Povertà in Italia, un allarme sempre più drastico

Povertà in Italia, un allarme sempre più drastico

Il dibat­ti­to sul­la pover­tà in que­sta cam­pa­gna elet­to­ra­le è sta­to affron­ta­to in manie­ra ideo­lo­gi­ca e sen­za il sup­por­to di dati che evi­den­zi­no chia­re ten­den­ze, pola­riz­zan­do spes­so la que­stio­ne e uti­liz­zan­do il mec­ca­ni­smo del­la col­pa nei con­fron­ti di chi ha meno e ha biso­gno di esse­re aiutato. 

Il con­cet­to di poli­cri­si è sta­to intro­dot­to recen­te­men­te all’interno del­la socio­lo­gia eco­no­mi­ca dal filo­so­fo e socio­lo­go fran­ce­se Edgar Morin. Esso fa rife­ri­men­to di fat­to ad una mol­te­pli­ce cri­si la cui prin­ci­pa­le carat­te­ri­sti­ca è quel­la di col­pi­re su più fron­ti con­tem­po­ra­nea­men­te. Il perio­do sto­ri­co che stia­mo attra­ver­san­do, alme­no da due anni a que­sta par­te, non può che esse­re facil­men­te inse­ri­to nel cam­po di que­sta defi­ni­zio­ne. Sta­rem­mo infat­ti viven­do una poli­cri­si, dal momen­to che alle cri­si cli­ma­ti­ca e socia­le, laten­ti ma che costan­te­men­te mie­to­no dan­ni eco­no­mi­co-socia­li, si sono aggiun­te pri­ma la cri­si sani­ta­ria inne­sca­ta dal­la pan­de­mia di covid-19, con le rela­ti­ve con­se­guen­ze deva­stan­ti, e poi più recen­te­men­te la cri­si poli­ti­ca, inne­sca­ta dall’invasione rus­sa dell’Ucraina all’interno del con­te­sto del­la guer­ra del Don­bass, tra­sfor­ma­ta­si poi anch’essa in cri­si eco­no­mi­ca ed ener­ge­ti­ca favo­ri­ta anche da una spe­cu­la­zio­ne finan­zia­ria anco­ra in atto. 

Vari settori dell’economia europea si trovano dunque sotto grande pressione.

A far­ne le prin­ci­pa­li spe­se sono le fasce di popo­la­zio­ne più svan­tag­gia­te e con livel­li di red­di­to infe­rio­ri, per­met­ten­do­ci sen­za dif­fi­col­tà di affer­ma­re che esi­ste in Ita­lia una vera e pro­pria emer­gen­za pover­tà e che, indi­pen­den­te­men­te dal rac­con­to che ne pos­so­no fare for­ze poli­ti­che e media, essa vie­ne cer­ti­fi­ca­ta dall’osservazione dei dati pro­dot­ti e recen­te­men­te pubblicati. 

Per ave­re una pano­ra­mi­ca com­ples­si­va occor­re par­ti­re con un’analisi di quel­la che è sta­ta defi­ni­ta e glo­ri­fi­ca­ta come ‘ripre­sa post-Covid’ che, indi­pen­den­te­men­te dal gover­no in cari­ca alla gui­da del pae­se, sareb­be comun­que avve­nu­ta poi­ché favo­ri­ta dal cosid­det­to rim­bal­zo del PIL dopo la for­te cri­si pro­dot­ta dai loc­k­do­wn e le altre chiu­su­re dei mesi pre­ce­den­ti. Nel 2021 il PIL ita­lia­no ha infat­ti avu­to un ver­ti­gi­no­so aumen­to del 6,6% dopo esse­re dra­sti­ca­men­te cala­to nei mesi pre­ce­den­ti, ma i dati sul­la pover­tà non han­no avu­to alcu­na varia­zio­ne. Nel­lo spe­ci­fi­co fra l’anno 2020 e il 2021 a fron­te del­la cre­sci­ta eco­no­mi­ca cor­po­sa cita­ta pre­ce­den­te­men­te, il nume­ro di pove­ri asso­lu­ti pre­sen­ti nel nostro pae­se è rima­sto inva­ria­to e pari a 5,6 milio­ni (di cui 1,4 mino­ri). A par­ti­re da que­sto ele­men­to potrem­mo strut­tu­ra­re una rifles­sio­ne più ampia sul­la natu­ra ormai evi­den­te­men­te ana­cro­ni­sti­ca del Pro­dot­to inter­no lor­do come indi­ca­to­re del­la misu­ra di benes­se­re eco­no­mi­co e socia­le di un pae­se, ma non essen­do que­sta la sede pos­sia­mo limi­tar­ci a rico­no­sce­re come la ripre­sa avve­nu­ta suc­ces­si­va­men­te alla pan­de­mia sia sta­ta dise­gua­le e abbia coin­vol­to solo le fasce più ric­che.

