La Russia per Politkovskaja e i posteri di una catastrofe predetta

La Russia per Politkovskaja e i posteri di una catastrofe predetta

Anna Poli­t­ko­v­ska­ja non ha qua­si biso­gno di pre­sen­ta­zio­ne, spe­cial­men­te negli ulti­mi tem­pi. For­se non tut­ti cono­sco­no la sua vita di atti­vi­sta per i dirit­ti uma­ni e il suo vivo inte­res­se per le guer­re in Cece­nia; anzi, può dar­si che sia più tri­ste­men­te cele­bre la sua mor­te, data­ta al 7 otto­bre 2006: cin­que col­pi di pisto­la a fred­do nell’ascensore del­la sua casa, ucci­sio­ne che si ricon­du­ce alla sua dis­si­den­za nei con­fron­ti del gover­no di Vla­di­mir Putin. 

Tut­ta­via, in quest’anno, a far­ci occhio, la sua figu­ra ha cam­peg­gia­to nel­le gran­di case edi­tri­ci e nel­le vet­te del­le clas­si­fi­che edi­to­ria­li: pas­seg­gian­do fra i libri, espo­sta ovun­que negli ulti­mi tem­pi vi è la nuo­va ristam­pa Adel­phi de La Rus­sia di Putin, libro fat­to pub­bli­ca­re dal­la gior­na­li­sta nel 2004 e stam­pa­to in Ita­lia nel 2005 ne La col­la­na dei casi. In pri­ma­ve­ra 2022, a ridos­so dell’inizio dell’invasione rus­sa in Ucrai­na, il sag­gio appa­re tra i libri più ven­du­ti, qua­si fos­se un lugu­bre pre­veg­gen­te di una cata­stro­fe annun­cia­ta, di cui Poli­t­ko­v­ska­ja inter­pre­ta quin­di una dolen­te e deter­mi­na­ta Cassandra.

La figura di Anna Politkovskaja diventa immediatamente dopo la sua morte un simbolo di coraggio e dissidenza a livello internazionale.

Car­re­re lascia alla gior­na­li­sta l’apertura del suo popo­la­ris­si­mo Limo­nov, riflet­ten­do come Poli­t­ko­v­ska­ja rap­pre­sen­ti ormai «un’icona del­la liber­tà di espres­sio­ne». L’incipit, infat­ti, che intro­du­ce al repor­ta­ge che lo scrit­to­re fran­ce­se fu inca­ri­ca­to di com­pie­re sul suo assas­si­nio, è in ossi­mo­ri­ca e for­se inquie­tan­te anti­te­si con l’epigrafe di aper­tu­ra del roman­zo stesso:

Chi vuo­le restau­ra­re il comu­ni­smo è sen­za cer­vel­lo. Chi non lo rim­pian­ge è sen­za cuore.

Vlad­mir Putin

Ma andia­mo ai fat­ti. Luci­da inter­pre­te del­la real­tà con­tem­po­ra­nea, Poli­t­ko­v­ska­ja vede­va il con­so­li­dar­si del gover­no puti­nia­no come auto­ri­ta­rio ed inva­si­vo, nono­stan­te le appa­ren­ti buo­ne rela­zio­ni che esso intrat­te­ne­va con l’Occidente. La guer­ra rus­sa in Cece­nia, che Poli­t­ko­v­ska­ja segui­va in quan­to invia­ta spe­cia­le del­la Nova­ja Gaze­ta, un gior­na­le indi­pen­den­te mosco­vi­ta, era l’emblema di una poli­ti­ca rus­sa all’insegna del­la vio­len­za e del­la minac­cia ai dirit­ti uma­ni. Entra a far par­te di comi­ta­ti per la dife­sa dei dirit­ti uma­ni e di asso­cia­zio­ni di sol­da­ti muti­la­ti e di madri dei sol­da­ti ucci­si nel­le guer­re; il 23 otto­bre del 2002 vie­ne chia­ma­ta nel ten­ta­ti­vo di media­re fra i sepa­ra­ti­sti cece­ni asser­ra­glia­ti den­tro il tea­tro del­la Dubro­v­ka di Mosca, emer­gen­za che si risol­ve sot­to gover­no puti­nia­no con 170 mor­ti fra civi­li e cece­ni a segui­to dell’utilizzo di gas. 

