Le regole del gioco. Come si vota il 25 settembre

Le regole del gioco. Come si vota il 25 settembre

Le ele­zio­ni del 25 set­tem­bre saran­no pecu­lia­ri per più di una ragione. 

È la pri­ma vol­ta che gli ita­lia­ni sono chia­ma­ti alle urne nel mese di set­tem­bre, pro­prio a ridos­so del­le sca­den­ze per la reda­zio­ne del­la leg­ge di bilan­cio. Inol­tre, sarà il pri­mo voto dopo il refe­ren­dum sul taglio dei par­la­men­ta­ri, che ha visto scen­de­re da 630 a 400 il nume­ro di depu­ta­ti, da 315 a 200 quel­lo dei sena­to­ri. Infi­ne, per la pri­ma vol­ta anche gli elet­to­ri mino­ri di 25 anni potran­no par­te­ci­pa­re all’e­le­zio­ne del Senato.

In un panorama così diverso da quello delle elezioni del 2018, qualcosa è comunque rimasto invariato: la legge elettorale. 

La leg­ge elet­to­ra­le è lo stru­men­to che det­ta le cosid­det­te rego­le del gio­co, che adot­ta cioè uno tra i vari pos­si­bi­li siste­mi di con­ver­sio­ne dei voti in seg­gi par­la­men­ta­ri. Se infat­ti i seg­gi oggi dispo­ni­bi­li in Par­la­men­to sono 600 in tota­le, gli elet­to­ri in Ita­lia ammon­ta­no a cir­ca 40 milioni. 

La leg­ge elet­to­ra­le è una leg­ge ordi­na­ria, quin­di è scel­ta e vota­ta dai rap­pre­sen­tan­ti del popo­lo in Par­la­men­to. Esi­sto­no nume­ro­si tipi di siste­mi elet­to­ra­li tra cui i par­la­men­ta­ri pos­so­no scegliere. 

A gran­di linee, è pos­si­bi­le divi­de­re i siste­mi elet­to­ra­li in due gran­di fami­glie: da una par­te tro­via­mo i siste­mi pro­por­zio­na­li, che favo­ri­sco­no una miglio­re rap­pre­sen­ta­zio­ne del­le mino­ran­ze asse­gnan­do i seg­gi, pro­por­zio­nal­men­te ai voti otte­nu­ti, a tut­ti i par­ti­ti che han­no supe­ra­to la soglia di sbar­ra­men­to, ossia una per­cen­tua­le mini­ma di voti sta­bi­li­ta dal­la leg­ge per acce­de­re ai seg­gi; dal­l’al­tra par­te tro­via­mo i siste­mi mag­gio­ri­ta­ri, che al con­tra­rio assi­cu­ra­no una miglio­re gover­na­bi­li­tà asse­gnan­do i seg­gi di ogni cir­co­scri­zio­ne al par­ti­to che ha otte­nu­to più voti in quel­la data circoscrizione. 

In base a que­ste carat­te­ri­sti­che, il siste­ma pro­por­zio­na­le favo­ri­sce una più ampia par­te­ci­pa­zio­ne di par­ti­ti alle ele­zio­ni, men­tre i siste­mi mag­gio­ri­ta­ri por­ta­no alla pola­riz­za­zio­ne del­la sce­na poli­ti­ca e sono idea­li nei siste­mi poli­ti­ci bipartitici. 

Che la legge elettorale sia rimasta la stessa dal 2018 non dovrebbe sorprendere: l’Italia ha avuto la stessa legge elettorale dal 1946 al 1993, con una breve pausa eccezionale nel 1953. 

La leg­ge elet­to­ra­le scel­ta all’in­do­ma­ni del­la ste­su­ra del­la Costi­tu­zio­ne era una leg­ge pro­por­zio­na­le. Si rite­ne­va infat­ti che in un Pae­se divi­so come l’I­ta­lia, a meno di 100 anni dal­la sua pro­cla­ma­ta Uni­tà, con gran­di dif­fe­ren­ze eco­no­mi­che e socia­li tra nord e sud e anco­ra ric­co di mino­ran­ze lin­gui­sti­che, la pre­sen­za in Par­la­men­to del mag­gior nume­ro pos­si­bi­le di par­ti­ti, e quin­di di visio­ni e pro­spet­ti­ve, fos­se prio­ri­ta­ria rispet­to alla governabilità. 

Il siste­ma elet­to­ra­le mag­gio­ri­ta­rio infat­ti è adot­ta­to in Pae­si più omo­ge­nei dal pun­to di vista cul­tu­ra­le e poli­ti­co, dove il siste­ma bipar­ti­ti­co è suf­fi­cien­te per rap­pre­sen­ta­re tut­te le idee in gio­co. Inol­tre i siste­mi mag­gio­ri­ta­ri si carat­te­riz­za­no per la pre­sen­za di lea­der for­ti che gui­di­no i par­ti­ti, tra i qua­li ver­rà poi scel­to diret­ta­men­te il Pri­mo Mini­stro, come nel caso ingle­se, o il Pre­si­den­te, come negli Sta­ti Uniti. 

