Una giornata di mobilitazione internazionale per Assange

Una giornata di mobilitazione internazionale per Assange

In segui­to alla pro­te­sta costi­tui­ta dal­la cate­na uma­na che ha cir­con­da­to il par­la­men­to di Lon­dra lo scor­so 8 otto­bre per dire no all’estra­di­zio­ne di Julian Assan­ge negli Sta­ti Uni­ti, saba­to 15 otto­bre si svol­ge­rà in più luo­ghi del mon­do la 24 ore per Assan­ge, un’altra gior­na­ta di mobi­li­ta­zio­ne e atti­vi­smo que­sta vol­ta inter­na­zio­na­le per por­re l’attenzione sul suo caso spes­so ecces­si­va­men­te dimen­ti­ca­to e posto in secon­do pia­no, e per riba­di­re con for­za l’opposizione dell’opinione pub­bli­ca all’ipotesi, oggi più che mai pro­ba­bi­le, del­la sua estra­di­zio­ne negli Sta­ti Uniti. 

L’eventualità che que­sta ipo­te­si si rea­liz­zi signi­fi­che­reb­be per lui con ogni pro­ba­bi­li­tà la con­dan­na al car­ce­re a vita, visto che su di lui pen­do­no 18 capi di impu­ta­zio­ne dif­fe­ren­ti e la richie­sta di 175 anni di car­ce­re, alla fine di un pro­ces­so anco­ra in cor­so giu­di­ca­to ingiu­sto e ini­quo sot­to nume­ro­si pun­ti di vista da una serie di auto­re­vo­li orga­ni­smi inter­na­zio­na­li, e di un decen­nio di deten­zio­ne arbi­tra­ria in ognu­na del­le sue fasi (pri­ma all’interno dell’ambasciata ecua­do­ria­na di Lon­dra e ora nel car­ce­re di mas­si­ma sicu­rez­za di Berl­marsh in sta­to di iso­la­men­to costan­te), come dichia­ra­to dal Grup­po di lavo­ro sul­la deten­zio­ne arbi­tra­ria dell’ONU, che han­no for­te­men­te com­pro­mes­so la sua salu­te fisi­ca e men­ta­le in manie­ra tale da poter giu­di­ca­re, al di là dell’esito del pro­ces­so, la sua vita in una con­di­zio­ne di pre­ca­rie­tà sani­ta­ria estrema. 

La 24 ore per Assange è stata organizzata con successo da un Comitato Promotore che interconnette una serie di realtà che ormai da diversi anni fanno campagna contro l’estradizione di Assange 

e sarà pre­sie­du­ta da nume­ro­si vol­ti noti a livel­lo mon­dia­le nel­la bat­ta­glia per i dirit­ti uma­ni, lo sta­to di dirit­to e la liber­tà di stam­pa come ad esem­pio il filo­so­fo, lin­gui­sta e atti­vi­sta sta­tu­ni­ten­se Noam Chom­sky. Essa coin­vol­ge­rà nume­ro­se cit­tà di tut­to il mon­do e in Ita­lia al momen­to sono pre­vi­sti vari sit-in, inter­ven­ti per­so­na­li e rap­pre­sen­ta­zio­ni arti­sti­che nel­le seguen­ti cit­tà: Acque­dol­ciCaglia­riFaen­zaFiren­zeLui­noMila­noMilaz­zoPoten­za, Roma, Rova­toTori­no, Tra­pa­niTre­gna­goVal di SusaVare­se (il seguen­te link por­ta al sito del­la mobi­li­ta­zio­ne dove pos­so­no esse­re con­sul­ta­te varie tipo­lo­gie di infor­ma­zio­ni a riguardo). 

Ma a che punto è il processo Assange?

Dopo aver incas­sa­to una serie di risul­ta­ti nega­ti­vi per il pro­prio obiet­ti­vo di impe­di­re l’estradizione negli Sta­ti Uni­ti dove Assan­ge è incri­mi­na­to (come il pare­re favo­re­vo­le dell’Alta Cor­te bri­tan­ni­ca all’estradizione, il pare­re nega­ti­vo del­la Cor­te Supre­ma rispet­to all’ipotesi di Appel­lo e infi­ne l’avallo poli­ti­co dell’ex mini­stra degli Affa­ri Inter­ni bri­tan­ni­ca Pri­ti Patel), il team lega­le di Assan­ge ha dispo­sto e pre­sen­ta­to 16 moti­va­zio­ni di ricor­so con­tro que­ste sen­ten­ze. Esse dovreb­be­ro atte­ne­re in par­te ad una serie nume­ro­sa di vio­la­zio­ni del­la Con­ven­zio­ne Euro­pea dei Dirit­ti del­l’Uo­mo e in par­te rap­pre­sen­ta­re del­le istan­ze con­tro la sen­ten­za che nel 2021 negò l’estradizione del gior­na­li­sta solo per moti­vi ine­ren­ti alla sua salu­te men­ta­le e non per moti­vi poli­ti­ci, deci­sio­ne che scon­vol­se mol­ti osservatori. 