Per Adel­phi di Anna Poli­t­ko­v­ska­ja è sta­to pub­bli­ca­to Per que­sto (2009), una rac­col­ta di arti­co­li edi­ti e ine­di­ti riguar­do al perio­do dell’ascesa puti­nia­na (dal 1999 al 2006), Dia­rio rus­so (2007) e La Rus­sia di Putin (2005). In La Rus­sia di Putin, Poli­t­ko­v­ska­ja dà spa­zio a reso­con­ti sto­ri­ci, mili­ta­ri e quo­ti­dia­ni rus­si che si ricon­giun­go­no nell’ultimo capi­to­lo nel­la figu­ra di Putin.

Si parla del teatro della Dubrovka, dei morti ceceni, della nuova mafia di stato e della nuova classe borghese.

Pub­bli­ca­to ini­zial­men­te pres­so una casa edi­tri­ce ingle­se e scrit­to a sua vol­ta in ingle­se, la gior­na­li­sta inten­de­va rivol­ger­si diret­ta­men­te al pub­bli­co occi­den­ta­le per sma­sche­ra­re l’autoinganno di vede­re in Putin il pala­di­no di un pro­get­to di Rus­sia demo­cra­ti­ca ini­zia­to con la pere­stroi­ka di Gor­ba­ciov. Il disprez­zo dei dirit­ti uma­ni da par­te del pre­si­den­te vie­ne accom­pa­gna­to anche dal rac­con­to del­la sua qua­si squal­li­da asce­sa poli­ti­ca, che affon­da le sue radi­ci in un man­da­to come uffi­cia­le del KGB e dei ser­vi­zi segre­ti fino ad esse­re capo di un vero e pro­prio regime.

In Dia­rio rus­so, scrit­to anch’esso in ingle­se, si tema­tiz­za la dimi­nu­zio­ne pro­gres­si­va del­la liber­tà di espres­sio­ne e opi­nio­ne mano a mano che il regi­me si fa sem­pre più sof­fo­can­te. Nel Dia­rio, si docu­men­ta pun­tual­men­te la san­gui­no­sa cata­ba­si del­la mor­te defi­ni­ti­va dei prin­ci­pi demo­cra­ti­ci riper­cor­ren­do le tap­pe degli abu­si di pote­re, di una giu­sti­zia e una poli­ti­ca sem­pre più di regi­me e del­la real­tà spie­ta­ta del­la guer­ra che risve­glia nel let­to­re una sen­sa­zio­ne di costan­te allerta. 

Se per Anna Poli­t­ko­v­ska­ja l’unica via per par­la­re del­la veri­tà era segui­re le orme di un gior­na­li­smo “sani­ta­rio”, che guar­das­se quin­di al vero che si impri­mes­se nel­la memo­ria gra­zie anche alla for­za del­lo sti­le, il pen­sie­ro e la testi­mo­nian­za del­la gior­na­li­sta mosco­vi­ta risuo­na­no tri­ste­men­te attua­li, qua­si in una con­tur­ban­te pre­mo­ni­zio­ne, e sono fon­te di pre­zio­sa rifles­sio­ne per chi voles­se com­pren­de­re quel­la che si è rive­la­ta esse­re, sot­to ogni sen­so, la Sto­ria contemporanea. 

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Chiara Del Corno
Stu­dio Let­te­re, ma non saprei sce­glie­re il mio libro pre­fe­ri­to, ado­ro i bei film e fos­se per me in sot­to­fon­do avrei sem­pre musi­ca. Se sono a zon­zo, mi tro­va­te sem­pre in bici­clet­ta, amo scri­ve­re per­ché mi ren­de curio­sa e amo curio­sa­re per­ché poi mi fa veni­re voglia di scrivere.

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