Il Memoriale della Shoah, antidoto contro l’Indifferenza

Il Memoriale della Shoah, antidoto contro l'Indifferenza

Il Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no, situa­to nei sot­ter­ra­nei del­la Sta­zio­ne Cen­tra­le di Mila­no, è un luo­go dove il Pas­sa­to dia­lo­ga costan­te­men­te con il Pre­sen­te, in un con­te­sto in cui non solo si ricor­da ma soprat­tut­to ci si for­ma civi­ca­men­te per con­tra­sta­re l’indifferenza di quan­to è acca­du­to in pas­sa­to e di ciò che può tra­gi­ca­men­te per­pe­tuar­si nel pre­sen­te, in luo­ghi e in moda­li­tà differenti. 

È il 1931 quan­do la futu­ri­sti­ca sta­zio­ne Cen­tra­le apre i bat­ten­ti nel­la cit­tà mene­ghi­na, inau­gu­ran­do, al di sot­to dei suoi 24 bina­ri, un’area adi­bi­ta al cari­co e allo sca­ri­co del­le mer­ci. Nes­su­no si sareb­be imma­gi­na­to, tut­ta­via, che tale luo­go, così avan­guar­di­sti­co per l’epoca, sareb­be diven­ta­to silen­zio­sa­men­te com­pli­ce di uno dei più tra­gi­ci e mostruo­si ecci­di del­la nostra Storia. 

Pro­prio qui, infat­ti, dodi­ci anni dopo l’inaugurazione del cen­tro fer­ro­via­rio, cen­ti­na­ia di depor­ta­ti (per la mag­gior par­te ebrei) sareb­be­ro sta­ti ammas­sa­ti e cari­ca­ti, alla stre­gua di ani­ma­li da macel­lo o di mer­ci sen­za alcun valo­re, su vago­ni che, una vol­ta sol­le­va­ti con un mon­ta­ca­ri­chi ai pia­ni supe­rio­ri, avreb­be­ro for­ma­to quei con­vo­gli diret­ti ver­so «desti­na­zio­ni igno­te» dove avreb­be­ro per­so Uma­ni­tà, Iden­ti­tà e Vita.

Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS, Andrea Mar­ti­ra­don­na – Car­rel­lo Traslatore

L’arrivo alla stazione milanese costituiva dunque la tappa preliminare di un processo volto all’annichilimento di un intero popolo, reo unicamente di esistere. 

È qui che i depor­ta­ti, dopo esse­re sta­ti impri­gio­na­ti per gior­ni, nel car­ce­re di San Vit­to­re, veni­va­no scor­ta­ti con la com­pli­ci­tà del­le tene­bre, tra latra­ti di cani, ordi­ni scan­di­ti in una lin­gua sco­no­sciu­ta e gri­da inti­mi­da­to­rie. Il tut­to avve­ni­va dun­que con il favo­re dell’oscurità che segui­va il copri­fuo­co e di chi, costret­to a col­la­bo­ra­re e ad obbe­di­re iner­me, ali­men­ta­va con il suo silen­zio un ter­ri­fi­can­te ingra­nag­gio

Le pos­si­bi­li­tà di sot­trar­vi­si era­no tut­ta­via limi­ta­te, se non nul­le: la ribel­lio­ne sareb­be costa­ta cara, l’indifferenza inve­ce pote­va far como­do per un mise­ro e sten­ta­to quie­to vive­re. Non a caso, ad acco­glie­re fred­da­men­te il visi­ta­to­re all’ingresso del Memo­ria­le, è pro­prio la gigan­te­sca scrit­ta «Indif­fe­ren­za», ter­mi­ne usa­to a più ripre­se da Lilia­na Segre per con­no­ta­re quel sen­so di distac­co e silen­zio­so con­sen­so che si per­ce­pi­va anco­ra pri­ma del­le depor­ta­zio­ni, negli anni suc­ces­si­vi alle leg­gi raz­zia­li del 1938. 

Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS, Andrea Cher­chi – Lilia­na Segre

Il Memo­ria­le, medi­tan­te il per­cor­so pro­po­sto al suo inter­no, per­met­te a chi vi entra di sin­to­niz­zar­si empa­ti­ca­men­te con le sen­sa­zio­ni emo­ti­ve e fisi­che pro­va­te dai depor­ta­ti di allo­ra, di rie­la­bo­ra­re la tra­ge­dia del­lo ster­mi­nio in modo atti­vo e di riflet­te­re sul pre­sen­te, e dun­que su tut­ti que­gli avve­ni­men­ti che dovreb­be­ro sol­le­ci­ta­re la nostra atten­zio­ne, e non ren­der­ci impas­si­bi­li, e che, dun­que, non dovreb­be­ro esse­re sot­to­va­lu­ta­ti per il fat­to di esse­re con­ce­pi­ti come lontani. 