Ricor­dia­mo che Julian Assan­ge non è un uomo libe­ro da ormai più di die­ci anni ed è incri­mi­na­to negli Sta­ti Uni­ti per vio­la­zio­ne e pub­bli­ca­zio­ne di docu­men­ti coper­ti da segre­to del gover­no sta­tu­ni­ten­se otte­nu­ti gra­zie all’ausilio di vari whi­stle­blo­wer (fra cui i due più famo­si Chel­sea Man­ning ed Edward Sno­w­den), ovve­ro mem­bri di orga­niz­za­zio­ni pub­bli­che o pri­va­te che deci­do­no spon­ta­nea­men­te di col­la­bo­ra­re con testa­te gior­na­li­sti­che sot­to ano­ni­ma­to per la rive­la­zio­ne di docu­men­ti ine­ren­ti a tema­ti­che o noti­zie di note­vo­le pub­bli­co inte­res­se. Que­sta fu essen­zial­men­te la dina­mi­ca che por­tò alla nasci­ta e alla fon­da­zio­ne di Wiki­leaks nel 2006 pro­prio per mano di Assan­ge, un’organizzazione che mise in seria dif­fi­col­tà i gover­ni di tut­to il mon­do e in par­ti­co­la­re quel­lo sta­tu­ni­ten­se chia­ma­to a rispon­de­re di una serie di effe­ra­ti cri­mi­ni di guer­ra com­mes­si da rap­pre­sen­tan­ti del­lo sta­to mai sta­ti mes­si sot­to accusa. 

Il modo con cui gli USA hanno potuto e possono ancora oggi combattere contro la libertà e il libero attivismo di Assange è un vero e proprio caso di quello che viene definito lawfare.

Si trat­ta di una pra­ti­ca dif­fu­sa e uti­liz­za­ta dai gover­ni per l’eli­mi­na­zio­ne di obiet­ti­vi sco­mo­di o nemi­ci poli­ti­ci con l’ausilio di siste­mi giu­ri­di­ci legit­ti­mi e isti­tu­zio­ni lega­li. Il prov­ve­di­men­to che infat­ti per­met­te l’incriminazione di Assan­ge è l’Espio­na­ge Act, una leg­ge fede­ra­le del 1917 che impe­di­va la rive­la­zio­ne di docu­men­ti pub­bli­ci che potes­se­ro dan­neg­gia­re lo sta­to inter­na­men­te o a livel­lo inter­na­zio­na­le anche qua­lo­ra que­sti aves­se­ro una rile­van­za chia­ve per la tra­spa­ren­za inter­na e per l’opinione pub­bli­ca mon­dia­le, come nel caso di Assan­ge. Il gior­na­li­sta austra­lia­no infat­ti ha sma­sche­ra­to prin­ci­pal­men­te cri­mi­ni di guer­ra, vio­la­zio­ni del dirit­to inter­na­zio­na­leinge­ren­ze sta­tu­ni­ten­si nel­le demo­cra­zie mon­dia­li con una faci­li­tà estre­ma gra­zie alle com­po­nen­ti tec­no­lo­gi­che sul­le qua­li pote­va con­ta­re, non met­ten­do mai in peri­co­lo di vita nes­su­no e facen­do giu­sti­zia sim­bo­li­ca per tut­te quel­le vit­ti­me inno­cen­ti dell’invasione ame­ri­ca­na dell’Iraq e del­la lot­ta sta­tu­ni­ten­se al ter­ro­ri­smo a livel­lo globale. 

Nel recen­te libro Il pote­re segre­to di Ste­fa­nia Mau­ri­zi (pub­bli­ca­to da Chia­re­let­te­re), una col­le­ga che ha per­so­nal­men­te cono­sciu­to e col­la­bo­ra­to con Assan­ge e la sua orga­niz­za­zio­ne, tut­ta la vicen­da e il caso Assan­ge sono spie­ga­ti in manie­ra esem­pla­re e minu­zio­sa, con un’attenzione tale da ave­re una pano­ra­mi­ca com­ple­ta del­lo scon­tro in atto e del­la sua impor­tan­za. Non si trat­ta infat­ti solo di una vicen­da per­so­na­le che coin­vol­ge l’uomo Assan­ge e i suoi affet­ti, ma è piut­to­sto una vera e pro­pria bat­ta­glia per la libe­ra infor­ma­zio­ne e la giu­sti­zia.

