Crollo all’Università di Cagliari, un disastro annunciato?

Crollo all'UniCa, è stato "un fulmine a ciel sereno"?

Lun­gi dall’essere “un ful­mi­ne a ciel sere­no” – espres­sio­ne uti­liz­za­ta dal­lo stes­so Ret­to­re dell’Università di Caglia­ri, Fran­ce­sco Mola, per descri­ve­re l’accaduto – il crol­lo dell’Aula Magna dell’ex facol­tà di Geo­lo­gia, ora uti­liz­za­ta per le lezio­ni dei cor­si del­la Facol­tà di Lin­gue, nel com­ples­so di Sa Duches­sa a Caglia­ri, è inve­ce logi­ca con­se­guen­za di decen­ni di tagli all’istruzione e di poli­ti­che che van­no nel­la dire­zio­ne del­le pri­va­tiz­za­zio­ni e dell’Università-azienda, andan­do a lede­re il dirit­to allo stu­dio di stu­den­tes­se e stu­den­ti e non tenen­do in alcun modo con­to del­le loro esi­gen­ze – anzi, arri­van­do a met­ter­ne a rischio la vita e l’integrità fisica. 

La struttura interessata dal crollo, infatti, si è accartocciata su sé stessa intorno alle 21.45 di martedì 18 ottobre, cioè poco più di due ore dopo il termine dell’ultima lezione tenutasi quel giorno, quando l’Aula Magna di via Trentino era gremita di studentesse e studenti della Facoltà di Lingue. 

Per pochis­si­mo, dun­que, que­sto avve­ni­men­to, che comun­que andrà a cau­sa­re gran­dis­si­mi disa­gi alla comu­ni­tà stu­den­te­sca di Caglia­ri, non si è tra­mu­ta­to in una vera e pro­pria strage. 

Non un’imprevedibile cata­stro­fe, ben­sì un disa­stro annun­cia­to, dal momen­to che da tem­po alcu­ni dipen­den­ti, oltre che le stu­den­tes­se e gli stu­den­ti dell’Università di Caglia­ri, denun­cia­va­no l’esistenza di pro­ble­mi strut­tu­ra­li che l’Ateneo si è sem­pre rifiu­ta­to di risol­ve­re alla radi­ce, met­ten­do in cam­po sol­tan­to degli inter­ven­ti “tam­po­ne” nel momen­to in cui alcu­ne di que­ste situa­zio­ni assu­me­va­no dei risvol­ti pre­oc­cu­pan­ti. A pro­po­si­to, alcu­ni det­ta­gli par­ti­co­lar­men­te inquie­tan­ti e cer­ta­men­te emble­ma­ti­ci del­la pes­si­ma gestio­ne del pro­ble­ma da par­te dell’Università di Caglia­ri sono sta­ti rac­con­ta­ti a Vul­ca­no da Samed Ismail, stu­den­te del­la magi­stra­le di Sto­ria e Socie­tà che ha pre­so par­te, in segui­to al crol­lo, all’occu­pa­zio­ne dell’Aula Magna Capi­ti­ni e all’assemblea che ne è scaturita. 

