FeST, il Festival delle Serie TV: voce all’inclusività

FeST, il Festival delle Serie TV: voce all’inclusività

Quan­te vol­te avrem­mo volu­to buca­re lo scher­mo per par­la­re diret­ta­men­te con i nostri per­so­nag­gi pre­fe­ri­ti ed esse­re par­te­ci­pi del­la sto­ria? Quan­te avrem­mo inve­ce volu­to rice­ve­re rispo­ste da pro­fes­sio­ni­sti per chie­de­re spie­ga­zio­ni sull’andamento del­la tra­ma, o sem­pli­ce­men­te con­fron­tar­ci con qual­cu­no appas­sio­na­to tan­to quan­to noi al mon­do del­la serialità? 

Questa quarta parete, impostaci necessariamente da uno schermo, un monitor o un display, per qualche giorno è stata rotta, e il sipario è calato. 

Alla Trien­na­le di Mila­no, il 23, 24 e 25 set­tem­bre, si è svol­to il FeST, Festi­val del­le Serie TV, il pri­mo festi­val ita­lia­no inte­ra­men­te dedi­ca­to alla seria­li­tà tele­vi­si­va nell’epoca dei ser­vi­zi di strea­ming. Giun­to alla sua quar­ta edi­zio­ne, il FeST è dedi­ca­to a tut­ti colo­ro che ama­no la seria­li­tà e vor­reb­be­ro sco­prir­ne anche gli aspet­ti più nascosti. 

Lo slo­gan di quest’edizione è Refra­ming Natu­re, per­ché “Refra­ming Natu­re accen­de i riflet­to­ri sui signi­fi­ca­ti che attri­buia­mo alla paro­la “natu­ra” e sul­le sue decli­na­zio­ni nel­le sto­rie per la tv. Refra­ming vuol dire dare una nuo­va cor­ni­ce a un con­cet­to, per­ché la cor­ni­ce fa par­te del qua­dro e ne modi­fi­ca l’im­pat­to su chi guar­da. In ger­go psi­co­lo­gi­co, impli­ca l’at­to di rimet­te­re in pro­spet­ti­va, ripen­sa­re a un deter­mi­na­to aspet­to in mol­te­pli­ci manie­re. E, spes­so, tra­sfor­mar­lo. […] Natu­ra è un costrut­to socia­le […] Natu­ra è rac­con­ta­re sto­rie […] Natu­ra è con­vi­ven­za del­le dif­fe­ren­ze […].” Così Mari­na Pier­ri, diret­tri­ce arti­sti­ca di FeST, spie­ga il tema e l’obiettivo prin­ci­pa­le di quest’anno.

Gran­de novi­tà di quest’edizione è sta­ta la nasci­ta di FeST Edu­ca­tion & Enter­tain­ment, una gior­na­ta, quel­la di vener­dì 23, inte­ra­men­te dedi­ca­ta a del­le master­class tenu­te da docen­ti e pro­fes­sio­ni­sti del set­to­re, con l’obiettivo di for­ma­re figu­re pro­fes­sio­na­li qua­li­fi­ca­te e istrui­te. Più vol­te si è riba­di­to quan­to il mon­do del­la seria­li­tà non pos­sa pre­scin­de­re dal­la for­ma­zio­ne, neces­sa­ria per costrui­re l’intera indu­stria: “è una sfi­da pro­fes­sio­na­le di alto livel­lo, che ha rivo­lu­zio­na­to i con­fi­ni del­le sto­rie e del­lo stes­so modo di costrui­re que­ste sto­rie”. Con que­ste paro­le si è aper­ta la pri­ma master­class, tenu­ta dall’Alta Scuo­la per la Seria­li­tà Tele­vi­si­va, segui­ta poi da cor­si tenu­ti dal­la Scuo­la Moho­le, la Civi­ca Scuo­la di Cine­ma “Luchi­no Viscon­ti”, ITTV Forum & Festi­val e la Scuo­la Holden. 

Numerosi spunti di riflessione sono sorti nei panel delle giornate di sabato e domenica, attraverso i quali, intervento dopo intervento, è emerso con sempre più chiarezza il filo conduttore: l’inclusività.

