Che cosa vorrebbe dire presidenzialismo in Italia

Che cosa vorrebbe dire presidenzialismo in Italia

Nel pro­gram­ma elet­to­ra­le pre­sen­ta­to dal­la coa­li­zio­ne di cen­tro­de­stra in vista del­le pros­si­me ele­zio­ni del 25 set­tem­bre tro­va spa­zio la pro­po­sta di una rifor­ma costi­tu­zio­na­le che per­met­te­reb­be l’ele­zio­ne diret­ta del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca. Ma qua­li sono le effet­ti­ve dif­fe­ren­ze con le moda­li­tà di ele­zio­ne attua­li? E come cam­bia il nostro siste­ma di governo? 

Per mez­zo del­la pro­po­sta di leg­ge costi­tu­zio­na­le avan­za­ta da Fra­tel­li d’Italia e respin­ta dal­la Came­ra a mag­gio, è pos­si­bi­le ave­re un’idea più chia­ra del pro­get­to del cen­tro­de­stra. Al momen­to, la Costi­tu­zio­ne ita­lia­na pre­ve­de l’elezione del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca per mez­zo del Par­la­men­to: ogni set­te anni Came­ra e Sena­to si riu­ni­sco­no in sedu­ta comu­ne insie­me ai dele­ga­ti regio­na­li per deci­de­re il nome del futu­ro Capo del­lo Sta­to. Il voto è segre­to e per i pri­mi tre scru­ti­ni ser­ve rag­giun­ge­re una mag­gio­ran­za qua­li­fi­ca­ta pari ai due ter­zi dell’assemblea. Suc­ces­si­va­men­te, è suf­fi­cien­te la mag­gio­ran­za asso­lu­ta, ovve­ro la metà più uno degli aven­ti dirit­to al voto.

Ciò a cui, invece, mirano il partito di Giorgia Meloni ed alleati è l’introduzione dell’elezione diretta a suffragio universale. I cittadini italiani, in questo caso, sarebbero chiamati alle urne ogni cinque anni per esprimere la propria preferenza sui nomi dei candidati selezionati. 

Il nome del vin­ci­to­re sarà quel­lo che avrà otte­nu­to più del­la metà dei voti espres­si e, in caso nes­su­no doves­se rag­giun­ge­re tale obiet­ti­vo, ver­rà ese­gui­ta una secon­da tor­na­ta elet­to­ra­le che vedrà in sfi­da i due can­di­da­ti che han­no otte­nu­to il mag­gior nume­ro di votazioni. 

Le can­di­da­tu­re potran­no esse­re pre­sen­ta­te da un grup­po par­la­men­ta­re, da due­cen­to­mi­la elet­to­ri, da grup­pi di sena­to­ri, depu­ta­ti o euro­par­la­men­ta­ri, da con­si­glie­ri e pre­si­den­ti del­le Giun­te regio­na­li oppu­re da sin­da­ci. Inol­tre, la volon­tà è quel­la di modi­fi­ca­re l’attuale arti­co­lo 84 del testo costi­tu­zio­na­le, abbas­san­do l’età mini­ma neces­sa­ria per esse­re elet­ti come Capo del­lo Sta­to, pas­san­do così da cin­quan­ta a quarant’anni. Come già pre­vi­sto, può esse­re desi­gna­to per tale ruo­lo ogni cit­ta­di­no ita­lia­no che rispet­ti il requi­si­to ana­gra­fi­co e che goda dei dirit­ti civi­li e politici.

Diven­ta poi com­pi­to del Pre­si­den­te del Sena­to, e non del­la Came­ra come secon­do le nor­me vigen­ti, indi­re le ele­zio­ni novan­ta gior­ni pri­ma del ter­mi­ne del man­da­to del Pre­si­den­te in cari­ca. Il voto deve veri­fi­car­si tra il ses­san­te­si­mo e il tren­te­si­mo gior­no che pre­ce­de tale scadenza. 

Per quanto riguarda la campagna elettorale, è delegato al legislatore lo sviluppo di una norma che regolamenti finanziamenti, spese e apparizioni televisive, di modo da garantire uguali possibilità e pari condizioni ad ogni candidato. 

Altri cam­bia­men­ti sostan­zia­li riguar­da­no il ruo­lo e le fun­zio­ni che sarà chia­ma­to a rico­pri­re il Pre­si­den­te elet­to. L’impianto costi­tu­zio­na­le cor­ren­te deli­nea il Capo del­lo Sta­to come rap­pre­sen­tan­te dell’unità nazio­na­le e garan­te del­la Costi­tu­zio­ne. I suoi pote­ri ven­go­no spes­so defi­ni­ti “a fisar­mo­ni­ca”: ten­do­no, cioè, ad espan­der­si o a con­trar­si a secon­da del qua­dro poli­ti­co del Pae­se. In ogni caso, i pote­ri più rile­van­ti indi­ca­ti dal­la Costi­tu­zio­ne del 1948 riguar­da­no i rap­por­ti con Par­la­men­to e Gover­no. Tra que­sti, il Pre­si­den­te ha l’autorità di rin­via­re leg­gi al Par­la­men­to, così come può rifiu­ta­re di con­tro­fir­ma­re atti gover­na­ti­vi in caso di dub­bi cir­ca la loro legit­ti­mi­tà costi­tu­zio­na­le. In aggiun­ta, lo scio­gli­men­to anti­ci­pa­to del­le Came­re è un dirit­to esclu­si­vo del Pre­si­den­te ed è suo com­pi­to svol­ge­re una fun­zio­ne arbi­tra­le nel­le cri­si di gover­no.

