Elezioni in Svezia. L’ascesa dell’estrema destra

Elezioni in Svezia l'ascesa dell'estrema destra

Dome­ni­ca 11 set­tem­bre si sono tenu­te in Sve­zia le ele­zio­ni per il rin­no­vo del Rik­sdag (il Par­la­men­to mono­ca­me­ra­le di 349 seg­gi) e dei con­si­gli regio­na­li e comunali. 

Se i son­dag­gi elet­to­ra­li, con­fer­ma­ti dai pri­mi risul­ta­ti, dava­no la coa­li­zio­ne di cen­tro sini­stra (tra il 49,6% e il 51,6%) in leg­ge­ris­si­mo van­tag­gio sul­la destra (47,6–49,4%), le pre­vi­sio­ni sono rapi­da­men­te muta­te a cau­sa del risul­ta­to sto­ri­co otte­nu­to dai Demo­cra­ti­ci sve­de­si (SD), par­ti­to di estre­ma destra di cre­scen­te successo.

Pur seguen­do i Social­de­mo­cra­ti­ci (30% dei voti cir­ca), par­ti­to lea­der del cen­tro-sini­stra gui­da­to dal­la pre­mier uscen­te Mag­da­le­na Anders­son, come secon­do par­ti­to più vota­to, l’SD ha otte­nu­to più del 20% dei voti, supe­ran­do così i Mode­ra­ti conservatori (19% dei voti) gui­da­ti da Ulf Kri­sters­son e con­si­de­ra­ti pri­mo par­ti­to del­la coa­li­zio­ne di centro-destra. 

Ciò ha di fat­to stra­vol­to i rap­por­ti di for­za all’interno di quest’ultima, pro­fi­lan­do la pos­si­bi­li­tà di un gover­no gui­da­to dal­lo stes­so lea­der dei Demo­cra­ti­ci sve­de­si, il qua­ran­ta­treen­ne Jim­mie Akes­son.

L’SD è di fatto diretto discendente dei neonazisti svedesi, fuoriuscito dal movimento Keep Sweden Swedish, e in Parlamento Europeo fa parte del gruppo dei Conservatori e riformisti europei (ECR), dal 2020 guidato da Giorgia Meloni.

Akes­son si unì ai Demo­cra­ti­ci Sve­de­si nel 1995, dopo una pri­ma espe­rien­za tra i Mode­ra­ti con­ser­va­to­ri, che scel­se di abban­do­na­re per l’orientamento a suo pare­re trop­po euro­pei­sta e a segui­to dell’espulsione del segre­ta­rio Anders Klar­strom, appar­te­nen­te alla for­ma­zio­ne supre­ma­ti­sta Nor­di­ska Rik­spar­tiet.

Akes­son ha in segui­to assun­to la lea­der­ship del par­ti­to nel 2005, quan­do la base elet­to­ra­le era anco­ra del 1%. Ha quin­di pun­ta­to tut­to su un pro­ces­so di rin­no­va­men­to (appa­ren­te) del SD, lavo­ran­do per nor­ma­liz­zar­lo e aumen­tar­ne i con­sen­si, espel­len­do le fran­ge più radi­ca­li e sosti­tuen­do l’originario logo con la fiam­ma con quel­lo più ras­si­cu­ran­te di una mar­ghe­ri­ta blu.

Riu­sci­to nel 2010 a por­ta­re nel Par­la­men­to di Stoc­col­ma 20 depu­ta­ti, con il 5,7% di voti, ha otte­nu­to un altro suc­ces­so nel 2014, veden­do aumen­ta­re la base di con­sen­so fino al 10,4% e dive­nen­do così ter­za for­za nazio­na­le alle ele­zio­ni, vin­te comun­que dal­la coa­li­zio­ne di cen­tro-sini­stra. Espul­si negli anni suc­ces­si­vi altri mem­bri che ave­va­no espres­so peri­co­lo­se tesi raz­zi­ste e filo-nazi­ste (tra que­sti anche la stes­sa suo­ce­ra di Akes­son, per le posi­zio­ni aper­ta­men­te anti­se­mi­te), nel 2018 l’SD ha infi­ne rag­giun­to il 17,2% dei voti, por­tan­do in Par­la­men­to ben 62 depu­ta­ti.