Par­ten­do da Da Pose a Vida: la fami­glia scel­ta nel­le serie TV si è discus­so di quan­to lavo­ro sia anco­ra neces­sa­rio fare affin­ché ven­ga data una visio­ne mol­to più inclu­si­va del­la fami­glia nel­la seria­li­tà. È anco­ra dif­fi­ci­le che ven­ga­no rac­con­ta­te le per­so­ne tran­sgen­der sot­to que­sto pun­to di vista che, anzi, ven­go­no vali­da­te solo in base al dolo­re che pro­va­no, al rifiu­to e al giu­di­zio che subi­sco­no dal­la socie­tà. Que­sto acca­de per­ché man­ca una rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la fami­glia a tre­cen­to­ses­san­ta gra­di: fami­glia può esse­re inte­sa nel rap­por­to con i geni­to­ri, ma fami­glia è anche quel­la che si sce­glie ogni sin­go­lo gior­no fat­ta da per­so­ne che ti ascol­ta­no, ti accol­go­no e con­di­vi­do­no espe­rien­ze di vita; fami­glia è anche quel­la che si crea con i pro­pri ani­ma­li. È dav­ve­ro dif­fi­ci­le rap­pre­sen­ta­re que­sti con­cet­ti e sen­tir­si rap­pre­sen­ta­ti, in un mon­do dove anco­ra pre­va­le un discor­so di pote­re, lega­to agli ste­reo­ti­pi, all’omotransfobia, al raz­zi­smo, all’uccisione mas­sic­cia di ani­ma­li e alla leg­ge di mer­ca­to. È attual­men­te dove­ro­so, al con­tra­rio, osa­re, pro­por­re nar­ra­zio­ni svin­co­la­te dai costrut­ti socia­li, per dimo­stra­re che lo ste­reo­ti­po non vale nulla. 

Lo stes­so si è cer­ca­to di dimo­stra­re in Year of the Penis, dove ci si è foca­liz­za­ti sul pre­pon­de­ran­te inte­res­se sul nudo e la fisi­ci­tà maschi­le, che han­no ini­zia­to a popo­la­re le nar­ra­zio­ni seria­li. In par­ti­co­lar modo, in Ita­lia, si è ini­zia­to a trat­ta­re in manie­ra più spe­ci­fi­ca que­sto tema con l’annuncio del­la quin­ta sta­gio­ne di Skam Ita­lia, nel­la qua­le Elia, il pro­ta­go­ni­sta, vive una situa­zio­ne di disa­gio e di ansia data dal­le dimen­sio­ni del suo pene. La que­stio­ne sor­ta attor­no al “micro­pe­ne” è in real­tà det­ta­ta, anco­ra una vol­ta, da uno ste­reo­ti­po cul­tu­ra­le del qua­le però risul­ta neces­sa­rio par­la­re, vista la for­te rea­zio­ne ila­re e aggres­si­va emer­sa soprat­tut­to dopo Skam Ita­lia. Ma le serie sono un pez­zo del­la cul­tu­ra moder­na, uno dei luo­ghi più adat­ti dove sdo­ga­na­re cer­ti tabù e cre­den­ze come la desi­de­ra­bi­li­tà socia­le. La cul­tu­ra det­ta ciò che è desi­de­ra­bi­le, soprat­tut­to dal pun­to di vista fisi­co ed este­ti­co, e que­sto crea un for­te sen­so di fru­stra­zio­ne. È impor­tan­tis­si­mo recla­ma­re tut­te le eti­chet­te che la nostra stes­sa socie­tà ha posto, per poter­le toglie­re.

Si può par­la­re di inclu­si­vi­tà non sol­tan­to per quan­to riguar­da la rap­pre­sen­ta­zio­ne dei per­so­nag­gi, o del­le sto­rie, ma anche dei luo­ghi: come discus­so in A Mila­no man­ca solo il mare, que­sta cit­tà è il set che si pre­sta mag­gior­men­te a que­sto tema, per­ché ha sapu­to inver­ti­re in manie­ra ver­ti­gi­no­sa la pro­pria repu­ta­zio­ne, con­so­li­dan­do­si come ambien­te aper­to, uni­co e sem­pre attuale. 

Anche il Pia­ne­ta Psi­che­de­li­co è un luo­go imma­gi­na­rio che inte­res­sa mol­te per­so­ne del set­to­re. La psi­che­de­lia è un argo­men­to sem­pre meno tabù, ver­so il qua­le si sta cer­can­do di esse­re sem­pre più inclu­si­vi e, soprat­tut­to, predisposti. 

Nell’incitare il mondo della serialità ad essere più inclusivo, lo stesso FeST si è dimostrato tale soprattutto nella varietà di temi proposti e di ospiti invitati. 

Tra poli­ti­ca, turi­smo seria­le, tavo­le roton­de, ante­pri­me esclu­si­ve e incon­tri emo­zio­nan­ti (come quel­lo con Nora Fel­der, Music Super­vi­sor di Stran­ger Things e Vin­ci­tri­ce del Pre­mio Emmy), il FeST è un’occasione uni­ca per entra­re in sce­na, cono­sce­re e con­fron­tar­si, anche per­so­nal­men­te, con pro­fes­sio­ni­sti di ogni ambi­to, con­tent crea­tors, appas­sio­na­ti di serie TV, e met­ter­si in gio­co, allar­gan­do i pro­pri oriz­zon­ti e le pro­prie aspet­ta­ti­ve. Una lezio­ne di cui tut­ti abbia­mo biso­gno, oggi più che mai.

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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