Ma nel­l’I­ta­lia redu­ce del fasci­smo, la pre­sen­za di una lea­der­ship for­te vole­va esse­re sco­rag­gia­ta tan­to dai costi­tuen­ti quan­to dal­le for­ze politiche. 

La leg­ge elet­to­ra­le cam­biò per la pri­ma vol­ta all’in­do­ma­ni degli scan­da­li emer­si dopo Mani Puli­te, un’in­chie­sta che nel­la pri­ma metà degli anni ’90 scon­vol­se gli equi­li­bri poli­ti­ci ita­lia­ni, por­tan­do alla luce una fit­ta tra­ma di cor­ru­zio­ne e tan­gen­ti che toc­ca­va la qua­si tota­li­tà dei par­ti­ti di mag­gio­ran­za e opposizione. 

Con Mani Puli­te, il pano­ra­ma poli­ti­co ita­lia­no è com­ple­ta­men­te cam­bia­to: par­ti­ti sto­ri­ci come la Demo­cra­zia Cri­stia­na o il Par­ti­to socia­li­sta di Cra­xi sono tra­mon­ta­ti, men­tre il vuo­to poli­ti­co veni­va riem­pi­to da nuo­ve per­so­na­li­tà come quel­la di Sil­vio Ber­lu­sco­ni. In que­sto con­te­sto di gran­di cam­bia­men­ti, e soprat­tut­to con la cre­scen­te sfi­du­cia ver­so le isti­tu­zio­ni che ser­peg­gia­va tra gli ita­lia­ni a segui­to degli scan­da­li, anche la leg­ge elet­to­ra­le dove­va esse­re modificata. 

Tra il 1994 e il 2017 si sono susseguite però ben cinque leggi elettorali, due delle quali dichiarate incostituzionali. 

Il Par­la­men­to insom­ma ha fat­to fati­ca a ritro­va­re una sta­bi­li­tà nel­la scel­ta del siste­ma elet­to­ra­le, alter­nan­do la ripro­po­si­zio­ne del siste­ma pro­por­zio­na­le alle spin­te rifor­mi­ste ver­so il maggioritario. 

I soste­ni­to­ri di una rifor­ma costi­tu­zio­na­le che viri ver­so il pre­si­den­zia­li­smo han­no sem­pre spin­to ver­so una modi­fi­ca del siste­ma elet­to­ra­le in sen­so mag­gio­ri­ta­rio. Que­sta volon­tà è sta­ta evi­den­te fin dal­l’in­gres­so sul­la sce­na poli­ti­ca di For­za Ita­lia e di Ber­lu­sco­ni, che pro­prio pochi gior­ni fa è tor­na­to a far par­la­re di sé minac­cian­do di man­da­re a casa il Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Ser­gio Mat­ta­rel­la con una nuo­va rifor­ma costituzionale. 

Le rifor­me di stam­po mag­gio­ri­ta­rio han­no favo­ri­to il feno­me­no del­la per­so­na­liz­za­zio­ne del­la poli­ti­ca, per cui mol­ti par­ti­ti oggi sono gui­da­ti da una per­so­na­li­tà for­te che si pro­po­ne non solo come par­la­men­ta­re, ma diret­ta­men­te come Pre­si­den­te del Con­si­glio dei Ministri. 

Nono­stan­te l’a­do­zio­ne di siste­mi elet­to­ra­li mag­gio­ri­ta­ri però, l’e­le­zio­ne diret­ta del Pre­si­den­te del Con­si­glio non è mai sta­ta pos­si­bi­le in Ita­lia. I sim­bo­li dei par­ti­ti han­no fini­to per con­fon­de­re gli elet­to­ri ita­lia­ni, mol­ti dei qua­li sem­bra­no con­vin­ti di recar­si alle urne per l’e­le­zio­ne del Gover­no. In real­tà in Ita­lia si eleg­ge solo il Par­la­men­to, il qua­le poi darà la fidu­cia al Gover­no nomi­na­to dal Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca sul­la base di con­sul­ta­zio­ni con i par­ti­ti che han­no vin­to le elezioni.

In assen­za di una rifor­ma costi­tu­zio­na­le, il siste­ma mag­gio­ri­ta­rio e la sua per­so­na­liz­za­zio­ne non han­no com­por­ta­to in Ita­lia un aumen­to del­la gover­na­bi­li­tà: dal 1994 ad oggi si sono alter­na­ti ben 19 gover­ni, nono­stan­te sia­no sta­te sol­tan­to otto le legi­sla­tu­re (ossia il quin­quen­nio in cui resta­no in cari­ca i par­la­men­ta­ri eletti). 

