La Lombardia rinuncia alla didattica mista

La Lombardia rinuncia alla didattica mista

Le recen­ti dichia­ra­zio­ni di Elio Fran­zi­ni, ret­to­re del­la Sta­ta­le e pre­si­den­te del Comi­ta­to di coor­di­na­men­to regio­na­le del­le uni­ver­si­tà, han­no chia­ri­to defi­ni­ti­va­men­te che gli ate­nei lom­bar­di (ad ecce­zio­ne del­la Boc­co­ni) abban­do­ne­ran­no la didat­ti­ca mista, gene­ran­do il mal­con­ten­to del cor­po studentesco. 

Dopo mesi di incertezze, è stata finalmente resa nota la linea che gli atenei lombardi seguiranno in materia di didattica mista, abbandonandola in favore di un ritorno completo alla presenza. 

Elio Fran­zi­ni, in un’in­ter­vi­sta a Il Gior­no, ha infat­ti dichia­ra­to: «Il siste­ma lom­bar­do ha scel­to la pre­sen­za pie­na: a set­tem­bre abban­do­ne­re­mo lo strea­ming. […] C’è chi si era ‘abi­tua­to’ e di fat­to non fre­quen­ta­va più. Cre­dia­mo inve­ce sia il momen­to di tor­na­re, per que­sto tut­ti abbia­mo rite­nu­to ragio­ne­vo­le l’a­bo­li­zio­ne del­lo streaming». 

Non è tut­ta­via esclu­so un ritor­no, anche se par­zia­le, alla didat­ti­ca mista, qua­lo­ra una nuo­va onda­ta di Covid-19 doves­se richie­de­re dei prov­ve­di­men­ti in tal sen­so; il ret­to­re ha infat­ti aggiun­to che gli ate­nei sono “pron­ti in caso di foco­lai, sen­za but­ta­re quan­to impa­ra­to in que­sti anni”. 

La deci­sio­ne ha ine­vi­ta­bil­men­te gene­ra­to rea­zio­ni con­tra­stan­ti, tra chi sostie­ne la neces­si­tà di rista­bi­li­re un model­lo didat­ti­co basa­to sul­la pre­sen­za e chi inve­ce rite­ne­va la didat­ti­ca mista un pas­so in avan­ti sul pia­no dell’inclusività.

Si tratta di una discussione che da mesi divide il corpo studentesco, le cui posizioni divergenti erano già state approfondite in passato da Vulcano.

In que­sto arti­co­lo, in cui si par­la­va dell’introduzione di nor­me per con­tra­sta­re l’ondata che si è veri­fi­ca­ta a caval­lo tra il 2021 ed il 2022, era emer­so che cir­ca l’89% degli stu­den­ti inter­vi­sta­ti era a favo­re del man­te­ni­men­to del­la didat­ti­ca in moda­li­tà mista, prin­ci­pal­men­te a cau­sa dell’aumento dei con­ta­gi e per la mag­gio­re inclu­si­vi­tà del modello. 

Oggi però ci tro­via­mo in un con­te­sto diver­so, con i con­ta­gi che paio­no esser­si sta­bi­liz­za­ti, ed è quin­di dove­ro­so chie­der­si se le lezio­ni a distan­za e le regi­stra­zio­ni di esse sia­no anco­ra neces­sa­rie o meno. 

Anzi­tut­to è neces­sa­rio com­pren­de­re la ragio­ne che sta alla base di que­sto prov­ve­di­men­to, ovve­ro la volon­tà di incen­ti­va­re la pre­sen­za fisi­ca alle lezio­ni e la par­te­ci­pa­zio­ne alla vita dell’università. Del resto, diver­si pro­fes­so­ri lamen­ta­va­no ormai da diver­so tem­po la scar­si­tà di stu­den­ti pre­sen­ti in aula alle lezio­ni, oltre ad una scar­sa par­te­ci­pa­zio­ne degli stu­den­ti da casa. 

