Come il Rosatellum ha in parte distorto il voto popolare

Come il Rosatellum ha in parte distorto il voto popolare

Come tut­ti ben sap­pia­mo l’attuale leg­ge elet­to­ra­le del­la Repub­bli­ca ita­lia­na, il Rosa­tel­lum, è sta­to uno degli ele­men­ti cen­tra­li del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le che si è appe­na con­clu­sa. La gran­de discus­sio­ne su di essa è sta­ta por­ta­ta avan­ti dai par­ti­ti a cau­sa di ciò che la strut­tu­ra prin­ci­pa­le di que­sta leg­ge ha impo­sto alle stra­te­gie elet­to­ra­li dei vari poli poli­ti­ci, ovve­ro la ten­den­za a dover cer­ca­re neces­sa­ria­men­te coa­li­zio­ni più lar­ghe pos­si­bi­li per poter­si scon­tra­re con gli avver­sa­ri in manie­ra competitiva.

Allo stesso modo sappiamo, a posteriori, che ciò che ha maggiormente contraddistinto queste elezioni è stata la grande compattezza della coalizione di centrodestra.

Essa, alme­no in ter­mi­ni elet­to­ra­li, si è scon­tra­ta con una coa­li­zio­ne di cen­tro­si­ni­stra total­men­te disag­gre­ga­ta, otte­nen­do quin­di un enor­me van­tag­gio. Tut­to ciò però si rap­por­ta in manie­ra piut­to­sto con­tro­ver­sa con quel­lo che è il prin­ci­pio di rap­pre­sen­tan­za a cui ogni leg­ge elet­to­ra­le dovreb­be in cer­ta misu­ra ambi­re, pro­du­cen­do di fat­to una serie di distor­sio­ni piut­to­sto signi­fi­ca­ti­ve del voto popolare.

Sia chia­ro, è neces­sa­rio ammet­te­re come pre­mes­sa che quel­lo ita­lia­no non è di cer­to un caso uni­co e che soprat­tut­to non esi­ste di per sé una leg­ge elet­to­ra­le che sia per­fet­ta o quan­to­me­no giu­sta. Esse infat­ti si muo­vo­no tut­te sul famo­so com­pro­mes­so o tra­de-off fra prin­ci­pio di rap­pre­sen­tan­za e garan­zia di gover­na­bi­li­tà e stabilità. 

Il Rosa­tel­lum, che por­ta que­sto nome a cau­sa del fir­ma­ta­rio del­la leg­ge (Etto­re Rosa­to, attual­men­te par­la­men­ta­re di Ita­lia Viva ma all’epoca anco­ra mem­bro del Par­ti­to Demo­cra­ti­co), è una leg­ge appro­va­ta nel novem­bre del 2017 dal gover­no Gen­ti­lo­ni nel cor­so del­la sedi­ce­si­ma legi­sla­tu­ra. Non è infat­ti la pri­ma vol­ta che il par­la­men­to ita­lia­no vie­ne elet­to attra­ver­so que­sto mec­ca­ni­smo elet­to­ra­le. La leg­ge fu appro­va­ta con il con­sen­so di qua­si tut­ti i prin­ci­pa­li par­ti­ti, ad esclu­sio­ne del M5S, che si rite­ne­va for­te­men­te pena­liz­za­to dal­la neces­si­tà di coa­liz­zar­si, e da FDI.

È curio­so il fat­to che oggi le prin­ci­pa­li cri­ti­che alla leg­ge arri­vi­no pro­prio da colo­ro che nel 2017 la appro­va­ro­no con con­vin­zio­ne, a par­ti­re dal PD e per fini­re con lo stes­so Rosa­to, che poco pri­ma del­le ele­zio­ni ha dichia­ra­to che al momen­to cam­bie­reb­be la leg­ge elet­to­ra­le da lui stes­so ideata.

Da un punto di vista tecnico questa legge può essere definita come un sistema misto fra maggioritario e proporzionale.

