La varietà della lista. Tutti i gusti +1

La varietà della lista. Tutti i gusti +1

Una lista, una sem­pli­ce lista. È un elen­co, nien­te di più. Cos’altro c’è da dire? 

Eppu­re la lista fa par­te del­la quo­ti­dia­ni­tà: c’è quel­la del­la spe­sa, in mati­ta su un pez­zo di car­ta strap­pa­ta, in cui ci si dimen­ti­ca ine­vi­ta­bil­men­te di segna­re qual­co­sa e che se per un for­tui­to caso è com­ple­ta, allo­ra è sicu­ro che la lasce­rai a casa. Com­pa­re nei momen­ti più impor­tan­ti del­la vita: la lista di noz­ze, gli ogget­ti che i paren­ti e gli ami­ci pos­so­no acqui­sta­re per gli sposi. 

Si ini­zia con lei il nuo­vo anno, augu­ran­do­si che sia pie­no di even­ti posi­ti­vi: la lista dei buo­ni pro­po­si­ti dovreb­be con­te­ne­re tut­ti gli obbiet­ti­vi che si vuo­le cer­ca­re di rag­giun­ge­re nei dodi­ci mesi suc­ces­si­vi. Appa­re tra i ban­chi di scuo­la, nel­la tavo­la perio­di­ca, una lista di tut­ti gli ele­men­ti esi­sten­ti, o più tar­di all’università, nel­la tavo­la del Model­lo Stan­dard, che rac­co­glie tut­te le par­ti­cel­le fon­da­men­ta­li. Anche duran­te le recen­ti vota­zio­ni è sta­ta pre­sen­te, a dif­fe­ren­za dei tan­ti ita­lia­ni asten­sio­ni­sti: le liste elet­to­ra­li ripor­ta­no tut­ti i cit­ta­di­ni aven­ti dirit­to di voto. 

La lista non è solo una successione neutra di cose, persone o animali; può portare con sé delle emozioni. 

Se è d’atte­sa, richie­de pazien­za: biso­gna aspet­ta­re il pro­prio tur­no per qual­co­sa. Quan­do è di col­lo­ca­men­to inve­ce neces­si­ta spe­ran­za: si spe­ra che un posto di lavo­ro adat­to ver­rà tro­va­to in bre­ve tem­po. Se è nera, una blac­kli­st, susci­ta pau­ra: con­tie­ne l’elenco di ogget­ti o sog­get­ti sgra­di­ti. A metà del seco­lo scor­so, negli USA c’era la lista nera di Hol­ly­wood, che pre­sen­ta­va i nomi di tut­ti gli atto­ri, regi­sti, musi­ci­sti a cui veni­va impe­di­to di lavo­ra­re nell’industria del­lo spet­ta­co­lo per­ché accu­sa­ti di esse­re sim­pa­tiz­zan­ti del comu­ni­smo; qui la lista assu­me­va una con­no­ta­zio­ne politica. 

Oggi esi­ste la lista nera dei pae­si con­si­de­ra­ti «para­di­si fisca­li», non coo­pe­ra­ti­vi nel­la lot­ta glo­ba­le al rici­clag­gio di dena­ro e al finan­zia­men­to del ter­ro­ri­smo: una lista che ha a che fare con l’economia.             In ambi­to infor­ma­ti­co una lista nera è una serie di uten­ti a cui vie­ne nega­to l’accesso a deter­mi­na­te pagi­ne o fun­zio­ni: un po’ come la lista degli indi­riz­zi mail che clas­si­fi­chia­mo come  «spam». Non solo liste nere, ci sono anche liste colo­ra­te, che riac­cen­do­no fidu­cia, come la famo­sa lista di Schind­ler, con­te­nen­te i nomi degli ebrei polac­chi che l’industriale tede­sco riu­scì a sal­va­re dall’Olocausto. 

La lista dei piat­ti sul menù del risto­ran­te, la lista degli esa­mi sul mani­fe­sto degli stu­di, quel­la del­le paro­le sul voca­bo­la­rio, quel­la dei capi­to­li nell’indice di un libro e la lista del  «to do», che sem­bra impos­si­bi­le da spun­ta­re tut­ta. E’ pie­no di liste intor­no a noi. 

Nella vita di tutti giorni una lista può essere estremamente utile e diretta, è schematica e leggibile. Come forma letteraria, però, la lista non gode di ottima stima. 