«Il 18 otto­bre è man­ca­to dav­ve­ro pochis­si­mo che si veri­fi­cas­se una stra­ge – ha con­fer­ma­to per pri­ma cosa lo stu­den­te – Duran­te l’ultima lezio­ne, ter­mi­na­ta alle 19.30, sono sta­ti udi­ti dei rumo­ri che poi, a poste­rio­ri, si è rico­strui­to esse­re dovu­ti a dei crol­li for­tu­na­ta­men­te trat­te­nu­ti dal con­tro­sof­fit­to, che per for­tu­na in quel momen­to ha ret­to. Come se ciò non bastas­se, il 21 otto­bre è arri­va­ta noti­zia che in un’altra strut­tu­ra dell’Università di Caglia­ri, situa­ta in un altro polo, nell’Ufficio Era­smus è crol­la­to un sof­fit­to; al momen­to del fat­to vi era­no due dipen­den­ti e per for­tu­na nes­su­no si è fat­to male, ma que­sto indi­ca quan­to quel­lo del­la man­ca­ta sicu­rez­za degli edi­fi­ci sia un pro­ble­ma dell’Università di Caglia­ri. Iro­nia del­la sor­te, dove è avve­nu­to il crol­lo del 21 otto­bre si tro­va­va­no gli stu­den­ti del­la Facol­tà di Lin­gue, che era­no quel­li che face­va­no lezio­ne nell’aula che è crol­la­ta e che era­no sta­ti spo­sta­ti da lì pro­prio per pro­ble­mi strut­tu­ra­li. Quest’anno, infat­ti, vi è un gros­so pro­ble­ma nel polo di Stu­di Uma­ni­sti­ci, per­ché, oltre agli stu­den­ti di Lin­gue e altre Facol­tà affi­ni che sono sta­ti spo­sta­ti qui, si è regi­stra­to anche un cen­ti­na­io di iscrit­ti in più, con con­se­guen­te man­can­za di spa­zi e sovraf­fol­la­men­to».

La comunità studentesca da subito ha deciso di non rimanere in silenzio, chiedendo anzitutto chiarimenti circa le soluzioni che verranno adottate per consentire a chi frequenta la Facoltà di Lingue di proseguire con le lezioni, oltre che garanzie circa lo stato degli altri edifici, affinché episodi del genere non si ripetano più.

«Dal gior­no suc­ces­si­vo al crol­lo abbia­mo chia­ma­to un sit-in sot­to il Ret­to­ra­to, orga­niz­za­to da un grup­po di stu­den­ti che in que­sti anni si è occu­pa­to di Dirit­to allo Stu­dio, pre­va­len­te­men­te stu­den­ti bor­si­sti non appar­te­nen­ti ad asso­cia­zio­ni di rap­pre­sen­tan­za stu­den­te­sca – ha rac­con­ta­to Samed Ismail – Ci sia­mo ritro­va­ti in cin­que­cen­to per­so­ne all’interno di uno spa­zio abba­stan­za ristret­to, per cui si fati­ca­va a par­la­re. La rap­pre­sen­tan­za ha ten­ta­to di otte­ne­re di poter sali­re in dele­ga­zio­ne dal Ret­to­re, ma alla fine si è insi­sti­to per tene­re pri­ma un’assem­blea per con­fron­tar­ci. Ci sia­mo allo­ra reca­ti in cor­teo fino al polo di Stu­di Uma­ni­sti­ci, dove peral­tro vi era il Ret­to­re; lì abbia­mo occu­pa­to un’Aula Magna in una strut­tu­ra vici­na a quel­la crol­la­ta. Va infat­ti sot­to­li­nea­to che l’area in cui è avve­nu­to il crol­lo è sta­ta posta sot­to seque­stro, ma il polo è rima­sto aper­to: è sta­ta chiu­sa solo una biblio­te­ca, non si capi­sce con qua­le cri­te­rio, men­tre l’aula che abbia­mo occu­pa­to e che si tro­va vici­no a que­sta biblio­te­ca non è sta­ta chiu­sa nep­pu­re in via precauzionale». 

Dall’occupazione è nata un’assemblea in cui sono sta­ti discus­si i prin­ci­pa­li pro­ble­mi e for­mu­la­ti alcu­ni pun­ti di riven­di­ca­zio­ne da pre­sen­ta­re al Ret­to­re. Si chie­de per pri­ma cosa la pre­vi­sio­ne di un check up degli edi­fi­ci visio­na­bi­le da chiun­que, un pia­no di manu­ten­zio­ne che sta­bi­li­sca qua­li sono le ope­ra­zio­ni da com­pie­re e l’arco tem­po­ra­le in cui rea­liz­zar­le, non­ché l’approvazione di un pia­no sull’edilizia uni­ver­si­ta­ria, in gra­do di garan­ti­re spa­zi sicu­ri e ade­gua­ti allo stu­dio e alla didat­ti­ca. Si ritie­ne inol­tre neces­sa­ria l’isti­tu­zio­ne di due com­mis­sio­ni: una com­mis­sio­ne d’inchiesta auto­no­ma per accer­ta­re le respon­sa­bi­li­tà dell’accaduto, alla qua­le si chie­de che pos­sa pren­de­re par­te anche la comu­ni­tà stu­den­te­sca, e una com­mis­sio­ne pari­te­ti­ca di garan­zia edi­li­zia e sicu­rez­za strut­tu­ra­le per gli anni a venire. 

