Storia, attualità e importanza del Pride

Storia, attualità e importanza del Pride

Era il 1994 ed in Ita­lia ave­va­mo il pri­mo pri­de nazio­na­le. A Roma si sfi­la­va come nei cor­tei sin­da­ca­li, c’era un solo mez­zo ed alcu­ne asso­cia­zio­ni, come Arci­gay. Da quel momen­to l’onda del Pri­de ha inva­so le piaz­ze di tut­to il Pae­se, anche se non è sta­to sem­pre facile.

L’organizzazione era sta­ta gesti­ta da Imma Bat­ta­glia, da anni atti­vi­sta per i dirit­ti del­la comu­ni­tà LGBTQIA+, pre­si­den­te del cir­co­lo di cul­tu­ra omo­ses­sua­le “Mario Mie­li” fino al 2000, e Vla­di­mir Luxu­ria, atti­vi­sta, scrit­tri­ce, per­so­nag­gio tele­vi­si­vo, can­tan­te, dram­ma­tur­ga ed ex poli­ti­ca. Il timo­re era che non ci fos­se una lar­ga par­te­ci­pa­zio­ne, era il pri­mo Pri­de in Ita­lia, eppu­re arri­va­ro­no die­ci­mi­la persone.

Oggi conosciamo i Pride come giornate di rivendicazione e celebrazione, ma non sempre sono stati episodi pacifici.

Sono memo­ra­bi­li i moti di Sto­newall, avve­nu­ti fra il 27 ed il 29 ago­sto 1969, quan­do la poli­zia irrup­pe in un bar di New York alla ricer­ca di qual­cu­no da accu­sa­re di inde­cen­za e si acce­se una ris­sa al mot­to di “Gay power”. Era­no due­mi­la per­so­ne, radu­na­te tra­mi­te un velo­ce pas­sa­pa­ro­la, con­tro quat­tro­cen­to agen­ti. Gli arre­sti furo­no tre­di­ci fra i mani­fe­stan­ti e quat­tro gli agen­ti feri­ti; ma la lot­ta durò ben tre gior­ni, non sol­tan­to quel­la not­te. Era un perio­do in cui chiun­que non si omo­lo­gas­se alle espres­sio­ni di gene­re bina­rie era pas­sa­bi­le di rea­to di inde­cen­za, qual­sia­si pic­co­lo gesto pote­va esse­re inter­pre­ta­to in quel sen­so, sia baciar­si con indi­vi­dui del­lo stes­so ses­so che vesti­re gli abi­ti del ses­so oppo­sto. Le irru­zio­ni nei loca­li gay era­no all’ordine del gior­no e i mem­bri del­la comu­ni­tà non era­no al sicu­ro nem­me­no in quei luoghi.

Da quel momen­to si sono fat­ti mol­tis­si­mi pas­si avan­ti, a dispet­to di chi non cre­de nell’utilità di que­ste gior­na­te e del­le bat­ta­glie del­la comu­ni­tà. Spes­so nel nostro Pae­se sono anco­ra pre­sen­ti com­men­ti omo­fo­bi, ten­ta­ti­vi di smon­ta­re l’organizzazione dei Pri­de e con­ti­nui con­tra­sti, discri­mi­na­zio­ni, veri e pro­pri insul­ti con­tro la comu­ni­tà LGBTQIA+.

Un esem­pio, il sena­to­re Pil­lon, a pro­po­si­to dell’ultimo Umbria Pri­de del 9 luglio, ha espres­so pre­oc­cu­pa­zio­ne per il coin­vol­gi­men­to dei mino­ri nel trat­ta­re le tema­ti­che riven­di­ca­te. Nel­lo spe­ci­fi­co, la dichia­ra­zio­ne era che in que­sta occa­sio­ne si miri «in manie­ra affat­to vela­ta, a far pas­sa­re e a nor­ma­liz­za­re alcu­ne idee por­ta­te avan­ti dal movi­men­to LGBTI cir­ca pra­ti­che come l’ado­zio­ne gay, l’ute­ro in affit­to o la com­pra­ven­di­ta di game­ti, non­ché la sosti­tu­zio­ne di paro­le come mam­ma e papà con geni­to­re 1 e 2».

Ad ogni modo, il Pride è un momento di rivendicazione per tutte le persone.

Ini­zial­men­te si chia­ma­va “Gay Pri­de”, ma ad oggi il pri­mo ter­mi­ne è sta­to eli­mi­na­to a favo­re di un’inclusione mag­gio­re. Il Pri­de è rivol­ta, riven­di­ca­zio­ne, festa e orgo­glio d’insieme. È lo spa­zio a chiun­que sia sta­to discri­mi­na­to o iso­la­to, final­men­te per cam­mi­na­re con orgo­glio nel­le stra­de, sen­za che qual­cu­no si per­met­ta di espri­me­re il pro­prio dis­sen­so e spes­so acca­de in modo vio­len­to. Non c’è un limi­te alla par­te­ci­pa­zio­ne, indi­pen­den­te­men­te dall’identità di gene­re o dall’orientamento sessuale. 