Quan­te vol­te la pro­fes­so­res­sa di ita­lia­no del liceo ci ha det­to «non fate la lista del­la spe­sa» duran­te un tema in clas­se. Eppu­re nel­la let­te­ra­tu­ra anti­ca e moder­na è pie­no di casi in cui si ricor­re alla lista per spie­ga­re qual­co­sa. A par­ti­re dal cele­bre cata­lo­go del Lepo­rel­lo: «Mada­mi­na, il cata­lo­go è que­sto, del­le bel­le che amò il padron mio». 

Ben pri­ma di Mozart, a uti­liz­za­re que­sta for­ma è Pli­nio nel­la sua Natu­ra­lis Histo­ria, l’elenco più com­ple­to e accu­ra­to di fat­ti e per­so­ne esi­sten­te all’epoca. L’opera di Pli­nio è l’antenato dell’Enci­clo­pe­dia, una vera e pro­pria lista del sape­re umano. 

Nel caso del Lepo­rel­lo, l’elenco è nume­ri­co: il ser­vi­to­re del Don Gio­van­ni sa esat­ta­men­te quan­te don­ne il suo padro­ne ha ama­to in Ita­lia, in Ger­ma­nia, in Fran­cia, in Tur­chia. Ma l’ultimo ver­so del para­gra­fo musi­ca­le lascia aper­to l’elenco, ren­den­do anche in que­sto caso la lista una for­ma dina­mi­ca e fles­si­bi­le: «In Ispa­gna son già mil­le e tre». Al momen­to sono que­sto nume­ro, ma in segui­to chis­sà, potreb­be­ro aumentare. 

Que­sta è una carat­te­ri­sti­ca fon­da­men­ta­le del­la lista, che si muo­ve nell’insie­me supe­rior­men­te illi­mi­ta­to dei nume­ri, diven­tan­do così in gra­do di con­te­ne­re con­cre­ta­men­te l’infinito. I nume­ri non fini­sco­no mai, non c’è nul­la che non tro­ve­rà spa­zio. Nes­su­no è in gra­do di fare l’elenco del­le stel­le nel cie­lo, né di con­ta­re i gra­nel­li di sab­bia in una spiag­gia o le goc­ce d’acqua nell’oceano; ma una lista può farlo. 

La lista è un formato di successo anche nei blog e nei siti moderni: chi di noi non ha mai letto un articolo con «le 100 cose da fare prima di morire» ? Oppure «i 100 posti al mondo da non perdere»? 

O anco­ra i 50 libri da leg­ge­re asso­lu­ta­men­te, i 50 film da vede­re alme­no una vol­ta nel­la vita, e così via. Il pun­to for­te del­la lista è che si può elen­ca­re qual­sia­si cosa: dagli esse­ri imma­gi­na­ri, come fa Bor­ges nel suo cele­bre sag­gio, ai tipi di pasta, dai fiu­mi, sti­le Joy­ce nel Fin­ne­gans Wake, alle varian­ti del cal­cio, pas­san­do per le map­pe del mon­do, come acca­de nell’atlan­te del Gran Khan ne Le cit­tà invi­si­bi­li

La lista non è solo un elen­co scrit­to, può esse­re anche visi­vo. Una lista visi­va è una qua­dre­ria del Pan­ni­ni, l’Ingres­so di Maria di Par­ma a Vien­na di van Mer­tens o i Die­ci­mi­la mar­ti­ri del Pon­tor­mo. L’«eccetera» che non si può scri­ve­re vie­ne raf­fi­gu­ra­to con diver­se stra­te­gie dagli arti­sti: il taglio del­la tela che lascia il frui­to­re imma­gi­na­re che la sce­na con­ti­nui fuo­ri dai mar­gi­ni del dipin­to e le figu­re che si fan­no sem­pre più sfu­ma­te ver­so l’orizzonte, lascian­do intui­re che sono trop­po lon­ta­ne per esse­re viste ma ci sono e con­ti­nua­no, con­ti­nua­no all’infinito. 

La volon­tà di raf­fi­gu­ra­re l’innumerabile, di lascia­re anco­ra una vol­ta aper­ta la lista è espres­sa chia­ra­men­te in tut­ti e tre que­sti esem­pi di lista visi­va. La stes­sa lista del­la spe­sa già cita­ta più vol­te si può tra­spor­ta­re su una tela: lo face­va Vin­cen­zo Cam­pi ne La frut­ti­ven­do­la 450 anni fa, lo si può fare oggi onli­ne ad esem­pio con l’app Listo­nic, che mostra un’im­ma­gi­ne per ogni pro­dot­to aggiunto. 

La lista può andare anche oltre, concretizzandosi in una collezione. 

