Radici. La tradizione della fiamma tricolore

Radici. La tradizione della fiamma tricolore

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994. A questo link è possibile trovare gli articoli precedenti della rubrica.


Risa­le al 1952 l’approvazione del­la Leg­ge Scel­ba, costi­tu­ti­va di 10 arti­co­li attua­ti­vi del­la XII dispo­si­zio­ne del­la Costi­tu­zio­ne Ita­lia­na, che reci­ta: «È vie­ta­ta la rior­ga­niz­za­zio­ne, sot­to qual­sia­si for­ma, del disciol­to par­ti­to fasci­sta. Sono sta­bi­li­te con leg­ge limi­ta­zio­ni tem­po­ra­nee al dirit­to di voto e alla eleg­gi­bi­li­tà per i capi respon­sa­bi­li del regi­me fascista». 

L’articolo 4, com’è noto, è dedicato al reato di apologia del fascismo. 

Non tut­ti san­no però che, ori­gi­na­ria­men­te, la leg­ge Scel­ba ren­des­se per­se­gui­bi­le penal­men­te qua­lun­que dife­sa elo­gia­ti­va al regi­me e alla figu­ra di Beni­to Mussolini. 

Fu una sen­ten­za del­la Cor­te costi­tu­zio­na­le del 1957 a chia­ri­re il signi­fi­ca­to dell’articolo 4: «l’a­po­lo­gia del fasci­smo, per assu­me­re carat­te­re di rea­to, deve con­si­ste­re non in una dife­sa elo­gia­ti­va, ma in una esal­ta­zio­ne tale da poter con­dur­re alla rior­ga­niz­za­zio­ne del par­ti­to fasci­sta. Ciò signi­fi­ca che deve esse­re con­si­de­ra­ta non già in sé e per sé, ma in rap­por­to a quel­la rior­ga­niz­za­zio­ne, che è vie­ta­ta dal­la XII disposizione».

Uno dei moti­vi di chia­ri­men­to di que­sto pun­to del­la leg­ge Scel­ba furo­no le ani­ma­te pole­mi­che del Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no, par­ti­to fon­da­to nel 1946 da ex-espo­nen­ti del regi­me ita­lia­no, tra cui Gior­gio Almi­ran­tePino Romual­di. L’accusa che costo­ro por­ta­va­no avan­ti nei con­fron­ti del­la Leg­ge Scel­ba, nel­la sua inte­gri­tà, era di esse­re anti­co­sti­tu­zio­na­le: le moti­va­zio­ni sono quel­le a cui anche noi, oggi, sia­mo abi­tua­ti, ossia l’impedire il pen­sie­ro libe­ro garan­ti­to dai prin­ci­pi fon­da­men­ta­li del­la Costituzione. 

La Corte Costituzionale ha dovuto garantire in più sedi la costituzionalità della legge come una necessità della democrazia di tutelare sé stessa da aspirazioni dittatoriali. 

Nel 1958, ad esem­pio, die­de inter­pre­ta­zio­ne dell’arti­co­lo 5, che proi­bi­sce mani­fe­sta­zio­ni che richia­mi­no al fasci­smo, con­si­de­ran­do legit­ti­me «mani­fe­sta­zio­ni come il can­to degli inni fasci­sti, poi­ché si ha ragio­ne di rite­ne­re anche che que­ste mani­fe­sta­zio­ni di carat­te­re apo­lo­ge­ti­co deb­ba­no esse­re soste­nu­te […] da due ele­men­ti del­la ido­nei­tà ed effi­ca­cia dei mez­zi rispet­to al peri­co­lo del­la rico­sti­tu­zio­ne del par­ti­to fascista». 

Il signi­fi­ca­to è chia­ro: qua­lun­que arti­co­lo del­la leg­ge Scel­ba è appli­ca­bi­le solo in caso sus­si­sta un rea­le peri­co­lo di ritor­no al tota­li­ta­ri­smo. In par­ti­co­la­re, qua­lun­que par­ti­to può dichia­rar­si di ispi­ra­zio­ne neo­fa­sci­sta, sen­za, però, che que­sto impli­chi ten­den­ze anti­de­mo­cra­ti­che.