Pro­prio nel 2018 l’SD è dun­que entra­to per la pri­ma vol­ta nel­la coa­li­zio­ne di cen­tro-destra con i Mode­ra­ti con­ser­va­to­ri e i Cri­stia­no demo­cra­ti­ci, in alcu­ni comu­ni come quel­lo di Söl­ve­sborg, cit­tà nata­le di Akes­son dive­nu­ta roc­ca­for­te del partito. 

Giungiamo quindi alle elezioni dello scorso 11 settembre, preparate da una campagna elettorale senza esclusione di colpi e giocata quasi interamente su un unico tema che l’SD è riuscito ad imporre come cruciale: l’immigrazione.

Già in pros­si­mi­tà del­le ele­zio­ni del 2018, del resto, il sena­to­re Mat­teo Sal­vi­ni ave­va fat­to i pro­pri augu­ri a Jim­mie Akes­son, affer­man­do che «come denun­cia il par­ti­to dei Demo­cra­ti­ci sve­de­si, la gene­ro­si­tà del­lo Sta­to fa da cala­mi­ta per una miria­de di clandestini».

Al cen­tro del­la que­stio­ne c’è dun­que anche la gestio­ne del Wel­fa­re Sta­te sve­de­se che, secon­do la posi­zio­ne del SD, dovreb­be pri­vi­le­gia­re prio­ri­ta­ria­men­te i cit­ta­di­ni nativi. 

Caval­can­do la cri­ti­ca al gover­no social­de­mo­cra­ti­co in cari­ca, in meri­to alla gestio­ne del­la pan­de­mia da Covid19 e del­la cri­si ener­ge­ti­ca, l’SD ha potu­to sfrut­ta­re anche il recen­te aumen­to del­la cri­mi­na­li­tà in Sve­zia, a lun­go con­si­de­ra­ta uno dei Pae­si più sicu­ri al mon­do, e il sen­so di insi­cu­rez­za spe­ri­men­ta­to dai cittadini.

Alle argo­men­ta­zio­ni popu­li­ste sfrut­ta­te dall’intera coa­li­zio­ne di cen­tro-destra, che han­no lega­to le vio­len­ze del­le gang alla cre­sci­ta del­le comu­ni­tà di immi­gra­ti nel Pae­se, si è più o meno impre­ve­di­bil­men­te ade­gua­ta anche la lea­der dei Social­de­mo­cra­ti­ci e pre­mier Mag­da­le­na Anders­son, giun­gen­do ad affer­ma­re a pochi gior­ni dal­le ele­zio­ni: «Non voglia­mo Chi­na­to­wn in Sve­zia, nean­che Soma­li­to­wn o Lit­tle Italy». 

Gli stes­si par­ti­ti del­la coa­li­zio­ne di destra han­no di fat­to cam­bia­to radi­cal­men­te la pro­pria posi­zio­ne ammet­ten­do i Demo­cra­ti­ci sve­de­si, fino al 2018–2019 mar­gi­na­liz­za­ti per le loro posi­zio­ni raz­zi­ste e filo­na­zi­ste, entro la coa­li­zio­ne stes­sa pri­ma a livel­lo loca­le e poi in Par­la­men­to, con­tri­buen­do così a nor­ma­liz­zar­li e intro­dur­li nell’arco costituzionale. 

Le posizioni estremiste dei DS hanno dunque continuato a raccogliere crescente approvazione, anche in seguito ai disordini dello scorso aprile, scatenati dall’avvocato Rasmus Paludan, leader e fondatore del partito anti-islamico e xenofobo Stram Kurs. 

Palu­dan ave­va infat­ti orga­niz­za­to sva­ria­te mani­fe­sta­zio­ni anti-islamiche in mol­te cit­tà del Pae­se e annun­cia­to di voler bru­cia­re in pub­bli­co copie del Cora­no; ciò sca­te­nò ani­ma­te con­tro­ma­ni­fe­sta­zio­ni da par­te di mem­bri del­le comu­ni­tà musul­ma­ne nel sud del Pae­se e gli scon­tri vio­len­ti tra que­sti ulti­mi e la polizia.

