The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

The Sofa Chronicles, le serie TV del momento

Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.


Non ho mai…, Sta­gio­ne 3, Net­flix (Min­dy Kaling) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

L’incorreggibile Devi (Mai­treyi Rama­kri­sh­nan) ha nel­la ter­za sta­gio­ne il suo vero e pro­prio annus hor­ri­bi­lis. Dopo un ini­zio per­fet­to, il suo istin­to di auto­sa­bo­tag­gio l’ha por­ta­ta a per­de­re tut­to e per rimet­ter­si in pie­di dovrà par­ti­re pro­prio dal­la peg­gio­re dei suoi nemi­ci: sé stes­sa. Tra i cor­ri­doi del­la Sher­man Oaks si crea­no e distrug­go­no così tan­te cop­pie da per­de­re il con­to, ma la più bel­la di tut­te è quel­la che nasce dal­la fiam­ma sem­pre più viva tra Fabio­la (Lee Rodri­guez) e Anee­sa (Megan Suri). Gli scam­bi di con­si­gli da ami­che, l’impulsività di un momen­to inti­mo con­di­vi­so per caso e infi­ne il timi­do abban­do­no ad un tene­ro amo­re nascen­te che si spe­ra pos­sa por­ta­re novi­tà nel­la pros­si­ma, con­clu­si­va, sta­gio­ne. Pax­ton Hall-Yoshi­da (Dar­ren Bar­net) rima­ne il per­so­nag­gio del cuo­re: in que­sta sta­gio­ne mostra tut­ta la sua pro­fon­di­tà ed esce dal­lo ste­reo­ti­po del bel­loc­cio sen­za cer­vel­lo una vol­ta per tut­te. La sua ami­ci­zia con Ben (Jaren Lewi­son) ren­de entram­bi i per­so­nag­gi del­le ver­sio­ni miglio­ri di loro stes­si e li aiu­ta a cali­brar­si: final­men­te un bell’esempio di ami­ci­zia tra maschi fon­da­ta su qual­co­sa di pro­fon­do, lo pos­sia­mo dire? Anche Trent (Ben­ja­min Nor­ris) si lascia anda­re a mani­fe­sta­zio­ni di affet­to e di sen­si­bi­li­tà, smet­te di esse­re solo il per­so­nag­gio com­ple­ta­men­te sen­za testa e si impe­gna a dimo­stra­re tut­to il suo amo­re ad Elea­nor (Ramo­na Young) e al miglio­re amico. 

La serie idea­ta da Min­dy Kaling è anco­ra una vol­ta una bom­ba: una come­dy che fa ride­re, ma fa riflet­te­re; offre ste­reo­ti­pi esa­ge­ra­ti, ma anche esem­pi di rap­por­ti e rea­zio­ni sani che poche serie ado­le­scen­zia­li han­no il corag­gio di dif­fon­de­re. Se le pri­me sta­gio­ni man­te­ne­va­no l’interesse soprat­tut­to per­ché il pub­bli­co si chie­de­va chi dei due pre­ten­den­ti avreb­be scel­to Devi, in que­sta sta­gio­ne la rispo­sta è così ovvia da far atten­de­re la quar­ta sta­gio­ne solo per vede­re qua­li altre peri­pe­zie la pro­ta­go­ni­sta può crea­re pur di impe­dir­si la sua meri­ta­ta felicità.


Only Mur­ders in the Buil­ding, Sta­gio­ne 2, Hulu, Disney + (Ste­ve Mar­tin, John Hof­f­man) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Dopo lo scop­piet­tan­te fina­le che ave­va chiu­so la pri­ma sta­gio­ne, è tem­po di tor­na­re detec­ti­ve dai nostri diva­ni, muni­ti di inge­gno e sesto sen­so. L’Arconia Buil­ding è scon­vol­to da una nuo­va per­di­ta e Char­les (Ste­ve Mar­tin), Oli­ver (Mar­tin Short) e Mabel (Sele­na Gomez) si ritro­va­no, anco­ra una vol­ta, al cen­tro del­la sce­na del cri­mi­ne. Ma il trio è pron­to a rimet­ter­si in gio­co per risol­ve­re il caso e, natu­ral­men­te, a pro­se­gui­re il loro pod­ca­st true cri­me. Un per­fet­to con­nu­bio tra come­dy e dra­ma, la secon­da sta­gio­ne di Only Mur­ders in the Buil­ding si con­fer­ma all’altezza del­la pri­ma: la tra­ma è costrui­ta in manie­ra impec­ca­bi­le, fit­ta di col­pi di sce­na, comi­ci­tà e iro­nia, paral­le­li con il pas­sa­to e tan­ti, nuo­vi segre­ti che emer­go­no dal­le mura stes­se del palaz­zo. Il clif­f­han­ger alla fine di ogni pun­ta­ta lascia ogni vol­ta il pub­bli­co con il fia­to sospe­so, in tre­pi­da atte­sa dell’episodio del­la set­ti­ma­na suc­ces­si­va, con gran­de sof­fe­ren­za degli aman­ti del bin­ge-wat­ching. Note­vo­le il fina­le di sta­gio­ne, che apre le por­te a una nuo­va sto­ria da segui­re e una nuo­va sta­gio­ne da attendere.

