Iconografie 2022 – La soglia. Il secolo asiatico

Iconografie 2022 – La soglia. Il secolo asiatico

Dal 16 al 18 set­tem­bre si è tenu­to pres­so Mare Cul­tu­ra­le Urba­no il festi­val di Ico­no­gra­fie, rivi­sta indi­pen­den­te di cul­tu­ra e attua­li­tà con uno spic­ca­to sguar­do sull’interpretazione e l’approfondimento del mon­do con­tem­po­ra­neo. In occa­sio­ne del panel del saba­to pome­rig­gio il tema affron­ta­to è sta­to quel­lo del ruo­lo del­la Cina all’interno degli equi­li­bri asia­ti­ci e inter­na­zio­na­li, in vista anche del ven­te­si­mo Con­gres­so del Par­ti­to Comu­ni­sta Cine­se che avrà luo­go il pros­si­mo 16 otto­bre, e che con otti­me pro­ba­bi­li­tà vedrà la ricon­fer­ma di Xi Jin­ping alla segre­te­ria gene­ra­le del par­ti­to per il suo ter­zo man­da­to. L’ar­go­men­to è sta­to trat­ta­to da vari esper­ti pro­ve­nien­ti da diver­se real­tà, come Simo­ne Pie­ran­ni (Cho­ra Media), Gui­do Alber­to Casa­no­va (ISPI) e Lucre­zia Gol­din (Chi­na Files).

Il punto di partenza del dibattito è stata la molto discussa ipotesi secondo la quale il secolo che ci attende e nel quale siamo immersi possa a tutti gli effetti essere definito come il secolo asiatico.

Il XXI seco­lo vedreb­be dun­que un capo­vol­gi­men­to di ege­mo­nia del mon­do da ove­st a est, con una gui­da sostan­zial­men­te cine­se. Tale sce­na­rio può esse­re facil­men­te pre­det­to e ipo­tiz­za­to dal momen­to in cui in Cina ormai da diver­si anni sta viven­do in manie­ra con­ti­nua­ti­va un alli­nea­men­to di tre fat­to­ri fon­da­men­ta­li favo­re­vo­li a un’ascesa glo­ba­le come la gran­de cre­sci­ta eco­no­mi­ca, demo­gra­fi­ca e militare.

A tal pro­po­si­to, sul pia­no inter­no si è par­ti­ti dal­la con­sta­ta­zio­ne del sostan­zia­le suc­ces­so del pat­to socia­le cine­se ormai avvia­to da più di 70 anni. Esso infat­ti ha con­cre­ta­men­te por­ta­to cir­ca 800 milioni di cine­si al di fuo­ri del­la soglia di pover­tà dal­la secon­da guer­ra mon­dia­le a oggi (i dati affer­ma­no che cir­ca il 70% del­la ridu­zio­ne del­la pover­tà a livel­lo glo­ba­le degli ulti­mi anni appar­tie­ne pro­prio alla real­tà cine­se). Si trat­ta sen­za dub­bio di uno dei capi­sal­di del con­sen­so e del­la com­pat­tez­za che riscuo­te il PCC nell’opinione pub­bli­ca; que­st’ul­ti­ma in lar­ga par­te rico­no­sce col­let­ti­va­men­te i pro­gres­si fat­ti nel tema dell’accesso ai biso­gni pri­ma­ri e ciò por­ta, anche all’interno dell’area del dis­sen­so, piut­to­sto rara­men­te a met­te­re in discus­sio­ne l’operato gover­na­ti­vo sot­to que­sto pun­to di vista e i rela­ti­vi mez­zi uti­liz­za­ti per il per­se­gui­men­to di tali scopi. 

Allo stes­so modo non si può fare a meno di men­zio­na­re un altro tema fon­da­men­ta­le che con­trad­di­stin­gue il meto­do e la gestio­ne del pote­re pre­sen­te nel model­lo cine­se e che per­met­te alla Cina di gode­re di un sostan­zia­le distac­co di pre­sta­zio­ne a livel­lo internazionale. 

Si tratta infatti del dominio totale sul piano tecnologico, a livello di produzione, investimenti e possesso di brevetti ma anche per quanto riguarda l’ambito fondamentale di possesso e controllo di dati per il monitoraggio di internet e del suo utilizzo. 