In tale occa­sio­ne la pre­mier Anders­son ave­va sot­to­li­nea­to che «In Sve­zia è per­mes­so espri­me­re le pro­prie opi­nio­ni, anche quel­le di cat­ti­vo gusto, ed è par­te del­la nostra demo­cra­zia»; sol­le­van­do così per l’ennesima vol­ta la spi­no­sa (e irri­sol­ta) que­stio­ne di dove (e se) deb­ba fini­re la liber­tà d’espressione, anche in rap­por­to al rispet­to dell’altro.

Pro­prio per cer­ca­re di toglie­re voti all’estrema destra, il mini­stro del­la Migra­zio­ne, Anders Yge­man, ave­va pro­po­sto di segui­re l’esempio del­la vici­na Dani­mar­ca per risol­ve­re il pro­ble­ma dei ghet­ti: inte­gran­do i quar­tie­ri abi­ta­ti da soli stra­nie­ri (negli ulti­mi 10 anni sono sta­ti mol­ti i rifu­gia­ti di Afri­ca, Asia e Medio Orien­te a sta­bi­lir­si nel Pae­se, in aree pre­sto dive­nu­te sovraf­fol­la­te) con alme­no il 50% di popo­la­zio­ne autoctona. 

Che si ipo­tiz­zi­no for­me di inte­gra­zio­ne (più o meno rea­liz­za­bi­li) o che si affer­mi piut­to­sto la neces­si­tà di riman­da­re gli immi­gra­ti nei Pae­si di pro­ve­nien­za, come fan­no i Demo­cra­ti­ci sve­de­si, la que­stio­ne si è comun­que ormai affer­ma­ta come impre­scin­di­bi­le, met­ten­do in luce come anche in un Pae­se da sem­pre con­si­de­ra­to roc­ca­for­te del­la social­de­mo­cra­zia l’incer­tez­za di que­sto perio­do sto­ri­co, la dif­fi­den­za reci­pro­ca ed un raz­zi­smo laten­te con­ti­nui­no a pia­ga­re la socie­tà civile. 

Nella serata di mercoledì 14 settembre, dopo un lungo scrutinio, sono infine giunti i risultati definitivi di queste elezioni, che hanno visto il centro-destra trionfare con un margine assai ridotto di voti (il 49,6% contro il 48,9%).

Già men­tre si con­ta­va­no gli ulti­mi voti sono giun­te le dimis­sio­ni di Mag­da­le­na Anders­son, che, suben­tra­ta a fine novem­bre 2021 come pri­ma pre­mier don­na alle dimis­sio­ni del pre­de­ces­so­re, Ste­fan Lof­ven, si è tut­ta­via con­fer­ma­ta lea­der del par­ti­to più votato.

Duran­te i 10 mesi tra­scor­si alla gui­da di un gover­no di mino­ran­za, la Anders­son ave­va impres­so una svol­ta sto­ri­ca alla poli­ti­ca este­ra sve­de­se, espri­men­do pie­no appog­gio all’Ucraina e deci­den­do, con ampio con­sen­so del­la popo­la­zio­ne, per l’ingresso del Pae­se nel­la NATO, dopo la for­ma­le neu­tra­li­tà man­te­nu­ta fino ad oggi. 

Nono­stan­te tut­to ciò, ora sarà la destra a gui­da­re il Pae­se, con una mag­gio­ran­za risi­ca­ta nel Rik­sdag di 176 seg­gi con­tro 173.

Si pen­sa che a rico­pri­re la cari­ca di Pri­mo mini­stro non sarà però Jim­mie Akes­son, di fat­to vin­ci­to­re di que­ste ele­zio­ni insie­me con i Demo­cra­ti­ci sve­de­si, ben­sì Ulf Kri­sters­son (Mode­ra­ti con­ser­va­to­ri): anche per­ché gli stes­si par­ti­ti di cen­tro-destra ave­va­no affer­ma­to duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le di non voler sup­por­ta­re un gover­no a gui­da SD e con mem­bri del par­ti­to in posi­zio­ni chiave. 

Resta ora da vede­re come l’arretramento dei Mode­ra­ti con­ser­va­to­ri e il muta­men­to del­le gerar­chie entro la coa­li­zio­ne impat­te­ran­no sul­le pro­mes­se fat­te in pre­ce­den­za: l’appog­gio del SD risul­ta ormai impre­scin­di­bi­le per la for­ma­zio­ne di un gover­no e i par­ti­ti di cen­tro-sini­stra non esi­ta­no a denun­cia­re la minac­cia per la demo­cra­zia.

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Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.

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