu­ta­men­te in modo da ave­re un’interpretazione fles­si­bi­le, esso potreb­be esse­re com­pre­so solo da una cer­chia ristret­ta di per­so­ne com­pe­ten­ti in infor­ma­ti­ca e cree­reb­be rile­van­ti pro­ble­mi in tema di inter­pre­ta­zio­ne (si pen­si alle ogget­ti­ve dif­fi­col­tà di un’interpretazione – su quel­lo che di fat­to è un codi­ce infor­ma­ti­co – come quel­la secon­do buo­na­fe­de ex art. 1366, appli­ca­bi­le esclu­si­va­men­te al lin­guag­gio reale). 

In conclusione, per eliminare ogni tipo di incertezza, sarebbe meglio accompagnare lo smart contract con un contratto tradizionale. 

La pro­ble­ma­ti­ca del­la dichia­ra­zio­ne del­le volon­tà ver­reb­be meno, gli ina­dem­pi­men­ti sareb­be­ro impe­di­ti dall’automatismo del con­trat­to intel­li­gen­te, ed in caso di soprag­giun­te pro­ble­ma­ti­che nel cor­so del rap­por­to, o di even­tua­li vizi del­la volon­tà, le par­ti potran­no sem­pre far vale­re il con­trat­to come pro­va in un even­tua­le giu­di­zio ren­den­do più sem­pli­ce la deci­sio­ne del giu­di­ce (ed aven­do un sicu­ro stru­men­to di tutela). 

I pro­ble­mi sol­le­va­ti sono mol­ti, così come lo sono le ipo­te­ti­che solu­zio­ni, tut­ta­via il ter­mi­ne di novan­ta gior­ni pre­vi­sto dal Decre­to Sem­pli­fi­ca­zio­ni per attua­re l’embrionale nor­ma­ti­va in mate­ria di smart con­tract è sca­du­to a mag­gio del 2019: l’Agenzia per l’Italia Digi­ta­le (AgID) – l’organo depu­ta­to a chia­ri­re i trat­ti più pro­ble­ma­ti­ci del­la sud­det­ta nor­ma­ti­va – ad oggi non ha anco­ra prov­ve­du­to ad adot­ta­re le linee gui­da pre­vi­ste dal decre­to. Nel silen­zio del­la nor­ma­ti­va, il feno­me­no dei con­trat­ti intel­li­gen­ti si fa sem­pre più impo­nen­te, dive­nen­do uno dei trat­ti più signi­fi­ca­ti­vi dell’industria lega­le del nuo­vo millennio. 

Biblio­gra­fia: DOTTRINA; Ste­fa­no CERRATO, Con­trat­ti tra­di­zio­na­li, dirit­to dei con­trat­ti e smart con­tract, in Bloc­k­chain e Smart Con­tract, a cura di Raf­fae­le BATTAGLINI, Mar­co GIORDANO, Giuf­frè Fran­cis Lefe­bre, Mila­no, 2019, pagg. 300–301 Ste­fa­no CERRATO, Con­trat­ti tra­di­zio­na­li, dirit­to dei con­trat­ti e smart con­tract, cit., pag. 301, Fran­ce­sco GALGANO, Dirit­to Pri­va­to, cit., pag. 261, Andrea STAZI, Auto­ma­zio­ne con­trat­tua­le e “con­trat­ti intel­li­gen­ti”. Gli smart con­trac­ts nel dirit­to com­pa­ra­to, cit., pagg. 119–120, Ste­fa­no CAPACCIOLI, Smart con­trac­ts: tra­iet­to­ria di un’utopia dive­nu­ta attua­bi­le, cit., pag. 40, Ste­fa­no CERRATO, Con­trat­ti tra­di­zio­na­li, dirit­to dei con­trat­ti e smart con­tract, cit., pagg. 296, 297.

Arti­co­lo di Arman­do Cencini

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