Giradischi, gli album consigliati di agosto

Giradischi, gli album consigliati di agosto

Anche ad agosto, 5 album per tutti i gusti: Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti.


Could We Be More, Koko­ro­ko (Bro­wn­swood Recordings)

Tra gli esor­di inte­res­san­ti di que­sto ago­sto, impos­si­bi­le non cita­re il lavo­ro del col­let­ti­vo lon­di­ne­se Koko­ro­ko. Ben accol­to da cri­ti­ca e pub­bli­co, Could We Be More è sta­to spes­so descrit­to come il frut­to dell’incontro tra jazz e afro­beat, ma a nostro pare­re è l’etichetta di musi­ca d’ambiente a ren­de­re meglio l’idea.

L’album sa offri­re 48 minu­ti di musi­ca «malin­co­ni­ca, dol­ce, sere­na» e con­tie­ne senz’altro mol­ti spun­ti inte­res­san­ti, anche per­ché i Koko­ro­ko han­no volu­to osa­re unen­do nel­lo stes­so lavo­ro mol­te­pli­ci esplo­ra­zio­ni. Accan­to a trac­ce più inse­ri­te nel sol­co del­la tra­di­zio­ne come Age of Ascent tro­via­mo infat­ti le carai­bi­che Soul Sear­chingWe Give Thanks, ma anche qual­che ascol­to meno impe­gna­ti­vo come la sognan­te Tho­se Good Times (trac­cia, que­sta, qua­si alla Tom Misch, sen­za nul­la toglie­re ai moti­vi ori­gi­na­li che in Could We Be More di cer­to non mancano). 

Nel com­ples­so un buon ascol­to, anche se un po’ sovrac­ca­ri­co di ispi­ra­zio­ni e sti­li, che pia­ce­rà mol­to ai cul­to­ri del­la chi­tar­ra (e un po’ meno agli aman­ti del­la ritmica).


NOT TiGHT, DOMi & JD BECK (Blue Note)

A meri­ta­re alme­no un ascol­to è poi l’atteso e cele­bra­to album d’esordio di DOMi & JD BECK, gio­va­ne e ico­ni­co duo nato sot­to la buo­na stel­la del rap­per Ander­son .Paak.

NOT TiGHT è un buon ascol­to drum and bass, anche se a trat­ti un po’ ripe­ti­ti­vo, ma ric­co di gra­zio­se stru­men­ta­li. Anche in que­sto caso un album non este­sis­si­mo (tre quar­ti d’ora) ma dall’atmosfera per­fi­no poe­ti­ca, in cui sal­ta­no all’occhio le col­la­bo­ra­zio­ni d’eccezione: oltre allo stes­so .Paak, la trac­cia MOON con Her­bie Han­cock che vi sor­pren­de­rà, Thun­der­cat, Busta Rhy­mes e altri ancora. 

Dopo quat­tro anni dal pri­mo incon­tro tra la tastie­ri­sta DOMi Lou­na e il bat­te­ri­sta JD BECK, ecco­ci insom­ma appro­da­ti a un lavo­ro che for­se avrà la for­za di stra­vol­ge­re la pie­ga mono­to­na assun­ta dall’hip-hop contemporaneo.


Mira­cle in Tran­sit, Naked Fla­mes (Dismiss Your­self) – recen­sio­ne di Gabrie­le Benizio

Naked Fla­mes rea­liz­za quel­lo che pro­ba­bil­men­te è il suo miglior lavo­ro sino ad ora. Un disco outsi­der hou­se dal­le tin­te esti­ve e dai toni rilas­sa­ti e alle­gri. Il disco vie­ne movi­men­ta­to anche da un’anima tech­no che lo ren­de meno sta­ti­co e pie­no di vita. 

Le miglio­ri trac­ce del disco sono pro­ba­bil­men­te la pri­ma e l’ultima: in Pan Matsu­ri la voce in loop e il rit­mo soste­nu­to dei bas­si crea­no un bel qua­dret­to insie­me ai sin­te­tiz­za­to­ri e ai suo­ni ete­rei di sot­to­fon­do; Ten­nes­se Tran­sit ha pure lei dei bas­si che dan­no un rit­mo mol­to più dina­mi­co al pez­zo, che risul­ta però mol­to meno cao­ti­co. In que­st’ul­ti­mo bra­no risal­ta così il synth sul­lo sfon­do, che dà un toc­co più “ambien­ta­le” che di cer­to non guasta. 

