Un mondo in fiamme. Il futuro della generazione Z

Un mondo in fiamme. Il futuro della generazione Z

«Gli allar­mi del­la Thun­berg sul cli­ma sono pri­vi di fon­da­men­to, lo con­fer­ma la scien­za».

Così tito­la­va il quo­ti­dia­no Libe­ro in un arti­co­lo del 26 set­tem­bre 2019, fir­ma­to dal poli­ti­co, gior­na­li­sta ed opi­nio­ni­sta Rena­to Fari­na. Poco oltre, Fari­na pro­se­gui­va affer­man­do che «solo una pic­co­la mino­ran­za [del­la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca] appog­gia il suo estre­mi­smo fran­ca­men­te fanatico». 

E anco­ra, ver­so la con­clu­sio­ne dell’articolo, l’attivista Gre­ta Thun­berg veni­va descrit­ta come «una ragaz­zi­na igno­ran­te come una capret­ta, la qua­le è com­pe­ten­te solo sui suoi sen­ti­men­ti mon­ta­ti come pan­na aci­da da chi fin­ge di voler­le bene, e inve­ce le fa mari­na­re la scuo­la».

Nel­lo stes­so perio­do anche Vit­to­rio Fel­tri, fon­da­to­re e diret­to­re edi­to­ria­le di Libe­ro (non­ché di altri quo­ti­dia­ni, tra cui Il Gior­na­le), dichia­ra­va in un’inter­vi­sta: «Se aves­si una figlia come Gre­ta un paio di cef­fo­ni glie­li darei per riman­dar­la a scuo­la per­ché lei non va a scuo­la e chi non va a scuo­la non può arro­gar­si il dirit­to di fare la pro­fes­so­res­si­na. Un tem­po la mor­ta­li­tà infan­ti­le era mol­to alta e l’età media era 50 anni. Oggi si vive mol­to più a lun­go, io stes­so ho 76 anni e lavo­ro come quan­do ne ave­vo 40, pur aven­do fuma­to e bevu­to. Se l’inquinamento aves­se fat­to tut­ti i dan­ni che si descri­vo­no, dove­va­mo sta­re peg­gio rispet­to a 50 anni fa inve­ce stia­mo mol­to meglio. Quin­di è la pro­va che sono tut­te fes­se­rie quel­le che dico­no i cre­ti­ni eco­lo­gi­sti».

Si tratta di esempi italiani di una narrazione ingannevole e tutt’altro che celatamente orientata, diffusa purtroppo a livello globale e radicata su due elementi chiave: negazionismo climatico e svalutazione dei giovani e del loro potenziale contributo.

Con nega­zio­ni­smo cli­ma­ti­co si inten­de quel­la cor­ren­te di pen­sie­ro espres­sa da opi­nio­ni­sti di varia estra­zio­ne e for­ma­zio­ne (tra i qua­li anche scien­zia­ti più o meno rino­ma­ti), fin da quan­do, ormai negli anni ‘90, ha avu­to ini­zio il dibat­ti­to intor­no al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, alle sue cau­se uma­ne e agli effet­ti distrut­ti­vi che già allo­ra la scien­za ini­zia­va a pro­fi­la­re sul nostro orizzonte. 

I nega­zio­ni­sti cli­ma­ti­ci sosten­go­no che le tem­pe­ra­tu­re non si stan­no innal­zan­do, oppu­re nega­no che le atti­vi­tà uma­ne abbia­no alcu­na respon­sa­bi­li­tà in meri­to o anco­ra che il sur­ri­scal­da­men­to glo­ba­le pos­sa ave­re gra­vi conseguenze.

Il nega­zio­ni­smo cli­ma­ti­co si dif­fon­de per­cor­ren­do diver­se stra­de: non solo median­te siti e cana­li You­Tu­be di scar­sa cre­di­bi­li­tà ma anche gra­zie allo spa­zio che ad esso vie­ne riser­va­to all’interno di tra­smis­sio­ni tele­vi­si­ve uffi­cia­li e a voci auto­re­vo­li, o pre­sun­te tali, che si pre­sta­no a fare disin­for­ma­zio­ne.

