Bookadvisor, consigli di lettura di settembre

Bookadvisor settembre

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Sot­to lo sguar­do del­la luna, Mila­gros Bran­ca (Baldini+Castoldi) — recen­sio­ne di Rebec­ca Nicastri

A emer­ge­re nel­le ele­gan­ti pagi­ne di Bian­ca Mila­gros è la bel­lez­za di un’Italia pie­na d’arte, moda, cine­ma e tra­di­zio­ne. Il tut­to dagli occhi di un foto­gra­fo di suc­ces­so: il puglie­se Uli­vie­ro Dac­cor­si. L’uomo ormai ottan­ten­ne si ritro­va, in una vil­la in Tosca­na, a riper­cor­re­re coi ricor­di una il vis­su­to di un uomo for­ma­to­si lon­ta­no dal­la ter­ra natia e dai geni­to­ri bio­lo­gi­ci. E ora gli Sta­ti Uni­ti, dove il pro­ta­go­ni­sta ha costrui­to la pro­pria vita, devo­no lascia­re spa­zio alle mera­vi­glio­se ter­re puglie­si, agli affet­ti più sin­ce­ri di un pas­sa­to len­ta­men­te dimen­ti­ca­to, alla sco­per­ta casua­le dei suoi veri geni­to­ri bio­lo­gi­ci. Sot­to lo sguar­do del­la luna è un roman­zo che rac­con­ta di uomi­ni e don­ne che sot­to il velo del suc­ces­so e del­le car­rie­re ben riu­sci­te, ser­ba­no affet­ti pro­fon­da­men­ti sin­ce­ri, sem­pli­ci, umani. 


Bat­tia­to. Cafè Table Musik, Car­lo Boc­ca­do­ro (La nave di Teseo) — recen­sio­ne di Rebec­ca Nicastri

Nel 2021 il ritro­va­men­to di alcu­ne par­ti­tu­re dell’artista genia­le per­met­te a Car­lo Boc­ca­do­ro di accom­pa­gnar­ci in pagi­ne che voglio­no inda­ga­re sem­pre più a fon­do la car­rie­ra di Fran­co Bat­tia­to. Ari­sta polie­dri­co e instan­ca­bi­le ha offer­to al suo pub­bli­co un viag­gio che appro­da­to alla musi­ca elet­tro­ni­ca si rimet­te in par­ten­za all’insegna di una risco­per­ta del­lo stru­men­to acu­sti­co, pia­no­for­te o vio­li­no che sia. Usci­to lo scor­so mag­gio, que­sto sag­gio vuo­le ‒ dal­le paro­le del­lo stes­so auto­re ‒ «get­ta­re uno sguar­do det­ta­glia­to sul­la pro­du­zio­ne spe­ri­men­ta­le di un com­po­si­to­re che si è sem­pre rifiu­ta­to di uti­liz­za­re il pro­prio talen­to in manie­ra pre­ve­di­bi­le, evi­tan­do di dare impor­tan­za alle aspet­ta­ti­ve sia dei cri­ti­ci che del pub­bli­co. Anche quan­do il suc­ces­so lo ave­va rag­giun­to, egli ha sem­pre pro­po­sto a chi lo segui­va del­le scel­te con­tro­cor­ren­te. Nes­su­no sape­va mai cosa aspet­tar­si da lui e que­sto era indub­bia­men­te uno dei suoi pun­ti di forza.»


Ran­co­re, Gian­ri­co Caro­fi­glio (Einau­di) — recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala 

Dopo esser­si distri­ca­ta nell’indagine che l’ha coin­vol­ta in La disci­pli­na di Pene­lo­pe, Pene­lo­pe Spa­da tor­na pro­ta­go­ni­sta di que­sto nuo­vo roman­zo. L’ex pub­bli­co mini­ste­ro vie­ne que­sta vol­ta con­tat­ta­ta da Mari­na Leo­nar­di, figlia di Vit­to­rio Leo­nar­di, ric­co e poten­te medi­co chi­rur­go, mor­to in cir­co­stan­ze miste­rio­se. Con­vin­ta che il padre sia sta­to assas­si­na­to, chie­de a Pene­lo­pe di avvia­re un’indagine. All’inizio rilut­tan­te, a cau­sa del­la scar­si­tà di pro­ve, Pene­lo­pe deci­de poi di accet­ta­re, igna­ra del fat­to che si tro­ve­rà costret­ta a fare i con­ti con il pro­prio pas­sa­to. Sul­la stes­sa linea del roman­zo pre­ce­den­te, l’autore ci pro­po­ne anco­ra una vol­ta un’indagine dav­ve­ro avvin­cen­te e auda­ce con­dot­ta nell’interiorità dei per­so­nag­gi. Pagi­na dopo pagi­na, ci si ren­de­rà con­to che la chia­ve di let­tu­ra del roman­zo è rac­chiu­sa pro­prio nel tito­lo: è il ran­co­re che muo­ve cer­te scel­te, indi­riz­za e con­di­zio­na la vita e che, pri­ma o poi, richie­de la for­za di saper­lo affron­ta­re e, in par­te, per­do­na­re. Pene­lo­pe, come ogni let­to­re, ha anco­ra la pos­si­bi­li­tà di riscri­ve­re la pro­pria storia.