L’inse­gna­men­to che il Memo­ria­le offre, infat­ti, è pro­prio que­sto: spes­so le atro­ci­tà avven­go­no taci­ta­men­te anche (e soprat­tut­to) sot­to i nostri occhi. Per tale ragio­ne è neces­sa­rio alle­na­re la nostra sen­si­bi­li­tà, oltre che tene­re vivo il ser­ba­to­io del­la memo­ria del Passato. 


La visita

La pri­ma instal­la­zio­ne del Memo­ria­le, situa­ta al di là del­la ram­pa di sca­le che divi­de il per­cor­so vero e pro­prio (che rap­pre­sen­ta il pas­sa­to, la memo­ria) dal­la lumi­no­sa e nuo­vis­si­ma biblio­te­ca, col­lo­ca­ta in un «buco» nel qua­le sem­bra ele­var­si ver­so l’alto (sim­bo­lo del pre­sen­te, su cui dob­bia­mo inter­ro­gar­ci, e del futu­ro) è l’Osser­va­to­rio.

Si trat­ta di un tun­nel costi­tui­to da cer­chi con­cen­tri­ci dispo­sti su uno sfon­do oscu­ro che, una vol­ta per­cor­so con una for­te sen­sa­zio­ne di clau­stro­fo­bia e di diso­rien­ta­men­to, per­met­te la visio­ne di un fil­ma­to dell’isti­tu­to Luce, il qua­le illu­stra pro­prio il dispo­si­ti­vo di fun­zio­na­men­to di cari­co e sca­ri­co mer­ci. Il video in que­stio­ne, tut­ta­via, non mostra imma­gi­ni ben niti­de: a frap­por­si tra il visi­ta­to­re e il fil­ma­to sono infat­ti del­le len­ti bifo­ca­li che, ren­den­do la visio­ne sfo­ca­ta, sim­bo­leg­gia­no la dif­fi­col­tà di com­pren­de­re e, dun­que, di accettare. 

Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS, Andrea Mar­ti­ra­don­na- Osservatorio

A seguire, nel percorso, ci si trova di fronte alle Stanze delle Testimonianze, formate da sei stazioni. 

Nel­le pri­me tre ven­go­no costan­te­men­te pro­iet­ta­te inter­vi­ste ai soprav­vis­su­ti men­tre, nel­le seguen­ti, si può pren­de­re visio­ne di video di dia­lo­ghi su tema­ti­che attua­li, come ad esem­pio quel­lo che si è tenu­to tra Lilia­na Segre e la mini­stra Car­ta­bia sul­la giu­sti­zia, e su alcu­ni inter­ven­ti che han­no avu­to luo­go duran­te l’iniziativa del Memo­ria­le Pre­met­to che non sono raz­zi­sta, in cui si è cer­ca­to di defi­ni­re in cosa con­si­stes­se la pia­ga socia­le del raz­zi­smo.

La par­ti­co­la­ri­tà di tali fil­ma­ti, soprat­tut­to per quan­to riguar­da la testi­mo­nian­za, con­si­ste nel­la loro varie­tà: per non cau­sa­re un appiat­ti­men­to del­la figu­ra del testi­mo­ne, infat­ti, non ven­go­no pro­iet­ta­ti sem­pre gli stessi. 

Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS, Enri­co Migliet­ta – Stan­ze del­la Testimonianza

I visi­ta­to­ri si tro­ve­ran­no suc­ces­si­va­men­te dinan­zi ad alcu­ni vago­ni mer­ci ori­gi­na­li (non si sa se fos­se­ro effet­ti­va­men­te quel­li uti­liz­za­ti per i con­vo­gli ver­so i cam­pi o meno, ciò che è cer­to è che sono sta­ti usa­ti in quel las­so tem­po­ra­le) dove veni­va­no ammas­sa­ti tra i 60 e gli 80 pri­gio­nie­ri. Per rag­giun­ge­re le tap­pe suc­ces­si­ve è obbli­ga­to­rio attra­ver­sar­li e dun­que entrar­ci: in que­sto modo è ine­vi­ta­bi­le non pro­va­re quel sen­so di alie­na­zio­ne, costri­zio­ne e smar­ri­men­to spe­ri­men­ta­to da cen­ti­na­ia di depor­ta­ti, obbli­ga­ti a viag­gia­re in con­di­zio­ni disu­ma­ne per gior­ni, se non per set­ti­ma­ne in spa­zi angu­sti, pro­get­ta­ti per il tra­spor­to di ani­ma­li, non di ani­me uma­ne. È qui che si ini­zia a per­ce­pi­re il pro­ces­so di sper­so­na­liz­za­zio­ne mes­so in atto per distrug­ge­re le vit­ti­me ebree. 

