Liz Truss. Una nuova lady di ferro a Downing Street

Liz Truss. Una nuova lady di ferro a Downing Street

«Voglio che sap­pia­te quan­to sono dispia­ciu­to nel lascia­re il più bel lavo­ro del mon­do». Con que­ste paro­le, il 7 luglio scor­so, dopo le dimis­sio­ni di mas­sa di vari mini­stri e mes­so all’angolo dall’enne­si­mo scan­da­lo, Boris John­son annun­cia­va pub­bli­ca­men­te le sue dimis­sio­ni da lea­der del par­ti­to con­ser­va­to­re, dan­do il via alla cor­sa per la nomi­na del suo suc­ces­so­re. E, secon­do il siste­ma elet­to­ra­le bri­tan­ni­co, lui o lei sareb­be diven­ta­to anche il nuo­vo pri­mo mini­stro, dal momen­to che i Tories sono sta­ti il par­ti­to che alle ulti­me ele­zio­ni ha otte­nu­to il mag­gior nume­ro di seg­gi alla Came­ra dei Comuni. 

Dopo una serie di tur­ni di vota­zio­ni all’interno del par­ti­to per restrin­ge­re la rosa dei can­di­da­ti, i pro­ta­go­ni­sti del round fina­le per la lea­der­ship sono sta­ti Rishi Sunak, ex can­cel­lie­re del­lo Scac­chie­re, e Liz Truss, mini­stro degli Este­ri e Segre­ta­rio di Sta­to per il com­mer­cio inter­na­zio­na­le nell’attuale gover­no John­son. L’ultima vota­zio­ne si è svol­ta il 5 set­tem­bre e ha decre­ta­to Liz Truss ter­za pre­mier don­na nel­la sto­ria poli­ti­ca bri­tan­ni­ca, supe­ran­do Sunak – il favo­ri­to – con uno scar­to di cir­ca 21,000 voti. 

«Met­te­rò a pun­to un pia­no auda­ce per taglia­re le tas­se e far cre­sce­re la nostra eco­no­mia, e rispon­de­rò alla cri­si ener­ge­ti­ca, occu­pan­do­mi del­le bol­let­te del­la gen­te ma anche del­le que­stio­ni a lun­go ter­mi­ne», ha pre­ci­sa­to nel suo bre­ve discor­so di vit­to­ria. La nuo­va PM dovrà infat­ti far fron­te al lun­go perio­do di reces­sio­ne che atten­de il Pae­se a cau­sa di un aumen­to ver­ti­gi­no­so dell’infla­zio­ne che, nel mese di luglio, ha supe­ra­to il 10% per la pri­ma vol­ta in quarant’anni.

Definire Liz Truss una conservatrice convenzionale sarebbe un eufemismo. Anzi, testate giornalistiche e oppositori la definiscono una shapeshifter, un camaleonte politico. 

Nata nel nord dell’Inghilterra – zona ten­den­zial­men­te pro-Labour – da atti­vi­sti di sini­stra, da gio­va­ne spes­so si uni­sce ai suoi geni­to­ri alle mani­fe­sta­zio­ni con­tro il nuclea­re e il gover­no That­cher. All’Università di Oxford entra a far par­te del­la sezio­ne stu­den­te­sca dei Libe­ral­de­mo­cra­ti­ci, diven­tan­do­ne pre­sto pre­si­den­te. Nel set­tem­bre del 1994, a una con­fe­ren­za del par­ti­to, pro­nun­cia un discor­so appas­sio­na­to a favo­re dell’abolizione del­la monar­chia. Due anni dopo, nel 1996, la con­ver­sio­ne a Tory, e in futu­ro ricor­de­rà l’esperienza con i libe­ral­de­mo­cra­ti­ci come «un erro­re, una disav­ven­tu­ra adolescenziale». 

Nel 2014 diven­ta la don­na più gio­va­ne a rico­pri­re una cari­ca mini­ste­ria­le nel gover­no di David Came­ron – è segre­ta­rio di Sta­to per l’ambiente, l’alimentazione e gli affa­ri rura­li –, man­te­nen­do la posi­zio­ne anche nei gover­ni suc­ces­si­vi di May e di John­son, sep­pur con inca­ri­chi diver­si. Nel 2016 si schie­ra con­tro la Bre­xit – «un voto per resta­re è un voto per gli affa­ri», scri­ve in un edi­to­ria­le sul The Sun –, per poi adat­tar­si alla nuo­va real­tà e diven­ta­re una con­vin­ta euro­scet­ti­ca; nel­la cor­sa per la lea­der­ship dei Tories ha dichia­ra­to che uno dei pun­ti prio­ri­ta­ri nel­la sua agen­da sarà elimi­na­re le ‘leg­gi obso­le­te’ dell’UE.

Durante le settimane di campagna elettorale, in molti hanno avanzato un paragone con la prima ministra conservatrice nella storia britannica, Margaret Thatcher. 

Un para­go­ne che Truss stes­sa pare sug­ge­ri­re non solo dall’estetica, repli­can­do gli ico­ni­ci out­fit del­la Lady di Fer­ro, ma anche dall’agenda ultra­li­be­ri­sta: tagli alle tas­se a favo­re dei più ric­chi, die­tro-front sull’aumento dell’assicurazione nazio­na­le e sospen­sio­ne del cosid­det­to “Green levy”, una tas­sa sul­le bol­let­te desti­na­ta al finan­zia­men­to di pro­get­ti sostenibili. 

Se da un lato, tut­ta­via, segui­re le orme di una lea­der Tory cari­sma­ti­ca come That­cher potreb­be esse­re una stra­te­gia vin­cen­te sul bre­ve perio­do per resti­tui­re coe­sio­ne a un par­ti­to tra­vol­to da scan­da­li e pole­mi­che, dall’altro il rischio, in un perio­do sto­ri­co come quel­lo che atten­de la Gran Bre­ta­gna, è la repli­ca del­le dure con­te­sta­zio­ni socia­li che han­no carat­te­riz­za­to il gover­no dell’Iron Lady. 

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Giulia Tribunale
Fem­mi­ni­sta per neces­si­tà, pole­mi­ca per natu­ra. Scri­vo di poli­ti­ca e temi socia­li e ho un debo­le per le map­pe geo­gra­fi­che e le let­tu­re in riva al mare. Il mio peg­gior nemi­co? Le fake news. Sogno un mon­do che ono­ri la diver­si­tà e abban­do­ni l’individualismo.

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