Allo stes­so modo è uti­le inve­ce por­re l’attenzione su due dati più recen­ti, ine­ren­ti al tema del­la pover­tà che ren­do­no effi­ca­ce­men­te con­to di quel­lo che è l’impatto del pro­ble­ma sul pae­se in que­sto pre­ci­so momen­to. Il pri­mo dato è quel­lo cer­ti­fi­ca­to dall’Euro­stat in una rela­zio­ne anco­ra prov­vi­so­ria ma del tut­to atten­di­bi­le, nel­la qua­le ciò che sem­bra emer­ge­re a livel­lo euro­peo è un incre­men­to pre­oc­cu­pan­te del feno­me­no del­la pover­tà. Si sti­ma infat­ti sia aumen­ta­ta di cir­ca 600 mila uni­tà solo fra il 2020 e il 2021. La stes­sa rela­zio­ne inve­ce, sof­fer­man­do­si sul caso ita­lia­no, con­clu­de con l’evidenziare che il trend euro­peo è addi­rit­tu­ra accen­tua­to in Ita­lia; dove le per­so­ne a rischio pover­tà sono il 25,2% dell’intera popo­la­zio­ne (coef­fi­cien­te in lie­ve incre­men­to rispet­to al 2020) con­tro una media euro­pea del 21,7% (per inten­der­ci in pae­si come Fran­cia e Ger­ma­nia que­sto dato si aggi­ra attor­no al 19–21%).

Il secon­do e non meno rile­van­te dato a nostra dispo­si­zio­ne attie­ne inve­ce al tema del­la distri­bu­zio­ne com­ples­si­va del­la ric­chez­za nel nostro pae­se, dove un recen­te report di Ban­ki­ta­lia dimo­stra come le disu­gua­glian­ze patri­mo­nia­li in Ita­lia rispet­to all’ultima tor­na­ta elet­to­ra­le sia­no in aumen­to e mag­gio­ri del pre­vi­sto. La metà del­la ric­chez­za pre­sen­te è infat­ti in pos­ses­so sola­men­te del 7% del­la popo­la­zio­ne più ric­ca del pae­se, men­tre al 50% del­la popo­la­zio­ne rima­ne la quo­ta del solo 8% di ric­chez­za com­ples­si­va. Un dato estre­ma­men­te pola­riz­za­to, che vede al suo inter­no una clas­se media sem­pre più compressa. 

A fronte di questi dati preoccupanti la risposta della politica è stata almeno fino ad oggi nelle intenzioni piuttosto indecisa e insignificante.

Nel cor­so del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le appe­na con­clu­sa la que­stio­ne di cui abbia­mo par­la­to è sta­ta spes­so toc­ca­ta ma solo ed esclu­si­va­men­te in rela­zio­ne al tema del Red­di­to di cit­ta­di­nan­za e a qua­li saran­no, nel cor­so del­la pros­si­ma legi­sla­tu­ra, le inten­zio­ni dei par­ti­ti in meri­to a que­sto sche­ma di red­di­to mini­mo.  Il con­tra­sto alla pover­tà è infat­ti una del­le due gran­di ragio­ni che han­no por­ta­to all’introduzione del RdC nel 2019, pro­ba­bil­men­te l’unico degli obiet­ti­vi rag­giun­ti. L’Istat ha infat­ti cer­ti­fi­ca­to pro­prio come que­sta misu­ra sia sta­ta deter­mi­nan­te nel man­te­ne­re cir­ca 1 milio­ne di per­so­ne al di fuo­ri del­la soglia di pover­tà. Il ver­san­te del­le poli­ti­che atti­ve è inve­ce sta­to il lato del­la misu­ra lad­do­ve le cose non han­no fun­zio­na­to e, indi­pen­den­te­men­te da qua­le sarà l’esito del­le urne, è alta­men­te pro­ba­bi­le che nel­la pros­si­ma legi­sla­tu­ra ci saran­no ulte­rio­ri inter­ven­ti cor­ret­ti­vi su que­sto fronte. 