Oltre il vagone, in corrispondenza di un binario successivo, di fronte al carrello traslatore e al montavagoni, è collocato il Muro dei Nomi, limitrofo alle Lapidi dei convogli. 

Que­ste ulti­me ripor­ta­no le date di par­ten­za di 20 tre­ni, i cui con­vo­gli era­no sta­ti orga­niz­za­ti tra il dicem­bre del 1943 e il gen­na­io del 1945 (si noti come i tre­ni con­ti­nuas­se­ro a par­ti­re nono­stan­te si sapes­se già da tem­po che la guer­ra, in fon­do, era per­sa), com­pre­sa quel­la del 30 gen­na­io 1944, la data del con­vo­glio che avreb­be por­ta­to Lilia­na Segre lon­ta­no da Mila­no, dove sareb­be tor­na­ta nel luglio del ‘45. 

Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS,  Enri­co Migliet­ta – Vagone

Il Muro dei Nomi con­tie­ne l’identità di 774 depor­ta­ti ebrei che par­ti­ro­no nei due con­vo­gli orche­stra­ti tra il 6 dicem­bre 1943 e il 30 gen­na­io 1944, desti­na­ti allo ster­mi­nio ad Ausch­wi­tz-Bir­ke­nau, di cui è sta­to pos­si­bi­le rico­strui­re la sto­ria e, alcu­ne vol­te, per­si­no il desti­no, gra­zie all’impeccabile lavo­ro di archi­vio effet­tua­to dai ricer­ca­to­ri del CDEC. Solo 27 pri­gio­nie­ri soprav­vis­se­ro (i loro nomi sono ripor­ta­ti in giallo). 

Altri 18 con­vo­gli par­ti­ro­no dal­la Sta­zio­ne Cen­tra­le con depor­ta­ti ebrei, dis­si­den­ti, rom, par­ti­gia­ni, anti­fa­sci­sti reclu­si a segui­to dei moti sin­da­ca­li di Sesto San Gio­van­ni. Di alcu­ni si par­la ben poco: è il caso degli Inter­na­ti Mili­ta­ri Ita­lia­ni (IMI), sol­da­ti e uffi­cia­li dell’Esercito Ita­lia­no che si tro­va­va­no anco­ra in Ger­ma­nia dopo l’8 set­tem­bre e che non accet­ta­ro­no di entra­re nell’esercito tede­sco. Per que­sto deci­se­ro di par­ti­re, corag­gio­sa­men­te, ver­so i cam­pi di lavo­ro, dove sareb­be­ro sta­ti inter­na­ti come schia­vi del Reich. 

Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS, Andrea Mar­ti­ra­don­na – Vago­ne e muro dei nomi

Al ter­mi­ne del per­cor­so, attra­ver­so una ram­pa eli­coi­da­le, si acce­de al Luo­go del­la Rifles­sio­ne, uni­co spa­zio del Memo­ria­le, oltre alla biblio­te­ca, ad esse­re inso­no­riz­za­to, dove è pos­si­bi­le sosta­re per pen­sa­re, pre­ga­re e rie­la­bo­ra­re quan­to vis­su­to duran­te la visi­ta. A fare capo­li­no, in que­sto luo­go dove, in modo qua­si sopran­na­tu­ra­le non si rie­sce a per­ce­pi­re né il suo­no dei tre­ni in par­ten­za e nem­me­no il tre­mo­lio del­le pare­ti, è una luce che illu­mi­na, sull’unica sezio­ne visi­bi­le del pavi­men­to, una ban­da di otto­ne.

Il Memo­ria­le, luo­go lai­co, ospi­ta in que­sta ulti­ma tap­pa l’unico segno che riman­da ad una reli­gio­ne: di fat­to, la ban­da, orien­ta­ta sim­bo­li­ca­men­te ver­so Geru­sa­lem­me, rap­pre­sen­ta la reli­gio­ne ebrai­ca che si rivol­ge, in pre­ghie­ra, per tre vol­te al gior­no, ver­so la Cit­tà Santa.

Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS, Andrea Mar­ti­ra­don­na- Luo­go del­la Riflessione 

Il presente e il futuro: la biblioteca

Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS,  Nico­lò Piuz­zi – inter­no biblioteca 

A com­ple­ta­re il com­ples­so del Memo­ria­le, la cui strut­tu­ra por­tan­te è rima­sta inte­gra rispet­to a come era allo­ra, pro­prio per l’esigenza di con­ser­va­re uno spa­zio spo­glio, costrui­to sul gri­gio­re del cemen­to, sono la biblio­te­ca, anco­ra in fase di com­ple­ta­men­to, e l’agorà. La biblio­te­ca, in par­ti­co­la­re, è la nuo­va sede del CDEC, Cen­tro di Docu­men­ta­zio­ne Ebrai­ca Euro­pea che, gra­zie al suo Osser­va­to­rio Spe­cia­liz­za­to, è diven­ta­to un pun­to di rife­ri­men­to fon­da­men­ta­le per il moni­to­rag­gio e il con­tra­sto dell’antisemitismo. Nel 2022 la Fon­da­zio­ne, atti­va a Mila­no dal 1960, si è tra­sfe­ri­ta all’interno del Memo­ria­le, nei nuo­vi spa­zi pro­get­ta­ti dal­lo stu­dio Mor­pur­go de Cur­tis Archi­tet­ti Associati. 

Come isti­tu­to cul­tu­ra­le indi­pen­den­te, il CDEC ha a cuo­re la pro­mo­zio­ne del­lo stu­dio del­le vicen­de sto­ri­che, del­la cul­tu­ra e del­la real­tà degli ebrei ita­lia­ni, con par­ti­co­la­re rife­ri­men­to all’età con­tem­po­ra­nea. Il suo inten­to è di con­ti­nua­re nel lavo­ro di rac­col­ta e di con­ser­va­zio­ne di docu­men­ti di archi­vio, foto­gra­fie, pub­bli­ca­zio­ni e mate­ria­li audio­vi­si­vi con­cer­nen­ti soprat­tut­to le testi­mo­nian­ze del­la depor­ta­zio­ne e del­la resi­sten­za ebrai­ca in Italia.

Il CDEC si sta inol­tre pro­di­gan­do nel ren­de­re la biblio­te­ca del Memo­ria­le un cen­tro nevral­gi­co di ricer­ca sto­ri­ca e divul­ga­zio­ne scien­ti­fi­ca (si cita qui l’importante con­tri­bu­to del­la pro­fes­so­res­sa Pic­ciot­to) e un pun­to di stu­dio, ma soprat­tut­to di incon­tro, dibat­ti­torifles­sio­ne aper­to a tut­ti, in par­ti­co­lar modo alle gene­ra­zio­ni più gio­va­ni. Infat­ti pro­prio davan­ti alle aule didat­ti­che è sta­ta costrui­ta l’agorà che, come vuo­le sug­ge­ri­re il nome stes­so, si pro­po­ne come un luo­go di con­fron­to e di dia­lo­go

L’agorà, dunque, come l’intero complesso del Memoriale, è rivolta verso un futuro in cui ci si augura che la consapevolezza renda la conoscenza uno strumento utile e produttivo per agire attivamente e non solo per ricordare meccanicamente, in concomitanza di determinate date simboliche. 

Da qui l’importanza del Memo­ria­le, uno spa­zio che, nono­stan­te ema­ni remi­ni­scen­ze di mor­te, al con­tem­po sug­ge­ri­sce, gra­zie alla luce che vi entra e illu­mi­na le vetra­te del­la sua nuo­va biblio­te­ca, che la Memo­ria, depo­si­ta­ta nei libri e nel­la men­te del­le per­so­ne, può dia­lo­ga­re con il pre­sen­te, adat­tar­si, evol­ver­si e dun­que di rige­ne­rar­si costan­te­men­te con esso. 

Imma­gi­ne di coper­ti­na: Cre­dit: Fon­da­zio­ne Memo­ria­le del­la Shoah di Mila­no ONLUS, Nico­lo Piuz­zi — Esterno

Con­di­vi­di:
Camilla Restelli
Let­te­ra­ta, scri­vo e com­pon­go ver­si per nutri­re la men­te e cura­re l’anima. Viag­gio, sor­ri­do e mi inna­mo­ro spes­so. Per gli ami­ci: Camille.

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