Le tre figlie, Anna Dal­ton (Gar­zan­ti) — recen­sio­ne di Lau­ra Cecchetto 

Mar­ghe­ri­ta, Vio­la e Iris si rin­con­tra­no nel­la vil­la di fami­glia dopo tan­ti anni. Sono tre sorel­le, ormai adul­te, diver­sis­si­me tra loro, ma con più pun­ti in comu­ne di quan­to pen­si­no. Un miste­rio­so mes­sag­gio del­la madre, Dalia, ex diva cine­ma­to­gra­fi­ca riti­ra­ta dal­le sce­ne, le ha ripor­ta­te, volen­ti o nolen­ti, a Roma, da dove si sono allon­ta­na­te, ognu­na seguen­do la pro­pria stra­da, per lasciar­si alle spal­le un’infanzia ingom­bran­te, ric­ca di con­flit­ti, incom­pren­sio­ni, rab­bia e segre­ti. Han­no un fine set­ti­ma­na per con­vin­ce­re la stra­va­gan­te Dalia a non pub­bli­ca­re una sua auto­bio­gra­fia che le ripo­te­reb­be tut­te sot­to i riflet­to­ri, met­ten­do a nudo, anco­ra una vol­ta, le loro esi­sten­ze. Non sarà faci­le: lo scon­tro al vetrio­lo tra una madre sem­pre con­cen­tra­ta su di sé e tre figlie che si sono cre­sciu­te a vicen­da è ine­vi­ta­bi­le, soprat­tut­to per­ché ali­men­ta­to da vec­chi tor­ti e que­stio­ni mai chia­ri­te. Un con­fron­to tut­ta­via che por­te­rà a gal­la un com­ples­so ma for­tis­si­mo lega­me tra le tre gio­va­ni don­ne, che nascon­do­no den­tro di sé più tor­men­ti di quan­to voglia­no dare a vede­re, e che met­to­no in cri­si le loro vite.


La guer­ra den­tro, Lil­li Gru­ber (Riz­zo­li) — recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

La guer­ra den­tro par­la di Mar­tha Gel­lhorn: una repor­ter di guer­ra che si è for­ma­ta negli anni del­le guer­re mon­dia­li e che è sta­ta un impor­tan­te pun­to di rife­ri­men­to per tan­tis­si­me don­ne che han­no fat­to del gior­na­li­smo la loro pro­fes­sio­ne. Una del­le pri­me don­ne sul fron­te, Gel­lhorn ovvia­men­te non pas­sa­va inos­ser­va­ta (né desi­de­ra­va far­lo) e gli occhi del mon­do intel­let­tua­le sono sta­ti pun­ta­ti su di lei anche gra­zie al suo matri­mo­nio con Erne­st Heming­way. Gran par­te del libro esu­la dal­la mera bio­gra­fia del­la repor­ter per rac­con­ta­re in manie­ra det­ta­glia­ta cosa signi­fi­chi esse­re gior­na­li­sti (e spe­cial­men­te gior­na­li­ste) e qua­li accor­tez­ze era­no pro­prie del­la repor­ter a dif­fe­ren­za di altri suoi col­le­ghi. Gru­ber rinun­cia alla cro­na­ca impar­zia­le che pur con­si­de­ra pro­pria del­la pro­fes­sio­ne per rega­la­re ai let­to­ri un esem­pio di come una vita esem­pla­re ne influen­zi mol­te: c’è un po’ di lei in Mar­tha Gel­lhorn, c’è un po’ di suo mari­to nei suoi viag­gi e un po’ del­le sue col­le­ghe nel suo corag­gio, per­ché esse­re gior­na­li­sta di guer­ra signi­fi­ca soprav­vi­ve­re da solo, ma vive­re insie­me ad altri. È insie­me ai col­le­ghi che si riper­cor­ro­no le vicen­de, è con loro che si cer­ca di ripren­der­si dal­la pau­ra, ci si con­vin­ce di esser­si meri­ta­ti un’altra gior­na­ta sul cam­po e ci si fa for­za l’un l’altro: chi non l’ha capi­to, lascia inten­de­re Gru­ber, non sarà mai un buon gior­na­li­sta, per­ché non sarà mai una buo­na per­so­na. Un libro vita­le per chi vuo­le lavo­ra­re in que­sto ambien­te e una del­le tan­te occa­sio­ni per gode­re del­la straor­di­na­ria Lil­li Gruber. 

Con­di­vi­di:
Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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