Il risul­ta­to sono sta­te, oltre alle aule semi­vuo­te, del­le lezio­ni sem­pre più fron­ta­li e sem­pre meno par­te­ci­pa­te, con un con­se­guen­te calo del­le pre­sta­zio­ni acca­de­mi­che degli stu­den­ti; nell’articolo sopra­ci­ta­to, il 30% degli stu­den­ti inter­vi­sta­ti ha infat­ti dichia­ra­to che, nel perio­do del­la pan­de­mia e del­le chiu­su­re a cau­sa dei nuo­vi foco­lai, ha assi­sti­to ad un calo nel pro­prio ren­di­men­to a livel­lo accademico. 

Di con­se­guen­za, la deci­sio­ne del Comi­ta­to di coor­di­na­men­to regio­na­le del­le uni­ver­si­tà si pone l’obiettivo di tor­na­re alla con­di­zio­ne ante­ce­den­te alla pan­de­mia, per rivi­ta­liz­za­re le aule uni­ver­si­ta­rie e ren­de­re la par­te­ci­pa­zio­ne nuo­va­men­te al cen­tro del per­cor­so uni­ver­si­ta­rio degli studenti. 

Quan­to det­to rap­pre­sen­ta solo una par­te dell’opinione degli stu­den­ti in tal sen­so, anche per­ché sono deci­sa­men­te in mag­gio­ran­za colo­ro che giu­di­ca­no nega­ti­va­men­te quan­to sta­bi­li­to dal CCRP. 

Va precisato che non esistono ancora delle direttive specifiche da parte dei singoli atenei.

Tut­ta­via, se si sup­po­nes­se un ritor­no tota­le in pre­sen­za, e quin­di un’eliminazione tota­le del­le lezio­ni in strea­ming e del­le regi­stra­zio­ni, si pre­sen­te­reb­be­ro diver­se pro­ble­ma­ti­che, soprat­tut­to per deter­mi­na­te cate­go­rie del cor­po studentesco. 

Il prov­ve­di­men­to pena­liz­ze­reb­be ad esem­pio gli stu­den­ti e le stu­den­tes­se con disa­bi­li­tà, pro­ble­mi di salu­te fisi­ca o anche psi­co­lo­gi­ca, che potreb­be­ro veder­si nega­ta la pos­si­bi­li­tà di segui­re le lezio­ni e per­fi­no di soste­ne­re gli esa­mi a distan­za; è bene spe­ci­fi­ca­re che, in assen­za di linee spe­ci­fi­che, si trat­ta solo di ipo­te­si, e che è imma­gi­na­bi­le che alme­no gli stu­den­ti con pro­ble­mi fisi­ci potreb­be­ro poten­zial­men­te gode­re di agevolazioni. 

Un’altra fet­ta di stu­den­ti che potreb­be esse­re svan­tag­gia­ta, ma di cui si par­la poco in que­sto discor­so, è quel­la di stu­den­ti e stu­den­tes­se che devo­no pren­der­si cura di figli o bam­bi­ni pic­co­li, le cui neces­si­tà spes­so sono dif­fi­cil­men­te coniu­ga­bi­li agli ora­ri del­le lezioni. 

Ci sono in gene­ra­le pochi rife­ri­men­ti a que­sto grup­po di per­so­ne, quin­di non è ben chia­ro se le uni­ver­si­tà ver­ran­no incon­tro alle loro esigenze.

Coloro che si sono fatti più sentire, anche perché rappresentano un numero alto sul totale degli studenti, sono i fuorisede e i lavoratori. 

Per i pri­mi, com­pren­den­do i pen­do­la­ri, il pro­ble­ma è prin­ci­pal­men­te di natu­ra eco­no­mi­ca: Mila­no sta diven­tan­do una cit­tà sem­pre più costo­sa, e per mol­ti fare i pen­do­la­ri richie­de un impe­gno non indif­fe­ren­te, sia sul pia­no pra­ti­co che su quel­lo eco­no­mi­co. In par­ti­co­la­re, un arti­co­lo di Repub­bli­ca ripor­ta solo a Mila­no un caro affit­ti del 20% rispet­to allo scor­so anno, ed una media di 620 euro per stan­za sin­go­la; que­sto, uni­to ai costi dei tra­spor­ti, non è chia­ra­men­te soste­ni­bi­le per tut­ti gli stu­den­ti fuorisede. 