Infat­ti, per due ter­zi essa si strut­tu­ra su seg­gi asse­gna­ti in manie­ra pro­por­zio­na­le, ovve­ro diret­ta­men­te pro­por­zio­na­ti alla quo­te di voti otte­nu­ti da un sin­go­lo par­ti­to, e per il restan­te un ter­zo, che si rive­la mol­to deci­si­vo, tra­mi­te l’assegnazione di seg­gi pro­ve­nien­ti da col­le­gi uni­no­mi­na­li. Un col­le­gio è uni­no­mi­na­le quan­do sola­men­te un can­di­da­to può otte­ne­re l’assegnazione del seg­gio in caso di vit­to­ria anche dovu­ta ad un solo voto in più al par­ti­to o alla coa­li­zio­ne che otten­go­no il mag­gior nume­ro di voti in quel­la spe­ci­fi­ca cir­co­scri­zio­ne ter­ri­to­ria­le. In que­sti casi i par­ti­ti si aggre­ga­no accor­dan­do­si su un solo nome per col­le­gio, ovve­ro su un mem­bro del­la coa­li­zio­ne appar­te­nen­te ad un solo par­ti­to sul qua­le con­ver­go­no in par­te tut­ti i voti dati ai par­ti­ti del­la coalizione. 

L’unanime rico­no­sci­men­to dei pro­ble­mi che por­ta con sé il Rosa­tel­lum si sup­po­ne pos­sa esse­re nato dall’idea che que­sta leg­ge ha sostan­zial­men­te fal­li­to sia sul pia­no del­la rap­pre­sen­tan­za che su quel­lo del­la gover­na­bi­li­tà, tenen­do anche in con­si­de­ra­zio­ne la com­pli­ci­tà del com­ples­so siste­ma par­ti­ti­co italiano. 

fon­te: La Repubblica

Par­ten­do dal pia­no del­la gover­na­bi­li­tà infat­ti, la scor­sa legi­sla­tu­ra è sta­ta con­trad­di­stin­ta da mol­ta insta­bi­li­tà e da un alto pote­re di veto dato a par­ti­ti più o meno pic­co­li. Sul pia­no inve­ce riguar­dan­te il prin­ci­pio di rap­pre­sen­tan­za dell’espressione popo­la­re tra­mi­te il voto, si osser­va un ele­va­to livel­lo di distor­sio­ne pro­prio a cau­sa del siste­ma dei col­le­gi uninominali. 

La for­za di un par­ti­to nel­la spar­ti­zio­ne dei col­le­gi uni­no­mi­na­li all’interno del­la pro­pria coa­li­zio­ne è data dal valo­re che quel par­ti­to riscuo­te nei son­dag­gi nel momen­to in cui avvie­ne per leg­ge la spar­ti­zio­ne. Il pro­ble­ma nasce infat­ti pro­prio da que­sto, l’inaffidabilità dei son­dag­gi stes­si che, come abbia­mo visto in que­ste ulti­me ele­zio­ni, sono spes­so sog­get­ti ad erro­ri piut­to­sto rilevanti. 

Per poter analizzare correttamente quelli che sono gli effetti sul principio di rappresentanza possiamo far riferimento a due esempi emersi dalle ultime votazioni. 

Il pri­mo si basa fon­da­men­tal­men­te sul­la spro­por­zio­ne in esse­re fra voto popo­la­rerap­pre­sen­tan­za par­la­men­ta­re e un chia­ro esem­pio di que­sto può esse­re tro­va­to nel caso del­la Lega. Il par­ti­to infat­ti, nono­stan­te sia anda­to incon­tro ad una sono­ra scon­fit­ta elet­to­ra­le rag­giun­gen­do in manie­ra ina­spet­ta­ta solo l’8,8%, ha otte­nu­to una buo­na quo­ta di seg­gi che gli per­met­te­rà di pesa­re mol­to sia nel pros­si­mo gover­no che in par­la­men­to da un pun­to di vista numerico.