Il cor­ri­spet­ti­vo tan­gi­bi­le dell’Enciclopedia pre­ce­de di oltre due seco­li la pri­ma edi­zio­ne di Dide­rot e D’Alembert: è la Wun­der­kam­mer, la came­ra del­le mera­vi­glie o gabi­net­to del­le curio­si­tà. Qui i col­le­zio­ni­sti del Cin­que­cen­to rac­col­go­no in modo siste­ma­ti­co tut­to ciò che deve esse­re cono­sciu­to: sas­si, con­chi­glie, rami di coral­lo, zan­ne di ele­fan­te, coc­co­dril­li impa­glia­ti, feti tenu­ti sot­to spi­ri­to, cor­pi sven­tra­ti e mes­si a nudo, rac­col­te di cere che evi­den­zia­no le mera­vi­glie ana­to­mi­che e altri ogget­ti bizzarri. 

In età rina­sci­men­ta­le, si guar­da la natu­ra con occhio scien­ti­fi­co e le col­le­zio­ni di reli­quie di san­ti e ogget­ti sacri si popo­la­no di inset­ti e sche­le­tri di ani­ma­li. L’idea è sem­pre quel­la di sti­la­re un elen­co di tut­to ciò che fa par­te del mon­do cono­sci­bi­le. Se sta­te pen­san­do che col­le­zio­na­re budel­la di ani­ma­li mor­ti sia un hob­by alquan­to stra­no che con il pas­sa­re del tem­po si è estin­to, ci sono nume­ro­si col­le­zio­ni­sti pron­ti a smen­tir­vi. Dal­le assi del water alle code di sire­ne, sono tan­te le col­le­zio­ni che lascia­no stupefatti. 

La lista è mul­ti­for­me, si spin­ge fino all’ambito archi­tet­to­ni­co. Se negli anti­chi inse­dia­men­ti deli­mi­ta­ti dal­le mura di cin­ta è evi­den­te che non ci sia spa­zio per l’«eccetera», oggi anche le cit­tà sono del­le liste aper­te. Basta guar­da­re Los Ange­les dall’alto per accor­ger­se­ne: la pian­ta è orga­niz­za­ta attor­no alla main street che si esten­de poten­zial­men­te all’infinito. C’è spa­zio per tut­to quel­lo che c’è e anche per quel­lo che non c’è ancora. 

Le liste non sono tutte uguali. Ci sono liste non lineari, confuse, disordinate, che sembrano un accumulo di cose senza nessun legame tra loro. 

Sti­le Tizia­no Fer­ro: «case, libri, auto, fogli di gior­na­le, cre­de­re di sta­re bene quan­do è inver­no e te…». Anche il brain­stor­ming è una lista disor­di­na­ta, una lista del­le cose che ci ven­go­no in men­te, del­le idee che nasco­no spon­ta­nea­men­te e ven­go­no mes­se nere su bian­co così come sono. Il sus­se­guir­si dirom­pen­te e intri­ca­to dei pen­sie­ri vie­ne ben rap­pre­sen­ta­to nel­la coper­ti­na di otto­bre 1969 del The New Yor­ker, dove in un enor­me vignet­ta sono ripor­ta­te le paro­le che affol­la­no la men­te di un uomo inten­to ad ammi­ra­re un dipinto. 

Ci sono liste ripe­ti­ti­ve, in cui ogni ele­men­to è una varia­zio­ne del pre­ce­den­te, in modo da mostra­re tan­te sfu­ma­tu­re di una stes­sa cosa; può sem­bra­re noio­so ma non lo è. Basta guar­da­re un dipin­to di Andy Warhol oppu­re leg­ge­re l’inci­pit del­la dome­ni­ca, trat­to dal roman­zo Gar­gan­tua e Pan­ta­gruel, una sati­ra scrit­ta da Rabe­lais nel Cinquecento. 

Vor­rem­mo poter dire di aver descrit­to in manie­ra esau­rien­te l’utilizzo del­la lista nei diver­si ambi­ti, in una degna «lista del­le liste». Ma come ogni buo­na lista, que­sta è una lista incom­ple­ta per­ché per dir­lo con Umber­to Eco «Una lista deve sem­pre fini­re con un eccetera». 

Biblio­gra­fia: Eco, Umber­to. Ver­ti­gi­ne del­la lista. Bom­pia­ni, 2009 

Con­di­vi­di:
Giulia Maineri
Instan­ca­bi­le curio­so­na, ho sem­pre una doman­da sul­la pun­ta del­la lin­gua. Leg­go di tut­to e di tut­ti per capi­re chi sono. Col­ti­vo la pas­sio­ne per la sto­ria del­l’ar­te per capi­re chi sia­mo. Stu­dio fisi­ca per rispon­de­re ai come. Esplo­ro il mon­do in un’esasperata, ma entu­sia­sman­te, ricer­ca dei perché.

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