Pro­prio in vir­tù di que­sta recru­de­scen­za di pover­tà inne­sca­ta dal­le mol­te­pli­ci cri­si che stia­mo viven­do, in tut­ta Euro­pa la dire­zio­ne poli­ti­ca intra­pre­sa da vari gover­ni, due fra tut­ti quel­li di Spa­gnaGer­ma­nia, è quel­la di dare mag­gio­re cor­po­si­tà agli sche­mi di red­di­to mini­mo pre­sen­ti e ridur­re le con­di­zio­na­li­tà per poter­vi acce­de­re, favo­ren­do inol­tre gli inve­sti­men­ti su poli­ti­che atti­ve e for­ma­zio­ne dei per­cet­to­ri. Il para­dos­so del dibat­ti­to ita­lia­no sta inve­ce nell’assurdità di quel­le for­ze poli­ti­che che in que­sta cam­pa­gna elet­to­ra­le han­no addi­rit­tu­ra fat­to del­la guer­ra ai pove­ri il loro caval­lo di bat­ta­glia, con­cen­tran­do­si sull’eliminazione del RdC come obiet­ti­vo fina­le del­le loro inten­zio­ni poli­ti­che, una ten­den­za già con­so­li­da­ta nel nostro siste­ma poli­ti­co che ha por­ta­to in pas­sa­to impor­tan­ti socio­lo­gi come Chia­ra Sara­ce­no a par­la­re di una ‘assur­da reto­ri­ca anti-pove­ri’ pre­sen­te nel nostro paese. 

È chiaro a tutti che la lotta alla povertà non si può e non si deve fermare alla difesa del RdC e che lo stesso ha bisogno di correttivi.

È giu­sto esse­re aper­ti ad essi, ma l’efficacia del prov­ve­di­men­to è suf­fra­ga­ta dai dati, e la nega­zio­ne di que­sto fat­to di real­tà rischia di ave­re un impat­to estre­ma­men­te nega­ti­vo da un pun­to di vista socia­le. Inol­tre, il tema del­la pover­tà è pur­trop­po tra­sver­sa­le e non si limi­ta alla man­can­za di occu­pa­zio­ne ma dipen­de anche e soprat­tut­to dal­la sua qua­li­tà; dal momen­to che ci sono oggi in Ita­lia cir­ca 4 milio­ni di per­so­ne che pur lavo­ran­do non rag­giun­go­no livel­li di red­di­to lor­do pari a 1000 euro al mese. Ed è per que­sto che accan­to alla dife­sa del red­di­to mini­mo garan­ti­to va por­ta­ta avan­ti la bat­ta­glia per il sala­rio mini­mo ora­rio, che è oggi sul­le boc­che di tut­ti nel­lo spa­zio del cen­tro­si­ni­stra, ma solo doma­ni avre­mo occa­sio­ne di veri­fi­ca­re chi vera­men­te difen­de­rà e lot­te­rà per que­sta misu­ra. La cer­tez­za che ci rima­ne per il momen­to è che quan­do si affron­ta il tema del­la pover­tà occor­re meno ideo­lo­gia e più ogget­ti­vi­tà basa­ta sull’osservazione dei dati ripor­ta­ti dagli isti­tu­ti di ricer­ca e che il pros­si­mo gover­no, a pre­scin­de­re dal colo­re, dovrà neces­sa­ria­men­te occu­par­si del tema in manie­ra urgente. 

Con­di­vi­di:
Thomas Brambilla
Sono stu­den­te in scien­ze poli­ti­che e filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no. Mi pia­ce riflet­te­re e poi scri­ve­re, e for­tu­na­ta­men­te anche riflet­te­re dopo aver scrit­to. Di poli­ti­ca prin­ci­pal­men­te, ma sen­za por­si nes­sun limite.

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