Nell’ormai famo­so docu­men­ta­rio Befo­re the Flood (del 2016, diret­to da Fisher Ste­vens), l’attivista per il cli­ma Leo­nar­do DiCa­prio discu­te (minu­to 22.40) di nega­zio­ni­smo cli­ma­ti­co con il cli­ma­to­lo­go e geo­fi­si­co sta­tu­ni­ten­se Michael E. Mann, diret­to­re dell’Earth System Scien­ce Cen­ter alla Penn­syl­va­nia Sta­te University. 

Lo scien­zia­to denun­cia di esse­re sta­to vit­ti­ma degli attac­chi da par­te del cana­le tele­vi­si­vo Fox News, del­la testa­ta Wall Street Jour­nal e di sva­ria­ti mem­bri del Con­gres­so, non­ché di ano­ni­me minac­ce di mor­te, per aver pub­bli­ca­to i risul­ta­ti degli stu­di com­piu­ti insie­me al suo team sui cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci degli ulti­mi 1000 anni. 

Il grafico risultante, detto “hockey stick graph” per la sua forma peculiare, mostrava infatti un raffreddamento a lungo termine ed un repentino riscaldamento verificatosi a partire dal XX secolo, confermando così l’impatto dell’industrializzazione sul cambiamento climatico.

D’altro can­to, come sot­to­li­nea Mann e come è sta­to con­fer­ma­to dai risul­ta­ti di sva­ria­ti stu­di indi­pen­den­ti, ben il 97% dei cli­ma­to­lo­gi si mostra con­cor­de nel soste­ne­re l’esistenza del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co e nell’identificarne le cau­se nel­le atti­vi­tà umane. 

E chi affer­ma il con­tra­rio, ha spes­so a che fare con gran­di indu­stria­lilob­by dei com­bu­sti­bi­li fos­si­li, che paga­no pro­fu­ma­ta­men­te per una disin­for­ma­zio­ne ad hoc: per esem­pio i fra­tel­li David e Char­les Koch, pro­prie­ta­ri dell’azienda Koch Indu­stries – impe­gna­ta nel­la pro­du­zio­ne di ener­gia, nel­la raf­fi­na­zio­ne del petro­lio e in sva­ria­ti altri set­to­ri fino all’allevamento di bestia­me – non­ché fon­da­to­ri e finan­zia­to­ri del grup­po poli­ti­co lob­bi­sti­co Ame­ri­cans for Pro­spe­ri­ty, oppo­sto­si a gran par­te del­le ini­zia­ti­ve ambien­ta­li dell’amministrazione Obama.

Un’ulteriore stra­te­gia, oltre alla dif­fu­sio­ne di fake news e alla mini­miz­za­zio­ne del sur­ri­scal­da­men­to glo­ba­le, è infi­ne quel­la del “gree­n­wa­shing”, cioè un eco­lo­gi­smo di fac­cia­ta adot­ta­to da impre­se ma anche orga­niz­za­zio­ni ed isti­tu­zio­ni poli­ti­che, allo sco­po di nega­re il pro­prio dan­no­so impat­to ambien­ta­le: di recen­te, come ha osser­va­to la gior­na­li­sta Stel­la Levan­te­si su Inter­na­zio­na­le, que­sta tat­ti­ca è sta­ta adot­ta­ta dal­la mul­ti­na­zio­na­le Exxon­Mo­bil, tra le prin­ci­pa­li com­pa­gnie petro­li­fe­re sta­tu­ni­ten­si, in un ser­vi­zio anda­to in onda su Cnbc e subi­to denun­cia­to dall’esperta di comu­ni­ca­zio­ne sul cli­ma Gene­vie­ve Guen­ther e dal socio­lo­go Robert Brulle.

Anche in Italia, del resto, non mancano analoghi casi di disinformazione, spesso promossa da scienziati con curriculum di tutto rispetto ma privi della formazione necessaria in materia di clima, o ancora episodi di malcelata aggressività contro climatologi esperti, volti smentirne gli studi senza tuttavia addurre argomentazioni fondate e coerenti.

Tra i pro­ta­go­ni­sti di que­sto pano­ra­ma, Fran­co Pro­di, fra­tel­lo del poli­ti­co Roma­no Pro­di e scien­zia­to dal­la pre­co­ce car­rie­ra: esper­to di micro­cli­ma e soprat­tut­to del­la for­ma­zio­ne di nubi, pur non essen­do­si mai occu­pa­to di stu­di sui cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci ha negli anni radi­ca­liz­za­to la pro­pria posi­zio­ne sul tema, dive­nen­do uno dei prin­ci­pa­li pun­ti di rife­ri­men­to dei nega­zio­ni­sti cli­ma­ti­ci e soste­ni­to­re del­la tesi (già smen­ti­ta dal­la NASA) secon­do cui le ano­ma­le onda­te di calo­re sareb­be­ro gene­ra­te natu­ral­men­te dall’atti­vi­tà sola­re.