Ecco per­ché, mal­gra­do i suoi espo­nen­ti fos­se­ro accu­sa­ti di apo­lo­gia del fasci­smo quo­ti­dia­na­men­te, il Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no pro­se­guì la sua cor­sa, anche dichia­ran­do­si pri­ma neo­fa­sci­sta, poi post-fasci­sta. Il richia­mo fu espli­ci­ta­to nel sim­bo­lo: la fiam­ma tri­co­lo­re, cele­bre per arde­re sul­la tom­ba di Beni­to Mus­so­li­ni, posa­ta su un tra­pe­zio con­te­nen­te la sigla del par­ti­to. Anche al tem­po le pole­mi­che non furo­no poche: fu Cesco Giu­lio Baghi­no, mem­bro del movi­men­to, a chia­ri­re che tale tra­pe­zio non rap­pre­sen­ta la tom­ba di Mus­so­li­ni, come tut­ti rite­ne­va­no, ben­sì era un sem­pli­ce spa­zio gra­fi­co per inse­ri­re la scrit­ta del movimento. 

Dal momento della sua nascita nel 1946 fino al suo scioglimento ufficiale nel 1994, il Movimento Sociale Italiano cambiò più volte direzione del suo pensiero. 

Al momen­to del­la pri­ma riu­nio­ne dei par­ti­ti neo­fa­sci­sti, il Fron­te del­l’I­ta­lia­no, il Movi­men­to Ita­lia­no di Uni­tà Socia­le, il Fron­te del Lavo­ro e il Grup­po redu­ci indi­pen­den­ti, per la sti­pu­la del­l’at­to costi­tu­ti­vo il 3 dicem­bre 1946 si dichia­ra­ro­no «in oppo­si­zio­ne al siste­ma demo­cra­ti­co per man­te­ne­re viva l’i­dea del fasci­smo». Con la segre­te­ria di Augu­sto De Mar­sa­nich, tut­ta­via, ven­ne conia­ta l’espressione: «Non rin­ne­ga­re, non restau­ra­re», ad indi­ca­re la non volon­tà di rico­strui­re il regi­me, ma solo di por­tar­ne avan­ti i prin­ci­pi ispiratori. 

Nei fat­ti, però, non fu sem­pre coe­ren­te. Nel 1965, infat­ti, fu iso­la­to dal­la sce­na poli­ti­ca pro­prio per le pro­prie ideo­lo­gie e dichia­ra­to fuo­ri dall’arco costi­tu­zio­na­le, espres­sio­ne con cui si indi­ca­no i par­ti­ti che ave­va­no pre­so par­te alla Costi­tuen­te: i prin­ci­pi anti­fa­sci­sti del­la Costi­tu­zio­ne, infat­ti, era­no riget­ta­ti dall’MSI. 

Fuo­ri dal­la sce­na poli­ti­ca nazio­na­le, nel 1970 il Movi­men­to Socia­le ritro­vò posto al cen­tro del­la sce­na con i fat­ti di Reg­gio: la cit­tà insor­se con­tro la deci­sio­ne di affi­da­re a Catan­za­ro la pro­vin­cia. Una mani­fe­sta­zio­ne ini­zial­men­te soste­nu­ta anche dal­le sini­stre, ma che pre­sto vide l’insediamento dell’estre­ma destra nel­la fol­la, in par­ti­co­la­re quan­do Cic­cio Fran­co, espo­nen­te MSI, uti­liz­zò il mot­to «Boia chi mol­la». Pre­sto fu orga­niz­za­ta una sol­le­va­zio­ne di estre­ma destra, con bar­ri­ca­te e scon­tri con la poli­zia – la riso­lu­zio­ne avven­ne solo con l’intervento dei mili­ta­ri, che si ser­vi­ro­no per­si­no di car­ri armati. 

La fine del Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no ven­ne con la fine del­la Pri­ma Repub­bli­ca: con la Svol­ta di Fiug­gi, il segre­ta­rio Gian­fran­co Fini por­tò la fine del par­ti­to e la nasci­ta di Allean­za Nazio­na­le, in cui ogni rife­ri­men­to all’ideologia fasci­sta fu espli­ci­ta­men­te abbandonato. 

Rima­se, però, nel sim­bo­lo, la fiam­ma tri­co­lo­re, ere­di­tà di una tra­di­zio­ne giun­ta fino al 2012 con la fon­da­zio­ne di Fra­tel­li d’Italia.

Con­di­vi­di:
Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.

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