Nomi­na­ta in dicias­set­te cate­go­rie all’ultima edi­zio­ne degli Emmy Awards, la serie è riu­sci­ta a vin­ce­re solo tre pre­mi. Pas­sa­ta un po’ in sor­di­na e, pur­trop­po, sco­no­sciu­ta a mol­ti, sareb­be meri­te­vo­le di un suc­ces­so di gran lun­ga mag­gio­re: il cast è dav­ve­ro stre­pi­to­so e la sto­ria mai bana­le, in gra­do di tene­re chiun­que incol­la­to allo scher­mo e strap­pa­re una sana risata.


The Sand­man, Sta­gio­ne 1, Net­flix (Neil Gai­man, David S. Goyer e Allan Hein­berg) – recen­sio­ne di Eli­sa Basilico

Un cimi­te­ro e un castel­lo incan­ta­to: sono que­ste le imma­gi­ni in aper­tu­ra del­la nuo­va serie di Neil Gai­man The Sand­man, che crea­no un’atmosfera sospe­sa tra lo sto­ry­tel­ling fia­be­sco e i rac­con­ti di Pic­co­li Bri­vi­di. Ispi­ra­ta al fumet­to pub­bli­ca­to tra il 1989 e il 1996, la serie si apre sul­la cat­tu­ra di Sogno (Tom Stur­rid­ge) da par­te di un mago: impos­si­bi­li­ta­to a sod­di­sfar­ne le richie­ste e costret­to in una pri­gio­ne di vetro, Sogno rie­sce a fug­gi­re dopo più d’un seco­lo e tro­va, in quel­la che è per noi la fine del pro­lo­go, il suo domi­nio in rovi­na. Noto anche come Mor­feo, Onei­ros, e una strin­ga di epi­te­ti mito­lo­gi­ci, il pro­ta­go­ni­sta regna infat­ti sul mon­do dei sogni come par­te di una fami­glia di enti­tà antro­po­mor­fe, gli Eter­ni, rap­pre­sen­ta­zio­ni del­le for­ze dell’universo, da Mor­te (Kir­by Howell-Bap­ti­ste) a Desi­de­rio (Mason Ale­xan­der Park). 

I pri­mi sei epi­so­di sono occu­pa­ti dai ten­ta­ti­vi di Sogno per rico­strui­re il suo regno, in un viag­gio che lo por­ta fino allo scon­tro con Luci­fe­ro (Gwen­do­li­ne Chri­stie). La tra­ma si arre­sta però, con­clu­so quest’arco nar­ra­ti­vo, sen­za quel­la flui­di­tà neces­sa­ria a giu­sti­fi­ca­re una simi­le scel­ta; la secon­da sto­ria, incen­tra­ta sul­la stu­den­tes­sa Rose Wal­ker (Vane­su Samu­nyai) e i suoi nasco­sti pote­ri, vie­ne con­clu­sa altret­tan­to fret­to­lo­sa­men­te, nono­stan­te la per­for­man­ce con­vin­cen­te del cast. Più con­vin­cen­ti sono inve­ce gli epi­so­di a con­du­zio­ne cora­le, che si apro­no e chiu­do­no nel giro di un’ora. Il miglio­re (24 ore) vede un grup­po di sco­no­sciu­ti impaz­zi­re all’interno di un diner a cau­sa di un arte­fat­to di Sogno stes­so, arri­van­do a con­fes­sio­ni e vio­len­ze inau­di­te. Quel ch’era vero dei fumet­ti si tro­va anche qui: per tut­to il miste­ro e l’onnipotenza degli Eter­ni, The Sand­man ha al cen­tro l’uma­ni­tà e, come que­sta, attra­ver­so sogni e incu­bi, crei un mon­do in cui que­sta magia pos­sa esistere.