Soprat­tut­to, si rifiu­ta la Didat­ti­ca a Distan­za come solu­zio­ne per lo svol­gi­men­to del­le lezio­ni a segui­to del crol­lo – per una serie di moti­vi che van­no dal non rite­ner­la ade­gua­ta, al con­si­de­ra­re che comun­que si sta tor­nan­do in pre­sen­za e che mol­ti han­no già pre­so una casa in affit­to pro­prio per tor­na­re a stu­dia­re fisi­ca­men­te in Uni­ver­si­tà – e si richie­de che ven­ga asse­gna­ta tem­pe­sti­va­men­te una strut­tu­ra ido­nea e sicu­ra per lo svol­gi­men­to del­le atti­vi­tà didat­ti­che del­la Facol­tà di Lin­gue. Un altro aspet­to di cui si è discus­so in assem­blea è quel­lo rela­ti­vo alle tas­se uni­ver­si­ta­rie: «Già a mon­te ci sem­bra­va un’ingiustizia che, negli anni in cui è sta­ta intro­dot­ta la DAD, le tas­se fos­se­ro rima­ste inva­ria­te – ha affer­ma­to Samed Ismail – A mag­gior ragio­ne que­sto non può acca­de­re ora, in un momen­to in cui chi si è iscrit­to lo ha fat­to per fre­quen­ta­re le lezio­ni in pre­sen­za e in cui si è sfio­ra­ta una tra­ge­dia che avreb­be potu­to pro­dur­re dan­ni irreparabili». 

Il punto, secondo la comunità studentesca di Cagliari, sta nel modo del tutto inadeguato con cui l’Università fino ad ora ha affrontato problemi strutturali che da anni vengono denunciati, purtroppo invano. 

«In que­sti gior­ni si è mol­to par­la­to di con­trol­li perio­di­ci ese­gui­ti sul­le strut­tu­re, fat­to che a noi non risul­ta, sia per le testi­mo­nian­ze dei dipen­den­ti dell’Università sia per il fat­to che, già il gior­no suc­ces­si­vo rispet­to al crol­lo, il Pre­si­de del polo uma­ni­sti­co ha comu­ni­ca­to la volon­tà, da par­te dell’Ateneo, di inter­ve­ni­re sul rego­la­men­to dell’Università, il qua­le non pre­ve­de con­trol­li perio­di­ci su tut­ti gli edi­fi­ci ma solo dei con­trol­li a cam­pio­ne. Inol­tre, la testi­mo­nian­za di alcu­ni stu­den­ti – che una di que­ste mat­ti­ne sono sta­ti sve­glia­ti per­ché dove­va entra­te del per­so­na­le per con­trol­la­re che fos­se­ro pre­sen­ti le map­pe per l’evacuazione – dimo­stra che, a segui­to di que­sto disa­stro, si è mes­sa in moto una mac­chi­na il cui obiet­ti­vo è sem­pli­ce­men­te quel­lo di effet­tua­re dei “rat­top­pi”, degli “inter­ven­ti tam­po­ne” che poi fini­sco­no per lascia­re la situa­zio­ne così com’è. Un aspet­to inquie­tan­te che è emer­so, ad esem­pio, è che una dipen­den­te segna­la­va da anni le infil­tra­zio­ni che pro­ba­bil­men­te han­no cau­sa­to il crol­lo, ma è sem­pre sta­ta igno­ra­ta; pen­so che tut­to que­sto emer­ge­rà nel­le inda­gi­ni che ora si stan­no con­du­cen­do, dato che al momen­to vi sono quat­tro inda­ga­ti per disa­stro col­po­so, tra cui il Rettore». 