Per i lavo­ra­to­ri inve­ce il pro­ble­ma è di natu­ra pra­ti­ca, poi­ché spes­so gli ora­ri lavo­ra­ti­vi non com­ba­cia­no con le lezio­ni uni­ver­si­ta­rie. Di con­se­guen­za, spes­so gli stu­den­ti in que­ste con­di­zio­ni sono costret­ti a rinun­cia­re alle lezio­ni, fino a rinun­cia­re agli esa­mi per fre­quen­tan­ti o ad inte­ri appelli. 

Duran­te la pan­de­mia, gli stu­den­ti lavo­ra­to­ri han­no dun­que bene­fi­cia­to del­la pos­si­bi­li­tà di segui­re le lezio­ni da casa, sen­za dover per­de­re tem­po tra gli spo­sta­men­ti per far con­vi­ve­re stu­dio e lavo­ro, o in alter­na­ti­va di guar­da­re le regi­stra­zio­ni del­le lezio­ni nel tem­po a disposizione. 

Sostan­zial­men­te, la didat­ti­ca mista ha garan­ti­to ai lavo­ra­to­ri una mag­gio­re ela­sti­ci­tà e fles­si­bi­li­tà nell’organizzazione, che pre­sto potreb­be veni­re meno. Per quan­to riguar­da i lavo­ra­to­ri, Fran­zi­ni ha men­zio­na­to del­le impre­ci­sa­te “spe­ri­men­ta­zio­ni”, di cui però si sa anco­ra poco.

Un ritor­no alla situa­zio­ne pre-pan­de­mia potreb­be dun­que pena­liz­za­re nuo­va­men­te le cate­go­rie sopra­ci­ta­te, già svan­tag­gia­te per una serie di fat­to­ri differenti. 

Leg­gen­do i com­men­ti alla noti­zia, pare che il sen­ti­men­to dell’opinione stu­den­te­sca sia prin­ci­pal­men­te di incer­tez­za e delu­sio­ne, ma è bene ricor­da­re nuo­va­men­te che, al momen­to, Uni­Mi e gli altri ate­nei non han­no anco­ra spe­ci­fi­ca­to le moda­li­tà di ripre­sa del­la didat­ti­ca in pre­sen­za, né se ci saran­no age­vo­la­zio­ni o ritor­ni alla dad in caso di nuo­ve onda­te. Il futu­ro è dun­que incer­to, e, anche se in mol­ti sono già pron­ti a tor­na­re alle regi­stra­zio­ni “in pro­prio” del pre-pan­de­mia, la pre­oc­cu­pa­zio­ne per l’avvenire è già presente. 

Il ritorno totale in presenza era senza dubbio necessario e per certi aspetti inevitabile, ma anche il rischio di disparità tra gli studenti è concreto.

Il com­pi­to degli orga­ni di rap­pre­sen­tan­za e di gover­no del­le uni­ver­si­tà sarà per­tan­to quel­lo di anda­re incon­tro a chi rischia di vede­re con­trat­to il pro­prio dirit­to allo stu­dio, anche attra­ver­so i pro­gres­si tec­no­lo­gi­ci mes­si in cam­po con la didat­ti­ca mista, spe­ran­do che la pan­de­mia e gli anni di dad sia­no ser­vi­ti a qualcosa. 

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Michele Baboni
Stu­den­te di scien­ze poli­ti­che, sono appas­sio­na­to di filo­so­fia, poli­ti­ca e cal­cio. I temi che ho più a cuo­re sono i dirit­ti civi­li e il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, anche se l’at­tua­li­tà è sem­pre un pun­to di par­ten­za sti­mo­lan­te per nuo­ve rifles­sio­ni. La scrit­tu­ra è il mez­zo per allar­ga­re i miei oriz­zon­ti, la curio­si­tà il ven­to che mi spin­ge alla ricer­ca inces­san­te di nuo­ve risposte.

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