Assan­ge ha già in par­te per­so per­so­nal­men­te la pro­pria bat­ta­glia con­tro il gover­no sta­tu­ni­ten­se. Que­sto non per­ché abbia per­so la sua digni­tà di uomo libe­ro, ma per­ché la sua vita è sta­ta com­pro­mes­sa sen­za alcun vali­do moti­vo al fine pro­teg­ge­re gli inte­res­si di una gran­de poten­za avver­sa alla libe­ra cir­co­la­zio­ne di noti­zie sul­le pro­prie respon­sa­bi­li­tà internazionali. 

La sua salute fisica e mentale sono in grave pericolo e lo stesso Assange viene dichiarato a rischio suicidio e in gravissime condizioni psichiche dovute ovviamente alle condizioni repressive e alla realtà di vita a cui è stato costretto in questi anni, contraddistinte da un isolamento estremo. 

Il peri­me­tro e l’importanza di que­sto pro­ces­so non si fer­ma­no però qui. È evi­den­te infat­ti come la for­za che gli USA stan­no met­ten­do per con­tra­sta­re Wiki­leaks e il suo fon­da­to­re sia rivol­ta non solo al caso spe­ci­fi­co, ma assu­ma la dimen­sio­ne anche e soprat­tut­to di una chia­ra minac­cia a chiun­que oggi e in futu­ro pos­sa voler ripe­te­re le stes­se azio­ni met­ten­do di fat­to la pro­pria vita e la pro­pria inco­lu­mi­tà di fron­te ad un bivio. Esi­ste quin­di un’altra bat­ta­glia che ha una dimen­sio­ne col­let­ti­va e non è anco­ra per­sa, il caso Assan­ge è infat­ti una dispu­ta che coin­vol­ge i più impor­tan­ti limi­ti del­la bat­ta­glia fra liber­tà di infor­ma­zio­ne e tra­spa­ren­za con­tro repres­sio­ne e con­trol­lo indi­ret­to dei mez­zi di infor­ma­zio­ne da par­te di una gran­de poten­za, e per que­sta ragio­ne ci coin­vol­ge ine­vi­ta­bil­men­te tut­ti.

Come la stes­sa autri­ce infat­ti affer­ma più vol­te, non c’è alcu­na dif­fe­ren­za sostan­zia­le nel modo in cui le gran­di poten­ze tute­la­no e pro­teg­go­no i pro­pri inte­res­si da minac­ce ester­ne che pos­sa­no accre­sce­re la con­sa­pe­vo­lez­za pub­bli­ca del­le respon­sa­bi­li­tà del ruo­lo degli sta­ti nel mon­do, ma esi­ste di fat­to solo una dif­fe­ren­za for­ma­le: gli sta­ti auto­ri­ta­ri pro­ce­do­no ad un’eliminazione fisi­ca e vio­len­ta degli inte­res­sa­ti, la gran­de demo­cra­zia libe­ra­le sta­tu­ni­ten­se ha agi­to con un atto legit­ti­mo di law­fa­re e con un’osses­si­va per­se­cu­zio­ne giu­di­zia­ria ingiu­sta e ingiu­sti­fi­ca­ta fino allo sfi­ni­men­to psi­co­lo­gi­co e fisi­co di una per­so­na a cui la liber­tà è sta­ta tol­ta per aver reso giu­sti­zia al mon­do con il pro­prio atti­vi­smo e lavo­ro di gior­na­li­sta, e per que­sto è impor­tan­te, comun­que andrà, pren­de­re par­te in que­sto scon­tro e fare luce sul­la vita di un uomo a cui è sta­ta tol­ta la digni­tà per la sola col­pa di esser­si schie­ra­to dal­la par­te dei più deboli. 

Con­di­vi­di:
Thomas Brambilla
Sono stu­den­te in scien­ze poli­ti­che e filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no. Mi pia­ce riflet­te­re e poi scri­ve­re, e for­tu­na­ta­men­te anche riflet­te­re dopo aver scrit­to. Di poli­ti­ca prin­ci­pal­men­te, ma sen­za por­si nes­sun limite.

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