Lo sta­to cine­se infat­ti man­tie­ne un con­trol­lo inte­gra­le su ciò che acca­de nel web e su come que­sto stru­men­to ven­ga usa­to dal­la popo­la­zio­ne cine­se, che è di fat­to iper­con­nes­sa. Oltre al fat­to che la Cina di fat­to pos­sie­de una real­tà vir­tua­le riguar­dan­te l’utilizzo di inter­net che si può defi­ni­re chiu­sa, ovve­ro dove non è pos­si­bi­le che ele­men­ti ester­ni inter­fe­ri­sca­no o sem­pli­ce­men­te entri­no all’interno del siste­ma di inter­net cine­se, l’enor­me quan­ti­tà di dati pos­se­du­ti dal gover­no impe­di­sce l’attivismo sui social e per­met­te un inter­ven­to diret­to sul fun­zio­na­men­to degli algoritmi.

Vie­ne garan­ti­ta così una gran­de sor­ve­glian­za dei con­te­nu­ti e più in gene­ra­le di ciò che acca­de in inter­net, con una par­ti­co­la­re atten­zio­ne ai social net­work in chia­ve anti dis­sen­so. Tut­to ciò avvie­ne in una manie­ra così tan­to pre­ci­sa e pun­tua­le a tal pun­to che il dirit­to fon­da­men­ta­le del­la liber­tà di paro­la sul web vie­ne spes­so inte­so e pre­sen­ta­to come “pri­vi­le­gio di paro­la”.

Da un pun­to di vista inter­na­zio­na­le inve­ce, la repub­bli­ca Popo­la­re Cine­se è pro­iet­ta­ta sen­za dub­bio ver­so un’ege­mo­nia di tipo par­ti­co­la­re, che attie­ne mag­gior­men­te al domi­nio e al con­trol­lo eco­no­mi­co piut­to­sto che all’influenza cul­tu­ra­le e dei costu­mi. È infat­ti noto come la Cina non abbia ad oggi alcun tipo di influen­za sul pia­no del cosid­det­to soft power, ovve­ro quell’ambito tra­mi­te il qua­le una gran­de poten­za è in gra­do di per­sua­de­re inter­na­zio­nal­men­te su vari pia­ni sen­za alcun ausi­lio coer­ci­ti­vo ma con l’esportazione di valo­ri e rife­ri­men­ti cul­tu­ra­li appar­te­nen­ti a un uni­ver­so alter­na­ti­vo, garan­ten­do­si così un’ottima base per l’obiettivo di espan­sio­ne del­la pro­pria influen­za e di accet­ta­zio­ne esterna. 

Isolare la Cina è e diventerà quindi sempre più difficile, a partire ad esempio dal fatto che a livello locale all’interno della regione asiatica il mercato cinese è ritenuto come centrale e fondamentale.

Da esso infat­ti dipen­do­no in pri­mis le eco­no­mie di pae­si con siste­mi poli­ti­ci e rife­ri­men­ti dif­fe­ren­ti come le demo­cra­zie libe­ra­li di Giap­po­neCorea del Sud che, pur per­ce­pen­do la Cina come una costan­te minac­cia, sono di fat­to costret­te a con­vi­ve­re col gigan­te cine­se per impor­tan­ti que­stio­ni eco­no­mi­che e di scam­bi commerciali. 

A livel­lo poli­ti­co poi non si può far altro che pre­ve­de­re una mag­gio­re influen­za del­la Cina nel­le que­stio­ni inter­na­zio­na­li, prin­ci­pal­men­te per due ragio­ni che sono sot­to gli occhi di tut­ti, da una par­te le ten­sio­ni sul­la que­stio­ne di Tai­wan fra USA e Cina e dall’altra un ruo­lo di sor­ve­glian­za e atten­zio­ne alle rela­zio­ni glo­ba­li con l’acuirsi del­la pola­riz­za­zio­ne fra Occi­den­te e Orien­te a segui­to dell’invasione rus­sa dell’Ucraina.

Thomas Brambilla
Sono stu­den­te in scien­ze poli­ti­che e filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no. Mi pia­ce riflet­te­re e poi scri­ve­re, e for­tu­na­ta­men­te anche riflet­te­re dopo aver scrit­to. Di poli­ti­ca prin­ci­pal­men­te, ma sen­za por­si nes­sun limite.
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Sono studente in scienze politiche e filosofiche alla Statale di Milano. Mi piace riflettere e poi scrivere, e fortunatamente anche riflettere dopo aver scritto. Di politica principalmente, ma senza porsi nessun limite.

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