Un lavo­ro dav­ve­ro inte­res­san­te che pre­sen­ta un insie­me di cose già sen­ti­te ma ben rie­la­bo­ra­te, oltre che un bel pas­so in avan­ti nel­la car­rie­ra arti­sti­ca del­la pro­dut­tri­ce britannica.


God’s Coun­try, Chat Pile (Flen­ser Records) – recen­sio­ne di Gabrie­le Benizio

Il con­nu­bio slu­de metal, post-har­d­co­re e noi­se rock non è cosa nuo­va: gli anni ’90 han­no dato alla luce mol­te for­ma­zio­ni che pro­po­ne­va­no un incro­cio fra que­sti tre gene­ri in fon­do così vici­ni, pen­sia­mo agli Unsa­ne, ai Breach, ai Karp, ai Che­rubs, ma soprat­tut­to ai TODAY IS THE DAY. 

I Chat pile, col loro disco di debut­to, si inse­ri­sco­no in que­sta for­ma ibri­da di punk, metal e rumo­re con 40 minu­ti apo­ca­lit­ti­ci di pura dispe­ra­zio­ne e rab­bia con­tro ogni cosa. Le chi­tar­re, che saran­no come dei rul­li com­pres­so­ri per le vostre orec­chie, svol­go­no il lavo­ro alla per­fe­zio­ne; la bat­te­ria dal suo­no mec­ca­ni­co intro­du­ce nel disco del­le influen­ze indu­stria­li che risul­ta­no mol­to gra­di­te. Que­sta com­mi­stio­ne tra slud­ge e indu­strial ricor­da for­se alla lon­ta­na i God­flesh, ma l’ispirazione potreb­be benis­si­mo pro­ve­ni­re anche dai Big Black, la band per eccel­len­za a pro­por­re un mix di post-har­d­co­re/­noi­se rock con influen­ze indu­strial; o per­ché no, anzi anco­ra meglio, le influen­ze potreb­be­ro veni­re da entrambi. 

Un lavo­ro ben riu­sci­to, che però non spic­ca cer­to per ori­gi­na­li­tà o inno­va­zio­ne, e a trat­ti suo­na anche un po’ deri­va­ti­vo. Tut­ta­via, se sie­te in vena di musi­ca pesan­te o cer­ca­te un disco che pos­sa dar­vi la catar­si da voi ago­gna­ta, sicu­ra­men­te God’s Coun­try fa per voi.


Screa­mer, Babii (Gloo) – recen­sio­ne di Gabrie­le Benizio

In que­sta esta­te tor­ri­da si sen­ti­va asso­lu­ta­men­te il biso­gno di un pro­dot­to fre­sco come que­sto mix­ta­pe rila­scia­to da Babii. Il disco segue quel filo­ne di pop elet­tro­ni­co mixa­to alla musi­ca dan­ce che tan­to sta atti­ran­do tut­ti gli arti­sti e le arti­ste più eclet­ti­ci ed alter­na­ti­vi degli ulti­mi anni. 

Un pro­dot­to estre­ma­men­te dina­mi­co: si pas­sa da dol­ci par­ti pop a iste­ri­che com­bi­na­zio­ni di elet­tro­ni­ca di vario tipo. I sin­te­tiz­za­to­ri lavo­ra­no bene e il tut­to è pro­dot­to in manie­ra egregia. 

Ad ogni modo, non a tut­ti può pia­ce­re que­sta mas­sa di suo­ni, e come al soli­to ci sono tut­ti i difet­ti che si pos­so­no indi­vi­dua­re in que­ste mani­fe­sta­zio­ni più alter­na­ti­ve dell’elettronica pop recen­te, ma tut­to som­ma­to il disco è una buo­na usci­ta, degna di un ascol­to per chi non disprez­za que­sto modo di fare musica.


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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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