A segui­to del crol­lo, peral­tro, era cir­co­la­ta la noti­zia rela­ti­va ad alcu­ni lavo­ri svol­ti pro­prio su quell’edificio e ulti­ma­ti sol­tan­to qual­che mese pri­ma, fat­to che ave­va susci­ta­to diver­se per­ples­si­tà cir­ca il modo in cui potes­se­ro esse­re sta­ti svol­ti. La rispo­sta data dal Pre­si­de di Stu­di Uma­ni­sti­ci, tut­ta­via, susci­ta for­se del­le per­ples­si­tà anco­ra mag­gio­ri, dal momen­to che, inter­ro­ga­to su que­sto pun­to, ha affer­ma­to che effet­ti­va­men­te era­no sta­ti por­ta­ti avan­ti dei lavo­ri in Geo­lo­gia, ma non era sta­ta fat­ta alcu­na valu­ta­zio­ne di rischio per quan­to riguar­da l’area che nel­lo spe­ci­fi­co è sta­ta poi inte­res­sa­ta dal crollo. 

La situazione, insomma, non è delle migliori, con poca chiarezza da parte dell’Ateneo circa la sicurezza delle sue strutture e, però, alcune situazioni che fanno sorgere forti dubbi circa lo stato di questi edifici. 

«Anche in que­sti gior­ni con­ti­nua a pio­ve­re nel­le men­se e le case mes­se a dispo­si­zio­ne degli stu­den­ti sono da tem­po in con­di­zio­ni pre­ca­rie, dal momen­to che un bal­co­ne di que­ste case è anche crol­la­to – ha dichia­ra­to Samed Ismail – I pro­ble­mi strut­tu­ra­li, insom­ma, ven­go­no affron­ta­ti solo con inter­ven­ti di emer­gen­za anzi­ché esse­re risol­ti a mon­te, ma una gestio­ne emer­gen­zia­le dei pro­ble­mi pro­du­ce dei costi enor­mi per­ché por­ta a degli inter­ven­ti solo dopo che si sono veri­fi­ca­ti dei veri e pro­pri disa­stri, come nel caso del crol­lo. Tut­to que­sto affon­da la pro­pria radi­ce nei tagli all’Università che ci sono sta­ti in Ita­lia negli ulti­mi decen­ni e che van­no a svan­tag­gia­re gli Ate­nei del­le Iso­le e del Sud, sen­za con­ta­re che mol­ti di noi sono poi costret­ti, soprat­tut­to nei cicli secon­da­ri degli stu­di, a lascia­re la Sar­de­gna e Caglia­ri per anda­re a stu­dia­re a Mila­no, Tori­no, Bologna». 

Ora, la prin­ci­pa­le pre­oc­cu­pa­zio­ne del­la comu­ni­tà stu­den­te­sca di Caglia­ri è che lo svol­gi­men­to del­le lezio­ni in DAD, ripre­so dal 24 otto­bre per la Facol­tà di Lin­gue e pro­po­sto in teo­ria fino al pros­si­mo 7 novem­bre, pos­sa inve­ce pro­trar­si a lun­go, dal momen­to che, nel nostro Pae­se, del­le esi­gen­ze di stu­den­tes­se e stu­den­ti sem­bra che ci si dimen­ti­chi mol­to presto. 

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Angela Perego
Matri­co­la pres­so la facol­tà di Giu­ri­spru­den­za, “da gran­de” non voglio fare l’avvocato. Nel tem­po libe­ro amo leg­ge­re e pro­va­re a fis­sa­re i miei pen­sie­ri sul­la carta.

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