O anco­ra, il gior­na­li­sta del­la Veri­tà Fran­ce­sco Bor­go­no­vo, che nel­la pun­ta­ta del 7 giu­gno scor­so (ulti­mi 20 minu­ti) del­la nota tra­smis­sio­ne tele­vi­si­va Car­ta­bian­ca si è scon­tra­to con il cli­ma­to­lo­go Luca Mer­cal­li, che ave­va appe­na lan­cia­to il suo allar­me rispet­to al “peg­gio­ra­men­to di tut­ti gli indi­ca­to­ri del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co” sul­la base dei dati pro­dot­ti dall’Orga­niz­za­zio­ne Meteo­ro­lo­gi­ca Mon­dia­le e dell’ultimo rap­por­to dell’IPCC (la Piat­ta­for­ma Inter­go­ver­na­ti­va sul Cam­bia­men­to Cli­ma­ti­co dell’ONU).

La situa­zio­ne è dege­ne­ra­ta quan­do Bor­go­no­vo ha defi­ni­to l’IPCC “mol­to con­te­sta­to” e cita­to le opi­nio­ni con­tra­rie di “Shel­len­ber­ger e altri”, com­men­tan­do: «se pos­so cre­de­re a Mer­cal­li pos­so sen­ti­re anche le opi­nio­ni di un altro» – affer­ma­zio­ne tan­to leci­ta quan­to scon­ta­ta: ognu­no è libe­ro di cre­de­re a quel­lo che vuo­le, alme­no nel nostro Pae­se e alme­no per ora, ma nel cor­so di un dibat­ti­to tele­vi­si­vo che dovreb­be ave­re lo sco­po di infor­ma­re cor­ret­ta­men­te il pub­bli­co sareb­be quan­to­me­no oppor­tu­no addur­re una qual­che argo­men­ta­zio­ne fon­da­ta a soste­gno del­le pro­prie tesi. 

Ma, come ormai acca­de sem­pre più di fre­quen­te, il dibat­ti­to si è chiu­so sen­za che alcu­na pos­si­bi­li­tà di rea­le con­fron­to si sia mai pro­fi­la­ta nei pochi minu­ti mes­si a dispo­si­zio­ne: Mer­cal­li, attac­ca­to su tut­ti i fron­ti e di fat­to impos­si­bi­li­ta­to a pren­de­re paro­la per un tem­po suf­fi­cien­te ad impo­sta­re alme­no un sin­go­lo ragio­na­men­to, abban­do­na la tra­smis­sio­ne e Bor­go­no­vo scher­za “ha avu­to un po’ di sur­ri­scal­da­men­to glo­ba­le, il professore”.

Dovreb­be far­ci ride­re e inve­ce ci lascia l’ama­rez­za di sape­re che su tut­to, anche sul nostro futu­ro (dram­ma­ti­co, con ogni pro­ba­bi­li­tà) si può fare dell’ironia.

Del resto, anche sugli attivisti climatici si può fare dell’ironia, tanto più se sono giovani. E così la creatività giornalistica si sfoga in giochi di parole più degni di conversazioni da bar che delle pagine di (presunti) strumenti di informazione. 

Gre­ti­ni eco­lo­gi­sti” – o cre­ti­ni. Per­ché la deni­gra­zio­ne dell’altro, la sua sva­lu­ta­zio­ne su un pia­no pri­ma di tut­to intel­let­tua­le, pare la stra­da più sem­pli­ce e dif­fu­sa per con­ti­nua­re a nega­re una real­tà che fa trop­pa pau­ra, che impor­reb­be ormai cam­bia­men­ti radicali. 