Fate: The Winx Saga, Sta­gio­ne 2, Net­flix (Brian Young) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Ave­va­mo lascia­to le nostre fate pre­fe­ri­te spa­ven­ta­te, insi­cu­re e nel pie­no di un dram­ma: le ritro­via­mo cre­sciu­teagguer­ri­te. Bloom (Abi­gail Cowen) ave­va appe­na comin­cia­to a sco­pri­re det­ta­gli sul­la sua fami­glia quan­do si è ribel­la­ta a tut­te le sue gui­de e pun­ti di rife­ri­men­to per por­ta­re quel­la che sem­bra­va una rivo­lu­zio­ne, ma si è velo­ce­men­te rive­la­ta un regi­me del ter­ro­re. Stel­la (Han­nah van der Westhuy­sen) ritor­na distac­ca­ta, ma lascia intra­ve­de­re, come mai pri­ma, la sua pro­fon­di­tà: nel­la nuo­va ami­ci­zia con Bea­trix (Sadie Sove­rall) mostra una par­te di sé che anco­ra non era usci­ta del tut­to. Inte­res­san­te aggiun­ta è Flo­ra (Pau­li­na Chá­vez), cugi­na di Ter­ra (Eliot Salt) e uno dei per­so­nag­gi più ama­ti del­la serie ori­gi­na­le: mol­to più sfron­ta­ta del per­so­nag­gio cui si ispi­ra, si rive­la una del­le più corag­gio­se bat­ta­glie­re e un’abile stra­te­ga. Il per­so­nag­gio chia­ve del­la serie però è Musa (Eli­sha Apple­baum), che pur di alleg­ge­ri­re i pesi del­le per­so­ne attor­no a lei si fa cari­co dei loro mali ed è dispo­sta a rinun­cia­re a tut­to pur di non cau­sar­ne altri. Han­no meno spa­zio gli Spe­cia­li­sti e i loro pic­co­li dram­mi, ma comun­que il risul­ta­to è una sta­gio­ne in cui la cora­li­tà è valo­riz­za­ta e di ogni per­so­nag­gio si osser­va una godi­bi­lis­si­ma evoluzione. 

For­se un po’ trop­po len­to l’inizio, ma una vol­ta che comin­cia­no i col­pi di sce­na e le rive­la­zio­ni, ren­de impos­si­bi­le stac­car­si dal­lo scher­mo. Il fina­le lascia con l’acquo­li­na in boc­ca: tan­ti capi­to­li si chiu­do­no e tan­ti per­so­nag­gi dico­no addio, ma si intra­ve­de l’inizio di una nuo­va era per Alfea. Si pro­spet­ta una ter­za sta­gio­ne di tut­to rispet­to: poco male per una serie a cui nes­su­no dava spic­ci, si rive­la uno dei miglio­ri pro­dot­ti leg­ge­ri tar­ga­ti Netflix. 


Skam Ita­lia, Sta­gio­ne 5, Net­flix (Ludo­vi­co Bes­se­ga­to) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Con gran­de gio­ia degli spet­ta­to­ri ita­lia­ni, Skam Ita­lia, che sem­bra­va esser­si uffi­cial­men­te con­clu­sa, tor­na per una quin­ta e ina­spet­ta­ta sta­gio­ne. Al cen­tro del­le vicen­de, c’è la sto­ria di Elia (Fran­ce­sco Cen­to­ra­me), per­so­nag­gio mol­to ama­to già dal­le pri­me sta­gio­ni, qua­si sem­pre iden­ti­fi­ca­to come il giul­la­re del grup­po, l’amico sim­pa­ti­co, alla mano, sem­pre alle­gro. In que­sto viag­gio intro­spet­ti­vo, pun­ta­ta per pun­ta­ta, si è por­ta­ti inve­ce a sco­pri­re che Elia vive un disa­gio inte­rio­re non indif­fe­ren­te dato dal­le dimen­sio­ni del suo pene che, secon­do i cano­ni, sareb­be sot­to la media. È dav­ve­ro toc­can­te il modo in cui, i crea­to­ri del­la serie, han­no deci­so di approc­ciar­si a que­sto tema: con estre­ma deli­ca­tez­za, vie­ne mes­sa in sce­na tut­ta la fru­stra­zio­ne e la dif­fi­col­tà di Elia ad accet­tar­si e la gran­de dol­cez­za dei suoi ami­ci, in par­ti­co­lar modo di Vio­la (Lea Gavi­no), a spin­ger­lo inve­ce a voler­si bene.

Nume­ro­se pole­mi­che han­no cir­con­da­to la serie nel momen­to in cui è sta­to annun­cia­to il tema prin­ci­pa­le. Sul web i leo­ni da tastie­ra si sono sca­te­na­ti bana­liz­zan­do la scel­ta e anzi scher­nen­do il tut­to. In real­tà, ad oggi, se un argo­men­to del gene­re fa anco­ra scal­po­re, signi­fi­ca pro­prio che c’è neces­si­tà di par­lar­ne a fon­do, per nor­ma­liz­zar­lo e far sì che ognu­no pos­sa sen­tir­si a suo agio e mai in difet­to, per la pro­pria fisicità.

Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
Giulia Scolari
Scien­zia­ta del­le meren­di­ne, chi ha det­to che la mate­ma­ti­ca non è un’opinione non mi ha mai cono­sciu­ta. Scri­vo di quel­lo che mi pia­ce per­ché resti così e di quel­lo che odio spe­ran­do che cambi.
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Studio Lettere, mentre aspetto ancora la mia lettera per Hogwarts. Osservo il mondo con occhi curiosi e un pizzico di ironia, perdendomi spesso tra le pagine di un buon libro o le scene di un film. Scrivo, perché credo che le parole siano lo strumento più potente che abbiamo.

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