Con un passaggio da sistema parlamentare a presidenziale si va necessariamente incontro ad un ampliamento dell’influenza del Capo dello Stato, 

il qua­le andreb­be di fat­to a rico­pri­re il ruo­lo di Pre­si­den­te del Con­si­glio dei Mini­stri e, quin­di, ad assu­mer­ne tut­te le fun­zio­ni, sen­za per­de­re quel­le già in suo pos­ses­so. Inol­tre, è inca­ri­co del Pre­si­den­te desi­gna­re un Pri­mo Mini­stro, il qua­le coa­diu­ve­rà il suo ope­ra­to, e i sin­go­li Mini­stri, riser­van­do­si la pos­si­bi­li­tà di revo­ca­re que­sti ulti­mi. Que­sta for­ma di gover­no bice­fa­la ren­de­reb­be il model­lo deli­nea­to dal cen­tro­de­stra simi­le al regi­me semi­pre­si­den­zia­le fran­ce­se, dif­fe­ren­te rispet­to al model­lo più puro statunitense.

L’idea di un Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca così coin­vol­to negli affa­ri di Gover­no ha sol­le­va­to diver­se cri­ti­che, tra cui quel­le di Enri­co Let­ta, capo del Par­ti­to Demo­cra­ti­co, il qua­le si è det­to fer­ma­men­te con­tra­rio al pre­si­den­zia­li­smo, veden­do­lo come il mez­zo con cui la destra potreb­be otte­ne­re i pie­ni pote­ri e stra­vol­ge­re l’assetto demo­cra­ti­co ita­lia­no. È ovvia­men­te di tutt’altro avvi­so Gior­gia Melo­ni, che illu­stra il pre­si­den­zia­li­smo come pos­si­bi­li­tà di rilan­cia­re l’Italia, ren­den­do­la «auto­re­vo­le, for­te, sta­bi­le e dun­que mol­to più com­pe­ti­ti­va». Per scac­cia­re la pau­ra di svol­te anti­de­mo­cra­ti­che, la lea­der di Fra­tel­li d’Italia sot­to­li­nea che una rifor­ma di que­sto cali­bro e di que­sta impor­tan­za andreb­be imple­men­ta­ta a par­ti­re dal­la legi­sla­tu­ra suc­ces­si­va alla sua approvazione.

Non sono di certo mancate anche le opinioni degli addetti ai lavori: secondo l’ex Giudice della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, con questa riforma verrebbe deteriorata l’idea di una figura presidenziale super partes a garanzia della carta costituzionale, 

in quan­to il Capo del­lo Sta­to ver­reb­be ine­vi­ta­bil­men­te con­di­zio­na­to da par­te del pro­prio par­ti­to di appar­te­nen­za nel pren­de­re le pro­prie deci­sio­ni. Biso­gna, però, ricor­da­re che di per sé il pre­si­den­zia­li­smo non è né nega­ti­vo né posi­ti­vo: ciò che lo ren­de o meno una buo­na for­ma di gover­no è il siste­ma poli­ti­co al qua­le sog­gia­ce. I soste­ni­to­ri del­la rifor­ma asso­cia­no l’elezione diret­ta del Pre­si­den­te con l’avvento di mag­gio­re con­ti­nui­tà e gover­na­bi­li­tà per l’esecutivo, ma resta anco­ra da capi­re se raf­for­zan­do la lea­der­ship di gover­no si pos­sa anche risol­ve­re la pro­ble­ma­ti­ca fram­men­ta­rie­tà ed insta­bi­li­tà del cor­po poli­ti­co ita­lia­no nel­la sua inte­rez­za. È, in sostan­za, neces­sa­rio valu­ta­re se il pre­si­den­zia­li­smo pos­sa esse­re un’efficace solu­zio­ne ai nostri pro­ble­mi o una dan­no­sa deformazione.

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Nina Fresia
Stu­den­tes­sa di scien­ze poli­ti­che, curio­sa per natu­ra, aspi­ran­te gira­mon­do e avi­da let­tri­ce con un debo­le per la sto­ria e la filo­so­fia. Scri­vo per rea­liz­za­re il sogno del­la me bam­bi­na e rac­con­ta­re attra­ver­so i miei occhi quel­lo che scopro.

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