Così si mar­gi­na­liz­za­no soprat­tut­to quei gio­va­ni che voglio­no e pos­so­no dare un con­tri­bu­to ad una lot­ta che si è resa ormai non solo neces­sa­ria ma ine­vi­ta­bi­le, per chiun­que voglia garan­tir­si un doma­ni degno di esse­re vis­su­to; e lo si fa sfrut­tan­do una nar­ra­zio­ne già mol­to dif­fu­sa che li vor­reb­be svo­glia­ti, fur­bi, cial­tro­ni, spes­so per giu­sti­fi­ca­re un mon­do del lavo­ro sel­vag­gio e pri­vo di pro­spet­ti­ve e tutele. 

Ed ecco che atti­vi­sti e stu­den­ti che sfi­la­no per le stra­de duran­te le mani­fe­sta­zio­ni di Fri­days For Futu­re ci ven­go­no imme­dia­ta­men­te dipin­ti come i pigri che col­go­no l’occasione for­tui­ta per sfug­gi­re agli obbli­ghi sco­la­sti­ci, a lezio­ni ed esa­mi, alle pro­prie responsabilità. 

Ma non si stan­no, al con­tra­rio, facen­do cari­co di respon­sa­bi­li­tà fin trop­po gran­di per i loro die­ci, quin­di­ci, vent’anni? Respon­sa­bi­li­tà che nes­sun altro vuo­le assu­mer­si? Per­ché a die­ci, quin­di­ci, vent’anni, for­se non dovrem­mo esse­re costret­ti a gri­da­re tan­to per far­ci sen­ti­re, affin­ché alme­no un fram­men­to di que­sto Pia­ne­ta, del nostro futu­ro, pos­sa sal­var­si. Ci rispon­do­no di tor­na­re a stu­dia­re, dedi­car­ci alla nostra for­ma­zio­ne, eccel­le­re, affer­mar­ci: per­ché il mon­do lo si cam­bia così, facen­do­si stra­da, accu­mu­lan­do cono­scen­ze, con il tem­po. Com­pien­do la sca­la­ta ver­so il ver­ti­ce da cui si pren­do­no le deci­sio­ni che contano. 

E così il cam­bia­men­to vie­ne riman­da­to: non è anco­ra il momen­to, non sei anco­ra pron­to, impe­gna­ti anzi­ché “mari­na­re la scuo­la”, allo­ra un gior­no for­se ci sarà uno spa­zio anche per te, lo spa­zio di una paro­la. Ma non c’è tem­po di aspet­ta­re quel gior­no e la reto­ri­ca che esal­ta sem­pre e solo i vin­cen­ti, i gio­va­ni “da record”, dimen­ti­ca di dir­ci che il mon­do è di tut­ti, che ognu­no ha il dirit­to di dire la sua, che una buo­na lau­rea non ci salverà.

Continueremo a trovare chi vorrà negarci la possibilità di fare la differenza; qualcuno disposto ad affermare, per interessi politici ed economici, proprio quello che in tanti vogliono sentirsi dire, che ci rincuori sostenendo che il riscaldamento globale non esiste, che l’essere umano non c’entra, che i rischi sono minimi, che ci adatteremo. 

Ma i rischi non sono mini­mi e noi non ci adat­te­re­mo. Non ci stia­mo adat­tan­do nem­me­no ora, men­tre in tut­to il mon­do le tem­pe­ra­tu­re rag­giun­go­no pic­chi mai visti, i fiu­mi sono in sec­ca, i ghiac­ciai in scio­gli­men­to, le riser­ve idri­che sem­pre più esi­gue e lo zero ter­mi­co intro­va­bi­le se non oltre i 4500 metri. Men­tre gli incen­di dila­ga­no e il sole fon­de l’asfalto del­le strade.

Ed eppu­re, a mol­ti il disa­stro sem­bra anco­ra lon­ta­no, sur­rea­le, impro­ba­bi­le. Come tut­to quel­lo che non è anco­ra acca­du­to e che pen­sia­mo non potrà acca­de­re mai, non in que­sto tem­po, non a noi. La fan­ta­sia non rie­sce a spin­ger­si così lon­ta­no, ad imma­gi­na­re quel che sarà; ma, pri­ma di quan­to ci aspet­tia­mo, la real­tà farà irru­zio­ne, con­su­man­do il poco tem­po che ci resta. E non sarà più neces­sa­rio cer­ca­re di imma­gi­na­re il disa­stro: si tro­ve­rà tut­t’in­tor­no a noi.

Il pun­to di non ritor­no è già arri­va­to: quan­to tem­po anco­ra ser­vi­rà per ammetterlo?

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Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.

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