Da rileggere per la prima volta. Libro dell’Inquietudine

Da rileggere per la prima volta. Libro dell'Inquietudine

A vol­te capi­ta che mol­te per­so­ne si ritro­vi­no a leg­ge­re un deter­mi­na­to libro e che, così facen­do, rile­vi­no la mede­si­ma spe­ci­fi­ca sen­sa­zio­ne, la stes­sa che si pro­va quan­do pren­de avvio quel pro­ces­so di rico­no­sci­men­to tipi­co di quan­do ci si guar­da allo spec­chio. Può capi­ta­re, poi, che nel­la let­tu­ra ci si risco­pra addi­rit­tu­ra guar­da­ti a pro­pria vol­ta e che la net­ta sepa­ra­zio­ne tra chi osser­va e chi è osser­va­to diven­ti così sot­ti­le da risul­ta­re impercettibile.

E allo­ra, soprat­tut­to se nel pub­bli­co que­sto pro­ces­so si svol­ge in tem­pi e luo­ghi diver­si, alle ope­re che rie­sco­no a pro­dur­re que­sto effet­to nei let­to­ri, capi­ta quel­lo che è acca­du­to al Libro del­l’In­quie­tu­di­ne di Fer­nan­do Pes­soa: che diven­ti­no dei veri e pro­pri capi­sal­di del­la let­te­ra­tu­ra inter­na­zio­na­le.

Ber­nar­do Soa­res, pro­ta­go­ni­sta e voce nar­ran­te dell’opera, è un sem­pli­ce con­ta­bi­le di Lisbo­na sul­la tren­ti­na, un uomo dal vol­to pal­li­do su cui aleg­gia peren­ne­men­te un’indefinibile aria di sof­fe­ren­za, la cui occu­pa­zio­ne prin­ci­pa­le è osser­va­re la vita dal­la fine­stra del­la dit­ta di tes­su­ti in cui lavo­ra e anno­ta­re qua­si mania­cal­men­te sul suo dia­rio rifles­sio­ni, memo­rie, medi­ta­zio­ni, vaneg­gia­men­ti. Cru­cia­le, per la pie­na com­pren­sio­ne del per­so­nag­gio, è pro­prio una del­le sue tan­te considerazioni:

Io non ho fat­to altro che sogna­re. È sta­to que­sto, e solo que­sto, il sen­so del­la mia vita […]. Non ho mai con­ces­so atten­zio­ne a colo­ro che mi par­la­va­no del­la vita. Sono appar­te­nu­to solo a ciò che non esi­ste dove io esi­sto e a ciò che non ho mai potu­to esse­re […]. Non ho mai chie­sto altro alla vita se non che mi pas­sas­se accan­to sen­za che io la sen­tis­si. […] La mania di crea­re un mon­do fal­so mi accom­pa­gne­rà anco­ra, e mi abban­do­ne­rà sol­tan­to alla mia morte.

In una let­te­ra vie­ne defi­ni­to da Pes­soa come un suo semi-ete­ro­ni­mo, poi­ché la sua per­so­na­li­tà è una muti­la­zio­ne di quel­la del­l’au­to­re, che inol­tre dichia­ra: «sono io sen­za il razio­ci­nio e l’affettività».

Privo di queste caratteristiche Soares appare, dunque, come il prototipo dell’inetto a vivere, figura estremamente popolare nella letteratura europea del Novecento.

Egli è un indi­vi­duo dimes­so, umi­le, pri­vo di ana­gra­fe che osser­va un mon­do che gli appa­re pre­clu­so e incom­pren­si­bi­le; peren­ne­men­te in lot­ta con se stes­so, la sua esi­sten­za oscil­la tra il tedio e l’angoscia e non esi­ta a dar­ne testi­mo­nian­za nei vari scrit­ti che com­pon­go­no ’ope­ra.

Pub­bli­ca­to per la pri­ma vol­ta in Por­to­gal­lo nel 1982 sot­to la respon­sa­bi­li­tà orga­niz­za­ti­va di Jacin­to do Pra­do Coe­lho, il Libro dell’Inquietudine è, infat­ti, com­po­sto da più o meno un cen­ti­na­io di docu­men­ti riu­ni­ti in nove buste appar­te­nen­ti al mol­to più ampio Fon­do Pes­soa. Le pri­me cin­que con­ten­go­no mate­ria­le lascia­to dall’autore stes­so con l’indicazione auto­gra­fa Libro dell’Inquietudine, men­tre le restan­ti pre­sen­ta­no testi attri­bui­ti dagli stu­dio­si del Fon­do al pro­get­to pes­soa­no dell’opera.

Viene definito per questo un libro del tutto ipotetico.

Ad esso non sog­gia­ce alcun cri­te­rio orga­niz­za­ti­vo da par­te di Pes­soa, il qua­le non dichia­ra espli­ci­ta­men­te la desti­na­zio­ne di gran par­te dei testi né for­ni­sce alcun tipo di rife­ri­men­to tem­po­ra­le che per­met­ta di una qua­lun­que rico­stru­zio­ne inter­na del libro. Si trat­ta, quin­di, di un gran­dio­so zibal­do­ne di pen­sie­ri, la testi­mo­nian­za di un’esistenza tra­scor­sa tra la vita e la coscien­za stes­sa, fra il rea­le osser­va­to e il rea­le ripro­dot­to nel­la descri­zio­ne letteraria.

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Silvia Natoli
Stu­den­tes­sa al secon­do anno di edi­to­ria. Bevo tan­ti caf­fè, leg­go mol­ti libri, dor­mo poco e mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di let­te­ra­tu­ra, sto­ria e politica.

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