Secon­do una rac­col­ta di dati rela­ti­va alle moti­va­zio­ni dell’odio effet­tua­ta dall’Istat nel 2021, il 29,7% degli inter­vi­sta­ti cre­de che gli omo­ses­sua­li deb­ba­no nascon­de­re il loro orien­ta­men­to, per favo­ri­re l’inserimento del­la società.

Perché queste persone dovrebbero scendere a compromessi?

La socie­tà non con­si­de­ra chi vive fuo­ri dal­le nor­me bina­rie, sia per quan­to riguar­da iden­ti­tà di gene­re che orien­ta­men­to ses­sua­le: scen­de­re a pat­ti con chi non rispet­ta gli altri in quan­to per­so­ne, quin­di, signi­fi­ca nega­re la pro­pria esi­sten­za. Secon­do chi la pen­sa come gli inter­vi­sta­ti, quin­di, biso­gne­reb­be esse­re ‘queer’, omo­ses­sua­li, tran­sgen­der, ma a casa pro­pria, nel­le quat­tro mura in cui non si urti la sen­si­bi­li­tà pub­bli­ca. Per­ché, quin­di, le per­so­ne ete­ro cisgen­der devo­no ave­re più dirit­ti, gode­re di un mon­do costrui­to su misu­ra per loro ed esclu­de­re tut­ti gli altri? E soprat­tut­to, sareb­be inte­res­san­te capi­re in che modo la sen­si­bi­li­tà ven­ga urta­ta da per­so­ne non ete­ro­nor­ma­te. Il tut­to si basa su una serie di ste­reo­ti­pi e pre­giu­di­zi vec­chi di seco­li. Seco­li in cui que­ste per­so­ne sono sta­te mes­se all’angolo, ma ad oggi la socie­tà non può più fin­ge­re che non esistano. 

È molto noto il fenomeno del rainbow washing.

Esso nasce dal pink washing, feno­me­no per cui le azien­de sfrut­ta­va­no il fioc­chet­to rosa sim­bo­lo del­la lot­ta al can­cro per aumen­ta­re le pro­prie ven­di­te. Acca­de ogni anno lo stes­so feno­me­no duran­te il Pri­de month, quan­do improv­vi­sa­men­te tut­to si tin­ge dei colo­ri dell’arcobaleno, anche per azien­de che non sup­por­ta­no in alcun modo la comu­ni­tà. Sem­bra esser con­ve­nien­te per i pro­dot­ti in usci­ta in quel perio­do adot­ta­re del­le stra­te­gie di mar­ke­ting che com­pren­da­no la ban­die­ra arco­ba­le­no, ma que­sta è una chia­ra dimo­stra­zio­ne di quan­to poco impor­tan­ti la socie­tà con­si­de­ri le bat­ta­glie del­la comunità.

È fon­da­men­ta­le far cono­sce­re i sim­bo­li e le paro­le chia­ve del­le riven­di­ca­zio­ni, ma il modo adat­to non è incol­la­re un cuo­ri­ci­no arco­ba­le­no sul­le magliet­te in espo­si­zio­ne. E que­sto soprat­tut­to da par­te di impre­se mul­ti­na­zio­na­li che ogni gior­no sfrut­ta­no i lavo­ra­to­ri, che non garan­ti­sco­no i dirit­ti fon­da­men­ta­li e che non si impe­gna­no per l’inclusività. Il Pri­de non riguar­da sol­tan­to il rispet­to di per­so­ne non ete­ro­nor­ma­te, ma si trat­ta di rispet­ta­re i dirit­ti di tut­ti quan­ti, sen­za eccezioni. 

Ogni anno moltissime persone appartenenti alla comunità vengono uccise, stuprate, stigmatizzate, discriminate, soltanto per il fatto di esistere. 

I dati dell’istituto di ricer­ca Tran­sgen­der ver­sus Trans­pho­bia nel loro ulti­mo report, mostra­no come nel 2021 sia­no sta­te ucci­se 375 per­so­ne tran­sgen­der e ‘queer’ nel mon­do. In mol­ti Pae­si l’omosessualità è anco­ra un rea­to, come in Ara­bia Sau­di­ta, Iran, Emi­ra­ti Ara­bi Uni­ti, Soma­lia, Mau­ri­ta­nia e Yemen. In altri, i dirit­ti fon­da­men­ta­li non ven­go­no rispettati.

Un caso ecla­tan­te, che tut­ti cono­scia­mo, è il rove­scia­men­to del­la sen­ten­za Roe vs Wade negli Sta­ti Uni­ti, che por­ta ver­so la sem­pre mino­re garan­zia del dirit­to all’aborto.

Non lon­ta­na è anche la noti­zia di affos­sa­men­to del DDL ZAN, una misu­ra che avreb­be aiu­ta­to ad agi­re con­cre­ta­men­te con­tro le discri­mi­na­zio­ni. Eppu­re, in Ita­lia anche que­sta leg­ge è sta­ta bloccata. 

Le foto inse­ri­te nel­l’ar­ti­co­lo sono sta­te scat­ta­te all’Um­bria Pri­de del 25 giu­gno 2022.

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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