Per migliorare la situazione di governabilità del Paese, nel 2017 il deputato PD Ettore Rosato ha proposto un sistema elettorale ”misto”, simile a quello utilizzato in Germania. 

Secon­do la leg­ge elet­to­ra­le che ver­rà uti­liz­za­ta anche il 25 set­tem­bre, 1\3 dei par­la­men­ta­ri ver­rà elet­to secon­do il siste­ma mag­gio­ri­ta­rio defi­ni­to «fir­st pass the post»: i par­ti­ti si sono orga­niz­za­ti in coa­li­zio­ni, ognu­na del­le qua­li espri­me un can­di­da­to per ogni cir­co­scri­zio­ne (qui per i can­di­da­ti all’u­ni­no­mi­na­le in Lom­bar­dia); in cia­scu­na di que­ste cir­co­scri­zio­ni, il can­di­da­to del­la coa­li­zio­ne che pren­de­rà più voti otter­rà un seg­gio in Parlamento. 

Per quan­to riguar­da la quo­ta mag­gio­ri­ta­ria quin­di è indif­fe­ren­te il par­ti­to vota­to all’in­ter­no di una coa­li­zio­ne: il voto andrà al can­di­da­to il cui nome è ripor­ta­to in alto sul­la sche­da, espres­sio­ne del­l’in­te­ra coa­li­zio­ne

I restan­ti 2\3 dei seg­gi ver­ran­no asse­gna­ti ai par­ti­ti secon­do un siste­ma pro­por­zio­na­le «a liste bloc­ca­te». Cia­scun par­ti­to del­la coa­li­zio­ne pre­sen­ta una lista di nomi che assi­cu­ri l’al­ter­nan­za dei ses­si. I par­ti­ti che a livel­lo nazio­na­le rag­giun­ge­ran­no il 3% (e le coa­li­zio­ni che rag­giun­ge­ran­no il 10%), vedran­no asse­gnar­si un nume­ro di seg­gi pro­por­zio­na­le ai voti otte­nu­ti, man­dan­do così in Par­la­men­to i rap­pre­sen­tan­ti di cir­co­scri­zio­ne in ordi­ne di appa­ri­zio­ne sul­la sche­da elettorale. 

Facciamo un esempio pratico:

chi vota a Mila­no +Euro­pa per il Sena­to sta indi­can­do di voler asse­gna­re un seg­gio a Emma Boni­no, ma con­tri­bui­rà comun­que all’e­le­zio­ne di Anto­nio Misia­ni del PD all’u­ni­no­mi­na­le. Allo stes­so modo vota­re For­za Ita­lia o Lega a Mila­no ai fini del­la quo­ta mag­gio­ri­ta­ria del Sena­to cor­ri­spon­de in ogni caso ad un voto per Maria Cri­sti­na Can­tù del­la Lega, ma bar­ra­re il sim­bo­lo di For­za Ita­lia con­tri­bui­rà all’e­le­zio­ne di Sil­vio Ber­lu­sco­ni per i seg­gi asse­gna­ti con il proporzionale. 

È appe­na il caso di spe­ci­fi­ca­re che per espri­me­re vali­da­men­te il pro­prio voto si potrà sce­glie­re se appor­re una X accan­to al nome del can­di­da­to all’u­ni­no­mi­na­le per una del­le coa­li­zio­ni, oppu­re se appor­la sul logo di uno dei par­ti­ti che com­pon­go­no le coa­li­zio­ni, men­tre non è con­sen­ti­to espri­me­re pre­fe­ren­ze in que­sto ambito.

Per ripren­de­re l’e­sem­pio già fat­to, se si desi­de­ra con­fer­ma­re la pre­sen­za al Sena­to di Sil­vio Ber­lu­sco­ni o di Emma Boni­no si dovrà sem­pli­ce­men­te bar­ra­re il logo del loro partito.

Non sarà pos­si­bi­le il voto disgiun­to: appo­nen­do ad esem­pio una X sia sul logo di +Euro­pa sia sul nome del­la can­di­da­ta leghi­sta Maria Cri­sti­na Can­tù la sche­da ver­rà con­teg­gia­ta tra quel­le nulle.

Con­di­vi­di:
Cristina delli Carri
Vege­ta­ria­na, gira­mon­do, stu­dio giu­ri­spru­den­za ma nien­te di serio. Se fos­si un ogget­to sarei una pen­na stilografica.

2 Trackback & Pingback

  1. Che cosa vorrebbe dire presidenzialismo in Italia - Vulcano Statale
  2. Giorgia Meloni non è (ancora) Presidente: cosa succede nelle prossime settimane - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.