Ciò è acca­du­to pro­prio a cau­sa dell’assegnazione pre­ven­ti­va dei col­le­gi uni­no­mi­na­li che nel­la coa­li­zio­ne di cen­tro­de­stra sono sta­ti in misu­ra mol­to mag­gio­re rap­pre­sen­ta­ti dal­la Lega rispet­to all’effettivo con­sen­so poi riscos­so. È così che nel nuo­vo Par­la­men­to ci saran­no 96 seg­gi leghi­sti con un appog­gio popo­la­re di 2,4 milio­ni di voti cir­ca con­tro ad esem­pio gli 80 seg­gi del M5S che ha otte­nu­to 4,3 milio­ni di voti (16 seg­gi in meno con cir­ca 2 milio­ni di voti in più). 

Oltre a que­sto esem­pio signi­fi­ca­ti­vo ci sareb­be poi il caso del Ter­zo Polo che, pur non riguar­dan­do diret­ta­men­te la que­stio­ne del voto popo­la­re, ha offer­to pur sem­pre qual­co­sa su cui poter riflet­te­re. I par­ti­ti di Ren­zi e Calen­da si sono sostan­zial­men­te appa­ren­ta­ti in coa­li­zio­ne per solo inte­res­se per­so­na­le, ovve­ro per­ché a IV man­ca­va­no i voti per rag­giun­ge­re la soglia di sbar­ra­men­to men­tre ad Azio­ne man­ca­va­no le fir­me neces­sa­rie per pre­sen­tar­si alle urne da rac­co­glie­re in tem­pi bre­vi duran­te l’estate, altri­men­ti non si spie­ga come mai il lea­der di Azio­ne fino a poche set­ti­ma­ne pri­ma andas­se in giro a ripe­te­re che mai avreb­be fat­to un’alleanza con Renzi.

Il risul­ta­to è che, pri­ma dell’accordo, il par­ti­to di Ren­zi, dal­le ini­zia­li per­cen­tua­li infe­rio­ri al 3%, non sareb­be di cer­to con sicu­rez­za entra­to in Par­la­men­to. Inve­ce, dopo l’accordo gio­ca­to in favo­re di IV (con cer­ta­men­te più pote­re di veto), si tro­va ora con una quin­di­ci­na di par­la­men­ta­ri, rice­ven­do il 7,7% di voti in coa­li­zio­ne con Azio­ne, la mag­gior par­te dei qua­li sono anda­ti a quest’ultima e non di cer­to al pro­gram­ma o alle poli­ti­che pro­po­ste da Ita­lia Viva, nono­stan­te la loro somiglianza. 

In conclusione, non si tratta di certo di dinamiche previste o volute ma per l’appunto di distorsioni.

Si ha a che fare con gli effet­ti col­la­te­ra­li di un siste­ma elet­to­ra­le che di cer­to non ha rego­le di per­fe­zio­ne a cui fare rife­ri­men­to. È bene però sot­to­li­nea­re qua­li essi sia­no e che con­se­guen­ze abbia­mo su uno dei prin­ci­pi car­di­ne del­la demo­cra­zia libe­ra­le; se a ciò si aggiun­ges­se inol­tre il fat­to che ormai le pre­fe­ren­ze elet­to­ra­li sia­no un anti­co mirag­gio e le can­di­da­tu­re per­so­na­li sia­no frut­to di rigi­di mec­ca­ni­smi di coop­ta­zio­ne pre­sen­ti all’interno dei par­ti­ti come di fat­to è oggi in Ita­lia, allo­ra potrem­mo ini­zia­re a par­la­re di una vera e pro­pria cri­si del­la rappresentanza. 

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Thomas Brambilla
Sono stu­den­te in scien­ze poli­ti­che e filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no. Mi pia­ce riflet­te­re e poi scri­ve­re, e for­tu­na­ta­men­te anche riflet­te­re dopo aver scrit­to. Di poli­ti­ca prin­ci­pal­men­te, ma sen­za por­si nes­sun limite.

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